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Mio figlio Max come Eluana. La vita vera non è un film di Bellocchio

settembre 12, 2012 Benedetta Frigerio

La madre di Max Tresoldi, miracolosamente risvegliato nel 2001 dopo dieci anni in stato vegetativo, elenca le falsità della pellicoloa Bella Addormentata di Marco Bellocchio: «Egoista e chi non accetta più i figli quando non sono perfetti»

«Mi sono sentita offesa quando ho letto che il regista Bellocchio ha descritto le madri delle persone in coma vegetativo come delle schizzate egoiste. Dite al regista che noi non abbiamo tanto tempo per pregare il rosario e strillare, perché la nostra preghiera è spaccarci la schiena in un lavoro silenzioso e incessante per curare con tutto l’amore possibile i nostri figli. Egoista e chi non accetta più i figli quando non sono perfetti». È senza mezzi termini che Ezia Tresoldi, mamma di Max Tresoldi, il giovane che nel 2001 si è miracolosamente svegliato dopo dieci anni in stato vegetativo. La signora accetta di parlare con tempi.it in merito al film Bella addormentata.

LA MEDICINA SONO GLI AMICI. La storia di Max, che nel 1991 entrò in coma e vi rimase nelle stesse condizioni in cui era Eluana Englaro, è quella di uomo e di una famiglia che per dieci anni hanno combattuto con i medici «che pensavano fosse solo un tronco sofferente». «Non lo curavano – racconta mamma Ezia – e ci spronavano a lasciar perdere. Altri, invece, hanno creduto in noi, insieme ad amici e volontari». Max non ricorda molto dei primi anni in stato vegetativo, «ma quando lo riportai, dopo nove anni, nell’ospedale del medico che lo considerava un vegetale si spaventò così tanto che si rannicchiò come un riccio. Era terrorizzato. Accadde l’anno prima che uscisse dallo stato vegetativo. Ora abbiamo la conferma di quello che già sapevamo: che non c’è mai stato un momento in cui lui volesse morire e che era felice per l’amore che aveva intorno a sé, anche quando era in quelle condizioni».
Da subito Ezia decise di lasciare la porta di casa aperta. «Altro che le medicine che lo intontivano. Dopo nove mesi che gliele somministravo, le buttai e iniziarono i primi progressi. Contro i medici staccai il sondino e, anche se ci mettevo tutto il giorno, lo imboccavo». In quella situazione, racconta la donna, fu fondamentale l’aiuto degli amici e il miracolo di Dio. «Per questo non capisco chi continua a parlare di inutili leggi sul testamento biologico. Si battano perché le famiglie abbiamo più aiuti, piuttosto».

IL DOLORE PER ELUANA. Come avete vissuto la morte di Eluana Englaro? «In quei giorni, quando sentivamo la voce di Beppino Englaro provenire dalla tv, Max si irrigidiva. Alzava la mano e, facendo il gesto dell pistola, la puntava verso il televisore. Ha sofferto molto per la ragazza. Perché lui sapeva cosa si prova e cosa avrebbe sofferto Eluana, privata dell’amore delle suore, morendo di fame e sete per volontà del padre. Max non ha mai desiderato di morire. Mai».
Dell’amore gratuito delle suore misericordine non si parla nel film. I cattolici, in generale, paiono dei pazzi agitati e la fede è descritta come un sentimento fragile, tanto che viene abbandonata da una ragazza pro life per l’attrazione fisica verso un non credente. «Ma cosa c’entra questo con la vicenda drammatica di Eluana? Io so solo che le donne con i figli in queste condizioni si sono prese la responsabilità di amare, come dovrebbe essere naturale per ogni madre. Solo che per loro è stata più dura. Il padre di Eluana non voleva che la nutrissero come ho fatto io con mio figlio. Senza sondino. E non voleva che la sua stanza fosse aperta a chi era disposto a farle compagnia». Lei è mai andata a Lecco in quei giorni? «Io no, ma un amico di Max e tanti giornalisti che poi sono venuti a trovarmi mi hanno detto che la ragazza non soffriva. Ricordo che la giornalista di Rai 3, Donatella Negri, andò a Lecco convinta di trovare Eluana in uno stato terribile. Venne poi qui e mi confessò di essersi vergognata: “Io dovevo depilarmi e lei aveva due gambe perfette. Chiesi alle suorine perché. Risposero che loro le facevano anche le sopracciglia e la manicure. La trattavano come una principessa”».

