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Nella lite da cortile tra Carofiglio e Ostuni, la cosa più furba l’ha detta mamma coniglietta

ottobre 1, 2012 Francesco Amicone

Il recensore si permette una critica, lo scrittore querela (per fare beneficenza, ovviamente). In realtà un colpevole ci sarebbe (Berlusconi, ovviamente). Ma per chiudere la vicenda basterebbero le battute del cartone Bambi e Cechov

Cosa c’è di più avventato per un recensore? Dare dello «scribacchino mestierante» a un magistrato che scrive «legal thriller» o criticare l’opera di uno scrittore di «legal thriller» che è anche un magistrato? Vincenzo Ostuni, intellettuale Tq (movimento cultural-generazionale a vocazione ribelle), editor di Ponte delle Grazie, li ha attaccati entrambi, ovvero il magistrato-senatore piddino Gianrico Carofiglio e il suo ultimo romanzo Il silenzio dell’onda.

LA CRITICA SU FACEBOOK. Per George Orwell, che fu scrittore ma anche recensore, l’errore di Ostuni sarebbe stato anche quello di parlarne “gratis”, del libro di Carofiglio. A scatenare lo scrittore-magistrato del Pd, infatti, è stato un post sulla bacheca di Facebook dell’intellettuale Tq. All’indomani dell’assegnazione del Premio Strega di quest’anno, Ostuni, dopo aver definito l’opera vincente di Alessandro Piperno «un libro profondamente mediocre», «una copia di una copia, un esempio prototipico di midcult residuale», è passato all’attacco del terzo classificato, Carofiglio: «Ha rischiato di far troppo bene anche un libro letterariamente inesistente, scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di responsabilità dello stile, per dirla con Barthes». Ostuni è editor della casa editrice del romanzo secondo classificato.

IL MIDCULT RESIDUALE DELL’ANTIBERLUSCONISMO. Mentre Piperno tace, forse un po’ disorientato da quell’«esempio prototipico di midcult residuale», Carofiglio, rettifica o no, chiede a Ostuni cinquantamila euro. Non ha mandato giù, come specifica in un’intervista a Repubblica, l’insulto (mestierante scribacchino) e si è mosso per dovere civile. Il denaro verrà destinato a Save the children. Sono accorsi in aiuto dell’editor squattrinato, contro il querelante filantropo, i “giovani” intellettuali guidati da Gabriele Pedullà e Emanuele Trevi (2°classificato al Premio Strega), che la settimana scorsa si sono incontrati a Roma per fare una lettura di gruppo davanti al commissariato di Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana (Carlo Emilio Gadda). Massimiliano Parente, penna culturale del Giornale, che ha partecipato alla rapida manifestazione, ha raccontato la versione di Trevi. Secondo Trevi, scrive Parente, il berlusconismo ha lasciato in ognuno di noi «una pila d’identità carica, che finisce per scaricarsi sugli oggetti sbagliati, e Carofiglio, come identità, ha una Torre Eiffel interiore». «Carofiglio se l’è presa con Ostuni perché non c’è più Berlusconi». In pratica è colpa di Berlusconi.

LA BACCHETTATA DEL «FIGLIO DEL ‘77».  A infilarsi nella querelle è anche l’editor di Mondadori Edoardo Brugnatelli, il quale spiega che Carofiglio avrebbe impartito a Ostuni «una lezioncina» sulle «buone maniere e la civiltà dei rapporti». «L’ecosistema culturale nel quale viviamo – chiarisce Brugnatelli – ha un bisogno terribile della critica, anche di quella più corrosiva», la quale, secondo l’autodefinitosi “figlio del ‘77”, dovrebbe sottostare comunque alla «regola eterna» che mamma coniglietta spiega a Tamburino nel cartone animato Bambi: «Se non hai nulla di gentile da dire, stai zitto».

UN CLASSICO PER ROTTAMARE QUESTA VICENDA. Tutto potrebbe finire con una donazione di massa a Save the children e con autori di critiche corrosive che ripassano le regole del mestiere guardandosi Bambi. A prescindere dall’happy end, però, per evitare futuri inconvenienti, sarebbe meglio rileggersi un’autorità in materia. Come Anton Cechov  (Senza trama e senza finale, Minimum Fax) che nel 1898 scrisse: «Non è compito degli scrittori accusare, né perseguire, ma prendere le difese di chi, magari colpevole, è stato giudicato e condannato. Si dirà: e la politica? E gli interessi dello stato? Ma i grandi scrittori e artisti debbono occuparsi di politica solo quel tanto che basta per difendersi da essa. Di accusatori, procuratori, gendarmi, c’è n’è già troppi anche senza di loro».

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