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Perché io, ebreo, sono contrario alla legge Scalfarotto sull’omofobia

gennaio 14, 2014 Guido Guastalla

L’intervento alla Manif pour tous Italia del rappresentante della Comunità ebraica. Una opposizione «in accordo con la nostra tradizione e con l’insegnamento rabbinico della Torah e del Talmud»

Oltre all’intervento in difesa della famiglia dell’omosessuale francese Jean-Pier Delaume-Myard, che ha spiegato i motivi della sua opposizione alla legge Taubira sulle nozze gay, alla manifestazione di sabato a Roma della Manif pour tous Italia si è svolto anche il discorso di Guido Guastalla, rappresentante della Comunità ebraica. Lo riportiamo di seguito (interessante, in particolare, l’ultima citazione del cardinale Bergoglio, oggi papa Francesco).

Cari amici intervengo molto volentieri alla vostra e nostra manifestazione. In quanto ebreo, già vicepresidente e assessore alla cultura della Comunità ebraica di Livorno, intervengo ovviamente a titolo personale, esprimendo il mio personale punto di vista, ma che ritengo in accordo con la nostra tradizione e con l’insegnamento rabbinico della Torah e del Talmud.

La proposta di legge dell’On. Scalfarotto sull’omofobia coinvolge oltre alla difesa del diritto di libertà di espressione, quello della famiglia naturale, dell’opposizione al matrimonio omosessuale, alla omogenitorialità e alla adozione da parte di coppie dello stesso sesso.

E’ apparentemente strano che la difesa di questo diritto alla libertà di espressione, che nasce con il pensiero illuministico, difeso dalle minoranze religiose e laiche e che si realizza nello Stato di diritto post-secolare, sia difeso oggi dagli uomini di fede. In realtà invece le fedi religiose e il Cristianesimo cattolico in particolare, liberatisi dal secolarismo, sono divenute potenti strumenti di rivendicazione di libertà responsabile per tutti, riconoscendosi portatrici di valori etici a cui assicurare piena libertà di presenza nel dibattito e nella sfera pubblica. Ciò che infastidisce oggi molti, che avevano creduto in un mondo senza Dio e in una fede relegata ai margini della società, è che il divino nelle sue diverse accezioni e declinazioni, è presente, ha ripreso vigore e visibilità, influenzando non solo la sfera intima dell’identità e della esperienza religiosa, ma anche quella socio-culturale e politica.

Recentemente un importante giornalista, laico e agnostico ancorché rispettoso e aperto all’esperienza religiosa come Piero Ostellino sul Corriere della Sera, ricordava, commentandolo, un documento dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali e del Dipartimento delle Pari Opportunità del Governo italiano intitolato “Linee guida per una informazione rispettosa delle persone Lgbt” ad uso dei giornalisti per una informazione rispettosa di Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali. Il documento raccomanda di non usare espressioni come “matrimonio tradizionale, “matrimonio normale”, “matrimonio gay”, “adozioni gay”, “coppie sterili”, “utero in affitto”, da sostituire con espressioni come “matrimonio fra persone dello stesso sesso” e così via.

Concludeva Ostellino che: “Partire da una proposizione descrittiva  – le coppie dello stesso sesso sono sterili – per pervenire ad una prescrittiva – non lo si deve dire perché è discriminatorio rispetto alle coppie maschio-femmina – è un salto logico non solo perché lo dice David Hume, ma perché è una pura idiozia” e il burocrate ignora il senso del ridicolo.

Gli stessi temi riprendono su un giornale laico come Il Foglio, alcuni giorni, dopo Nicoletta Tiliacos e Francesco Agnoli il quale ricorda molto opportunamente che anche nel mondo romano si afferma che “nuptiae sunt coniuctio maris et feminae, consortium omnis vitae, divini et humani iuriscommunicatio” (le nozze sono l’unione di un uomo e di una donna, il consorzio di una vita, la comunione fra diritto divino e quello umano – Modestino III sec. D. C.) e che “anche nell’antica Grecia il matrimonio è sempre solo e soltanto tra uomo e donna”. D’altra parte anche nella più bella Costituzione del mondo all’articolo 29 “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Sarebbe quindi necessario cambiarla proprio nella prima parte, quella ritenuta fra virgolette sacra.

