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Parma, Pizzarotti è partito così forte che si è già fermato

giugno 6, 2012 Chiara Sirianni

Il neo-sindaco ha nominato solo un assessore. Per Giorgio Pagliari, ex capogruppo Pd nel consiglio comunale «non stiamo assistendo all’inizio scattante che si era lasciato intravedere». Intanto Tavolazzi è fuori: «Ma non ho ricevuto alcuna indicazione».

Cosa sta succedendo a Parma, novella Stalingrado grillina celebrata dalla stampa nazionale e non? I tempi delle interviste di Federico Pizzarotti alla Cnn e alla Fox, al New York Times al Guardian, passando per Le Monde, sembrano lontanissimi. E sono passate solo due settimane. Nel mezzo, una serie di grane che hanno smorzato l’entusiasmo dei più. Prima il caso Tavolazzi, epurato dal Beppe Grillo ma scelto dal sindaco di Parma come direttore generale del Comune. Il braccio di ferro tra i due ha fatto emergere lo “scandalo” Gianroberto Casaleggio, per molti la vera anima politica del Movimento 5 Stelle che aveva commentato la scelta di Pizzarotti sul blog di Grillo come «incompatibile e politicamente ingestibile». Nel frattempo, Pizzarotti ha dovuto fare i conti con i primi passi da sindaco, a partire dalla squadra degli assessori. Tutto era iniziato quattro mesi fa in pieno metodo grillino: partecipazione diretta e valorizzazione delle competenze, con curriculum da inviare via mail. Oltre 350 i cv arrivati, ma solo una ventina quelli attualmente pubblicati sulla bacheca del Movimento 5 Stelle di Parma.

Si tratta solo di candidati: a 15 giorni dal voto, nessun nome ufficiale è ancora stato diffuso e la prima riunione del consiglio, molto attesa dati i temi spinosissimi da affrontare (i milioni di crediti che il Comune ha verso le imprese, per esempio, o l’inceneritore da riconvertire) è fissata per il 14 giugno. Intanto per rassicurare i cittadini, Pizzarotti, attraverso un video su Youtube, ha ufficializzato la nomina del nuovo assessore al Bilancio, il commercialista Gino Capelli. Non si tratta di un cittadino qualsiasi che ha spedito un curriculum via mail (anche perché non compare nella lista online), ma di uno dei massimi esperti di crac finanziari (dal suo studio si levarono i primi dubbi sul caso Parmalat). A lui il delicatissimo compito di gestire il debito della precedente amministrazione. E i noti esperti a livello nazionale e internazionale che dovevano offrire gratuitamente le loro consulenze? All’annuncio trionfale non è seguita alcuna comunicazione. E Valentino Tavolazzi? Dopo aver puntato i piedi per lui, anche a costo di scontentare Grillo, Pizzarotti ci ha ripensato: «Per il momento la pianta organica non prevede la figura del dg, mancano le risorse». Il motivo? Oscuro. Qualcuno dà la colpa al regolamento comunale, che esclude dal ruolo di direttore generale chi non è laureato in Giurisprudenza. Potrebbe darsi, dato che Tavolazzi è un ingegnere.

«Ma anche Carlo Frateschi, ex direttore generale del Comune, era laureato in Ingegneria. Si tratta evidentemente di una scusa» commenta a Tempi.it Giorgio Pagliari, ex capogruppo del Pd nel consiglio comunale parmense. «La mia impressione è che Pizzarotti sia oggettivamente in difficoltà. Capisco che si tratti di un impatto difficile e che sia necessario ambientarsi. Tanto più perché credo che lo stesso sindaco, all’inizio della campagna elettorale, non immaginava che avrebbe davvero rivestito questo ruolo. Ma il tempo stringe, mancano dieci giorni e la giunta deve iniziare a operare. Di certo non stiamo assistendo all’inizio scattante che il sindaco aveva lasciato intravedere». Questo ritardo non sarà anche causato dal braccio di ferro con Beppe Grillo? «Io ho il dubbio che in questa prima fase sia stato fatto un po’ di teatrino. Un contrasto mediaticamente funzionante tra Grillo e Casaleggio da una parte e il sindaco che rivendica le sue scelte in autonomia dall’altra e rifiuta l’accusa di essere eterodiretto dal “guru” del movimento. Staremo a vedere». Di certo è un silenzio difficile quello del neo-sindaco. Perché sul caso Tavolazzi si gioca soprattutto un principio di trasparenza di matrice grillina, che – se non rispettato – costerebbe molto in termini di immagine. Anche perché attaccarsi a un cavillo (la laurea in ingegneria) dopo che Casaleggio ha ribadito, con una lettera al Corriere della Sera, il suo ruolo di primissimo piano nelle scelte – anche politiche – del Movimento, suona un po’ come una resa incondizionata.

Tre giorni prima del ballottaggio, Tavolazzi parlava con Pizzarotti del bilancio del Comune di Parma, a cui stava già lavorando. E adesso? Rintracciato da Tempi.it, è laconico: «Ho saputo del cavillo legato al titolo di studio leggendo i giornali. Non so nulla. Non ho ricevuto alcuna indicazione da parte del sindaco». Di chi è la colpa? «La mia espulsione ha aperto una frattura nel Movimento. Poi Casaleggio l’ha allargata con il post su Parma, mettendoci sotto i riflettori dei media e esponendo il fianco ai partiti, che ora agitano la sua interferenza con le prerogative istituzionali di un sindaco. E ciò accade nel momento di massimo successo del M5S e proprio quando Federico deve agire per risolvere i problemi di Parma. Il M5S non è la playstation di Casaleggio».

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1 Commenti

  1. Mappo says:

    A Parma mi sembra che tutto vada come doveva andare. Da un lato un branco di dilettanti un po’ illusi e un po’ giacobini che si rendono conto di essere finiti in un gioco più grande persino della loro ingenuità. Dall’altro gli squali alla Casaleggio che cercano di monetizzare il successo alla faccia dei fessi che li hanno votati. Nel mezzo i parmigiani che presto dovranno invidiare i loro corregionali che in fin dei conti si sono beccati “solo” un terremoto. A quando la nomina del Commissario straordinario a Parma?

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