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Se avesse vinto, Bersani avrebbe fatto come Hollande

novembre 20, 2013 Francesco Amicone

«Ampliamento dei diritti civili e di cittadinanza, unioni civili, divorzio breve, testamento biologico, fecondazione assistita». Ecco come l’ex segretario del Pd voleva trasformare l’Italia

Non è fortunato Pier Luigi Bersani, nemmeno negli accostamenti. Come quello con Francois Hollande, il presidente socialista con il quale avrebbe dovuto rivoltare l’Europa come un calzino e che, isolato in Europa e in Francia, a solo un anno e mezzo dalla sua elezione continua a superarsi nei record di impopolarità. All’ex segretario del Partito Democratico è stata risparmiata l’umiliazione, ma ha dovuto sopportarne delle altre, anche di più cocenti, a partire dalla battaglia elettorale del 2013, perduta contro ogni pronostico, finanche a Bettola, suo paese natale.
Della sfortunata avventura della sua leadership, ne offre un resoconto Giorni Bugiardi, scritto da Stefano Di Traglia e Chiara Geloni. Il libro si sviluppa nelle fasi che portarono al mancato raggiungimento del Pd della maggioranza al senato nel 2013 e al tradimento dei centouno franchi tiratori nella votazione che avrebbe dovuto eleggere Romano Prodi al Quirinale, fino alle dimissioni di Bersani.

FACCI SOGNARE! «NO». Bersani, da segretario del Pd, non riusciva a catturare le folle. Perché? Colpa del metodo. Il “metodo Bersani” consisteva, e consiste ancora oggi, nel «non annunciare ma fare», spiegano Di Traglia e Geloni, che per Bersani sono stati responsabili della comunicazione. A loro, in Giorni Bugiardi, l’ex segretario del Pd confida di non amare le promesse elettorali, le orazioni trascinanti. «A volte ai comizi mi dicono: “Facci sognare”», spiega. Lui si sottrae a queste richieste: non vuole, perché alla prova dei fatti, ne è consapevole Bersani, quei sogni potrebbero crollare «come macigni». «Può essere un limite paradossale, ma il mio limite è che io nella vita non ho fatto altro che governare» afferma. E per lui governare non significa fare promesse ma «chiedersi ogni giorno: Cosa cambio oggi?», «abbassare le aspettative e poi sparare i fatti», come Keith Richards dei Rolling Stones «che batte sempre un nanosecondo prima» di quanto dovrebbe.

DECRETI IN SCATOLA. Governo di cambiamento: lo sarebbe stato davvero, quello che si apprestava a varare l’ex segretario del Pd. «Capiamo il vero significato» di quella promessa mancata (non per colpa di Bersani ma del destino), raccontano Di Traglia e Geloni, in una calda mattinata nell’agosto 2013, quando l’ex segretario ha già terminato da qualche mese la sua corsa verso Palazzo Chigi. La rivelazione è contenuta negli scatoloni di un ufficio romano. «Sono mail con un testo di presentazione, un sommario, temi e titoli. Quando i due autori chiedono a Bersani di cosa si tratti, egli risponde: «Li avete trovati: sono bozze di decreti legge o di leggi delega». Già, il cambiamento era lì, a portata di mano. Quei fogli inscatolati ne sono una testimonianza. Bersani non si apprestava a fare un semplice «radicale cambiamento delle politiche publiche», ma una vera rivoluzione: «Ampliamento dei diritti civili e di cittadinanza, unioni civili, divorzio breve, testamento biologico, fecondazione assistita, sevizi socio-educativi per la prima infanzia, questione femminile, immigrazione e asilo».

SCOUTING GIORNALISTICO. Tutti se lo ricordano: Bersani, appena eletto, che cerca di formare un governo di cambiamento con il Movimento 5 Stelle. Ma Grillo «fa il matto, si fa riprendere a volto coperto mentre corre sulla spiaggia e minaccia espulsioni». Bersani tenta di tutto per contattare il leader pentastellato, chiama persino il suo dentista ligure. «Si cercano contatti a tutto campo, anche Renzo Piano è della partita». Per impedire la nascita di un governo di larghe intese con il Pdl si mobilita persino la stampa: «Ambienti che vanno da La Repubblica a Il Fatto Quotidiano cercano di fare i pontieri» fra Grillo e Bersani. Il tentativo va a vuoto, Bersani viene umiliato dalla tracotanza grillina e l’indomani esce sulla stampa un commento di Matteo Renzi che ferisce a morte l’allora leader del Pd: vedendo Bersani umiliato da Vito Crimi, «ho pensato a cosa doveva provare una volontaria che va a fare i tortellini alla festa dell’Unità».

