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Milano. Sempre più single, sempre meno famiglie. E quelle numerose sono più rare dei panda

agosto 18, 2014 Elisabetta Longo

Ci si sposa sempre meno col rito religioso e sono ormai rarissime le famiglie extralarge. Anche l’assessore Pd parla di «emergenza vera»

L’anagrafe di Milano ha diffuso i nuovi dati sulla città che si conferma la “capitale italiana dei single”. Le persone adulte non sposate sono più del doppio rispetto alle coppie, ben 379.035 mila contro 164.435 mila. In totale i nuclei famigliari (uniti o meno in matrimonio) sono 718.674 mila.

POCHI FIGLI. Anche sul fronte del numero dei figli per nucleo familiare, i numeri ci dicono che ormai le coppie più numerose sono quelle senza figli o con un figlio solo. I nuclei da quattro persone sono infatti solo 62.776 mila, quelli con cinque persone 15.552. Le cosiddette famiglie numerose sono ormai dei panda. Sono solo 52 in tutta la città. Trentuno di queste sono composte da 10 persone, altre undici arrivano a 11 persone, tre famiglie sono a 12, cinque a 13 e solo due  a 14.

«AMO LA VITA». Repubblica Milano ha intervistato Ciro Gentile, capofamiglia di un nucleo composto da 13 persone: «Amo la vita – dice l’uomo -. Chi ama la vita non vede l’ora di donarla a sua volta. Questo non significa che fare figli sia un dovere, ci sono coppie che non possono averne e che si amano profondamente. Chi invece decide di non figliare non lo capisco». Il fattore economico non può essere una scusante: «Bisogna buttarsi. Chi ci crede, ce la fa».
Per motivare di più le famiglie a fare figli l’assessore alle politiche sociali Pierfrancesco Maiorino (Pd) sta pensando a un nuovo bonus famiglia, come spiega al Corriere Milano: «Sostenere la genitorialità è un’emergenza vera. È un tema che va affrontato. È una questione nazionale, ma vorrei dare un segnale andando a trovare nuove risorse tra i risparmi del Comune di questi mesi».

RITO CIVILE. I numeri diffusi dall’anagrafe rivelano anche che diminuiscono sempre più i matrimoni, in particolare quelli religiosi. Il rito civile viene preferito da due coppie su tre. Dall’inizio del 2014 sono stati celebrati 1.329 matrimoni, e di questi 955 sono stati celebrati in Comune, mentre solo 374 hanno preferito la cerimonia religiosa. Dei matrimoni del 2014, poi, 970 sono stati tra due cittadini italiani, 309 sono stati misti e 150 tra cittadini non italiani. L’età media dei futuri sposi rimane sempre la stessa, 37 anni per gli uomini e 33 per le donne, anche se nel caso di coppie straniere l’età di abbassa di qualche anno.

CINA IN CLASSIFICA. L’ultimo dato che diffonde l’Anagrafe riguarda la classifica dei cognomi più presenti sul territorio milanese. Al primo posto l’italiano Rossi, ma al secondo posto si piazza il cinese Hu, poi Colombo, Ferrari, Bianchi e Russo. Nella top 20 dei cognomi più diffusi ben quattro sono di origine cinese: oltre a Hu, presenti anche Chen, Zhou e Whang.

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45 Commenti

  1. Valentina scrive:

    Io sono per il matrimonio civile. Non mi sposerei mai con nessun rito religioso. Tanto meno con quello cattolico, dato il trattamento che la Chiesa Cattolica riserva ai divorziati, compresi quelli che il divorzio l’hanno subìto a causa dell’abbandono del coniuge.
    Riguardo ai figli, per me due sono più che sufficienti. Mettere al mondo un figlio, anche uno solo, è una grande responsabilità. Occorre in primo luogo avere una posizione stabile per poter allevare un figlio dignitosamente e garantirgli un futuro. Avere figli non è un gioco, in queste cose non ci si può “buttare”. E avere figli non è per tutti: se uno sa che non sarebbe un bravo genitore, è meglio che rinunci ad avere figli, anziché metterli al mondo per allevarli male.
    In ogni caso, decidere di avere figli, decidere quanti averne o decidere di non averne affatto sono scelte privatissime che spettano esclusivamente alle coppie. Tutti gli altri devono starne fuori.

    • francesco scrive:

      mamma mia che zittella acida! neanche l’estate ti riscalda!

    • michele scrive:

      Sono le persone come te la rovina dell’italia tramite la mancanza di ideali ed il minimalismo demografico.

