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Mamma mi tagliano

marzo 29, 2012 Daniele Ciacci

C’era una volta a Buccinasco un asilo parrocchiale che costava come una materna statale. Anche grazie a una generosa convenzione comunale, era diventato un punto di riferimento per gli abitanti della città. Ricchi e poveri, senza distinzione. Poi venne il governo tecnico prefettizio e la favola finì

A pochi passi dagli uffici del Comune di Buccinasco, in via Siena, sorge la scuola parrocchiale “Don Stefano Bianchi”. Un grande edificio in mattoni con un ampio giardino, volto a ospitare bambini di ogni credo e di ogni colore. L’asilo, voluto cinquant’anni fa dall’omonimo parroco, divenne subito una calamita sociale per la generazione contadina del Dopoguerra. La quale, per riprendersi dalla pesante indigenza di un’Italia che doveva ricostruirsi, coltivava la terra dall’alba al tramonto. Allora, infatti, l’unica struttura alla quale poter affidare i propri figli durante il lavoro nei campi era a Corsico, un comune limitrofo all’epoca difficile da raggiungere. Così don Stefano Bianchi fondò il primo asilo di Buccinasco, d’ispirazione chiaramente cattolica, inserito nel complesso ecclesiale. Esempio di sussidiarietà più unico che raro, la scuola adesso ospita 330 bambini, divisi in undici sezioni. È il 40 per cento di tutti i piccoli residenti dai 3 ai 6 anni di età. Essendo la Don Stefano Bianchi l’unico istituto sul territorio atto a questa mansione, nel 1982 una giunta comunale di sinistra decise di sovvenzionarla generosamente. Una convenzione poi rinnovata lo parrocchiale ha una radice di sostanza marcatamente pecuniaria. Tra gli obiettivi della Iacontini sta, infatti, il pareggio di bilancio in vista delle elezioni del 6 maggio prossimo. Ma il taglio, deciso unilateralmente dal potere tecnico del commissario prefettizio (che assorbe in sé l’incarico di sindaco, giunta e consiglio comunale), non di anno in anno da tutte le amministrazioni che si sono susseguite alla guida del Comune, di qualunque colore esse fossero, fino a oggi. Fino agli attuali 570 mila euro di stanziamento.

Quei soldi alla scuola servono a pagare le insegnanti, la mensa, il riscaldamento, la gestione ordinaria e straordinaria. Grazie alla convenzione col Comune, l’istituto paritario poteva garantire alle famiglie rette pari a quelle delle scuole pubbliche – 57 euro al mese – e una vera libertà di educazione.  Tuttavia al commissario straordinario Francesca Iacontini – subentrata dopo l’arresto preventivo dell’ex sindaco pidiellino Loris Cereda e le dimissioni di 14 consiglieri comunali che hanno fatto decadere la giunta – tutto questo sembra non interessare. Il 6 febbraio, a due settimane dalla scadenza delle iscrizioni agli asili comunali, la convenzione è stata drasticamente ridotta a 200 mila euro. Di conseguenza il preventivo per le rette dell’anno 2012-2013 è salito del 300 per cento e ha rotto il clima da “nozze di cristallo” con il quale era iniziato il 2012. Costringendo molte famiglie a cercare per i figli collocazioni più a portata delle proprie tasche. Il “divorzio” tra Comune e asidi è stato accompagnato dalla proposta di valide alternative per le famiglie coinvolte. E non si è trattato di rimediare a uno sperpero di denaro pubblico: a quanto pare la gestione dell’asilo è affidata a mani oculate  che sanno fare di calcolo. Lo dimostrano i conti: per una spesa media di 6 mila euro l’anno per ogni bambino iscritto in una scuola comunale, nell’asilo parrocchiale di Buccinasco se ne spendono 2.700. Solo per il servizio mensa, il risparmio annuale viaggia intorno ai 50 mila euro. Ma il commissario incaricato non ha sentito ragioni. «Non si faceva vedere – sorride ironica una mamma – allora le abbiamo fatto “la posta”. L’abbiamo sorpresa mentre entrava in Comune e le abbiamo chiesto il motivo della sua decisione». Un’altra mamma, preoccupata, scuote la testa: «Sembrava caduta dal pero. Non aveva dati precisi. Pensava che lo stipendio delle insegnanti fosse erogato direttamente dal parroco. Eppure il bilancio è a sua disposizione, nero su bianco, approvato da una commissione parite- tica del Comune. È lì, trasparente. Ma non l’ha nemmeno letto». I genitori hanno inviato una lettera al prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi e al ministro dell’Istruzione Francesco Profumo per chiedere di intervenire in merito all’abolizione della convenzione. «Ci avevano già provato alcune giunte di sinistra – dice una maestra – ma sono sempre state costrette a retrocedere. La scuola è un punto d’eccellenza del territorio, i cittadini lo sanno e hanno fatto fronte comune. Bisognava aspettare l’arrivo di un commissario estraneo alla politica per raggiungere questo risultato». Sabato 18 febbraio si è voluto sensibilizzare i buccinaschesi con una festa in maschera e una raccolta firme. «È stato un bel momento, utile a farci sentire. E a respirare la solidarietà di un popolo», dice una mamma. Ma le 3.500 sottoscrizioni racimolate – più di un decimo dei cittadini del Comune – non hanno fatto rientrare l’inderogabilità del procedimento.