NON E’ UN FILM. Per quanto riguarda il modo in cui viene dipinta la fede nel film, Ezia non si stupisce, perché «è evidente che non sanno che è la cosa più concreta del mondo: senza la certezza dell’amore di Dio, senza la compagnia del Signore in carne e ossa che attraverso gli amici ci sosteneva e senza la certezza che se Lui voleva poteva fare un miracolo, non avrei avuto la forza di fare tanto e Max non sarebbe uscito dallo stato vegetativo facendosi, come prima cosa, il segno della croce». Poteva anche rimanere in quello stato. «Sì, e lo avrei amato lo stesso come ho fatto sin dal primo momento che l’ho concepito. I figli si amano anche quando non sono perfetti. Credo che l’egoismo non sia nostro, ma di chi, come Englaro, non ha accettato di amare la figlia così com’era. Pensiamo che malattia sia uguale a infelicità, ma non è così, noi siamo felici. Lo dicono le foto sulla bacheca di Facebook di mio figlio». Forse Englaro non sosteneva il dolore. «Allora perché non l’ha lasciata alle suore? Perché si batte per l’eutanasia e non per gli aiuti ai genitori?». Lei ha scritto un libro insieme a Lucia Bellaspiga e Pino Ciociola. «Sono felice di averlo fatto. È un impegno in più ma è necessario perché la confusione è troppa. Si mischiano i sentimenti con la realtà. Ma quando finisco le testimonianza in giro per l’Italia e mi sento dire: “Ma noi avevamo capito tutto l’inverso. Non potevamo credere che un padre (che ricordo è uno su migliaia come noi) volesse la morte della figlia viva. Ora abbiamo capito!”, allora mi dico che anche questa nuova fatica ne vale la pena».

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18 Commenti

  1. Sergio scrive:

    Il 25 Luglio la Madonna ha dato a Marija il seguente messaggio:

    “Cari figli! Oggi vi invito al bene. Siate portatori di pace e di bontà in questo mondo. Pregate che Dio vi dia la forza affinche’ nel vostro cuore e nella vostra vita regnino sempre la speranza e la fierezza perchè siete figli di Dio e portatori della Sua speranza in questo mondo che è senza gioia nel cuore e senza futuro perchè non ha il cuore aperto verso Dio, vostra salvezza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

  2. gmtubini scrive:

    Quanti libri dovrà scrivere il signor Englaro per mondarsi la coscienza dall’omicidio della propria figlia?
    Quanti film pieni di menzogne dovrà fare il signor Bellocchio (coi soldi nostri) per rendere ideologicamente accettabile l’omicidio di Stato?

    • Aurora Ignota scrive:

      Gmtubini. Posso rispondere io? Per fautori di morte ne basta uno, ma per coloro la cui coscienza è rimasta cristallina… anche se ci propinassero migliaia di film e libri menzogneri su questi temi… continueremmo a dire: “Sì alla vita!” Se ci fai caso, chi opera il male, ha bisogno del branco per andare avanti, ma chi sta con il Signore, anche se rimane solo, non molla perché la sua coscienza gli basta.
      Per quanto riguarda il signor Englaro invece, non penso lo di debba giudicare. La sua scelta non è approvabile, però bisogna tener conto di quante pressioni avrà subito, in quale stato si trovasse il suo cuore… Non dico che ha fatto bene, dico che ritengo maggiormente responsabili coloro che l’hanno manipolato, ingannato… questi sì che mi sento di condannarli!!! Perché un padre è un padre e nel vedere la figlia così, se non è aiutato dalla fede… può anche cadere, ma chi porta avanti questa ideologia di morte… è diverso!!! Non lasciamoci incantare dai loro falsi pietismi. Chiediamoci invece quanti soldi risparmia lo stato nel fare ammazzare gli ammalati?!!! Altro che pietà!!!!

  3. Stefania scrive:

    Che bellezza questa certa speranza radicata nella fede! Altro che cristiani “bigotti” che amano soffrire!!! Ma si puó vivere e sperare x meno di cosí? Chi desidera la vita e vuol vivere giorni felici…in qualsiasi condizione? IO e lo desidero anche x i miei malati!

  4. emanuela piovesan scrive:

    sia eluana englaro sia welby sono stati sfortunati a nascere in quest’epoca, dove la scienza e la tecnologia si è sviluppata. Mi spiego: se loro fossero nati 100 anni fa non esistevano nè sondino nè la macchina che ventila i polmoni ( non so esattamente il nome) e quindi i due sarebbero morti senza prolungamento della vita artificiale. Perchè questo è stato, un prolungare della vita, non vivere, solo prolungare una vita artificiale. Infatti appena furono staccati il sondino e spenta la macchina Eluana e Welby sono morti poco dopo, non mesi o anni, ma pochi giorni dopo. E dipendere da un qualcosa, da un oggetto materiale non è vita,

    • viccrep scrive:

      emanuela
      a eluana è stata tolta l’acqua e l’alimentazione è morta di sete e di fame.
      lo sai che se non bevi il tuo sangue si ispessisce, la pressione sale i battiti cardiaci pure, la tua pelle si raggrinzisce e sempre peggio fino alla morte.
      I carnefici di eluana la sedavano per diminuirle le sofferenze, loro pensano di non centrare con la sua morte

