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Se avessi spiaggiato i figli alla scuola statale in zona, ora avrei una multiproprietà a Tenerife

novembre 17, 2014 Marcella Manghi

Fino ad oggi, abbiamo accantonato ben poco: con quel che stiamo mettendo da parte tra un paio di lustri forse potremo permetterci giusto un seminterrato vista-tangenziale

Mia mamma è già lì in posizione che aspetta. Lo è ormai da parecchio tempo: armata di ago e lino, pronta a cucir fior di tende. E io non le ho confessato ancora che c’è poco da imbastire. Se vuole confezionar drappi per le finestre degli appartamenti che lasceremo in dote ai nostri tre figli, dovrà aspettare ancora un bel po’. Difatti, fino ad oggi, abbiamo accantonato ben poco: con quel che stiamo mettendo da parte – mio marito e io – tra un paio di lustri forse potremo permetterci giusto un seminterrato nei sobborghi di Casalpusterlengo-vista-tangenziale. Non è che siamo contro l’accumulo a priori, sia chiaro. È che abbiamo deciso di spendere i nostri guadagni innanzitutto nell’istruzione dei figli. Chiamiamola diversificazione di portafoglio.

Ormai siamo in ballo da dodici anni. Fatti due conti, salta fuori che – se avessimo spiaggiati i tre scolari alla statale di zona – a quest’ora una multiproprietà a Tenerife non ce levava nessuno. Ma tant’è. Adesso pare però che i fatti mi diano ragione. Da un recente studio è infatti saltato fuori che investire nell’istruzione conviene. Per dirne una: la laurea rende anche sedici volte di più dell’investimento nel mattone. La carta vince il sasso; come nella morra cinese. Ma qui parliamo di futuri giovani lavoratori e del loro stipendio a un anno dalla laurea, nel senso che i guadagni raggiunti già poco dopo il diploma riscattano abbondantemente i costi per conseguirlo. Per fare un esempio, il 52% è il rendimento annuo di una laurea Bocconi, contro il 4% del reddito di un appartamento alla periferia di Milano.

Tra l’altro devo anche spiegare a mia madre che lasciare in dote ai tre figli un immobile ciascuno sarebbe per noi praticamente impossibile: stante le risorse, dovrebbero comunque condividere un quadrilocale a città studi. A uno di loro spetterebbe la camera grande e mezza cucina, all’altro il salotto e il bagno… Quando ho domandato alla mia figlia più grande se preferisse una borsa Erasmus o un vano sottoscala non ha avuto dubbi: sei mesi in metà sottotetto alla periferia di Parigi ai suoi occhi assetati d’esperienza non hanno prezzo.

So già comunque cosa ribatterà mia mamma: che il mio è tutto un discorso teorico. Se poi il lavoro non lo troveranno? Ecco che noi – genitori inavveduti – ci guadagneremo una bella fregatura: avremo allevato tre sapientoni senza tetto. Capaci sulla carta di collaudare un ponte sospeso e con la prospettiva di viverci sotto. Ma io sono ottimista. Che l’economia riparta, e con essa decollino anche loro: “Allo stesso costo di un paio di rate-Tasi, li dotiamo di un biglietto per un qualche stage all’estero. Esentasse”, ha esordito un mese fa mio marito brandendo un F24 fresco di stampa e perplessità. Certo, si dovranno dar da fare. Ma diamine: tre anni di imposta sui rifiuti varranno pur un corso di spagnolo. E se devo sceglier se saldare le spese per l’istallazione del cancello automatico o un corso d’aggiornamento, al diavolo il telecomando in tasca: che le porte se le aprano da soli.