RODOTÀ-TÀTÀ. Questione “Stefano Rodotà”: chi è il candidato alla presidenza della Repubblica dei 5 Stelle? Ce lo ricordano gli autori: un personaggio pubblico che «in quanto a incarichi politici, età, stipendi e pensioni accumulati» aveva un curriculm simile a quello di un Giuliano Amato e di un Franco Marini (gli altri candidati proposti da Bersani). Una persona che «ha raccolto meno di 5mila click in una consultazione via web in cui non è uscito vincitore». Un cittadino «che negli ultimi anni si è fatto conoscere dal popolo del web come sostenitore di referendum», «fra cui quello bolognese per l’abolizione dei finanziamenti comunali alle scuole private, che registrerà un clamoroso flop di partecipazione». E chi erano quelli che lo sostenevano nelle piazze? I soliti: gli ex popoli viola, gli occupanti del teatro Valle, insieme agli ex militanti dell’Italia dei Valori, orfani di Antonio Di Pietro.

I DUE PORTIERI. «La candidatura di Prodi è tramontata». Matteo Renzi  fu la prima gallina a cantare, dopo il tradimento di 101 grandi elettori del Pd, che portò delle dimission di Bersani, ricordano Di Traglia e Geloni. Durante l’ultimo giorno da segretario, lo applaudirono: «Non osate applaudire, non osate. Ricordatevi che questa mattina uno su quattro di voi mentre applaudiva preparava questo», disse il segretario dimissionario.
Quello della sconfitta di Bersani fu un alibi, concludono i due autori di Giorni Bugiardi, «soprattutto quando la spieghi con gli immancabili “errori di comunicazione”» («l’Italia è piena di aspiranti allenatori di calcio e di aspiranti responsabili comunicazione del Pd»). Bersani non sbagliò un rigore a porta vuota, come gli fu imputato: «L’avversario c’era – ricorda -, avevo sbagliato un gol forse, ma in porta c’era un portiere della Madonna. Anzi due: Grillo e Berlusconi».

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9 Commenti

  1. Omac scrive:

    Questo articolo mi offre lo spunto per far notare un aspetto interessante nella vicenda delle elezioni del segretario del Partito Democratico. I quattro candidati, nei loro rispettivi programmi reperibili sul sito del partito, hanno affrontato anche l’argomento dei “diritti” rivendicati dal movimento Lgbt. Se si fa un confronto sinottico tra le posizioni espresse, si nota che mentre Cuperlo, Civati e Pittella (Civati in modo molto spinto, Cuperlo e Pittella in modo più sfumato) avevano palesato le loro intenzioni di equiparare in tutto e per tutto le unioni omosessuali ai matrimoni veri, puntando a concedere anche l’adozione gay e a soddisfare ogni richiesta delle associazioni LGBT, Renzi si è limitato ad auspicare l’approvazione della legge sull’omofobia, il contrasto più efficace alla violenza e alla discriminazione verso gli omosessuali e una maggiore gentilezza nei rapporti.

    Voglio riprodurre i testi perché risulti più chiaro:

