Google+

Plotone d’informazione francese

aprile 14, 2017 Mauro Zanon

Un clan conformista e inquisitore incapace perfino di immaginare che si possano avere idee diverse dalle sue. Il “partito” della stampa sotto accusa in Francia

fake-news-ansa

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Il filosofo francese Marcel Gauchet lo ha chiamato il «Partito dei media», l’unico partito che non ha mai problemi di adesioni e tesseramenti, avendo esso amplificatori e propagatori in ogni salotto televisivo dove si pensa bene, e in ogni festival culturale dove si lotta contro il «nuovo fascismo» (si legge populismo). È quel partito che, «accecato dai buoni sentimenti», per riprendere le parole del giornalista Brice Couturier, «preferisce da un lato abbeverarci con piccole notizie insignificanti, e dall’altro con grandi indignazioni». In Francia, come raccontato nell’ultimo numero della rivista Eléments, è il partito maggioritario nelle redazioni dei giornali e delle televisioni, un partito che accetta soltanto devoti all’ideologia di cui si fa portatore – l’ideologia del Progresso, dell’Altro, del multiculturalismo, del gender – che scomunica gli insubordinati, seleziona chi sta dalla parte giusta e chi dalla parte sbagliata della Storia, e ha aumentato, dopo la Brexit e l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, il suo tasso di intransigenza verso coloro che non pensano come si deve pensare.

Per il «Parti des médias» esiste soltanto il bianco e il nero, il candore delle anime belle che con le loro idee fanno “avanzare il mondo”, e l’oscurità rappresentata dai battitori liberi, dagli indisciplinati che vanno tenuti alla larga dai circoli che contano: non sia mai che possano aprire un dibattito. Come Robert Ménard, fondatore di Reporters sans frontières, oggi sindaco di Béziers, la cui storia è presentata da Eléments quale esempio lampante di questa attitudine di un certo mondo mediatico a elargire patenti di “frequentabilità” e a ritirarle prontamente appena quel qualcuno che aveva ricevuto l’unzione esce dai binari del politically correct.

Isolare i “malpensanti”
Fino a quando Ménard presiedeva l’Ong in difesa della libertà d’espressione più famosa del mondo, era visto come un’icona dalla gauche parigina, come un cavaliere bianco che percorreva il mondo in lungo e in largo in difesa dei diritti umani. Poi, nel 2003, ha scritto La censure des bien-pensants, nel quale attaccava frontalmente la censura e l’autocensura delle élite parigine; nel 2011, ha rincarato la dose con Vive Le Pen!, pamphlet scorrettissimo contro gli «antilepenisti ordinari» (copyright Pierre-André Taguieff) che passavano il loro tempo a demonizzare Marine Le Pen e il suo Front National; e nel 2014, in occasione delle elezioni comunali, si è fatto eleggere sindaco a Béziers con l’appoggio del Fn, diventando per tutti, da quel momento, l’infrequentabile Ménard, il “néo-facho”, il reazionario, l’appestato.

«Il problema per alcuni giornalisti, che non immaginano nemmeno che si possa avere un’opinione diversa dalla loro, è che io non sono a destra bensì a destra della destra, ossia la categoria di esseri umani più improbabile che si possa trovare in una redazione parigina. I giornalisti mi hanno fatto pagare questo tradimento originale», ha dichiarato Ménard a Eléments.

Endogamia, tribalismo, conformismo, sono le tre caratteristiche di questo mondo mediatico che ha perso il contatto con la realtà – un recente sondaggio del Cevipof, il centro di ricerche politiche di Sciences Po, ha evidenziato che soltanto il 24 per cento dei francesi ha fiducia nei media, 6 punti percentuali in meno delle banche –, e non è più capace di dibattere sui temi che agitano l’attualità, senza condannare, anatemizzare, isolare i “malpensanti”.