Mamma, so bene che è una scommessa, ma te lo dico francamente: se ogni cinque anni devo sborsare due stipendi per il rifacimento-terrazzi di un ipotetico quarto piano da lasciar loro in eredità, preferisco immaginare i miei ragazzi affacciati ad ammirare il mondo, foss’anche per otto settimane cadauno.
So che così li priverò di qualcosa. A ventiquattro anni potranno infatti contare solo su di uno zaino di esperienze, e nessuna mattonella di comoda proprietà su cui ogni mattina poggiare i piedi. Io, d’altra parte, rimarrò solo con la speranza di averli cresciuti forti di una buona testa sulle spalle. Mentre la terra sotto i piedi – ne son certa – se la conquisteranno.
E a quel punto, ovunque sarà quella terra, la nonna – abbi fiducia – lì sarà la benvenuta.

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15 Commenti

  1. Fabio scrive:

    Vivo anche io la tua stessa situazione, più di una volta mi son chiesto chi ce lo fa fare. Con quello che spendiamo in un anno, per esempio, potremmo farci l’anno prossimo il viaggio a Philadelpia per la Giornata Mondiale delle Famiglie, che ovviamente non si farà. Il buon Dio però ad oggi ci ha permesso di avere una casa, un lavoro, la salute, e tre brave figlie che si impegnao a scuola in scuole che oltre a erudirle le stanno facendo imparare ad imparare. Per adesso direi che va bene così, per questa volta il Papa lo vedremo e sentiremo in Tv, l’utlima volta ci è andata bene, era a Milano

  2. Angela scrive:

    mi pare un po’ riduttivo questo articolo e anche poco rispettoso nei confronti di quei genitori che non possono permettersi altro che la scuola statale. la scuola privata non è sinonimo di riuscita (ho frequentato solo istituti privati nella mia carriera scolastica). vorrei far presente all’autrice che tanti genitori decidono per mille motivi di mandare i propri figli nelle scuole pubbliche ma non per questo pensano di “parcheggiarli”. e ciò nonostante tanti di quei genitori forse non potranno permettersi neanche il seminterrato vista tangenziale. Per concludere ho capito nella mia esperienza che la scuola la fa chi insegna…..che sia nel privato o nel pubblico.

    • giovanna scrive:

      Non credo che l’articolo voglia affrontare la questione scuola statale-scuola libera, quanto la questione “investimento ” della famiglia sulla cultura.
      Ovviamente ci sono insegnanti eccellenti anche nella scuola statale, ma nel caso , sempre più frequente, dato anche l’età media molto elevata degli insegnanti, di incappare in insegnanti demotivati, incapaci, stanchi ,spesso assenti, un genitore non ha assolutamente voce in capitolo.
      Alla fine ci rimettono proprio le famiglie con meno risorse, che non possono permettersi ripetizioni a valanga ( più che ripetizioni, direi, spesso, vere e proprie lezioni sostitutive di quelle che non vengono svolte in classe ), che non riescono a compensare con viaggi e musei e cinema alla pochezza offerta dalla scuola, che non hanno una alternativa nella scuola libera, oltre che per mancanza di fondi, anche perché non sempre presente .
      E la stessa scuola statale ammette la débâcle, tanto è vero che è invalsa l’usanza di spezzettare le cattedre all’inverosimile, di modo che almeno per poche ore settimanali tutte le classi possano godere dei pochi insegnanti validi.

      • Daniela scrive:

        Cara Marcella, tutti desideriamo il meglio per i nostri figli, ma non tutti possiamo permettercelo nonostante i sacrifici!
        I miei figli hanno sempre frequentato la statale, ma non credo di aver spiaggiato nessuno….piuttosto sono stata spiaggiata con loro sulla scrivania o meglio sul tavolo “polifunzionale” del soggiorno ogni pomeriggio degli ultimi 13 anni!…imparando persino lingue mai studiate!
        La passione per l’educazione può cambiare forma…
        L’ articolo è idealmente più che giusto…ma bisogna anche saper scendere nel concreto considerando le fatiche di ciascuno. Bravi!
        Ma quello “spiaggiati” è proprio un po pesante soprattutto in questo momento storico di grandi fatiche ….