    • giovanna scrive:

      Veramente, Emanuela, l’articolo su cui commenti, smentisce proprio il fatto che una vita in coma vegetativo, sia una vita artificiale: che ne sappiamo noi? Nessuno può giurare, allo stato attuale delle conoscenze, che Eluana non sia morta terrorizzata da quello che le succedeva e le testimonianze della sua irrequietezza finale , volutamente censurate dalla stampa , qualche dubbio lo farebbero venire.
      Poi, se per te dipendere dagli altri per bere e mangiare è sinonimo di vita artificiale, allora è artificiale anche la vita dei neonati e anche la mia quando sono stata a letto dopo un’operazione importante.
      Se quando ero dipendente dagli altri in tutto e per tutto,per settimane, non fossi stata considerata una persona bisognosa, ma una vita artificiale, sarebbe stato degradante,
      E il padre di Eluana che non ha voluto che la figlia fosse imboccata (l’ha fatto la madre prima di ammalrsi lei stessa) e che non fosse frequentata da amici e volontari, che si sa bene quanto effetto positivo abbiano in quei casi, ha proprio voluto con tutte le sue forze che morisse.
      La sfortuna di welby ed eluana non è stata la tecnica, no, ma vivere in questi tempi barbari che non ci aiutano ad accettare la sofferenza, che COMUNQUE, c’è.
      Scusa, ancora, volevo sottolineare che tutti dipendiamo da un qualcosa: domani mattina uscendo di casa ti potrebbe cadere un vaso di fiori in testa…

      • emanuela piovesan scrive:

        a parte che portare jella non è una bella cosa comunque credo di aver espresso chiaro il mio pensiero e volerlo storpiare facendo paragoni con una bambino appena nato o una persona momentanenamente bloccata a letto mi sembra molto scorretto. Si parla di vita, di vivere la vita propria, esserne partecipi. protagonisti. Prendere decisioni, decidere per il futuro, insomma partecipare il mondo che ci è attorno. Non era così per Eluana e per Welby. Certo che la vita non è solo rose, ma anche spine ma ciò non toglie che la vita è vita quando io decido in prima persona e non devo per sempre delegare agli altri. E ora non tiratemi fuori i pensionati, i disabili etc etc che è tutta un’altra storia. E qui W Le Paraolimpiadi” e spero che si è capito da che parte sono.

        • Alberto scrive:

          Ogni vita è degna di essere vissuta. Erano i nazisti a pensarla diversamente.

        • giovanna scrive:

          non credevo che nel 2012 qualcuno credesse alla “jella”!
          Non volevo affatto” portartela”, visto che non esiste, ma farti riflettere sul fatto che tutti siamo dipendenti da qualcosa, è un dato di fatto inconfutabile.
          Poi , se ti rileggi, sei tu che hai detto che dover dipendere dagli altri per il bere e il mangiare fa diventare la vita una vita artificiale, non io.
          La vita umana è SEMPRE vita umana, altrimenti qualcuno (chi??) dovrebbe fare un elenco delle condizioni che la negano e non so se , per esempio, i malati di alzheimer rientrerebbero nelle TUE condizioni.Per esempio un disabile che va alle paralimpiadi può vivere, uno costretto a letto in coma vegetativo,di cui ogni scienziato onesto sostiene che sappiamo poco e niente,no e via dicendo…ti rendi conto che si tratta di una cosa disumana?

          • emanuela scrive:

            il disabile che vive, ragiona, si rapporta con la mente e con il cuore con il mondo che gli gira attorno non è un disabile bensì una persona sfortunata ! ma le persone come Eluana non più in grado da anni, non da giorni o mesi ma anni di rapportarsi con il mondo esterno beh.. sta alle persone vicine a loro decidere il loro futuro. Eluana non voleva vivere come un vegetale perchè questo era purtroppo diventata. Anch’io se dovessi subire la sua stessa sorte vorrei scrivere a chiare lettere e cubitali di non farmi prolungare questa esistenza artificiale, perchè non è vita.

