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Occidente, impara dal Vietnam, «dove fioriscono le vocazioni grazie alle famiglie e alla vita in comunità»

luglio 9, 2014 Benedetta Frigerio

Intervista al vescovo Paul Bui Van, presidente della Conferenza episcopale del Vietnam ci racconta la situazione dei cattolici, spesso ostacolati dal regime. «Il pericolo oggi? Il consumismo»

Nonostante il regime comunista controlli e limiti da anni la Chiesa cattolica, che oggi conta circa 5 milioni di fedeli, in Vietnam sono fiorite tremila vocazioni religiose. Se poi si pensa agli ultimi dati italiani del 2008 che parlano di 5.646 seminaristi, con un aumento degli stranieri, su circa 21 milioni di cattolici praticanti, il dato vietnamita risulta davvero «un bel mistero di Dio», come dichiara a tempi.it Paul Bui Van (foto a destra), vescovo della diocesi di Ho Chi Min e presidente della Conferenza episcopale del Paese.

«VOCAZIONI IN AUMENTO». Anche se al Sud il controllo dello Stato è diminuito rispetto al passato, le attività del clero e dei laici sono controllate, l’evangelizzazione è ostacolata e i beni ecclesiali sono ancora sotto pressione. Ma nonostante questo «le vocazioni sono cresciute grazie alla vita delle famiglie – continua il vescovo – che hanno continuato a vivere con fervore la fede. Anzi, si può dire che le difficoltà abbiano accresciuto il loro attaccamento al Signore».

vietnam-Paul- Bui-VanL’IMPORTANZA DELLA FAMIGLIA. «Sono padri e madri che vanno a Messa quasi quotidianamente, che mettono Dio al centro della loro giornata e che parlano ai loro figli sin da piccoli della vocazione religiosa come un dono da accogliere». La vita semplice e i figli considerati come una possibilità, e non un fastidio, hanno contribuito a mantenere il numero medio di tre o quattro figli per nucleo, «anche se prima del trasferimento massiccio dalle campagne alle città i componenti erano anche di più». In ciascuna famiglia, poi, c’è ancora almeno un seminarista o un religioso: «I primi sono tremila in tutto ma i secondi ancora di più: solo nella mia diocesi sono circa 500 i religiosi mentre le religiose sono addirittura tra le 4 e le 5 mila».
Oltre alla preghiera e all’insegnamento del catechismo, «la vita è concretamente vissuta in obbedienza a Dio. Tutte queste religiose sono figlie di madri devote, umili, che servono la loro famiglia con gioia». Il vescovo racconta che esiste un’associazione di mamme cattoliche presente in ogni diocesi, «in cui le spose si trovano a condividere la loro responsabilità, educandosi ad essere mogli e madri e a vivere una vita semplice, fatta di comunione e preghiera».

PEGGIO DEL MARXISMO. Preghiera, semplicità, educazione: sarebbero questi i segreti per una «pastorale familiare efficace. E oggi più che mai necessaria di fronte a qualcosa che ci spaventa di più del marxismo e dell’ateismo teorico». Bui Van si riferisce «all’ateismo pratico, che sta arrivando anche qui e che è più pericoloso di qualsiasi regime precedente. Di fronte alle persecuzioni i cristiani hanno sempre fortificato la loro fede, ma il consumismo, la nuova ideologia materialista, che si diffonde tramite la televisione e internet, non negando Dio teoricamente ma allontanandolo dall’azione quotidiana è più dannoso perché non immediatamente percepibile come tale». Ma come pensano di proteggere la Chiesa i vescovi? «Alimentando la fede all’interno della famiglia, il bersaglio principale dell’individualismo. Incontro tutti i giorni i pastori, vado nelle parrocchie quasi quotidianamente a celebrare i sacramenti e a conoscere i fedeli e invito i parroci a venire qui da me».

«FURBIZIA DEL DEMONIO». Innanzitutto serve una «vita di comunità: dico loro di stare con le famiglie, di continuare a insegnare loro il catechismo, di aiutare i genitori ad avere il coraggio di dire no di fronte alle lusinghe del mondo, di sostenere la speranza della gente. Ma soprattutto di pregare molto: ci vuole tanta grazia per riconoscere questa nuova furbizia del Demonio e quindi per respingerla». Da questo punto di vista papa Francesco «ci sta aiutando molto, richiamandoci a una vita sobria, condivisa e gioiosa». Perché il cristianesimo c’entra molto «con il modo in cui si vive, per questo oggi più che mai, di fronte al consumismo sfrenato, per non perdere la fede bisogna mantenersi semplici ed essenziali».

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4 Commenti

  1. filomena scrive:

    Faccio presente che si può vivere bene anche senza cristianesimo ma giustamente anche senza adorare il Dio denaro. I messaggi di Papa Francesco possono essere benissimo interpretati ed applicati laicamente soprattutto quelli legati alla tolleranza e all’accettazione dell’altro cosí com’è senza avere la pretesa di imporgli una fede che non ha.

  2. Davide scrive:

    Filomena, se lo faccio laicamente lo faccio per un ideale. Se lo faccio per Gesù lo faccio per una persona che mi vuole bene, lo faccio più volentieri. Se non hai avuto una buona esperienza con gli amici di Gesù, i cristiani, mi dispiace. Mi dispiace per te e per chi ti ha deluso.
    Non mi appassiona fare il bene per un semplice ideale, non mi porta a nulla di definitivo. Mi sembra fine a sé stesso.
    ciao

  3. Shiva101 scrive:

    E’ una grande tristezza vedere ancora una volta le radici e la cultura di un popolo messe a rischio e contaminate dalla chiesa.

  4. Piero scrive:

    Mimì e cocò ci hanno sfornato le loro pillole di saggezza…… come faremmo senza di loro ?

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