      • filomema scrive:

        Perché gli ideali sono solo famiglia e figli? Magari uno ne può avere anche di altri: solidarietà, giustizia, equità, libertà e tanti altri.

        • mike scrive:

          chi non vuole sposarsi non è solidale verso chi vuole (=non aiuta). e persone così ce ne sono tante. chi non vuole sposarsi non rispetta la libertà di chi vuole, poiché gli mette dei freni cioè gli è di impedimento. e così non favorisce l’equità e la giustizia che sarebbero che chiunque vuole sposarsi debba poterlo fare. e persone così ce ne sono tante.
          chiunque, per qualunque ragione, impedisce ad uomini di sposare donne e a donne di sposare uomini in breve è egoista e di peso alla società e condanna la società a scomparire, anche se magari farà del bene (volontariato,…). e tutto ciò specie se persone così in una società ce ne sono tante. come oggi. sarebbe ora che la gente iniziasse a rendersene conto senza pensare ai cliché ficcati in testa dai media o altro.

          vista da un punto di vista pratico, essenziale, la verità è questa. pura e semplice. il resto chiacchiere.

          giustifico solo chi sente la vocazione religiosa, ed autentica.

          • luca scrive:

            Mike ringrazio che tra di voi ci siano così tante persone del tuo infimo livello culturale, rende la questione veramente palese. ma si possono sparare sciocchezze di questo livello?
            grazie e grazie ancora per far risultare le vostre opinioni così torvamente assurde!

            • mike scrive:

              offendendo non si ottiene nulla. conviene vedere la realtà per ciò che è. per me è che più le idee di sinistra (compreso il consumismo o civiltà del divertimento) si sono diffuse più la società è stata devastata. sotto ogni aspetto, demografico incluso.

          • filomema scrive:

            @Mike
            Ma tu che pontifichi su quello che dovrebbero fare gli altri, sei sposato, quanti figli hai?

          • filomema scrive:

            Lo stesso vale per chi vuole sposarsi che specularmente non è solidale com chi non vuole farlo. Di fatto per sposarsi bisogna volerlo in due e non è che si può sposare qualcuno per solidarietà. Il tuo è un ragionamento infantile del tipo se non ti vuoi sposare sei brutto e cattivo perché così mi togli il giocattolo. Mike vedi di crescere.

            • mike scrive:

              rigirando la frittata senza senso non si ottiene nulla. a parte che non è chiaro in toto cosa intendi, comunque chi vuole sposarsi davvero è solidale ossia comprende che condividere la vita con un’altra persona è cosa bella mentre è brutto non volerlo fare. e questo perché chi così fa se ne frega se qualcuno potrebbe restare solo. chiaro?
              poi che ci siano momenti di incertezza è ovvio, come ho constatato nelle persone sposate. come è ovvio che molti per me non dovrebbero sposarsi. tipo chi lo fa, ha dei figli che poi li ammazza e senza una ragione apparente (cose di questi giorni).
              io poi non sono sposato. e poi non pontifico, esprimo solo una opinione e sono anche pronto a fare marcia indietro basta che mi si dimostri dove sbaglio. per me è molto semplice.

              • filomema scrive:

                @Mike
                Scusa ma sei un po’ contraddittorio. Prima dici che giustifichi chi non si sposa solo se ha la vocazione di farsi prete, poi che comunque tu non sei sposato. Allora hai la vocazione?
                E poi perché gli altri dovrebbero fare quello che tu non fai anche solo per solidarietà?

  2. mike scrive:

    bisogna avere il coraggio, se si parla di un problema, di evidenziarne anche le cause. tutte. si chiama causa ed effetto. per togliere l’effetto occorre togliere la causa o (tutte) le cause. altrimenti il problema resterà o comunque prima o poi si ripresenterà.

    • filomema scrive:

      Vedi nei rapporti umani non funziona sempre la logica dell’uno più uno fa due. Le relazioni sono un tantino più complicate del rapporto causa effetto. Non è che chi non si vuole sposare è brutto, cattivo, egoista e poco solidale. Forse ha anche altre motivazioni magari personali che andrebbero rispettate non credi?

  3. filomema scrive:

    Ma dove sta la responsabilità in uno che dice: bisogna buttarsi? Non è mica il gusto nuovo di un gelato che se poi non ti piace lo butti, un figlio quando è nato mica si può tornare indietro e dire era uno scherzo. Inoltre uno è responsabile delle situazioni che consapevolmente decide di mettere in atto non dei “doni” piovuti dal cielo.

    • michele scrive:

      Educare è l’avventura più stupenda. Chi si trattiene perché chi sa che problemi per il pianeta, la terra la ammazza perché la natura odia il vuoto.

