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Numero di adozioni in calo. «Le famiglie vanno seguite prima, durante e dopo»

gennaio 13, 2012 Daniele Ciacci

Anche nel mondo delle adozioni c’è aria di recessione. E la crisi economica ha portato molti a scoraggiarsi. Numeri e opinioni degli esperti del settore. Alda Vanoni, fondatrice di Famiglie per l’accoglienza: «Il vero problema sta nella formazione e nell’accompagnamento. Le famiglie vanno sostenute dentro una ricca rete di associazionismo familiare».

L’Italia, nel mondo, ha da sempre un primato. La gente del Belpaese è, in media, più generosa delle altre famiglie europee e adotta bambini stranieri con maggiore frequenza. A questo dato si accompagna la progressiva sterilità che colpisce l’Occidente – una famiglia su quattro ha problemi di fecondità in Italia – che, tuttavia, non basta a spiegare l’incremento delle coppie che realizza le adozioni. Rispetto al primo semestre del 2010, il numero di adozioni è cresciuto di ben 223 unità. Di questi, molti sono minori già “grandi” – in media di 6,1 anni – e con gravi handicap. 

Ma pure sulle adozioni c’è aria di recessione. Come afferma Maria Novella de Luca su Repubblica del 10 gennaio 2012, sono diminuite le richieste di idoneità: «Calo del 26 per cento nel Veneto, dimezzati in Emilia Romagna, dove i decreti sono passati dagli oltre 400 del 2007 ai 229 del 2010, mentre in Toscana si è avuto un crollo del 13 per cento delle domande di adozione». Si va a delineare, per i prossimi anni, un periodo grigio per le adozioni internazionali.

L’iter che si deve percorrere, per le adozioni, continua ad essere tormentato ed è fra quelli che richiedono maggiori tempi di attesa in Europa. Il colloquio con il tribunale dei minori, le indaghi, i test psicologici. I tempi lievitano e le famiglie spesso abbandonano il loro progetto. Marco Griffini, presidente dell’Ai.Bi. (associazione amici dei bambini), parlando con tempi.it, sottolinea che «il numero effettivo di adozioni non diminuiranno nel 2012, perché bisogna assorbire esuberi di due, tremila unità. Ma stanno calando le richieste. Chi adotta è malvisto dalla società, questo è evidente. Poi, c’è la crisi economica. A mio parere, però, il vero dramma sta nei tempi d’attesa. Troppo lunghi. Le coppie si scoraggiano e si disperdono».

Come risolvere il problema? Ragiona Griffini: «Aboliamo l’idoneità giudiziaria. Quando un uomo e una donna si vedono padri e madri di un figlio non loro, sono di per sé idonei». Forse una posizione un po’ troppo forte. Anche perché, se da una parte le richieste di idoneità diminuiscono, rimane stabile il numero di minori che entrano in Italia. «È un dato positivo, perché significa che, al di là delle intenzioni o dei desideri più o meno realistici delle famiglie, ci sono ingressi concreti di minori» dice Giorgio Cavalli, membro del direttivo nazionale dell’associazione Famiglie per l’accoglienza. «È vero, le richieste di idoneità sono diminuite. Ma, delle famiglie richiedenti, molte raggiungono poi la possibilità di adozione. Sta diminuendo la dispersione delle coppie lungo l’iter burocratico per l’idoneità, perché soltanto quelle realmente consapevoli richiedono l’adozione».

Quindi, le percentuali in diminuzione non spaventano. «Il numero delle coppie è leggermente diminuito, ma il numero di bambini entrati in Italia è aumentato. Significa che vengono proposte adozioni di fratelli. E spesso vengono accettate». A parlare è Alda Vanoni, fondatrice di Famiglie per l’accoglienza: «Il vero problema sta nella formazione e nell’accompagnamento. Le famiglie vanno seguite prima, durante e dopo l’effettiva adozione, per essere sostenute dentro una ricca rete di associazionismo familiare».

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