Non potendo qui affrontare in modo disteso la “teoria del gender”, dobbiamo comunque riconoscere che dietro la volontà dei militanti LGBT di negare la differenza sessuale (il genere è una pura convenzione sociale, quindi ogni rappresentazione sociale della sessualità diventa costruita, acquisita e artificiale) c’è il confronto fra due visioni del mondo. L’allora Rabbino Capo di Francia Rav Gilles Bernheim si chiedeva nel suo “Quello che spesso si dimentica di dire” (ed. italiana www.salomonebelforte.com) se: “Il matrimonio omosessuale e il diritto all’adozione per le coppie dello stesso sesso non saranno che un mezzo per far esplodere le fondamenta della società, per rendere possibile ogni forma di unione e, infine, liberare l’uomo da una morale ancestrale e far sparire così definitivamente la nozione stessa di differenza sessuale”.

Il Rabbino Alberto Moshè Somekh della Comunità di Torino, nella postfazione a questo stesso libro ricorda opportunamente la differenza fra la tradizione ebraica e quindi cristiana e quella greca: “Sia  i Greci che gli Ebrei possiedono miti che spiegano l’amore come la ricongiunzione di due creature nella loro unità preesistente”. Questi miti si trovano nel Simposio di Platone e nello Zohar, il testo classico del misticismo ebraico. “In entrambe le leggende si racconta che l’essere umano era originariamente bifronte e ad un certo punto la Divinità separò le due metà, mettendole in condizione di ricercarsi a vicenda. Ma le conclusioni sono assai differenti. Nel mito greco si afferma che coloro che derivano da un androgino ricercano un partner del sesso opposto mentre quelli che erano originariamente combinati con una figura dello stesso sesso, che fosse maschio o femmina, vanno alla ricerca di un/una compagna corrispondente. Lo Zohar sostiene invece che Dio creò esclusivamente androgini. <Li divise in due, separando il maschio dalla femmina, e li mise uno di fronte all’altro. E quando la donna si ricongiunse con l’uomo D. li benedisse, come nel corso della cerimonia nuziale> (III, 4b). L’omosessualità non fa parte del piano della Creazione. Solo nell’unione solenne di marito e moglie trova dimora la Presenza Divina”.

Nella introduzione allo stesso libro del Rabbino Bernheim, l’Arcivescovo di Ferrara Mons. Luigi Negri, concordando pienamente con le tesi di parte ebraica afferma che “Secondo l’autentica tradizione dell’Occidente, che come ci ha insegnato Benedetto XVI è opera sinergicamente del <domandarsi greco>, del <profetismo ebraico> e della fede cattolica, il punto centrale si può sintetizzare così: c’è una priorità dell’ontologia sull’etica, la psicologia, la sociologia… La coscienza umana quindi non produce la realtà come se fosse suo oggetto, né può manipolarla, ma deve commisurarsi ad essa, leggendo le grandi indicazioni morali che sono contenute nella oggettività del reale”.

Anche in un altro libro prezioso intitolato “Il cielo e la terra”, dialogo fra l’allora Cardinale Jorge Bergoglio, oggi Papa Francesco e il Rabbino Capo di Buenos Aires Abraham Skorka c’è una concordanza assoluta su questi temi.

Mentre il Rabbino afferma che se da una parte le coppie conviventi dello stesso sesso hanno diritto “a una soluzione legale di problemi quali la pensione, l’eredità ecc (che potrebbero inquadrarsi in una formula giuridica nuova), equiparare la coppia omosessuale a quella eterosessuale è un’altra cosa”, il cardinale risponde: “Concordo in pieno. Per definire il tema utilizzerei l’espressione <regresso antropologico>, perché significherebbe indebolire una istituzione millenaria che si è forgiata in accordo con la natura e l’antropologia>”. Anche nel mondo antico, dice il Cardinale, nel quale l’omosessualità veniva apprezzata o non apprezzata, tollerata o non tollerata ma mai nessuno ha mai voluto equipararla. Solo nella nostra epoca “è la prima volta che si pone il problema giuridico di assimilarla al matrimonio, cosa che giudico un disvalore e un regresso antropologico. Di fronte ad un’unione privata non c’è un terzo o una società danneggiata. Se invece le si attribuisce la categoria di matrimonio e le si dà accesso all’adozione ciò implica il rischio di danneggiare dei bambini. Ogni individuo ha bisogno di un padre maschio e di una madre femmina che lo aiutino a plasmare la propria identità”.