  4. Valentina scrive:

    Condivido i commenti equilibrati e realisti della Signora Filomena. Famiglia e figli non sono gli unici ideali che possono guidare una persona. Conosco ottime persone che non si sono formate una famiglia, ma hanno dedicato la loro vita ad altri nobilissimi ideali: la cultura, la scienza, la solidarietà verso i più poveri… Persone stupende, non c’è nulla da dire contro di loro. Nella vita bisogna agire con responsabilità, soprattutto se sono coinvolte altre vite. La mia famiglia è uno dei valori più importanti della mia vita e ne sono molto soddisfatta. Ma capisco benissimo che famiglia e figli non sono per tutti ed è giusto così. A ciascuno il suo.

    • michele scrive:

      No, ma sono semplicemente la vita così come la ha voluta madre natura.

    • Piero scrive:

      Il che, essendo l’ennesimo utente farlocco creato dal solito Gianni/Manlio Pittori/Filomena per autoappoggiarsi nelle sue altrimenti inconcludenti giornate, mi sa tanto di … mettete voi il termine che più vi aggrada…

  5. luca scrive:

    è l’effetto dell’alfabetizzazione.
    so che per voi risulta difficile da capire ma per quelli che hanno lasciato le caverne ed hanno imparato a leggere e scrivere hanno anche imparato che non è né giusto né conveniente fare figli su figli per poi pretendere che gli altri li mantengano… perché giustamente agli altri non va di mantenere il frutto delle vostre sbronze!

    • michele scrive:

      Anche chi difende la famiglia naturale e vuole che il mondo abbia un futuro è alfabetizzato.

    • Cisco scrive:

      @Luca
      ” perché giustamente agli altri non va di mantenere il frutto delle vostre sbronze”

      Infatti noi contiamo su quelli che hanno per ideale la “solidarietà”, come Filomena e i suoi amici, mica sugli egoisti come te!

  6. filomena scrive:

    Mi chiedo poi come mai nessuno di voi non si chiede come mai i matrimoni calano? Forse bisognerebbe cambiare qualche regoletta o no? Altrimenti veramente nessuno si sposerà più

    • Valentina scrive:

      Vede, Signora Filomena, lei propone una domanda interessante, ma si tratta di un discorso complesso, non si può spiegare in due parole. I matrimoni calano per tanti motivi: c’è chi non trova la persona giusta e perciò non si sposa; ci sono coppie (soprattutto i giovani) che preferiscono la convivenza; altre coppie vorrebbero sposarsi, ma non hanno un lavoro stabile e la sicurezza economica; e infine ci sono persone che non sono proprio portate per il matrimonio, stanno bene senza legami e scelgono deliberatamente di non sposarsi. Io credo che non ci sia una regola valida per tutti, ciò che va bene a uno può non andare bene a un altro. Per me il matrimonio, il marito e i figli rappresentano uno degli ideali più importanti della mia vita, ma non è detto che sia così per tutti. Se uno non se la sente di compiere questo passo, è meglio che non si sposi, anziché vivere male lui e far soffrire altre persone insieme a lui. Comunque, si tratta di scelte sempre molto personali e, secondo me, le scelte che ognuno compie per la sua vita privata riguardano solo lui. Nessuno ha il diritto di intromettersi o di giudicare. Io la penso così.

      • filomema scrive:

        Sono d’accordo con lei in linea di massima e comunque la mia domanda (un po’ provocatoria, ma neanche tanto) era soprattutto rivolta a Mike ma anche ad altri che più o meno la pensano come lui. Sono però seriamente convinta che adeguando il matrimonio alle esigenze del tempo lo si renderebbe “più accessibile”
        Lei cosa ne pensa?

        • mike scrive:

          l’ho già detto più volte. e comunque ti ha risposto valentina, eccetto che in una cosa. con valentina condivido che se uno non se la sente è meglio che non si sposi. anche se sarebbe da capire come mai non se la sente.

          la cosa che aggiungo io è che, per quanto sembri strano, in italia ci sono moltissimi omosessuali e che se c’è molta omertà a riguardo. non solo single ma molti che convivono o sono sposati, e senza figli, sono gente omosex che aspetta solo che le nozze gay siano legali anche da noi. e non è per avercela con loro. ma solo di dire il vero. tanto non lo si potrà nascondere in eterno. che sia così è che in parlamento è ancora in discussione una famigerata legge che ha lo scopo di complicare la vita ai cattolici. visto che non si dà poco per poco è assurdo che qualcuno l’abbia proposta se davvero gli omosex fossero pochi. altrimenti ci sarebbe, se passasse, poco fastidio ai cattolici. me evidentemente gli omosex devono essere molti ed il potere laico ne approfitta. per anni ha aizzato loro l’odio verso i cattolici poi vuole dare loro, come su un vassoio d’argento, uno strumento per concretizzarlo l’odio. mi pare un ragionamento anche fin troppo coerente nella sua semplicità.
          poi se la gente pensa diversamente pazienza, tanto i nodi prima o poi vengono al pettine.