            • giovanna scrive:

              Scusa emanuela, ma l’hai letto l’articolo sopra?
              Altrimenti cianciamo su impressioni indotte dai media, non sui fatti.
              Ci sono poi, certo non pubblicate su repubblica o corriere della sera, tante analoghe testimonianze di gente che si è risvegliata dal coma o che magari nemmeno era in coma ma con sindrome lockecd-in, che SENTIVA e RICORDAVA quello che apparentemente non sembrava in grado di sentire e ricordare e che se non avesse avuto accanto una madre o un padre amorevole, avrebbe fatto la fine di Eluana.
              Eluana reagiva agli stimoli in maniera decisamente superiore a quello che si è fatto passare, riconosceva la sua suora preferita, aveva un regolare ritmo sonno veglia e tanto altro volutamente oscurato, ma testimoniato da tanti.
              Inoltre, trovami una persona sana di mente e di corpo che si augurerebbe di vivere da malata.
              Ti assicuro che tanta gente che pensa sia meglio centomila volte morire, poi al momento cambia idea e per un welby che ha provocato quel can can mediatico, ci sono mille malati che sperano di non essere abbandonati alla morte dai loro cari, ma di essere assistiti amorevolmente e assiduamente.
              Siamo persone, non vegetali, dal primo all’ultimo istante: questo chiamare un uomo malato col nome di vegetale è offensivo,oltrechè non veritiero, te ne rendi conto?
              Forse no.
              Ma io nemmeno nei miei peggiori incubi mi augurerei che mio padre volesse la mia morte perchè non all’altezza di uno standard stabilito da non si sa chi ed io dovessi rendermene conto nel momento in cui mi fa morire di fame e di sete.
              (concordo comunque con chi dice che dopo la legalizzazione dell’aborto, dobbiamo aspettarci di tutto, peggio che col nazismo)

    • Aurora scrive:

      Emanuela Piovesan, ti faccio notare che Eluana non era attaccata a nessuna macchina. E comunque se vuoi farti un opinione vedi di considerare tutti i fatti e non solo quelli che ti piacciono di più. Eluana, nel momento in cui è stata presa la decisione, non era in grado di esprimere il suo parere. Quindi altri hanno deciso della sua vita. La sua è stata una vera condanna a morte. Un esecuzione. E l’assurdo consiste nel fatto che, mentre tanti feroci criminali si aggirano liberi per la nostra povera Italia che va in malora, una creatura innocente come Eluana, viene condannata a morte per la sola colpa di non potersi più esprimere e muovere come prima. Ti posso anche dire, per esperienza diretta, che non ho mai visto un solo malato, circondato da persone affettuose, che chiedesse di morire. Eluana godeva dell’amore delle suore e questo le riempiva la vita. L’amore è tutto! Non la salute! Altrimenti come spieghi che tanti che sono in salute e pieni di soldi si ammazzano? La risposta si chiama Amore, non morte! Questo comporta un coraggio e una capacità di donarsi che non tutti hanno. Però visto che il Buon Dio ci viene incontro donandoci testimonianze come quelle della mamma meravigliosa di Max, vogliamo tenerne conto o no? O vogliamo continuare a fare come gli struzzi che vedono solo ciò che gli pare?

  5. Giuliano scrive:

    Eluana è stata assassinata e tra li assassini molti scrivono anche qui. Sono tutti di sinistra ed è stata la sinistra che ha voluto e coordinato l’omicidio coprendolo con una campagna mediatica sul falso. Fece lo stesso anche con l’aborto, stà facendo lo stesso per far approvare le coppie omo, tutto il peggio di quello che può fare l’uomo li trova pronti nell’eseguirlo. Fate pena !!! (e anche un pò schifo)

  6. Giuliano scrive:

    precisazione
    Eluana è morta perchè le è stata tolta la alimentazione e l’acqua
    Eluana non era attaccata ad alcuna macchina
    Eluana non aveva spine da staccare
    chi contesta questo è un mentitore e un farabutto

  7. Alberto scrive:

    La cura delle persone disabili o malate terminali non deve essere in alcun modo lasciata alle cure dei soli familiari e alle persone di buona volontà, ma deve essere condivisa dalla società intera. Chi si inventa alibi ideologici per distogliere la collettività da quest’obbligo morale fondamentale è un omicida.

  8. Sergio scrive:

    Il giorno stesso della morte di Eluana la parola di Dio della Liturgia Ambrosiana era: UCCIDE IL PROSSIMO CHI LO PRIVA DEL NUTRIMENTO (Siracide 34,26). La vita non ci appartiene: ECCO TUTTE LE VITE SONO MIE: LA VITA DEL PADRE E QUELLA DEL FIGLIO E’ MIA. (Ezechiele 18,4) Nel Levitico è scritto: NON COOPERERAI ALLA MORTE DEL TUO PROSSIMO. IO SONO IL SIGNORE (Levitico 19,15), perchè, come ci avverte in Genesi: DOMANDERO’ CONTO DELLA VITA DELL’UOMO ALL’UOMO, A OGNUNO DI SUO FRATELLO (Genesi 9,5). IO TI HO POSTO DAVANTI LA VITA E LA MORTE, LA BENEDIZIONE E LA MALEDIZIONE: SCEGLI DUNQUE LA VITA PERCHE’ VIVA TU E LA TUA DISCENDENZA (Deuteronomio 30,19). Scegliamo Dio, scegliamo la vita. Non temeremo nulla.

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