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Papa Francesco in Corea del Sud che «da terra di missione è divenuta terra di missionari»

giugno 30, 2014 Redazione

La Chiesa è arrivata nel XVIII secolo, e per anni si è retta solo sulla testimonianza dei laici, anche sotto le persecuzioni. Monsignor Parolin ne ha raccontato la storia e spiegato il viaggio pontificio

chiesa_in_corea2Se c’è un Paese che rappresenta un esempio della fecondità del Vangelo per l’uomo e la società, questo è la Corea del Sud. È per questo che presto ci andrà in visita papa Francesco, che dal 13 al 18 agosto sarà nel Paese asiatico per incontrare i giovani del continente più popoloso al mondo radunati alla giornata della gioventù di Daejeon.
In vista di quel viaggio, ieri il Corriere della Sera ha pubblicato la prefazione al libro di Vincenzo Faccioli Pintozzi Giovani e martiri in Asia: la missione di Papa Francesco in Corea, a firma del segretario di Stato vaticano Pietro Parolin. Il cardinale ha ricordato il modo in cui il cristianesimo è entrato nella penisola nel XVIII secolo, «quando alcuni eruditi coreani alla corte cinese sono entrati in contatto con i testi biblici e, tornati in patria, hanno iniziato a studiare autonomamente la dottrina cristiana. Nel 1784 uno di loro venne inviato a Pechino per essere battezzato dai sacerdoti cattolici; al suo rientro battezzò gli altri membri del gruppo. Fino all’arrivo dei primi missionari francesi nel 1836, la comunità si resse unicamente sulla fede  sulla testimonianza dei laici».

PERSECUZIONI E CONCILI. La dottrina cristiana fece breccia nel Paese risanando la vecchia società gerarchizzata, insegnando uguaglianza e cultura del perdono in una terra ancora divisa in classi sociali, nobili e schiavi. «Anche il periodo doloroso della persecuzione (secoli XVIII-XIX) non ha sradicato nei fedeli coreani né il coraggio della testimonianza, né l’amore al proprio popolo, come dimostra la vita dei martiri che papa Francesco va a beatificare dopo quelli canonizzati dal santo Giovanni Paolo II. L’amore a Cristo e l’amore al proprio popolo, la fede e la traduzione sociale di essa sono state le caratteristiche costanti della Chiesa coreana durante l’occupazione giapponese e durante la guerra coreana, che ha diviso in due la penisola. La Chiesa ha sempre avuto a cuore il bene del Paese. E dopo il Concilio Vaticano II ha contribuito allo sviluppo – con l’impulso verso la democrazia e la giustizia – in un modo ancora più evidente».
Per queste ragioni negli ultimi 50 anni i cattolici in Corea sono passati dall’1 all’11 per cento della popolazione. E, come disse l’ambasciatore coreano presso la Santa Sede, «la Corea è forse l’unico Paese al mondo dove la Chiesa cattolica cresce di pari passo con lo sviluppo economico. Spesso si dice che, con l’aumento del benessere economico e del materialismo, la fede diminuisce. La Corea sfata questo binomio perché con la crescita economica è cresciuta anche la fede cristiana».

«ORA È TERRA MISSIONARIA». A Seul si sono da poco si sono concluse le celebrazioni per i cinquant’anni degli accordi siglati tra lo Stato asiatico e la Santa Sede, un momento che dettò il ritmo allo sviluppo della comunità cristiana locale, che «fecondata dal sangue dei martiri e grazie alla garanzia di una piena libertà religiosa», continua Parolin, «si è ormai trasformata in una pianta rigogliosa con tanti rami e la Corea, da terra di missione, è diventata a sua volta missionaria».
Per questo il Papa, nel suo viaggio verso le periferie esistenziali e geografiche, incontra con interesse questa terra, da coinvolgere ancora più da vicino nell’opera di evangelizzazione. «Il Vangelo in Corea non è stato portato da conquistatori o missionari stranieri: è un messaggio che gli stessi coreani hanno cercato e diffuso, ed è divenuto la base di un grande sviluppo umano ed economico. Nella storia della Corea si tocca con mano che il Vangelo è capace di assimilarsi e maturare in qualunque cultura, rispondendo alle attese e alle aspirazioni più profonde dei popoli».
Per questo il Paese può diventare un luogo da cui la fede possa propagarsi verso il resto dell’Asia e, nello specifico, anche la Corea del Nord. E il viaggio del Papa, un’occasione per avvicinare tanti al messaggio del Vangelo: «Il Pontefice giunto dalla “fine del mondo” è amato in ogni terra. È impressionante constatare che, dopo averlo visto esprimere la sua carità, la sua gioia, l’amore ai malati e ai poveri, molti coreani (e non solo) si stanno interessando alla fede cattolica per farsi battezzare».

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