        • Valentina scrive:

          Penso che lei abbia ragione, Signora Filomena. La società cambia velocemente e ciò che non si adegua muore. Anche il matrimonio di oggi è diverso da quello di una volta. Però io credo che il matrimonio sia anche una vocazione: anche adeguandolo alle esigenze della società moderna, chi non si vuole sposare non si sposerà ugualmente. Ma secondo me è giusto che ognuno sia libero di gestire la sua vita privata come ritiene meglio.

          • michele scrive:

            La società cambia perché siamo più psicologicamente fragili e ci manca il coraggio della coerenza tra principi ed azioni.

            • filomema scrive:

              O forse perché abbiamo trovato il coraggio di mettere in discussione quei principi perché non ci credevamo più. Non c’è mica nulla di male. Alla fine si tratta di regole sociali che l’uomo stesso si è dato e che si possono cambiare.

              • Alessandro scrive:

                Io non sono convinto che non ci sia nulla di male: il calo della popolazione, l’invecchiamento e la conseguente difficoltà di tenere in piedi l’attuale sistema pensionistico se non attraverso accorgimenti come l’immigrazione di massa, l’innalzamento dell’età pensionabile non mi sembrano cose da poco!
                Recentemente ho letto che l’Italia per continuare a sostenere il suo welfare state dovrà scegliere tra aimentare l’età pensionabile a 77 anni o accogliere almeno centinaia di migliaia di stranieri ogni anno. Cosa succederebbe se la seconda opzione non fosse più possibile? Costringeremmo gli stranieri a venire da noi? Come può un anziano di 77 anni produrre come un trentenne?
                Le conseguenze sociali della crisi che stiamo vivendo sono pesanti. Senza contare le conseguenze personali e affettive di persone sempre più sole e abbandonate a se stesse. Esiste anche questa faccia della medaglia da considerare.
                Come è possibile che oggi il tasso di fertilità delle donne italiane è più basso rispetto a quello registrato durante la seconda guerra mondiale? Quale catastrofe sconvolge il nostro paese attualmente?

                • filomema scrive:

                  La denatalità più alta in Italia rispetto ad altri Paesi europei dipendono da tanti fattori tra cui anche il diverso ruolo delle donne mella società. Il problema è che altri Paesi in particolare quelli scandinavi che hanno un tasso di natalità anche molto superiore al nostro come pure l’Inghilterra, hanno saputo cogliere questi cambiamenti culturali e hanno investito in servizi alla famiglia per consentire alle donne un ruolo effettivo nel mondo del lavoro sfruttando le competenze femminili in ambito produttivo. In questo modo le donne, non sono state costrette a scegliere tra lavoro e figli. Finché noi continueremo a ritenere che le donne prioritariamente devono occuparsi della famiglia anche rinunciando al ruolo pubblico, esse reagiranno mell’unico modo possibile: rimandando di fare figli

              • Alessandro scrive:

                A me sembra invece che ci siano molte conseguenze negative dovute a questo cambiamento del costume: il calo della popolazione, l’invecchiamento e la conseguente difficoltà di tenere in piedi l’attuale sistema pensionistico se non attraverso accorgimenti come l’immigrazione di massa, l’innalzamento dell’età pensionabile non mi sembrano cose da poco!
                Recentemente ho letto che l’Italia per continuare a sostenere il suo welfare state dovrà scegliere tra aimentare l’età pensionabile a 77 anni o accogliere almeno centinaia di migliaia di stranieri ogni anno. Cosa succederebbe se la seconda opzione non fosse più possibile? Costringeremmo gli stranieri a venire da noi? Come può un anziano di 77 anni produrre come un trentenne?
                Le conseguenze sociali della crisi che stiamo vivendo sono pesanti. Senza contare le conseguenze personali e affettive di persone sempre più sole e abbandonate a se stesse. Esiste anche questa faccia della medaglia da considerare.
                Come è possibile che oggi il tasso di fertilità delle donne italiane è più basso rispetto a quello registrato durante la seconda guerra mondiale? Quale catastrofe sconvolge il nostro paese attualmente?

