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Sochi 2014. Per l’Italia serve un cambio di rotta. Bisogna imparare a programmare

febbraio 19, 2014 Andrea Annunziata

Torino 2006 fu programmata in modo ottimale ed arrivarono medaglie importanti e a ritmi impressionanti. La cosa importante è basare tutto su una programmazione di più anni con a disposizione gli stessi tecnici

Le olimpiadi di Sochi sono sulla via della conclusione, possiamo dire che negli sport invernali mancano talenti di punta ed il ricambio generazionale non pare aver prodotto campioni capaci di primeggiare.

Di tutte le discipline invernali di cui siamo andati fieri per anni certamente lo sci di fondo è quella che ha le lacune più profonde in questo senso, paiono sbiaditi e lontani i tempi di Lillehammer e Torino tanto da chiedersi se manchino atleti bravi o sia proprio la scuola italiana ad essere stata cancellata. Ad un Armin Zoeggler immenso, negli sport su pista, sembra tenere la scia solo Dominik Fishnaller, nel doppio maschile o nelle altre discipline dal bob allo skeleton non sembrano esserci speranze per il futuro recente. Lo sci alpino latita nella maggior parte delle discipline con esclusione della discesa maschile.

Questo ci dice che manca una filosofia nell’agire e nel programmare, un vuoto di educazione sportiva che altrove sembra molto meglio assimilata, di una volontà di far emergere talenti di nuove generazioni, di investimenti adeguati, o più semplicemente di gestione ottimale delle risorse, per favorire lo sbocciare di nuovi campioni competitivi.

Serve un cambio di rotta, i risultati non arrivano mai per caso. Lara Gut, campionessa dello sci svizzero sta andando forte dall’inizio della stagione e continua a farlo grazie ad una programmazione accurata. Con lei la squadra svizzera tutta di cui è l’apice.

Torino 2006 fu programmata in modo ottimale ed arrivarono medaglie importanti e a ritmi impressionanti. Chiaro che il denaro, visti anche i tempi, è nettamente inferiore, ma lo è per praticamente tutte le federazioni del mondo, la cosa importante è basare tutto su una programmazione di più anni con a disposizione gli stessi tecnici. Spesso manca questo, continuità. Auguriamoci che negli anni futuri non si debbano sentire i commentatori televisivi sottolineare che campioni stranieri siano allenati dagli ottimi coach italiani strappati alle nazionali per il semplice fatto di garantire pagamenti certi a date stabilite, ma che siano gli atleti nostrani a riportare l’eccellenza italiana all’apice nello sport.

Resta una domanda che scopriremo presto, sarà lo stesso anche alle olimpiadi estive di Rio?

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1 Commenti

  1. gipo says:

    Alcune considerazioni da sportivo praticante:
    1) slittino: la pista più bella del mondo (torino 2006) chiusa perchè la proprietà non l’ha voluta cedere alla FISI. Così per allenamenti (ed anche per i campionati italiani) i nostri debbono andare in Germania o Austria (si dirà che per loro la lingua non è un problema). Pista di Cervinia (la mitica Lago blu) chiusa, pista olimpica di Cortina, boh???? Morale: gli sport del ghiaccio ridotti … ad un ghiacciolo!!!!!
    2) salto: stesso discorso dello slittino per il complesso olimpico 2006 e pochissime strutture operative (Predazzo, Friuli???, Asiago????
    3) fondo: grandi strutture un po’ su tutto l’arco alpino ma pochi risultati. Non è che i nostri vanno (correttamente) a, quasi, pane ed acqua?
    4) biathlon: l’unica struttura pienamente operativa mi risulta quella di Anterselva (e quella di Torino dov’è finita?). una proposta per amministrazioni comunali intelligenti: invece di piste ciclabili, un bell’impianto da utilizzare per il biathlon estivo (come tutti gli impianti a nord delle Alpi): attrae le squadre in allenamento e può diventare occasione di sviluppo turistico (Messaggio che lancio all’Assessore e campione olimpico Antonio Rossi)
    5) pattinaggio veloce: l’oval di torino 2006 regolarmente dismesso; unica struttura a Baselga di Pinè
    6) canoa e canottaggio: piediluco e basta? e tutti i laghi e laghetti presenti in Italia (in questo caso, Assessore Rossi è il suo campo!!!!!!)

    Morale: in una situazione completamente deficitaria dal punto di vista logistico ed impiantistico, i nostri ragazzi riescono ancora a far (pochi) risultati buoni.
    Prima di tutto è necessario un cambio di mentalità: la sana fatica che sottende ogni risultato, nello sport è ancora più evidente. Ma per far fatica è necessario che vi siano maestri che fin da giovani ti insegnino la ragione di quella fatica e non si limitino a dirti che lo fai solo per la medaglietta.
    In secondo luogo, preferirei amministrazioni locali più dedite all’impiantistica sportiva che alle piste ciclabili

    Saluti sportivissimi
    PS: chiedo scusa ai pallonisti, oggi ho voluto parlare di sport vero!!!!

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