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Sposati da 63 anni, vogliono suicidarsi. I tre figli li convincono a fare l’eutanasia: «Non sapevamo che ci amaste così tanto»

settembre 27, 2014 Benedetta Frigerio

François e Anne Schiedts sono stati uccisi con l’eutanasia il 17 giugno, rispettivamente a 89 e 86 anni. Il figlio: «Se uno dei due fosse morto, l’altro sarebbe rimasto completamente dipendente da noi»

eutanasia-belgio-coppia-anzianiI coniugi di Bruxelles François e Anne Schiedts (nella foto, © JP Schiedts) si sono fatti uccidere con l’eutanasia, con il benestare dei figli, rispettivamente a 89 e 86 anni, dopo 63 anni di felice matrimonio. La coppia, morta il 17 giugno, aveva lasciato prima di morire insieme al figlio una lunga intervista al portale belga Moustique, che l’ha riproposta su internet il 16 settembre.

PAURA DELLA SOLITUDINE. Nessuno dei due era malato terminale, anche se lui si curava da 20 anni per un tumore alla prostata, mentre lei era cieca da un occhio e quasi sorda. Ma non è questo il motivo per cui i due anziani hanno deciso di uccidersi: «Vogliamo andarcene insieme perché abbiamo paura del futuro», hanno dichiarato al giornalista, spiegando che «soprattutto temiamo di rimanere soli con tutte le conseguenze della solitudine». La coppia, che aveva tre figli, ha aggiunto anche di voler «lasciare questo mondo per la qualità della vita deteriorata».

MEGLIO UN COLPO DEL DOTTORE. Inizialmente i due coniugi avevano pensato di suicidarsi il 3 febbraio 2015, giorno del loro 64esimo anniversario di nozze. Ma siccome «ci vuole troppo coraggio a saltare dal ventesimo piano» o a «impiccarsi» o a «gettarsi in un canale», avevano programmato di assumere dosi massicce di farmaci e di mettersi un sacchetto in testa. «All’ultimo momento, però, abbiamo informato i nostri figli». Uno di loro, Jean-Paul, 55 anni, invece di dissuaderli, ha consigliato l’eutanasia: «Un dottore che ti fa una puntura e ti lascia addormentare dolcemente non richiede neanche che tu abbia coraggio».

«PENSAI DI ESSERE UN MOSTRO». Restava da trovare il medico disposto a uccidere la coppia di anziani. Il figlio si è incaricato di cercarlo. Il primo a cui si è rivolto è stato il medico curante, che però replicò: «”Ma signore, ho fatto il giuramento di Ippocrate, io do la vita, non la morte”. Rimasi sbalordito. Per un attimo ho pensato di essere un mostro e di non essere più in sintonia con la realtà, come se i miei genitori mi avessero fatto il lavaggio del cervello». La madre insisteva spesso dicendogli: «Siamo troppi sulla terra. Non ci sono più soldi per pagare le pensioni. Per i giovani non c’è abbastanza lavoro (…). Allora perché non lasciarci andare?». Ma a rassicurare Jean-Paul, che ha trovato disponibilità nelle Fiandre, la parte del Belgio dove si verificano l’82 per cento dei casi di eutanasia da quando è stata legalizzata nel 2002, ci ha pensato un altro medico: «Sin dalla prima conversazione telefonica trovai un mondo di differenza. Una voce amichevole, calorosa, mi ha detto che ci avrebbero potuto aiutare: “Sì, quello che chiedi si può fare. Sì, questa è una domanda normale”» .