    CIVATI: «Diverso è il discorso da affrontare quando si parla di Famiglie Lgbt, ovvero realtà di convivenza stabile per motivi affettivi di persone dello stesso sesso. E’ diverso, o meglio da approfondire ancora di più, il discorso sulle Famiglie Lgbt in cui sono presenti figli e/o con desiderio di mettere al mondo figli. Considerare che l’amore tra due persone sia un’esperienza fondamentale risulta una condizione essenziale che ciascun Paese europeo, laico e democratico, che garantisce i propri cittadini lottando contro ogni forma di discriminazione. Nell’ultimo anno sono stati fatti ulteriori passi avanti verso l’uguaglianza dei diritti; nuovi paesi come Danimarca, Francia e Regno Unito si sono aggiunti a quella lista crescente di paesi che riconoscono i matrimoni egualitari, mentre nel resto del mondo l’elenco si allunga con l’aggiunta di alcuni stati americani e la Nuova Zelanda. L’Italia non deve essere da meno. E il Pd, partito che si considera riformista e progressista, non può esimersi da una battaglia di civiltà. Già la Corte Costituzionale, con la sentenza n.138 del 2010, ha riconosciuto la rilevanza costituzionale delle Famiglie Lgbt, poiché siamo di fronte a una delle “formazioni sociali” di cui parla l’articolo 2 della Costituzione. Da questa constatazione la Corte trae una conclusione importante: alle persone dello stesso sesso unite da una convivenza stabile “spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”. Sono parole impegnative: un “diritto fondamentale” attende il suo pieno riconoscimento. Non è ammissibile, dunque, la disattenzione del Parlamento, perché in questo modo si privano le persone di diritti costituzionalmente garantiti. E’ compito quindi del partito farsi carico di promuovere alla riforma globale del diritto di famiglia, al fine di riconoscere nuove famiglie e regolamentarne le diverse forme di relazioni affettive, sposando così una nuova prospettiva culturale che ruota intorno al concetto di amore civile e garantendo a tutti quei soggetti esposti a discriminazioni sociali, giuridiche, politiche ed economiche i loro diritti di vivere ed esprimersi nella propria peculiarità. In una società continuamente in evoluzione risulta essenziale ricontestualizzare e la famiglia nelle sue forme plurali, laddove le caratteristiche fondamentali che l’hanno contraddistinta per molto tempo (procreazione, legame di parentela e rapporto coniugale) sono messe in discussione, in quanto non più coincidenti con la realtà del nostro Paese. E quindi si possono ridisegnare le situazioni familiari, aggiungendo alla situazione comunque maggioritaria di etero genitorialità, altre forme quali la monogenitorialità – un genitore ed un figlio – l’omogenitorialità, ovvero quella famiglia in cui almeno uno dei genitori si definisce omosessuale ed altre possibili combinazioni di varianti familiari allargate. In Italia, questo tema risulta complicato, se non incomprensibile e difficile da gestire anche per mancanza di qualsiasi regolamentazione giuridica in caso di coppie omosessuali col rischio di spingerle a vivere una clandestinità sociale. Quando all’interno della coppia esistono uno o più figli, la situazione si complica, contravvenendo anche a quanto affermato nella Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Attualmente in Italia secondo stime provenienti dall’Istituto superiore di Sanità, sono circa centomila i bambini e i ragazzi cresciuti da genitori dello stesso sesso per le quali non c’è nessuna giurisprudenza né legislazione adeguata. Genitori omosessuali che, ancora oggi, vivono l’omogenitorialità clandestinamente, si sentono ostacolati e boicottati nel diritto di costituire un nucleo familiare, umiliati nella loro condizioni ed esposti, loro e soprattutto i propri figli ad attacchi di varia natura. Al di là delle varie ricerche scientifiche che evidenziano quanto l’orientamento sessuale dei genitori non incide necessariamente sullo sviluppo “sano” ed equilibrato dei loro figli, risulta necessario sanare quindi il vuoto giuridico-normativo per difendere il diritto di amare la persona che si è scelti, per avere il diritto di creare una propria famiglia e per difendere la composizione “diversa” della stessa. Per questo motivo il Partito Democratico, per difendere il diritto di ogni persona ad essere libera di vedere riconosciuto il proprio status e la propria autodeterminazione come individuo e nelle relazioni affettive), vuole impegnarsi a: estendere il matrimonio civile a coppie formate da persone dello stesso sesso come sollecitato dalle sentenze 138/2010 della Corte Costituzionale e dalla 4184/2012 della Corte di Cassazione e a riconscere pubblicamente delle unioni civili per coppie dello stesso sesso o di sesso diverso, attraverso una normativa differente da quella del matrimonio. Il Pd vuole poi impegnarsi affinché sia prevista l’estensione al partner o al genitore non biologico della co-responsabilità sul minore e l’estensione della possibilità di adozione a persone singole o alle coppie formate da persone dello stesso sesso» .

    PITTELLA: «Obama negli Usa e Hollande in Francia ben prima delle elezioni hanno inserito interventi sui diritti civili nel loro programma ed hanno vinto con largo margine. Ciò fa piazza pulita dell’idea, così diffusa anche nel nostro partito, che questi temi facciano perdere voti o, peggio ancora, che non siano strutturali. E’ proprio sulle questioni definite impropriamente eticamente sensibili che si gioca in larga parte la modernizzazione di una Italia che non è al passo del resto dell’Europa negli standard delle libertà civili. Ciascuno ha diritto di scegliere in campo giuridico il modello migliore per la propria vita affettiva e di coppia, riconoscendo così pluralità dei modelli familiari e piena parità di diritti per le persone omosessuali».