        • Galcian79 scrive:

          @Filomena: viviamo nell’epoca del poliamor e della sessualità fluida, pertanto trovo comprensibile che sempre più persone giudichino il matrimonio un’istituzione obsoleta e superflua.
          Modificare le regole non avrebbe senso. Chi ancora si assume le proprie responsabilità lo fa a qualsiasi condizione, gli altri non lo faranno mai.
          Piuttosto bisognerebbe venire incontro a chi tanto vorrebbe ma non può, anche estendendo i diritti alle coppie dello stesso sesso.

  7. maria stella scrive:

    Al signor luca. . . Allora spero che i miei poveri quattro figli analfabeti, figli del frutto delle mie sbronze non debbano un giorno dover pagare la sua pensione o dover un giorno pagare la sua assistenza sanitaria con le loro tasse e il loro lavoro. Purtroppo il problema maggiore per quanto riguarda la politica sociale nel nostro paese è continuare a pensare che i figli siano una ricchezza individuale per la famiglia quando invece sono il futuro del paese e della società e ricchezza per tutti

  8. Jadexxx scrive:

    Continuate pure a non fare figli, però poi non lamentatevi della crisi.

  9. Alessandro scrive:

    Le famiglie sono sempre più piccole e quindi la gente è sempre più sola! Ed ecco spuntare depressioni e malattie psichiatriche di ogni tipo, è colpa della solitudine e dello stress che ci impone ritmi assurdi e innaturali. I bambini portano allegria e spensieratezza e se qualche volta sono insopportabili dobbiamo pensare che cresceranno e potremo condividere con loro quanto abbiamo di più caro. Senza figli chi si prenderà cura di noi nella vecchiaia? Come continuerà la nostra famiglia?
    Credo che quando il signore dell’articolo diceva che bisogna “buttarsi” non intendeva invitare a essere irresponsabili ma semplicemente a prendere la faccenda figli con meno ansia e a rischiare di più. Oggi si pensa di dover dare ai figli chissà e molta gente non si sente mai pronta rimandando finché è troppo tardi. Eppure spesso si sente dire magari dalle stesse persone che anche le coppie omosessuali o le donne single posso adottare perché basta l’amore… Ma allora perché lo stesso principio non dovrebbe valere per le coppie eterosessuali?

  10. Ale scrive:

    Scusate ma il calo delle nascite viene compensato in parte dall’arrivo di immigrati, famiglie intere con donne e bambini, inoltre se i nostri politici sono incapaci per natura che ci possiamo fare?! Riforme sul modello dei paesi scandinavi da noi manco a parlarne i soldi servono tutti a loro, i politici, ai loro amici e agli amici dei loro amici. Se i giovani non si sentono in grado di mettere su famiglia come dar loro torto visto il senso di precarietà che ormai ci accompagna. Ci sono persone che guadagnano miserie come fanno a garantire un futuro a dei figli? O cambia il modello di famiglia ovvero i figli pur sposandosi rimangono a vivere in casa dei genitori, per riuscire a mettere al mondo bambini, pagare le varie utenze ecc.. oppure la vedo bigia con tutte le spese che ci sono per mantenere una casa, fare figli con certi stipendi, se così si possono chiamare.

    • michele scrive:

      Alla luce di quel che succede in queste ore, francamente appoggiarsi agli immigrTi mi sembra miope.

      • filomena scrive:

        Al di la di tutte le considerazioni che si possono fare riguardo al fatto di risolvere la crisi economica incrementando le nascite su cui esistono diverse teorie socioeconomiche anche molto contrastanti, sorge comunque una domanda pratica. Chi li mantiene i figli delle famiglie numerose e dove sono i posti di lavoro una volta cresciuti da offrire loro?

        • Davide scrive:

          Perché è cosi difficile accettare la scelta diversa degli altri? Perché dover dividere tra “giusto” e “sbagliato”!? Non è più semplice, e dunque profondo, riconoscere che alcuni (a seconda del proprio esperienza, e del proprio desiderio) scelgono alcune cose, altri invece ne scelgono altre!? Ciao, Davide

          • filomena scrive:

            @Davide
            Il tuo è un discorso di buon senso assolutamente condivisibile da parte mia ma purtroppo ci sono persone che quando incontrano opinioni on contrasto con la propria ritengono di essere gli unici depositari della verità ossia del bene come concetto assoluto e pertanto estensibile a tutti. Oltre ad essere un ragionamento falso a mio parere dimostra molta arroganza e per questo spesso la discussione si sposta dal merito delle cose alle “regole del gioco” per così dire oltre che al rispetto delle idee altrui sia pure non condivise.

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