«NON SAPEVO CI AMASSI TANTO». In poco tempo, tutto è stato organizzato. «Senza nostro figlio e nostra figlia non ci saremmo riusciti», hanno commentato François e Anne esprimendo la loro gratitudine. E spiegando che al pensiero di morire si sentivano «non tristi ma felici», hanno ricordato la loro reazione alla notizia che tutto era stato predisposto: «Quando ci dissero che avremmo potuto lasciare la vita insieme e facilmente ci sembrò di volare su una nuvola: come quando si esce da un tunnel e improvvisamente si vede la luce».
Il figlio ha a sua volta espresso soddisfazione al giornalista nel sentire i genitori parlare della morte «come di una bella vacanza», ribadendo che l’eutanasia è «la soluzione migliore», perché «se uno [dei due] muore, quello che resta vivrebbe in modo molto triste e totalmente dipendente da noi». E i figli non sarebbero riusciti «ad andarli a trovare tutti i giorni». Meglio l’eutanasia per tutti dunque, perché «se si lascia che il destino faccia il suo corso, uno dei due finisce da solo». Prima che i genitori morissero, Jean-Paul ha detto di sentirsi «triste», dato che «in fondo perderemo nostro padre e nostra madre». Ma a rassicurarlo definitivamente era stato il padre: «Non sapevo che ci amassi così tanto».

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47 Commenti

  1. laura scrive:

    Presto toccherà anche ai figli!
    Almeno ci avessero risparmiato i commenti da vispi teresi

  2. lucillo scrive:

    Ci son tanto modi per morire. Questo mi ricorda un po’ quello di alcune tribù di nativi americani, dove i vecchi “sentendo” arrivare la morte, salutavano tutti e si allontanavano dal villaggio (spesso in provvisorio in quanto nomadi) andando a morire soli, per dignità personale e per non pesare sul gruppo.
    Cose molto lontane da noi.
    Approvo totalmente l’eutanasia liberamente scelta come sistema per sfuggire ad inutili dolori, ma una eutanasia così tranquilla ed “allegra” è per me assai difficile da capire.
    Il buono di questo caso è che mostra come culture e “sensibilità” antropologiche molto diverse possano benissimo convivere ed essere praticate in una stessa comunità civile: basta che le leggi siano al servizio delle umani – quelli concreti, non quelli che stanno nelle teste e nei libri.

    • yoyo scrive:

      Ma qui non sono dolori lancinanti, è la vita stessa! Non siamo più capaci di vivere.

    • Toni scrive:

      Giusto ,non quelli che stanno “nelle teste e nei libri”. Possiamo considerare l’immagine dei nativi americani che vanno a morire da soli, non come solo qualcosa di romantico ed invece contestualizzarli in una cultura sempre si era impegnati in guerre tra tribù ( tant’è che erano quattro gatti già all’arrivo dei coloni americani) e dove un vecchio non più un guerriero si sente un inutile rottame?

      Io non so come si possa convivere in una stessa cultura, sensibilità diverse, quando si costruiscono “professionisti ” preposti alla mattanza negli ospedali tra aborti ed eutanasia. uguale perplessità ho in merito a come possono convivere due sensibilità in una famiglia dove un vecchio nonostante i “dolori” vuole vivere mentre legge negli occhi dei figli “ma che cavolo aspetta ad andarsene in ospedale dove c’è il “professionista” adatto a lui. .

      • lucillo scrive:

        Si, si; stavo proprio contestualizzando, non ponendo a modello.
        Anche io non ho la formula della convivenza fra culture e sensibilità così diverse. Tuttavia questa è la realtà ed in un certo senso il problema. Sicuramente una delle cose che aiuta (ho detto aiuta, non risolve) è proprio una “assoluta” laicità dell’ordinamento, tale da consentire a tutti di vivere secondo scelte differenti con l’unico caposaldo di non ledere gli altrui diritti.

        • yoyo scrive:

          Laicità assoluta vuol dire che lo Stato si rifiuta completamente di legiferare sulla vita delle persone. Quindi no anche alle leggi imposte dalla cultura atea.

  3. Cisco scrive:

    E’ terribile pensare che la decisione se vivere o morire sia di tipo utilistaristico, in questo modo si è sempre schiavi di qualcosa, o della legge del più forte o della noia di vivere.