E questo è solo l’inizio
Ingrid Riocreux, affermatasi in Francia come una delle più importanti studiose del discorso mediatico, ha denunciato questo «prêt-à-parler giornalistico», secondo le sue parole, in un saggio appena uscito, La langue des médias. Destruction du langage et fabrication du consentement: la tendenza a utilizzare lo stesso linguaggio, a reiterare le stesse idee preconfezionate per confortare la doxa dominante, a diffondere un pensiero monolitico che annulla il pluralismo. Riocreux punta il dito contro la pratica sempre più diffusa delle «interviste inquisitorie», dove l’intervistato non si trova più di fronte a dei giornalisti interessati alla sua opinione, alla sua analisi su un determinato di tema, ma a dei piccoli Torquemada che vogliono soltanto sapere se la pensa come loro, se è allineato, o se è un indisciplinato reazionario, un “retrogrado” da mettere all’indice.

Secondo Slobodan Despot, direttore del sito www.antipresse.com, il nuovo indice è rappresentato da quegli strumenti di decodificazione messi in piedi da alcuni giornali detti “di riferimento”, come il Décodex del Monde in Francia o il Fact Checker del Washington Post negli Stati Uniti, che si arrogano il diritto di decidere quali sono le buone e le cattive notizie, quali sono le Notizie con la N maiuscola e quali invece le fake news. Ma come sottolineato da Despot, «c’est le monde à l’envers»: i più grandi produttori di fake news si ergono a giudici garanti della veridicità dei fatti, non c’è notizia che non passi sotto la lente inquisitoria dei loro sistemi di decodificazione, ossia di filtraggio secondo i canoni del politicamente corretto. Ed è solo l’inizio, dato che i giganti di internet stanno già preparando algoritmi impersonali che faranno l’informazione. Scrive Despot: «George Orwell è preistoria».

Foto Ansa

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

1 Commenti

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Una Chevrolet così potente non la si era mai vista. Del resto, mai una Corvette di serie si era spinta tanto in là. La nuova ZR1 promette di scrivere un inedito capitolo della storia della Casa americana. Attesa sul mercato dalla primavera del 2018, la sportiva a stelle e strisce vede il V8 6.2 sovralimentato […]

L'articolo Chevrolet Corvette ZR1 2018: lo show dei record proviene da RED Live.

Il Ciclocross moderno ha poco a che vedere con ciò a cui eravamo abituati: percorsi più tecnici e veloci hanno portato a un cambiamento nelle attitudini dei biker, che devono essere assecondate da biciclette altrettanto evolute. Canyon ha progettato la nuova Inflite CF SLX con in mente proprio queste rinnovate esigenze e l’ha dotata di […]

L'articolo Canyon Inflite CF SLX proviene da RED Live.

Anche se ottima ventilazione, aerazione, visiera amovibile e comfort sono aspetti molto importanti in un casco da bici, la differenza reale la fa la capacità di proteggere… Bontrager ha scelto di affidare la nostra sicurezza alle mani, o meglio, alla tecnologia di MIPS, dotando il nuovo Quantum del MIPS Brain Protection System, che a oggi rappresenta […]

L'articolo Bontrager Quantum MIPS, nuova sicurezza proviene da RED Live.

In questo momento storico, l’immagine che identifica maggiormente la californiana Tesla è quella della dea Shiva che, facendo roteare le otto braccia di cui è dotata, elargisce schiaffi a destra e a manca a tutti i brand concorrenti. Il costruttore americano, parallelamente all’unveiling della straordinaria supercar elettrica Roadster, accreditata di 10.000 Nm di coppia e […]

L'articolo Tesla Semi Truck: il camion elettrico è una belva proviene da RED Live.

L’alternativa alle note Lotus 3-Eleven, KTM X-Bow e Radical SR8 è italiana. E costa (almeno) 200.000 euro. Forte di una lunghissima esperienza nelle competizioni, la parmense Dallara Automobili, specializzata in telai e vetture da pista, ha presentato il primo modello targato della propria storia. Una vettura, non a caso denominata “Stradale”, nata quale barchetta estrema, […]

L'articolo Dallara Stradale: la prima volta proviene da RED Live.

MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download