Che fine fanno quegli “esuberi”?
Anche per quanto riguarda le ovvie conseguenze del blocco dei fondi (la diaspora degli iscritti verso gli istituti statali, l’allungamento della graduatoria dei bambini per l’anno successivo, le richieste degli insegnanti della scuola parrocchiale di essere inserite negli organi di Stato) il commissario Iacontini ha dimostrato di non avere l’occhio lungo. Nel limbo dell’incertezza, i genitori hanno iscritto i propri figli alla scuola dell’infanzia (statale) di via dei Mille. Risultato? I nomi di 221 bambini della Don Stefano Bianchi hanno ispessito la lista d’attesa di una scuola che può ospitare solo 53 pargoli. Lo stesso Luigi Placido, responsabile del settore istruzione del Comune, ammette: «Non saremmo in grado di accogliere tutti. Costruire nuove aule e chiamare nuovi insegnanti è attualmente impossibile». Per di più i bambini provenienti dalla scuola paritaria sono in fondo alle graduatorie per l’ingresso nelle scuole statali. Hanno una doppia iscrizione, perciò sono scivolati tra gli ultimi posti pur avendo un punteggio sufficiente per essere accettati. «È assurdo – protesta una mamma – le iscrizioni per l’anno prossimo alla Don Stefano Bianchi le hanno fatte come sempre d’ufficio nei mesi scorsi, ma a causa dei tagli la direzione le ha bloccate. In ogni caso, noi non sapevamo nulla di questo aumento della retta. La stessa Iacontini, poi, ci aveva consigliato di iscrivere i nostri figli alla statale entro i termini prescritti. Bè, alla fine il Comune ha creato una lista d’attesa in più per quelli con la “doppia iscrizione”, e tutti i bambini della Don Stefano Bianchi sono rimasti fuori». «Nel caso in cui non si riesca a inserirli a Buccinasco – prosegue la donna, infuriata – i nostri bambini verranno dirottati nei comuni limitrofi. A prezzi maggiori rispetto a quello dell’asilo comunale. Perciò il commissario straordinario si è resa disponibile a pagare la differenza tra le due rette. È un’assurdità: questo peserà sul bilancio del Comune ben più della convenzione abolita».