  4. Valentina scrive:

    Va be’, ognuno è padrone della propria vita e ha il diritto di disporne come gli pare. Ma se la veda lui, i dettagli non m’interessano. Queste notizie non dovrebbero essere raccontate, sono veramente orribili!

    • Laura scrive:

      Così questi allegri fanciulli, in un colpo solo, si sono arraffati l’eredità che si faceva troppo attendere e, grazie all’intervista, anche i soldi per il dottore (che oltre ad intascare la parcella li ha rincuorati con voce “paterna”) più un funerale a costo zero con tanto di banda.
      Si sono inoltre garantiti ferie e settimane bianche senza noie, serate allegre con gli amici anziché noiosi incontri con vecchi (che ripetono sempre le stesse cose, a volte piagnucolano e sbavano pure un po’), azzeramento di spese inopportune per infermieri e badanti.
      Che si vuole di più?
      Certo che i nipoti staranno giustamente già scalpitando al pensiero delle belle automobili e dei giri del mondo che si potranno fare alla morte degli amati genitori.

      • Valentina scrive:

        Tutte cose che non mi riguardano, sono affari loro. Io dico solo che queste orribili notizie non dovrebbero essere raccontate. Ognuno è libero di disporre della sua vita, ma per me la questione finisce lì, i dettagli non m’interessano.

        • Sebastiano scrive:

          Continui a ripetere come un mantra che “queste orribili storie non dovrebbero essere raccontate”. Perché? Ti dànno fastidio? Ritieni che siano fasulle? Che ci vuoi fare, nella strada ben lastricata dei “diritti a tutti i costi”, questo “è il progresso, bellezza”. E tanto prima o poi salterà su qualche magistratucolo d’assalto che imporrà anche da noi questa ennesima porcheria, perché – ovviamente – “ce lo chiede l’Europa”…

        • Toni scrive:

          Che bello sapere che ci sono persone per le quali può succede tutto perché sono “affari loro”. E non paghi di questo non vogliono sentire le storie perché sono …. brutte brutte e fanno venire gli incubi.

        • EquesFidus scrive:

          Proprio perché sono orribili vanno raccontate, esattamente come va raccontato del nazismo e dei campi di sterminio, dei gulag e dei massacri indiscriminati degli Illuministi. E’ bene che ti diano fastidio, è bene che ti scandalizzino: perché questo è il mondo senza Dio, un mondo in cui l’uomo viene ridotto ad un numero che deve produrre e poi crepare senza rompere le palle a nessuno. E’ questo il “progresso” che genera “welfare”, “welfare” costruito su una montagna di morti ed il cui sangue ricade su di noi e sui nostri figli. Perché nessuno ha le mani pulite in ciò, ed è ora di smettere di essere ipocriti e dire “no, adesso basta”.

  5. giuliano scrive:

    vedete che ci sono ancora oggi figli che amano i genitori ??

    • yoyo scrive:

      Diciamo in un modo un pochetto particolare.

      • EquesFidus scrive:

        Diciamo in modo un po’ nazista ed inumano…

        • giuliano scrive:

          caro EquesFidu il modo nazista oggi non esiste più, ma è rimasto quello comunista a portare avanti questo modo e con gli aggiornamenti del caso. Se poi vuoi saperne di più chiedi a Filomena che ha gli ultimi aggiornamenti su eutanasia e dintorni

  6. Leo Aletti scrive:

    “Oh mai! ma quella via\ Su cui ci pose il ciel, correrla intera\ Convien, qual ch’ella sia, fino all’estremo. Adelchi atto 4° 104-105 Manzoni… Poveracci coloro che istigano e praticano l’ eutanasia.

