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Siria, Hollande vuole «armare i ribelli» senza favorire i terroristi di al-Qaeda. Peccato che sia impossibile

settembre 20, 2013 Leone Grotti

Il presidente francese annuncia la volontà di dare armi ai ribelli stando attento a non farle finire ai qaedisti. Ma proprio mentre annuncia la sua decisione, una notizia conferma che il suo proposito è impossibile

Francois Hollande e la Siria non vanno d’accordo. La guerra tra ribelli e Assad porta decisamente male al presidente francese: non solo perché ha preso decisioni su cui è stato costretto a fare marcia indietro pochi giorni dopo ma soprattutto perché le ha comunicate nei modi e momenti più inopportuni.

«ARMARE I RIBELLI». Ieri, ad esempio, il presidente socialista ha dichiarato che è giunto il momento di «armare i ribelli in Siria», specificando però che «lo faremo in un contesto più ampio con altri paesi e con un processo controllato perché non possiamo accettare che le armi finiscano nelle mani di jihadisti contro i quali combattiamo». Le armi, insomma, devono andare «all’Esercito libero siriano» e non ai terroristi legati ad al-Qaeda.

RIBELLI CONTRO AL-QAEDA. Ma proprio mentre Hollande annunciava alla Francia la sua decisione, i media davano la notizia di quanto stava accadendo a Azaz: la città siriana a metà tra il confine turco e Aleppo è stata conquistata dalla brigata qaedista Stato islamico dell’Iraq e del Levante, che però non l’ha strappata all’esercito di Assad ma proprio ai ribelli, costringendoli alla fuga.

SFORTUNA O INCOMPETENZA? Come già accaduto in precedenza, i terroristi islamici, dopo aver cacciato i ribelli, hanno anche confiscato i loro armamenti. Come evidenziato da diversi analisti, è molto difficile impedire che i qaedisti non si impossessino delle armi devolute ai ribelli dagli Stati occidentali. Hollande conosce benissimo questo problema ma sfortuna ha voluto che l’ennesimo caso di scontro tra ribelli e terroristi sia stato raccontato dai media proprio mentre lui si proponeva di armare i ribelli.

«CESSATE IL FUOCO». Inoltre ieri il vicepremier siriano ha dichiarato al Guardian che «né i ribelli né il regime sono in grado di vincere. Questo bilancio non cambierà per molto tempo. [Per questo chiediamo] un cessate il fuoco e il lancio di un processo politico di pace in modo che il popolo siriano possa scegliere il suo destino in modo democratico e senza interventi dall’esterno». Diffidare delle buone intenzioni del regime siriano è d’obbligo ma Hollande ha dato l’impressione di spingere alla guerra proprio mentre si sta cercando di trovare una soluzione pacifica al conflitto. Sfortuna o incompetenza?

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