    CUPERLO: «Sì a una legge che estenda alle coppie gay pari diritti e pari doveri, riconoscendone la dignità sociale e tutelando i diritti dei loro bambini, sì al miglioramento della legge contro l’omofobia…»

    RENZI: «…si è avviato alla Camera il percorso che condurrà a una legge contro l’omofobia e la trans fobia. Passi importanti, ma non sufficienti. Le norme penali non possono essere l’unico strumento per limitare questi fenomeni inaccettabili: ciò che dobbiamo costruire è l’educazione di tutti a un rapporto più gentile tra le persone. »

    Con questo voglio dire che se, come sembra, Renzi verrà eletto, si dovrà tenere conto del fatto che gli elettori del PD hanno scelto una linea di non accoglimento di tutte le istanze omosessualiste (matrimonio, adozione e simili) ma solo il contrasto all’omofobia, che ovviamente non potrà essere inteso come il cavallo di Troia per far passare altre cose.

    Su questo bisognerà molto insistere in futuro.

    • Mario scrive:

      Egregio Omac, intanto grazie per il lavoro preciso e puntuale svolto nell’elencazione delle parole dei politici citati. Peccato, e questo senza entrare nel merito delle dichiarazioni, che per l’appunto sono parole dette da politici, e che quindi hanno il valore del due di briscola quando però si gioca a tresette….cioè nullo. Solo un vuoto, ahinoi, bla bla bla..e questo vale per tutte le cose da loro dette o promesse.

    • Francesco scrive:

      A questo punto spero che vinca Renzi.
      Pero’ non si puo’ estrapolare “se Renzi verrà eletto, si dovrà tenere conto del fatto che gli elettori del PD hanno scelto una linea di non accoglimento di tutte le istanze omosessualiste”. Spero che gli elettori del PD non scelgano (solo) in base a questo argomento, per noi fondamentale ma non unico.

      E poi ho il sospetto che quello espresso dai 3 candidati siano parole per attirare voti.
      Un po’ come la menata delle quote rosa di qualche anno fa. In Molise cosa e’ successo? zero donne

      • Omac scrive:

        Certo, si sceglie in base a una valutazione complessiva ed è giusto fare così. Però faccio notare che Hollande e gli altri sulla sua linea hanno introdotto queste cose hanno sempre detto “ma noi l’avevamo scritto nel programma, che volete adesso?”. Quindi è importante fare quest’opera di estrapolazione.

      • mike scrive:

        se vince renzi il PD si spacca. i cuperlani non è improbabile che si fonderebbero col M5S. i renziani potrebbero a loro volta confluire col NCD (certo con FI mai). sul dire che quanto dicono i 3 candidati sia per attirare voti non sono d’accordo. la sinistra certe leggi le vuole. ha trovato solo, un’altra volta, l’ostacolo Berlusconi (anche se talvolta penso che da noi la legge anti-omofobia non la vogliano fare altrimenti l’avrebbero già fatta così come hanno fatto veloce quella sul femminicidio).

  2. francesco taddei scrive:

    quando si tratta di fare disastri le promesse vengono sempre mantenute. il pericolo non è scampato.

  3. Mariano scrive:

    Renzi ha rilasciato questa intervista al sito delle lobby gay, ovvero gay.it: http://www.gay.it/channel/attualita/33860/Matteo-Renzi-Ecco-il-mio-programma-per-i-diritti-gay.html Qui potete leggere tutto del nostro supercattolico Renzi. Forza Italia

    • Omac scrive:

      Quello è Renzi di giugno 2012 (che tra l’altro si dice contrario alle adozioni gay e parla al massimo di regolamentazione di rapporti), il Renzi di novembre 2013 non parla nemmeno di questo e si limita a dire: contrastiamo la violenza cercando di essere più gentili gli uni con gli altri. Rispetto agli altri c’è un abisso. Con questo non voglio fare la parte dell’ingenuo, però sottolineo che – se avesse voluto – anche Renzi avrebbe potuto inserire le varie aberrazioni dei colleghi nel suo programma.

    • Andrea Pinato scrive:

      in parte ha risposto Omac.

      Io aggiungo altre banali cosiderazioni:

      1) Renzi si dice contrario alle adozioni gay e parla al massimo di regolamentazione di rapporti

      2) a ben vedere è la stessa posizione (o molto molto simile) a quella di Berlusconi, vedi:

      http://www.ilgiornale.it/news/interni/cav-apre-ai-matrimoni-gay-e-fa-scoppiare-acceso-dibattito-872127.html

      http://www.ilgiornale.it/news/interni/quel-s-alle-coppie-gay-segnale-chiesa-872370.html

      3) nel caso non lo avesse capito: quando una cosa la pensa Berlusconi allora in Forza Italia oggi, nel PDL ieri, è legge scolpita nella roccia e mantra politico nel partito.

      Allora Mariano, Forza Italia?

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