  7. alessandro scrive:

    Oh mio Dio… Il bene che diventa male, il male che diventa bene, il nero che diventa bianco.. Qui non c’e’ nessuna sofferenza, semplicemente la morte per paura della vita. Signore perdonaci

  8. Ivana de Sieno scrive:

    Dico solo una cosa: se l’eutanasia praticata ad un malato terminale, è considerata omicidio, a maggior ragione lo è se praticata su persone sane, anche se con molti malanni a causa dell’età. È sempre omicidio! A sangue freddo! L’amore non c’entra per niente!

  9. Paolo scrive:

    Ma nessuno ha pensato che questi due anziani erano probabilmente affetti da una forte DEPRESSIONE non curata (come la maggioranza dei suicidi) e una cura adeguata avrebbe dato loro la forza e la gioia di continuare a vivere, visto che stavano ragionevolmente bene?
    Complimenti ai medici che li hanno curati e ai figli che li hanno lasciati andare…
    Che schifo.

    p.s. Io non sono contrario all’eutanasia, ma credo che sia da utilizzare solo per interrompere delle inutili sofferenze e solo quando non c’è speranza di recupero.

    • giovanna scrive:

      Però, Paolo , chi lo decide quando le sofferenze sono inutili o che non c’è speranza di recupero ?
      Ammetterai che speranze di recupero degli ultra-ottantenni non ne abbiano granché.
      Se cominciamo a fare dei distinguo, non se ne esce più.
      Come con l’aborto, si parlava di casi-limite, tipo stupro o malattie gravissime e si è finiti ad uccidere bambini per il fallimento del profilattico.
      L’unica posizione degna dell’umano è che la vita umana è indisponibile, dal primo istante fino all’ultimo, senza eccezioni, da parte di chiunque.

      • lucillo scrive:

        L’unica posizione degna di me umano è che la mia vita è nella mia esclusiva disponibilità, e di nessuna altro.
        Lo stesso per la mia morte.

        • yoyo scrive:

          È una pura illusione antiumana.

          • Toni scrive:

            @ Yoyo

            ci tengo a dirti una cosa,…… in altra discussione, intervenendo su Lucillo ho dato per “sopra le righe” ad un tuo (forse ….il nome riportato era Oyo per errore) intervento e ad uno di Sobieski su tale Giuliana (se non ricordo male) che parlava di esperienze con fratelli Down. Ho letto meglio quel post di Giuliana, e mi sono accorto che ha detto, piagnucolando, tali bestialità che i commenti tuoi e di Sobiescki erano più che legittimi… anzi teneri. Per cui voglio scusarmi sia con te che con Sobieski

        • Toni scrive:

          Lucillo,
          per la tua esclusiva disponibilità significa che ti puoi suicidare, non che pretendi un servizio con un boia di ultima generazione.

          • lucillo scrive:

            Toni
            l’importante per me è il concetto, il resto sono tecnicismi
            poi, una volta accettato in una società che una certa situazione è possibile e soggetta alla volontà dei singoli, è del tutto logico che ci si organizzi per gestirla: si fa per varie cose e si fa per il suicidio

            • Toni scrive:

              @Lucillo
              Ho capito,…. un tecnicismo, forse intravedo un discorso già fatto con te, dove ho visto l’origine di tanti mali nell’alienare ragione e sentire…. (ricordi … “sola fide”) …. mah, …. sa cosa mi passa per la testa!
              Dunque, per te è normale avere un concetto rispetto al quale una società poi si organizza tecnicamente. Poi, dimmi, sbaglio se questo organizzare si limita a predisporre dei professionisti dediti all’omicidio (non so se c’è un neologismo per definire tale mestiere)? Chissà poi se, dal tuo punto di vista, in tale mestiere vedi l’opportunità per il recupero dei serial killer che possono sublimare i loro desideri da un lato, e dall’altro rendersi “utili” al prossimo.
              PS – Scusa Lucillo, ho un pessimo senso dell’umorismo… però credimi… trovo che è un brutto mondo quello a cui aspiri!

