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Sono riusciti a infilare la morale ambientalista anche in Godzilla (i cattivi non sono i mostri, siamo noi)

maggio 24, 2014 Elisabetta Longo

Il blockbuster è una gioia per gli amanti della fantascienza e degli effetti speciali. Peccato che il regista Gareth Edwards faccia il tifo per i mostri

«L’arroganza dell’uomo è considerare la natura sotto il suo controllo e non l’esatto contrario», spiega il professore Ichiro Serizawa, uno dei protagonisti della storia del nuovo “Godzilla”, in questi giorni nelle sale italiane. Blockbusterone firmato da un regista inglese, Gareth Edwards, il film è una gioia per gli amanti della fantascienza e degli effetti speciali. La storia è più o meno sempre la stessa, con qualche variazione e personaggio nuovo, e Godzilla è sempre lo stesso lucertolone radioattivo con una gran voglia di passeggiare tra i palazzi delle metropoli. È il messaggio che passa in sordina ad essere diverso: Godzilla, in fondo, ha più cuore di certi uomini.

SUCCESSO AL BOTTEGHINO. Il film è costato 160 milioni di dollari e sta sbancando i botteghini di tutto il mondo, complice anche la programmazione cinematografica che si avvia verso la pausa estiva. Sono effettivamente 120 minuti di puro intrattenimento, a parte i messaggi ambientalisti ripetuti spesso nel film. Nel Godzilla di Edwards, il mostro marino è una creatura preistorica che se ne sta tranquilla negli abissi ma che negli anni gli esseri umani hanno sempre cercato di uccidere con ripetuti lanci nucleari nel Pacifico. Non riuscendo ad avere la meglio su di lui, si è deciso semplicemente di monitorarlo, con un’associazione segreta chiamata Monarch.

IL REGISTA PREFERISCE I MOSTRI. Ma non è Godzilla il cattivo della storia, bensì due esseri viventi giganteschi e parassiti chiamati con l’acronimo Muto (Massive Unidentified Terrestrial Organism). I due si nutrono di radiazioni ed è la fame che li spinge ad assaltare le centrali nucleari di Giappone, Hawaii e Stati Uniti. Che fare? Lo spettatore seduto in poltrona non può che fare un tifo sfegatato per l’esercito americano, i suoi elicotteri e il tenente Brody, che è alto, bello e con gli occhi azzurri. Il regista, però, preferisce i mostri e così mette in bocca allo scienziato Serizawa, una dietro l’altra, sentenze definitive contro l’uomo, che pretende di soggiogare ogni forma vivente.

I CATTIVI SIAMO NOI. I militari decidono quindi di innescare un reattore nucleare per attirare le belve e ucciderne tre in un colpo solo ma per Serizawa la natura deve fare il suo corso in autonomia e quindi bisogna lasciare che sia Godzilla, emerso dalle acque, a uccidere i Muto. Così, mentre Godzilla distrugge allegramente i grattacieli di San Francisco e l’Oakland Bay Bridge, i militari vengono costretti dal regista inglese a imparare una bella lezioncina: che la natura è imprevedibile, in grado di risolvere ogni problema e l’uomo deve lasciarla stare. Perché i cattivi non sono i mostri, siamo noi.

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11 Commenti

  1. Giannino Stoppani scrive:

    Mi spiace assai emulare figura del tipico commentatore saccentello e spocchioso largamente operativa da queste parti, ma a me risulta che Godzilla, sin dai suoi lontani esordi cinematografici nipponici, sia sempre stato un eco-mostro.

    • Bifocale scrive:

      Stoppani ma ti rendi conto? arrivo a dire che hai perfettamente ragione: eco-mostro lo è sempre stato. Francamente non capisco la strigliata polemica di questo articolo. L’unica cosa, mi viene da pensare, è che in certi ambienti la critica all’umanità non sia gradita in quanto l’uomo è fatto a immagine e somiglianza del Creatore, dunque ogni suo difetto sarebbe implicitamente rivolto anche a Lui/Lei. Oppure in alternativa ci sarebbe stato qualche difetto di progettazione… :-)

      • Giannino Stoppani scrive:

        Ragiona di pure di eco-mostri, ma ti conviene non avventurarti nella teologia, che per molti, te compreso, è una sorta di campo minato dove a far saltare la spoletta a una figura di cacca ci vuole un attimo.
        Persino Galileo Galilei c’è rimasto.

        • Bifocale scrive:

          Be’, nel caso di Galileo Galilei tra lui e i ‘teologi’ poi si è visto chi aveva ragione e chi aveva torto, e chi ha fatto una storica figura di cacca… :-)

          • Giannino Stoppani scrive:

            Sì, lo si è visto, ed è stato Galileo.
            La Chiesa, infatti, ha chiesto scusa del metodo, ma non del merito.

        • Bifocale scrive:

          …e poi scusa Giannino ma tra i mostri di Gareth Edwards e le elucubrazioni dei teologi non c’è molta differenza, rimaniamo sempre nel genere fantastico, sempre di roba inventata frutto dell’immaginazione si tratta. Enjoy.

  2. Godzilla scrive:

    Ma non è che si esagera un po’?
    Da sempre film di questo genere erano più dalla parte del grosso animale (anche King Kong). Mi sembra un po’ una fissazione questo cercare sempre la “cultura” da combattere. Guardatevi il film e divertitevi.

  3. Cecilia scrive:

    Una stretta di mano virtuale a Giannino Stoppani e una metaforica tirata d’orecchie alla signora Longo.
    Il titolo dell’articolo fa saltare sulla sedia: *anche* in Godzilla?
    Ma se è dal 1954, dal primo film, che Godzilla ha quel messaggio! *manata sulla fronte*.
    E considerato che il film originale è nato dallo shock delle atomiche di 9 anni prima, direi che non gliene si può fare una colpa se il mostro era buono e gli uomini i veri cattivi.
    Al regista di questo remake vanno fatti i complimenti per aver ripreso l’opera originale, poi se non mi piace il messaggio (e a me, per dire, non piace) è un’altra questione.

    • giovanni scrive:

      Dunque, il messaggio uomo-mostro che vuole soggiogare la natura, per Cecilia era già presente nei primi film di godzilla? A proposito di questo messaggio, se non sbaglio nella Bibbia, il compito che Dio affida all’uomo non era quello di “crescete e moltiplicatevi e soggiogate la terra”?

      • Giannino Stoppani scrive:

        Soggiogare, appunto, significa mettere al giogo, ovvero far lavorare per produrre cibo e ricchezza il creato, non certo distruggerlo a forza di bombe atomiche.
        Del resto si sa che un padrone che maltratta o uccide il proprio somaro è di gran lunga più somaro di lui.

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