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«Non è grave che Scalfari non abbia capito papa Francesco, è grave che gli attribuisca cose che non ha detto»

settembre 18, 2013 Redazione

Dopo la lettera a Repubblica, nei suoi scritti e in tv il fondatore attribuisce al pontefice frasi che non ha mai detto su relativismo, panteismo e rottura con Wojtyla e Ratzinger

Ma Eugenio Scalfari cosa ha capito della lettera che papa Francesco gli ha inviato? A leggere e a vedere certi suoi interventi in tv viene il sospetto che il fondatore di Repubblica si spinga in interpretazioni che offendono il buon senso. Ci è o ci fa? Già nella sua prima risposta al Pontefice aveva cercato di contrapporre papa Francesco ai suoi predecessori, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI («Queste parole sono al tempo stesso una rottura e un’apertura; rottura con una tradizione del passato, già effettuata dal Vaticano II voluto da papa Giovanni, ma poi trascurata se non addirittura contrastata dai due pontefici che precedono quello attuale; e apertura ad un dialogo senza più steccati»).
Oggi, poi, un lettore di Avvenire in una lettera al quotidiano nota giustamente: «Non è grave che Scalfari non abbia capito, è grave che abbia cercato di attribuire al Papa ciò che non ha detto».

Il lettore racconta di aver assistito alla puntata di Otto e Mezzo andata in onda venerdì 11 settembre su La7, in cui la conduttrice Lilly Gruber ha intervistato Scalfari. Questi, parlando della lettera del Papa, ha detto testualmente: «Il Papa dice: la verità non è assoluta, è una verità di relazione, ciò vuol dire che i cattolici giudicano dal loro punto di vista… papa Francesco accetta che la verità anche per i credenti è sempre un verità in relazione al loro giudizio; per i non credenti la verità è la propria coscienza e quindi l’autonomia. Il suo predecessore disse che il relativismo è il nemico principale della fede, lui (Francesco) non dice questo, dice il contrario».
E ancora: «Gli ho anche detto che quando la nostra specie finirà non ci sarà più nessuno che potrà pensare a Dio e quindi Dio sarà morto. Lui mi ha risposto dicendo… che quando la nostra specie finirà a quel punto la luce di Dio entrerà tutta in tutti, il che vuol dire che Dio non diventa più trascendente ma immanente. Vuol dire che Dio si identifica con le anime. E questa è l’immanenza, non è più la trascendenza».

Ora, il Papa ha detto ben altro. E cioè questo: «Mi chiede se il pensiero secondo il quale non esiste alcun assoluto e quindi neppure una verità assoluta, ma solo una serie di verità relative e soggettive, sia un errore o un peccato. Per cominciare, io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verità “assoluta”, nel senso che assoluto è ciò che è slegato, ciò che è privo di ogni relazione. Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l’amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Dunque, la verità è una relazione! Tant’è vero che anche ciascuno di noi la coglie, la verità, e la esprime a partire da sé: dalla sua storia e cultura, dalla situazione in cui vive, ecc. Ciò non significa che la verità sia variabile e soggettiva, tutt’altro. Ma significa che essa si dà a noi sempre e solo come un cammino e una vita. Non ha detto forse Gesù stesso: “Io sono la via, la verità, la vita”? In altri termini, la verità essendo in definitiva tutt’uno con l’amore, richiede l’umiltà e l’apertura per essere cercata, accolta ed espressa».

E questo: «Nell’ultima domanda mi chiede se, con la scomparsa dell’uomo sulla terra, scomparirà anche il pensiero capace di pensare Dio. Certo, la grandezza dell’uomo sta nel poter pensare Dio. E cioè nel poter vivere un rapporto consapevole e responsabile con Lui. Ma il rapporto è tra due realtà. Dio – questo è il mio pensiero e questa la mia esperienza, ma quanti, ieri e oggi, li condividono! – non è un’idea, sia pure altissima, frutto del pensiero dell’uomo. Dio è realtà con la “R” maiuscola. Gesù ce lo rivela – e vive il rapporto con Lui – come un Padre di bontà e misericordia infinita. Dio non dipende, dunque, dal nostro pensiero. Del resto, anche quando venisse a finire la vita dell’uomo sulla terra – e per la fede cristiana, in ogni caso, questo mondo così come lo conosciamo è destinato a venir meno -, l’uomo non terminerà di esistere e, in un modo che non sappiamo, anche l’universo creato con lui. La Scrittura parla di “cieli nuovi e terra nuova” e afferma che, alla fine, nel dove e nel quando che è al di là di noi, ma verso il quale, nella fede, tendiamo con desiderio e attesa, Dio sarà “tutto in tutti”».

Quindi, nota giustamente il lettore Brizio, «papa Francesco ha detto e scritto che la Verità è una relazione (tra un io e un tu: Quid est veritas? Vir qui adest) e non che è relativa come suggerisce Scalfari. Il papa rimanda ancora al concetto di relazione-rapporto per rispondere all’altro punto sulla scomparsa dell’uomo sulla terra e in nessun modo scade in una visione panteistica di una luce di Dio che si stempera nelle anime. Dire che Dio sarà “tutto in tutti” non è la stessa cosa che dire che la luce di Dio sarà tutta in tutti e che si identifica con le anime».

