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Stati Uniti. L’abuso di antidolorifici uccide migliaia di persone

marzo 22, 2016 Benedetta Frigerio

Sono 4.7 i milioni di americani dipendenti dai “painkiller” e 52 milioni i minori di 12 anni a cui sono stati prescritti. La denuncia del Governo e della Chiesa

L’abuso di painkiller (antidolorifici e oppiacei, prescritti anche per tamponare ansie e depressioni) rappresenta una vera e propria emergenza nazionale negli Stati Uniti. Tanto è vero che nel giro di pochi giorni ci sono stati diversi interventi: la conferenza episcopale cattolica del Massachusetts ha pubblicato un documento in materia, il Parlamento dello Stato ha approvato una legge che restringe l’uso dei painkiller e il Center for Disease Control and Prevention (Cdc) del governo federale ha emanato linee guida restrittive.

MIGLIAIA DI MORTI. All’inizio del mese la dichiarazione dei vescovi ha denunciato la morte di 1.099 persone nel 2014, «riportate dal dipartimento della Salute» e «altre 74 stimate», mentre «nel 2013 si erano contati 911 decessi». Inoltre, «lo Stato del Massachusetts stima il tasso di 17.4 morti per 100 mila residenti come “il più alto di sempre”, con una crescita del 228 per cento dall’anno 2000», in cui morirono 338 persone. La Chiesa locale, sebbene «la legislazione da sola non basti a risolvere il problema», ha chiesto un intervento legislativo, spiegando che la piaga porta anche «alla rottura di famiglie, amicizie, legami con i vicini e con le comunità». Il 14 marzo scorso, all’unanimità, il Parlamento del Massachusetts ha limitato l’uso dei painkiller a «una settimana al massimo per la prima prescrizione di oppioidi». Il giorno successivo il Cdc ha fatto di più, stabilendo che i farmaci vanno dati a chi soffre pene acute per tre giorni al massimo, perché una terapia di sette giorni «è raramente necessaria».

«LA PEGGIORE CRISI». Il direttore del Cdc, Tom Frieden, ha poi aggiunto che «se stai prescrivendo un oppiaceo a un paziente per la prima volta, questa è una decisione grave, che potrebbe cambiare per sempre la vita del paziente. Perciò devi pensarci attentamente prima di farlo». Come ripetuto dal Time, che lo scorso giugno ha dedicato la copertina a quella che ha definito «la peggiore crisi da dipendenza che l’America abbia mai conosciuto», le morti calcolate dal Cdc nel 2014 in tutti gli Stati Uniti sono state 28.647. Mentre sono ben 4.7 milioni i cittadini americani dipendenti dai painkiller e 52 i milioni di bambini sotto i dodici anni a cui sono già stati prescritti. Frieden ha poi aggiunto che persino «per molti pazienti con dolori cronici i rischi della prescrizione degli oppiacei sono molto maggiori dei benefici, [che restano] incerti». Ramin Mojtabai, professore di psichiatria presso la Johns Hopkins Bloomberg School, che già aveva parlato dell’incapacità di soffrire da parte dei giovani americani, ha aggiunto: «Nelle università sono usati come farmaci che aiutano gli studenti a rimanere svegli tutta la notte».

BUSINESS MILIARDARIO. C’è da chiedersi allora come mai la prescrizione, soprattutto da parte dei medici di base, non sia del tutto bandita. Il Wall Street Journal spiega che «le linee guida del Cdc, quando sono state proposte, hanno prodotto la resistenza delle industrie farmaceutiche» che nel 2014 hanno guadagnato «20.4 miliardi di dollari» dalla vendita di farmaci contenenti Ossicodone come l’hydrocodone, l’hydromorphone o il propoxyphene. Obama aveva invece chiesto al Congresso 1 miliardo di fondi dei contribuenti per contrastare il fenomeno dell’abuso. Ma la «campagna promozionale non ha davvero precedenti», ha dichiarato Andrew Kolodny, direttore del centro di trattamento per le dipendenze Phoenix House. Basti pensare che l’anno scorso, nonostante l’allarme già riconosciuto da anni, la Food and Drug Administration ha approvato la prescrizione dell’OxyContin, fra gli antidolorifici più potenti e pericolosi, anche ai bambini dagli 11 a 16 che soffrono di un dolore acuto. Kolodny non ha nascosto che «i rappresentanti dei farmaci insistevano con i medici di base che l’OxyContin non aveva rischi reali e solo benefici. Ma ciò che hanno venduto è l’idea che la sofferenza sia una malattia e non un sintomo». Sostituendo così la prescrizione di farmaci alla ricerca delle cause dei disagi psicofisici.

Foto Ansa/Ap


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