  3. paolo scrive:

    guarda che non s’è capito dove sta il vantaggio di mandare i figli alla scuola paritaria!
    Cioè: in 12 anni un ciclo scolastico è stato concluso, anzi direi anche le medie, quindi può raccontare perché è soddisfatta, cosa ha avuto in più – rispetto ad una statale che comunque non è necessariamente “balneare” – . altrimenti alla nonna cosa gli raccontiamo tutti noi?
    Che i nostri figli hanno imparato a dire per piacere, buongiorno professore, e non ti mandano al diavolo al primo ” no” che si sentono dire? Questo è il risultato minimo di una famiglia normale, non della scuola a pagamento!
    Sono anni che lotto con mia moglie, io a favore della paritaria e lei che ci vede solo famiglie snob in fuga da rumeni, zingari e indiani analfabeti ma senza un minimo di programma didattico vivace, quindi chiedo ancora: dov’è l’automatismo secondo il quale pagando la scuola si ha di più? e cosa è questo di più (nel suo caso)?
    (per il mio caso mi avvalgo della facoltà di non rispondere) (ps: più o meno trattasi di 25 mila euro dall’asilo alle medie…praticamente un Garage! )

    • Riccardo scrive:

      Caro Paolo,
      occorre tener presente che la scuola pubblica non statale la paghiamo, non è che non la paghiamo. Un ragazzo costa ogni anno alla scuola pubblica statale tra i 7.000 e gli 8.000€.
      Le scuole pubbliche non statali (a meno di non andare in quelle di Berlusconi), ma considerando le classiche cooperative cattoliche tanto per non far nomi, costano tra i 2.500€ e i 4.000€.
      Quindi con quello che costa un ragazzo alla scuola di stato si potrebbero mandare due ragazzi (e mezzo) alla scuola non di stato.
      Una differenza per esempio è che le scuole non di stato devono adeguarsi immediatamente ad ogni norma che esce mentre per le scuole di stato vivono di proroghe, un altra è che nelle scuole di stato i bidelli non possono toccare il materiale didattico (bello vero?) per cui non fanno le pulizie … potrei continuare per spiegarti perché ogni alunno costa tra i 7 e gli 8000€.
      Ma la vera differenza è che sono gli ultimi spazi di libertà dove poter condividere con la scuola un orizzonte educativo, un modo di guardare il mondo e la vita che non sia quello della totale omologazione dello Stato, ossia dell’impossibilità e dell’ostracismo di qualsiasi giudizio personale e quindi, ultimamente delle riduzione dei ragazzi a cittadini (ma forse a molti genitori questo sembra bello).

  4. rosso porpora scrive:

    Condivido pienamente il discorso di Riccardo. Se avessimo politici piu intelligenti anche solo dal punto di vista economico e memo ideologici avremmo una scuola pubblica migliore e una privata piu accessibile a tutti. Basta fare due conti come ha fatto Riccardo

    • paolo scrive:

      riccardo, sulla giustizia (quanto sia giusto) del sistema scolastico italiano siamo d’accordo: non esiste.

      sulle tue ultime righe ribadisco invece quanto già detto da altri: cioè che la scuola la fanno gli insegnanti; nel mio caso (che ovviamente condivido con altre decine di genitori) è capitata la maestra al primo incarico, che condivideva poco del giudizio che ho io sulle cose, sui fatti, e sulla vita.
      Certo che l’ingiustizia di cui soffre la paritaria è alla base di questa situazione, perchè se non puoi garantire lo stesso stipendio degli insegnanti della statale, sul mercato non sei concorrenziale e prendi i primi degli esclusi.

      ma la mia domanda si limitava alla questione didattica: imparano di più e/o meglio per il solo fatto di essere in una scuola cattolica?

      io te lo saprò dire almeno fra 7 anni, quando – finito il ciclo paritario elementari+ medie -affronterà le superiori nello stato.