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7 Commenti

  1. Valeria46 scrive:

    Ci sono persone che si pongono davvero molte domande di grande importanza per la vita e questo va molto bene se fossero sinceramente interessate ad una risposta rischiando di considerare anche qualche cosa di diverso da cio’ che pensano. Purtroppo ce ne sono anche molte che non sono interessate ad un vero dialogo ma desiderano solamente essere confermati nei loro pensieri travisando anche cio’ che gli viene detto. Non ho simpatia per Scalfari ma spero che vorra’ meditare seriamente su quello che ha detto Papa Francesco e continuare a dialogare con Lui, magari in privato dove uno non e’ obbligato a mantenere il cliche’ di colui che sa tutto.

  2. Italo Sgrò scrive:

    Ma potevamo seriamente pensare che Scalfari non avrebbe rigirato a proprio uso e consumo (e di quello dei suoi 25 lettori), il pensiero di papa Francesco? Credo che lo stesso Pontefice si rendesse conto di questa quasi certa evenienza.

    Non era presumibile un’immediata conversione al cattolicesimo romano di Scalfari. Questa potrà augurabilmente avvenire in seguito, quando l’uomo, solo al cospetto di Dio nell’intimo della propria coscienza, rifletterà più approfonditamente su quanto amabilmente il papa gli ha scritto. E’ ovvio però che sarà faticoso per Scalfari, dopo anni e anni di autoconvincimento della falsità della religione cattolica e dopo aver addirittura costruito attorno a questo falso convincimento un mondo di relazioni, una carriera e un ambito di potere mediatico, uscire dal deserto della propria anima per andare incontro alla fonte viva che lo attende al Pozzo di Sichar.

    Faticoso, ma non impossibile, come sappiamo, perché tutto è possibile a Dio, tutto è possibile a chi crede.

    Per questo è importante che sosteniamo Eugenio Scalfari nel suo cammino verso il confessionale, con la nostra preghiera e la nostra mortificazione.

  3. Corrado Brizio scrive:

    Una precisazione.
    ho voluto guardare la trasmissione su La7 proprio mosso dalle domande di Scalfari e dalla grandiosa e umile risposta di Papa Francesco. Lo stesso interesse che mi ha mosso a guardare la trasmissione, di fronte all’argomentare di Scalfari, mi ha provocato per scrivere la lettera ad Avvenire. Quanto ho voluto riportare non toglie nulla a quanto con profondità dice Don Carron nella sua lettera a Repubblica: “Il dialogo tra il Pontefice e il giornalista – così fuori dagli schemi soliti eppure così affascinante – è un grande aiuto alla strada che dobbiamo percorrere tutti: ciascuno deve paragonare la propria esperienza del vivere con quel desiderio di luce – di verità…-, che ci costituisce”. Per questo ho guardato la trasmissione e per lo stesso motivo mi sono permesso di scrivere ad Avvenire.
    Cordialmente

  4. Nicola scrive:

    E’ vero quello che dite!

    Il Papa secondo me ha scelto di proposito non di dialogare, ma di mettere a confronto due esperienze con chi la pensa diversamente.( Carròn )

    Il vostro problema è di essere sapienti e di sapere tutto quindi non capaci di essere liberi come i farisei del tempio che si scandalizzavano di Gesù (cieco nato,la Maddalena,Matteo,Zaccheo ecc) quando praticava la cultura dell’incontro.

    Grazie

    • Paolo2 scrive:

      Luca, che cos’è che non capirebbe Tempi di ciò che sta accadendo….?
      Nicola, perchè dall’articolo sopra deduci che Tempi (immagino che il “vostro” sia rivolto alla testata) non è libero ma è come i farisei del Tempio….?
      Ma avete letto quello che Scalfari ha detto (8 e mezzo) e scritto (Repubblica) DOPO la risposta di Papa Francesco? Perchè è nel merito di esse argomenta l’articolo.
      Non è certo il metodo del Papa quello che vuole criticare.
      E pur essendo una redazione di cinici farisei ipocriti che osa maliziosamente avanzare qualche dubbio sulle innocenti intenzioni iniziali di una persona così aperta, umile, indifesa e sinceramente curiosa come Scalfari, neanche su tali dubbi mi sembra più di tanto calcare la mano.
      Quindi, dopo aver di nuovo letto le successive incredibili, macroscopiche ed evidenti manipolazioni di ciò che il Papa ha detto tentando davvero, dal canto suo, di instaurare un confronto sincero, mi domando: i vostri commenti sono un semplice dar fiato alla bocca (o battere a caso sui tasti della tastiera se preferite) o hanno qualche altra ragione a me, povero ingenuo, totalmente sfuggita che non sia il vostro pregiudizio??

  5. luca scrive:

    Ancora una volta “Tempi” dimostra di capire poco di quel che sta accadendo.
    Quem Jupiter vult perdere, prius dementat.
    Per fortuna qualcuno che abbia capito c’è: http://www.repubblica.it/la-repubblica-delle-idee/polis/2013/09/18/news/l_uomo_moderno_alla_ricerca_della_luce-66791790/?ref=search

  6. Giovanni Angelone scrive:

    Il fatto rilevante è la stima che il Papa ha per lui come Giussani quando diceva: “Guarda che io, quando parlo con uno, la mia autocoscienza è totalmente piena dell’interlocutore”

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