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Musy è grave, la prognosi rimane riservata. Le indagini su un “movente oscuro”

marzo 22, 2012 Redazione

Alberto Musy (avvocato, docente di Diritto privato comparato, 45 anni, consigliere regionale Udc) ieri ha subito un attentato. Uno sconosciuto gli ha sparato sotto casa. È stato operato d’urgenza alla testa per ridurre un ematoma che comprime il cervello. È in coma farmacologico, resta in prognosi riservata. I medici sono fiduciosi. Ecco la cronaca.

Alberto Musy (avvocato, docente di Diritto privato comparato, 45 anni, consigliere regionale Udc) è stato operato d’urgenza alla testa per ridurre un ematoma che comprime il cervello. È in coma farmacologico, resta in prognosi riservata e ce la farà. Questa la cronaca dell’attentato che appare oggi sul Corriere della Sera.  

L’ATTENTATO – «Alle 8 del mattino, Alberto Musy, avvocato e consigliere comunale dell’Udc, torna nella sua casa di via Barbaroux dopo aver accompagnato le figlie all’asilo Sant’Anna. Lascia l’auto in doppia fila con le quattro frecce, è questione di un momento. Quella sosta non è prevista, deve solo riprendere l’i-Pad lasciato in carica per poi correre in ufficio. Nell’androne trova un uomo con un casco bianco in testa, la visiera abbassata, avvolto in un lungo soprabito. Ha citofonato a una vicina di casa dicendo di avere un pacco da consegnare, e si è fatto aprire. I due parlano, forse Musy gli chiede conto della sua presenza. La risposta è un colpo di pistola a bruciapelo che gli spappola il polso destro e si conficca nel soffitto di pietra. L’ex candidato sindaco di Torino si rifugia all’interno del piccolo cortile. Altri spari, fino a vuotare il tamburo di una P38. Due proiettili contro il muro, uno che di rimbalzo ferisce l’avvocato alla testa, altri che lo colpiscono ancora alla spalla destra e alla schiena. L’attentatore raccoglie il pacco, altro mistero di una vicenda misteriosa, e si allontana. Angelica, la moglie, è nella cucina dell’appartamento all’ultimo piano con la bambina più piccola e la tata. Sentono gli spari che rimbombano tra i muri spessi della palazzina d’epoca, si affacciano alla balaustra. Lo vedono riverso tra i primi gradini delle scale e la rastrelliera della bicicletta. I vicini si precipitano con garze e bende d’emergenza. Sono loro che sentono dire a Musy “mi ha seguito”, ultima frase pronunciata prima di perdere i sensi, ma anche qui non è chiaro se riferita a un pedinamento o alla sua tentata fuga nel cortile».

CHI HA SPARATO? – «Con il passare delle ore il timore di un ritorno del terrorismo comincia a diradarsi, finisce in fondo alla lista dei possibili moventi. Non ci sono fatti concreti che lo escludano, solo deduzioni basati sulla vita e le opere di un uomo benvoluto da tutti, mai aggressivo, mai portatore di posizioni estreme». «l’agguato è così strano da lasciar spazio a ogni supposizione, anche quella di un errore, con Musy nel ruolo della persona sbagliata al momento sbagliato.Magari in modo maldestro, ma l’attentatore ha sparato per uccidere. Nelle immagini della telecamera del ristorante di fronte sembra davvero un Pony express con tanto di misterioso pacco, viene notato da alcuni testimoni al vicino mercato di corso Palestro prima e dopo l’imboscata. Nessuno vede un possibile complice, nessuno nota una moto per la fuga. Così, quasi per esclusione, non resta che il “movente oscuro”, come viene definito dal ministro dell’Interno Anna Cancellieri, una sorta di eufemismo per dire che si indaga nella sfera privata e professionale di Musy».

LE INDAGINI – «Da oggi verrà setacciata l’attività del suo ufficio legale, uno dei più noti a Torino, alla ricerca di qualche motivo di attrito. La moglie Angelica, a lungo sentita in questura, nega con forza l’esistenza di qualunque problema coniugale».  

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