  5. dodi scrive:

    Purtroppo esistono anche realtà dove non esiste scelta e dove quello che passa il convento devi prendere!sperare di essere fortunato che i tuoi pargoli abbiano l’insegnante che riesce a fare miracoli….e ancora qualcuno ne esiste..altrimenti sono dolori per i genitori e inconsapevoli figli.

  6. Jadexxx scrive:

    Cara marcella, che autogol questa volta! Mandare i figli alla scuola statale non significa “spiaggiarli” e non bisogna x forza mandarli dietro casa. Io per mia figlia ho scelto una materna non di zona, dove la porto in tram, della quale mi hanno sempre parlato tutti bene. devo dire che hanno ragione. Continuerò a seguire i consigli degli altri genitori, ne vale la pena. Ah, a proposito: nessuna traccia di ideologia gender, ma tantissimi laboratori artistici. Che dici, ho scelto bene?

    • Riccardo scrive:

      Jadexxx, certo che l’uso della ragione non è più di moda!
      Se l’educazione è mostrare che cosa sostiene la speranza della mia vita e se la scuola pubblica statale ha come obbiezione fondamentale proprio questo, risulta un’evidenza che la scuola di Stato è contro l’educazione (della persona certo, non del consumatore/cittadino/ingranaggio).
      Il bravo insegnante dello stato si sforza infatti di non dire niente, di negare qualsiasi verità, fino al punto di dover mettere in discussione anche la natura sessuale della persona che ha davanti in modo da non influenzare il bambino (meglio, il grumo di carne che deve scegliere la sua sessualità) e che oggi può sentirsi un po’ maschio e domani un po’ femmina.
      Quindi non credo che i laboratori artistici (il vuoto oltre la siepe) o il non parlare ancora di gender (dai tempo al tempo) possano toglierci dalla responsabilità di dire ai nostri figli per che cosa vale la pena vivere, ma molti non lo sanno (oppure elencherebbero drammatiche scelte borghesi o buoniste) per questo una scuola vale l’altra. Comunque hai ragione, è sbagliato il termine “spiaggiare” è giusto il termine “arrendersi”. Al nulla.

      • Jadexxx scrive:

        Caro Riccardo, ai miei figli sarò io a indicare ciò che è la verità, poi loro saranno liberi di scegliere la strada che vogliono, da adulti. Se invece intendi la scuola paritaria come una banale scelta ideologica, allora ben vengano le scuole islamiche, perché no? Si vede comunque che siamo su opposti steccati ideologici, pazienza…

        • Riccardo scrive:

          ma Jade, perdonami, questa storia delle madrasse islamiche è ideologica, questa sì!
          Io ho in mente don Bosco (perseguitato, guarda caso, dallo stato piemontese) non il mullah Omar.
          Perché nei paesi islamici prima di questa “primavera” (salutata guarda un po’ dal pensiero omologato e dalle scuole come l’epoca della felicità e dell’amore e rivelatasi poi il tritacarne che è)
          perché in questi paesi le scuole cristiane erano frequentate e difese da tutti, cristiani e non?
          Forse perché libere e libere perché vere? Perché guardavano a tutto l’uomo amandolo prima di volerlo cambiare?
          Guarda, cuore a cuore, il punto è solo uno: se sei d’accordo o no sul fatto che la scuola pubblica statale che si professa neutra veicola un pensiero unico ed omologante? Aspetta … pensaci.
          Se pensi di no vai al P.S., se pensi di sì allora come si può dare in mano i nostri figli ad un funzionario statale per 5 – 8 ore?
          P.S.
          se pensi di no fai questa prova: chiedi, (quando avrai il figlio che comincia la scuola primaria perché credo che i tuoi figli siano ancora piccoli), chiedi di conoscere gli insegnati e di poterli scegliere. Non potrai, altri sceglieranno per te. Magari uno bravissimo, ma altri sceglieranno per te e faranno dei programmi … e dei laboratori e … e noi penseremo che lo faranno per il loro bene, dei nostri figli … ameremo il grande fratello. Tristis, tristis usque ad mortem

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