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Solo la scuola pubblica delle parità ci salva dall’educazione unica tombale

aprile 18, 2016 Luigi Amicone

Siamo finiti in una prigione. Sembra che non ci sia modo di uscirne. E invece il modo c’è

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Pubblichiamo l’articolo contenuto nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Nell’annunciare la mia candidatura nelle liste di Forza Italia per il Comune di Milano, ho scritto ai miei amici che la ragione del mio impegno è legata alle persone. A titolo d’esempio ho citato due donne, Anna Monia Alfieri e Paola Bonzi, che nella loro azione quotidiana, nel loro darsi personalmente e concretamente agli altri, l’una per la scuola libera, l’altra per la maternità, sostengono la vita – la vita di tutta la gente – con una incidenza civica che non ha eguali nel teatrino di chiacchiere e distintivi che sovrasta questa nostra povera Italia.

Siamo finiti in una prigione. Sembra che non ci sia modo di uscirne. E invece il modo c’è. Basta darci un taglio con lo Stato-caserma, liberare la società dall’asfissia giustizialista, restituire alle persone la libertà di fare. Per esempio, noi vediamo come la cosiddetta “Buona Scuola” di Renzi fallisca ancora una volta nella logica assistenzialista, nella lotteria delle carte bollate e nell’indifferenza alla sostanza di ciò che rende la scuola campo di fioritura di un popolo, invece che giungla dove tra corsi e ricorsi della storia si combattono sempre gli stessi eserciti di burocrati statali. Intanto pianti, ancora e sempre pianti per i ragazzi che si buttano via, che mollano gli studi, che crepano di droga e di bullismo, che ciondolano per strada senza un’idea e una meta o vengono sciattamente definiti “cervelli in fuga”.

Ma cosa ci vuole per fare in modo che i nostri figli trovino nella scuola uno spazio empatico vitale, invece che la noia di un contenitore di carte e  di moralismi, di addetti agli incartamenti anziché alla bellezza? Suonano come un’ultima chiamata al buon senso le parole che sabato 9 aprile, alla Marcia delle scuole paritarie “Andemm al Domm”, ha pronunciato l’arcivescovo di Milano Angelo Scola: «Viviamo una situazione di grave “gelo demografico” in Europa e in Italia e che fa già sentire il suo peso notevolissimo sul momento presente e lo farà ancora di più negli anni a venire. Per questo continueremo a domandare ai responsabili delle istituzioni politiche di prendere sul serio l’offerta di una possibilità, a pari titolo, per la scuola paritaria di esercitare la sua missione educativa. Non vogliamo più distinzioni nelle modalità di finanziamento tra la scuola di Stato e la scuola paritaria. La scuola paritaria non sottrae un euro alla scuola di Stato, anzi fa risparmiare molti soldi alle istituzioni pubbliche. Non smetteremo di lavorare ogni giorno finché non avremo ottenuto questo risultato che è un diritto delle famiglie».

Una cosa è sicura: se a Milano si affermeranno le forze che sostengono il candidato sindaco Stefano Parisi, la scuola pubblica delle parità impianterà la sua casa sotto la Madonnina e troverà tutta la fantasia programmatica possibile perché la libertà di educazione si affermi ovunque in Italia. È quello per cui mi batterò da giornalista prestato alla politica.


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3 Commenti

  1. ftax says:

    Semplice. Perché una scuola privata, se paritaria, è per definizione pubblica.
    Cioè un istituzione educativa che svolge un servizio di bene pubblico.
    Come lo è ogni educazione libera, all’interno di uno stato non totalitario…

  2. Gemmo says:

    Come giustamente ricorda l’Arcivescovo Scola, le paritarie fanno risparmiare soldi allo Stato (e pure tanti).
    La partita è quindi tutta educativa: le scuole pubbliche sono politicizzate e indottrinate, le paritarie sono invece libere e apolitiche.
    E pertanto quest’ultime rappresentano un serio pericolo per il pensiero unico PD…

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