        • Valentina scrive:

          Pienamente d’accordo col Signor Lucillo.

    • giuliano scrive:

      la cura adeguata è stata applicata, non si può pretendere di più

  10. Valentina scrive:

    La decisione di morire è sempre drammatica, ma queste due persone hanno disposto esclusivamente delle loro vite. Un gesto tragico, ma che ha riguardato solo loro. Io trovo invece inaccettabile il gesto di chi, prima di porre fine alla sua vita, stermina anche tutta la sua famiglia, coniuge e figli, spesso bambini e ragazzi, che invece non avevano alcuna intenzione di morire. Questo non è giusto: ognuno è padrone della propria vita, non di quella degli altri. E sarebbe bene che i notiziari non diffondessero questi avvenimenti perché non tutti hanno il gusto del macabro e soprattutto perché fra gli ascoltatori ci può essere qualche squilibrato che, sentendo queste notizie, decide di fare la stessa cosa.

    • giovanna scrive:

      Infatti, Valentina, o chiunque tu sia, il problema dibattuto non è che questi due poveracci abbiano deciso di morire in sé e per sé ( cosa comunque bruttissima e che ci interroga tutti ) ,ma che la loro richiesta sia stata prontamente accolta dai figli, che hanno fatto di tutto per accontentarli, con evidente e indiscutibile e raccapricciante egoismo.
      Egoismo che tra l’altro spiega benissimo perché questi due poveretti siano giunti a tanto : non avevano nessuno che li amasse con i loro limiti e acciacchi e problemi di accudimento, nessuno che fosse disposto a condividere con loro la fatica della vecchiaia, manco i figli.
      E senza uno sguardo di amore, tutto diventa insopportabile.

      • Valentina scrive:

        Condivido pienamente la sua ottima analisi, Signora Giovanna, o chiunque lei sia.

      • yoyo scrive:

        Aggiungo solo una sfumatura: i due anziani ottengono dallo STATO la realizzazione delle loro aspirazioni suicide. Lo Stato che compie le pulsioni autodistruttive del uomo e della società, senza provare a contenerle.

    • EquesFidus scrive:

      Sbagliato: nessuno è padrone della vita, neppure sé stesso.

      • Toni scrive:

        Ciao EquesFidus,
        ben tornato è un bel po’ che non ti si legge.

        • EquesFidus scrive:

          Ciao Toni, seguo parecchio ma rispondo poco, e solo ormai alle sciocchezza più macroscopiche. Diciamo che aspetto riapra UCCR. 😉

      • Valentina scrive:

        Punti di vista differenti. Per me non c’è problema.

        • giovanna scrive:

          Sentite, care Valentine, ma non vi potreste minimamente differenziare ? Una Valentina dice una cosa, poi un’altra Valentina dice il contrario ! Almeno sembra che siate due Valentine diverse e interagire , per noialtri poveri lettori, diventa una roba da mal di testa !
          Certo, che se, invece, c’è un’unica Valentina, c’è da preoccuparsi !

          • Toni scrive:

            Mi era affiorato il dubbio, ma temo che ci sia una sola Valentina. Che odia le storie brutte ( e quella dei figli non è solo brutta…. fa veramente schifo!) e non le vorrebbe sentire, ma se i vecchi ricorono all’eutanasia in silenzio e libertà…. va bene!

    • laura scrive:

