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«La Macerata-Loreto non è opera dell’uomo ma di Dio che sempre ci “primerea”»

giugno 7, 2013 Matteo Rigamonti

Sabato 8 giugno il pellegrinaggio. Ermanno Calzolaio, presidente del Comitato organizzativo: «Non basta l’efficienza per mettere insieme 90 mila persone da tutta Italia»

Sabato 8 giugno si cammina la trentacinquesima edizione della Macerata-Loreto. Come si organizza un pellegrinaggio di novantamila persone alla Casa di Maria? L’efficienza umana non basta. Ci vuole Dio. Ne è convinto Ermanno Calazolaio, presidente del Comitato organizzativo dell’evento (guarda la fotogallery).

Calzolaio, che cosa si impara organizzando un pellegrinaggio come la Macerata-Loreto?
La prima cosa di cui mi sono accorto è che non lo organizzo certo io. Il pellegrinaggio, infatti, non è il frutto di una organizzazione efficiente. Certo, un gesto così non si improvvisa dall’oggi al domani; tante cose da fare ci sono e si fanno. Quello che voglio dire, però, è che mettere insieme novantamila persone tra pellegrini e volontari, da Aosta a Reggio Calabria, senza considerare tutte le lettere e le intenzioni che provengono anche da posti come il Giappone e il Brasile, non può essere opera solo dell’uomo.

E di chi allora?
L’iniziativa non è nostra, ma di Dio. Il Signore, infatti, come ha detto papa Francesco ai Movimenti in piazza San Pietro il 18 maggio, «sempre ci primerea, è primo, ci sta aspettando! E questa è proprio una grazia grande: trovare uno che ti sta aspettando. Tu vai peccatore, ma Lui ti sta aspettando per perdonarti».

In che modo questa «grande grazia» la aiuta?
Ci aiuta perché così uno scopre di essere coinvolto all’origine del gesto, anche nell’organizzarlo. Ma soprattutto, perché ti dà un metodo nel farlo: non lasciarsi prendere dalla preoccupazione, ma accogliere e collaborare.

Collaborare a cosa?
Collaborare affinché ciascun pellegrino sia sostenuto nel cammino e la sua domanda introdotta nella sua profondità e definitività.

La domanda della fede è anche al centro della lettera che vi ha inviato don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, che propone il pellegrinaggio. Cosa c’entra quella domanda con il pellegrinaggio?
È il tema di quest’anno, preso dall’udienza generale nell’ambito dell’Anno della Fede, promosso da Papa Benedetto XVI: «Che cosa può davvero saziare il desiderio dell’uomo?». Al pellegrinaggio, infatti, ognuno viene con la sua domanda: di guarigione, di aiuto per affrontare una situazione difficile, magari un problema familiare o sul lavoro, oppure anche semplicemente per ringraziare la Madonna di un dono ricevuto. Andando a fondo, però, ci si accorge che la domanda non è appena un problema da risolvere, ma introduce a un bisogno più vero, che è la vita stessa dell’uomo.

Lei da quanti anni presiede il Comitato?
Ormai da dieci anni, da quando don Giancarlo Vecerrica è stato ordinato vescovo della diocesi di Fabriano-Matelica e mi ha chiesto di prendere a cuore alcuni impegni a cui lui non poteva più far fronte  direttamente.

Quanti volontari sono coinvolti nell’organizzazione del gesto?
Oltre duemila persone ci aiutano, dal servizio di accoglienza a quello sanitario, dai pulmini per raccogliere chi non ce la fa più all’ufficio stampa del pellegrinaggio. E c’è anche un gruppo di universitari che fanno il sacrificio di non compiere il cammino per tenere i pali dell’amplificazione. Sono persone di ogni età ed estrazione sociale, prevalentemente provenienti dalle Marche, dall’Abruzzo e dall’Emilia Romagna. In gran parte appartengono al movimento di Comunione e Liberazione, ma ce ne sono tante altre che non sono di Cl e che abbiamo incontrato nel corso degli anni. Tutti prestano servizio in modo totalmente gratuito.

Ci sono sponsorizzazioni?
Chiediamo aiuto a qualche azienda locale come, per esempio, quelle che forniscono l’acqua e le merendine per la colazione del mattino, ma il costo dell’organizzazione è coperto soprattutto da offerte liberali.

Quanto è importante avere la Casa della Madonna a due passi dalla vostra?
Tantissimo. È un dono incredibile che ci sia il luogo dove fisicamente tutto è iniziato duemila anni fa. È il richiamo più potente a non dare per scontato chi siamo.

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