Ma il problema non si pone per il “governo tecnico” di Buccinasco: l’asilo non rientra nella scuola dell’obbligo, motivo ulteriore per non stare nemmeno a sentire la pressante richiesta di ripristinare i fondi. «Non sarà una scuola dell’obbligo, ma è comunque un diritto per i lavoratori », chiosa un genitore. In vista delle elezioni, la vicenda dell’asilo parrocchiale è subito diventata materia di strumentalizzazione politica per alcuni candidati alla poltrona di primo cittadino. «Non ci interessa entrare in giochi di potere, perché questa scuola non è politica», spiega un’insegnante. «Abbiamo sempre accettato tutti, e non vogliamo essere accusati di “partigianeria”». Eppure c’è chi ha cavalcato il problema. Gianni Maiorano, aspirante sindaco del Pd, pur sostenendo la necessità di una soluzione che non gravi troppo sulle tasche delle famiglie, ha invocato la “trasparenza assoluta” dei rendiconti della scuola: «Tutti devono sapere come viene speso il denaro del contribuente», proclama in un volantino stampato fresco per l’occasione. Dimenticando, però, che quei rendiconti lui li conosce molto bene. O per lo meno dovrebbe. «Maiorano ha fatto parte della commissione paritetica che approva il bilancio dell’asilo – dice a Tempi un’insegnante – e le spese sono dichiarate nella massima trasparenza. Difficile credere che questa non sia una manovra puramente ideologica». Il nipote di Maiorano attualmente frequenta l’ultimo anno della suddetta scuola. Dopo un ciclo completo di sei anni.

La delusione delle maestre
Fatto sta che adesso l’asilo ha un destino incerto e le richieste degli interessati cadono inascoltate. «Buccinasco non ha altre strutture come questa e solo nel nostro circolo  didattico c’è un “avanzo” di 200 bambini », lamenta un genitore. «In attesa di creare strutture con una maggiore capienza, chiediamo di ritardare almeno di un anno il blocco della convenzione. Per ridiscuterne, dopo il 6 maggio, con la nuova giunta». Negli anni precedenti il Comune per far fronte alla crescita demografica, aveva richiesto l’ampliamento della Don Stefano Bianchi. «Chiudere vanificherebbe quella spesa», obietta una mamma. «La verità? In Comune pensano che la scuola, essendo paritaria, dovrebbe sostenersi con rette più elevate. Che è proprio ciò che si vuole evitare: questa non è una scuola per ricchi, benché così la si voglia rappresentare ». Senza contare che «stiamo parlando di bambini, non di numeri. Un repentino cambiamento di ambiente e di amicizie non è senza conseguenze», ricorda preoccupata un’altra madre. Ma quella dei genitori non è l’unica preoccupazione. Sono 35 le maestre che insegnano da anni nell’istituto parrocchiale di Buccinasco. Alcune di esse, nella prospettiva di aprire un doposcuola, si sono trasferite dalla Sicilia per poter lavo rare qui. E il movente non è soltanto economico. «Questa è una scuola che forma», interviene un’insegnante. «Ho lavorato nelle statali, e ne sono contenta. Lì, però, sei lasciata un po’ a te stessa. Invece questa scuola ti dà la possibilità di aggiornarti  Dieci anni che lavoro qui, dieci anni di formazione. Se ce ne andiamo, Buccinasco perde parte del suo capitale umano».

Tutti nel listone alternativo
Intanto procedono i lavori con il segretario comunale Alberto Scrivano per arrivare a una soluzione temporanea. Il piano prevede un leggero aumento della retta per gli alunni e, nel contempo, qualche spicciolo in più da parte del Comune. È un compromesso, ma ancora indigesto. «La Don Stefano Bianchi è una scuola cattolica, ma non chiusa», commenta una maestra. «È sempre stata disposta a considerare qualunque iscrizione e qualunque proposta, anche distante dall’impostazione culturale che segue. Noi non siamo il “ghetto dei buoni”». Lunedì mattina, 12 marzo, è il termine ultimo per portare i ricorsi in Comune. Una decina di genitori hanno bussato alla porta di Vittorio Ciocca, dirigente scolastico e candidato sindaco di Buccinasco per Sinistra e Libertà. Hanno in mano 176 ricorsi. Sulle graduatorie Ciocca non si scompone. Candidamente afferma che in totale autonomia ha deciso di creare un listone alternativo per i bambini della scuola parrocchiale. Da una parte, non vuole costruire classi di soli bambini grandi (che in graduatoria hanno punteggi più elevati); dall’altra, non ha intenzione di lasciarsi intimidire dalle provocazioni dei genitori. «Andremo avanti a norma di legge», promette una mamma. «Una graduatoria del genere è discriminatoria e illegale».

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