Siamo ancora liberi di dire queste cose fino a che la legge proposta dall’On Scalfarotto non venisse approvata. Una volta approvata (e noi riteniamo che le leggi attuali, rettamente applicate siano sufficienti a difendere i diritti degli omosessuali da qualunque violenza, prepotenza, offesa anche verbale) nel difendere dall’omofobia gli omosessuali, renderebbe necessaria una legge contro l’eterofobia e soprattutto a difesa del diritto di libertà di espressione, che ci è così caro e a cui non vorremmo rinunciare.

Tratto dal sito della Manif pour tous Italia

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11 Commenti

  1. luca scrive:

    ha ragione l’ebreo, aboliamo la legge contro l’omofobia, ma aboliamo anche quella che difende loro(qual’era? legge mancino forse?)

  2. Paolo scrive:

    E quale sarebbe la notizia scusate?
    Mica esiste una sola ideologia confessionale…anzi nella fattispecie si tratta di due molto prossime.

    • domenico b. scrive:

      La notizia te l’ha data il tuo amico Luca:”ha ragione l’ebreo”. non senti puzza di odio, o quantomeno di ebreofobia? Luca, se vuoi abolire la legge Mancino io sono con te: ho qualche amico straniero che mi dice che non serve a niente, chi è razzista è razzista, e per una parola non va da un avvocato o dai carabinieri

    • domenico b. scrive:

      la notizia te l’ha data Luca, non senti con quanto odio dice “l’ebreo”?

  3. riequilibrio scrive:

    La polizia israeliana ha trasmesso ieri alla magistratura una richiesta di incriminazione per molestie sessuali nei confronti del rabbino Mordechai Elon, noto esponente nazional-religioso responsabile in passato di prestigiose scuole talmudiche e al centro da mesi di un presunto scandalo di pedofilia. (rainews).

    stesso dio, stessi vizi?

    • Samvise Gamgee scrive:

      Forteto: “Il Profeta
      ci voleva omosessuali”
      Ore di una lunga testimonianza alla prima udienza del dibattimento: “Fiesoli era un uomo che sapeva rubare l’anima”

      Una lunga testimonianza, interrotta spesso dalle lacrime. “Fiesoli era un uomo che sapeva rubare l’anima”. Cala il silenzio nell’aula del tribunale di Firenze. “Si faceva chiamare il Profeta, spesso la sera ci leggeva il Vangelo, sempre gli stessi brani, ma non ci ha mai consentito di andare a messa e diceva che la Madonna era una prostituta” mentre la vera “ossessione di Rodolfo Fiesoli è che si doveva diventare tutti omosessuali, i maschi erano ‘finocchi’, le ragazze lesbiche, perché noi eravamo i puri di Dio e fuori dalla comunità c’era un mondo di merda. Teneva separati maschi e femmine”. E’ un racconto lungo, crudo che va avanti per undici ore, quello del primo testimone del processo sui maltrattamenti e gli abusi sessuali alla comunità per minori disagiati, affidati dall’autorità giudiziaria, il Forteto di Vicchio. A parlare è S.P., agricoltore, 55 anni. Ha vissuto al Forteto 13 anni, “dalla fine del ’70 al 1990 quando scappai”. Ha raccontato il suo arrivo, gli immediati approcci sessuali di Fiesoli: “Mi toccava le gambe, poi le spalle… Mi dette anche un bacio in bocca, mi portò fuori dalla stanza e disse: Un applauso per S. verrà a vivere con noi”. Nervosismo tra gli imputati in aula: erano presenti molti dei 23 a processo. Assente invece proprio Fiesoli, fondatore e ‘guru’ del Forteto, l’unico, oltre che dei maltrattamenti, ad essere accusato di violenza su minori.
      “Fiesoli – ha raccontato il teste rispondendo alle domande dei pm Ornella Galeotti e Giuliano Giambartolomei – aveva rapporti sessuali con ragazzi. Anche io fui, in un periodo, tra i quattro prediletti che dormivano in camera con lui. Ci diceva ‘Voi siete i puri, porterete il Verbo’ tra gli uomini. Non parlavamo di questo fra noi, perchè il Profeta ci diceva che erano segreti da tener per noi e che gli altri all’esterno della comunità non potevano capire”.