      Effettivamente..con tutti gli aborti che avvengono…..quanti decidono delle vite degli altri…
      Il mio lavoro mi ha donato la possibilità di avvicinare tante esperienze umane a volte terribili a volte edificanti.
      Ora mi è tornata in mente M., malata di sclerosi multipla.
      Viveva sola con il marito che le voleva molto bene.
      Il marito al mattino la lavava, la vestiva, le dava la colazione, la metteva sulla sedia a rotelle con la comoda, le accendeva la radio e usciva. Quella radio era la sua compagnia per tutto il giorno fino al ritorno del marito a sera.
      A volte quel suono le faceva scoppiare la testa ma era pur sempre l’unica voce umana che sentiva in tante ore di solitudine e lei appariva costantemente serena.
      Qualche volta passava di lì una suora e la giornata si illuminava.
      Talvolta anch’io entravo un momento per salutarla.
      Un giorno, durante una rapida visita, ero distratta e pensavo tra me a miei problemi.
      Subito M. ha percepito in me la stanchezza e ha detto: “Vedi io da questa posizione,rigida come sono, posso vedere solo un piccolo spiraglio di cielo, ma sempre lo cerco e lo osservo per ore, scrutando le nubi, il sole, le stagioni che si susseguono
      Però oggi il cielo è assurdo, è di un azzurro incredibile, una tinta straordinaria e da ore chiedo al Signore che anche gli altri possano accorgersene e goderne, mentre si affannano tra un impegno e l’altro.
      Ecco ora posso mostrarlo a te” e mi ha sorriso come se tutto quell’azzurro avesse colmato anche il suo cuore.
      E’ morta pochi mesi dopo.

      • Toni scrive:

        @Laura
        E’ una testimonianza toccante.
        Una persona a me cara , affetta da una malattia inesorabile e devastante, ma attorniata dall’affetto della sua famiglia, mai ha detto “voglio morire “. Il vero male è abbandonare, lo si può fare anche quando si è fisicamente presenti a simulare (perché in fondo indifferenti) assistenza.

  11. beppino scrive:

    Qui non c’é dolore o malattia… e c’é poco da dire. La coppia ha interpretato la vita nel pieno libero arbitrio che ci é concesso; quello che é mancato loro é probabilmente capire il significato di libero arbitrio (stessa cosa per i figli). Evidentemente la coppia quando ha pensato di aver risolto “un” problema non si é neanche posta il dubbio che forse é tutto fuorchè “un” problema.
    Inutile ricordare che se queste cose succedono é perché certe società incanalano sempre di più le persone verso l’eutanasia legale; anche in questo caso la società, a modo suo, vede sempre problemi e sempre propone soluzioni, anche quando i problemi non ci sono.
    Questa coppia non é invecchiata vivendo e ha vissuto sperando di non invecchiare.

  12. Ketty scrive:

    La nostra società è ammalata, ha un concetto distorto sia della vita che della morte e questo ne è il risultato. Io non sono contraria all’eutanasia, quando la sofferenza e l’impossibilità di un futuro, a causa di una malattia gravissima, diventano insostenibili. Ma ritengo che la vecchiaia non sia una malattia e soprattutto, non sia, un’esperienza inaffrontabile. La vita vale la pena di viversela tutta e anche la morte che si avvicina gradualmente ha una funzione equilibratrice che bisogna gustare sino in fondo proprio per apprezzare maggiormente questa grande possibilità che ci è concesso dell’invecchiare. Ci vuol più coraggio ad affrontare l’incognita della vecchiaia e della morte che programmare la propria morte per paura delle difficoltà alle quali si va incontro. Il messaggio che arriva da questa esperienza non è positivo…ci aspetta un arido futuro, fatto di giovani egoisti.

  13. valter scrive:

    Dio nostro padre e madre guarda noi tuoi figli ingrati,come potremmo amarti e fare la Tua volontà se non amiamo i nostri genitori,non voglio assolutamente giudicare nessuno ma non vorrei essere nei panni di questi due figli sciocchi,e del medico che ha fatto questa azione anche se richiesta,io al loro posto mi sarei rifiutato e avrei aspramente criticato anche i miei genitori ad una simile richiesta.Ho perso i miei genitori e non sempre li ho onorati ma oggi mi consola tantissimo il fatto di averli assistiti al meglio fino alla fine.Aggiungo che sono a conoscenza di persone che hanno “aiutato” a morire i loro familiari e sono finite suicidandosi.

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