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Perché Trump non è uno di noi p. scorr.

luglio 12, 2017 Giuliano Ferrara

Uno che si comporta come un maiale con Megyn Kelly e Mika Brzezinski può insegnare qualcosa ai maiali, non a noi paradossisti del libero pensiero cosiddetto

Un frame del video postato sul profilo twitter di Donald Trump in cui il presidente manda ko un uomo con il volto coperto dal logo del network. +++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Nel mio vecchio esercito scompaginato degli “incorrect”, quelli che rifiutano la vulgata del pensiero unico, che magari hanno abortito ma non amano l’aborto come un idolo di libertà, che vorrebbero Gerusalemme capitale riconosciuta di uno stato d’Israele al sicuro da terrorismo e boicottaggi, che sono preoccupati in genere dagli eccessi della convinzione e dall’irrisione della devozione (Marx attribuiva a Lutero l’aver affermato la supremazia della prima sulla seconda), eccetera, ci si domanda se Trump sia veramente uno stronzo come appare a scorretti e corretti, e se non sia invece nel profondo one of us, uno dei nostri.

Che Trump sia uno stronzo imperiale è difficilmente contestabile: nessuno di noi sfotterebbe un giornalista con handicap, ci fa schifo l’idea che il potere comanda il sesso per carisma (ci vuole almeno una parcella codificata se proprio non ci siano desiderio e amore reciproco), non siamo ossessionati psicopatologicamente dal sangue delle donne, eccetera. E se dobbiamo attaccare il Giornalista Collettivo, non ci travestiamo da wrestler per metterlo al tappeto virtualmente, il nostro palcoscenico è un tentativo di pensiero forte e magari ribaldo, ma non il ring del bullismo. Detto questo, Trump non solo non è one of us, è l’avversario principale dei nostri meravigliosi disvalori. Noi non crediamo, sopra tutto in noi stessi. Per Dio si vedrà, ma l’umano è troppo umano per essere narcisisticamente santificato. Siamo trasgressivi perché abbiamo il senso del peccato. Odiamo ipocrisia e compunzione perché abbiamo un codice veritativo che non sopporta la caricatura della verità. Non possiamo non dirci antitrumpiani.

Non vale l’unzione democratica
Il fatto che sia stato eletto presidente degli Stati Uniti secondo le regole in vigore, che esagerazione, non lo assolve. Con Berlusconi valeva la rappresentazione plastica dei cambiamenti poi intervenuti, il “che cosa era” quel tipo, ma con Trump vale solo “chi è lui”. L’unzione democratica è efficace per l’esercizio del potere, non copre la personalità di chi lo esercita. C’è bisogno di una complicata legittimità, non inscritta nelle forme legali di un’elezione. La democrazia è procedura ambigua, se non è confrontata con princìpi non negoziabili.

Il mito dell’America Fist! è una boiata pazzesca, avrebbe detto Fantozzi. Definanziare gli abortisti maniaci di Planned Parenthood va anche bene, ma quando George W. Bush riceveva gli ex embrioni divenuti bambini alla Casa Bianca, quale geniale scorrettezza!, l’America abbatteva i muri dell’islam politico in nome della libertà dei popoli e della pace armata, non si rifugiava pavida dietro il fantasma dello steccato con il Messico, non conduceva doppi giochi planetari con la Russia a vantaggio di un folle solipsismo, con qualche bombardamento inutile ed esemplare a compensare la rinuncia alla leadership e un confuso affarismo arabo-saudita. Non fu un’epoca di moralità politica, ossimoro notorio, e anche l’ultima Casa Bianca conservatrice aveva peccati seriali che sconterà in Purgatorio, ma Cheney e Rumsfeld agivano in una logica imperiale e democratica, non accettavano il ripiegamento solitario.

La retorica dei forgotten men è banale elegia al servizio della più spietata e autolesionistica demagogia. Le miniere di carbone non torneranno più, l’energia globalizzata ha altri percorsi, e invece di “riformare e trasformare” abbiamo avuto la bandierina elettorale che ha conquistato qualche decina di migliaia di voti per il consenso decisivo negli stati-elettori trascurati dallo snobismo obamiano-clintoniano: dov’è la scorrettezza che libera, che apre, che riorganizza secondo giudizio quel che i politicamente corretti hanno imbrogliato nelle pastoie dell’ideologia? Uno che si comporta come un maiale con Megyn Kelly e Mika Brzezinski può insegnare qualcosa ai maiali, non a noi paradossisti del libero pensiero cosiddetto. Abbiamo sempre diffidato delle soluzioni troppo semplici: l’Ego di un uomo solo e ideologicamente tiranno è una soluzione troppo semplice. Per usare la più nota metafora terzinternazionalista, toccherà a noi p. scorr. risollevare la bandiera della lotta al pensiero dominante e mainstream che Trump ha gettato nel fango.

Foto Ansa

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