      Il testimone ha tracciato la vita della comunità, divisa tra il lavoro nei campi, e le riunioni serali dopo cena a cui tutti dovevano partecipare obbligatoriamente. “Fiesoli interrogava i membri di comunità.
      Alle donne in particolare poteva chiedere cosa pensassero, cioè se avessero avuto fantasie sessuali nella giornata. Dovevano ammetterlo, in particolare di essere lesbiche. Se una non lo ammetteva si stava fino alle 2 di notte, per ore, finché non lo avesse detto. O se invece diceva che aveva pensato ad uno di noi maschi, l’apostrofava di essere ‘troia’ o ‘puttana’ e le altre donne la denigravano e maltrattavano per giorni. Eravamo ragazzi di 18, 19 anni”. E ancora: “Fiesoli rigirava i significati: diceva con disprezzo ‘finocchi’ e ‘lesbiche’ a coloro che non accettavano di diventare omosessuali ed erano attratti dall’altro sesso, cosa per cui li considerava dei deboli”.
      “Non so da dove nascesse l’ossessione di Fiesoli che si doveva diventare omosessuali, a volte mi sembrava da qualcosa accaduto nella giornata, forse da incontri”, ha proseguito il testimone.
      “Venivano a trovarlo notabili, non solo da Firenze. Erano medici, avvocati, magistrati, docenti, politici, lui parlava con loro e poi si vantava di essergli superiore. E’ capitato che quando se ne andavano abbia orinato sulle loro auto davanti a tutti e lo lasciavano fare”.

      Tra giovani disagiati che furono ospitati alla comunità del Forteto di Vicchio (Firenze) ci furono anche casi di suicidio, ha spiegato ancora il teste. Nel ricostruire la vita della comunità agricola, che ha sede nel Mugello, e a cui venivano affidati giovani con disagi importanti, ha parlato anche di quei casi. Tra questi, “il figlio di un magistrato, con problemi psichici, che veniva bastonato con legno di querciolo in testa e che ho visto mangiare cibo per animali datogli dalle donne” del Forteto.
      Morì suicida, mentre un altro giovane in difficoltà – prosegue il racconto – che subiva angherie, si buttò dalla finestra: “non morì ma ebbe traumi dal collo in giù”. Arrivarono al Forteto come ospiti anche due fratelli e due sorelle, “tutti abusati dal padre: tre di loro si suicidarono, una sorella diventò pazza” dopo esser stati al Forteto.
      Il teste, che nel 1990 scappò dal Forteto e si rifece una vita, avendo anche due figli, ha detto di aver taciuto per molti anni e di sentirsi in colpa anche per questo, “perché si vergognava”. Prossima udienza il 20 gennaio.
      Tratto da “La Repubblica” edizione on line di Firenze”

    • Jack scrive:

      Che disamina profonda, che analisi circostanziata, che giudizi oggettivi!

      Non ci si può – ne si deve – aspettare niente di meno da un ateista di tal calibro!
      Grazie di cuore (se non è troppo sentimentale)

      • Jack scrive:

        …riferito a sig. Riequilibrio naturalmente.

        • Jack scrive:

          … che naturalmente di dimostra anche un “garantista”!!
          Ecchecavolo..! Siam più ai tempi oscuri dei cristiani che davan caccia alle streghe, adesso che la “strega” te la trova Rainews, sai che spasso appiccare le fiamme???

    • domenico b. scrive:

      Riequilibrio, sei sicuramento noioso, ma non stupido. Allora ti voglio chiedere: nell’arma dei carabinieri si trovano sicuramente carabinieri corrotti che commettono anche nefandezze, ma ti sembrerebbe un buon motivo per abolire l’arma dei carabinieri? E’ giusto rimuovere le persone che commettono tali nefandezze, ma la responsabilità è individuale, non dei principi che animano tale istituzione. Ora io mi chiedo e ti chiedo: chi ha interesse a far leva su episodi spiacevoli che possono succedere in questa istituzione? per me la risposta è: sicuramente qualcuno che trae vantaggio da un indebolimento dell’attività dei carabinieri. A buon intenditor…..

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