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Lo Spread tocca i 400 punti base e il sistema bancario italiano barcolla

aprile 11, 2012 Massimo Giardina

I titoli azionari scendono e Piazza Affari fa registrare un meno 5 per cento. Le banche italiane sono in forte sofferenza, nonostante siano riuscite a contrastare la crisi senza dover ricorrere ad aiuti statali (come invece hanno fatto Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti e Belgio). Ma se il sistema creditizio dovesse cadere in disgrazia, trascinerebbe tutto e tutti nel baratro.


I titoli azionari del comparto bancario sono scesi
in modo inversamente proporzionale rispetto allo spread Btp-Bund che ieri ha superato i 400 punti base. Nella stessa giornata Piazza Affari è scesa del 5 per cento trascinata, in buona parte, dai titoli bancari. Le banche non se la passano bene e occorre prendere in considerazione gli elementi che maggiormente contribuiscono a determinare gli andamenti negativi degli ultimi giorni. Il New York Times ha espresso la propria preoccupazione per l’aumento degli acquisti di titoli di stato realizzati dalle banche italiane e spagnole nei rispettivi paesi. Ma se i Btp e i Bot non venissero acquistati dal sistema creditizio, rimarrebbero per una parte invenduti e, diminuendo la domanda, i rendimenti aumenterebbero causando non pochi problemi alle casse del dipartimento del Tesoro.

Ma lo stato delle banche italiane è davvero così pessimo? Prima di tutto bisogna osservare che il nostro sistema creditizio non ha ricevuto aiuti statali, ma è riuscito a contrastare la crisi del 2009 con le proprie forze contrariamente a quanto accaduto in Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti, Belgio, ecc. A esclusione dei Tremonti bond, che non si possono annoverare fra gli aiuti a buon mercato, il governo italiano non è intervenuto per salvare le aziende di credito. A questa situazione si aggiungono le richieste avanzate dagli organi di vigilanza sui livelli minimi di patrimonializzazione: le nuove regole europee hanno fissato dei criteri di solidità patrimoniale di forte impatto (basti pensare all’aumento di capitale deliberato da Unicredit). Altro punto: secondo un report della Banca dei Regolamenti Internazionali, i depositi bancari sono in calo di circa 70 miliardi. Specularmente, sul lato della qualità degli impieghi, la situazione non migliora e le sofferenze bancarie nell’ultimo biennio sono quasi raddoppiate. Nel gennaio 2010 le sofferenze (lorde) erano di poco inferiori ai 60 miliardi, due anni dopo sono quasi raddoppiate fino a raggiungere i 107 miliardi. Si pone di conseguenza il problema del merito creditizio.

Le imprese necessitano di liquidità immediata e la richiedono alle banche che non erogano crediti a causa dei rating bassi delle aziende. Meno impieghi determinano meno interessi attivi per le banche. Si sommi a questo il taglio di un’altra componente importante di reddito come richiesto dal Governo Monti: le commissioni. Alla fine la coperta è troppo corta. Non si possono negare le responsabilità che le banche hanno avuto in passato, ma non si può escludere il fatto che se il sistema Italia ha retto lo si deve a una gestione, in alcuni casi fin troppo accurata, delle nostre aziende di credito. Il sistema bancario è divenuto il capro espiatorio, ma non ci rende conto che se le banche dovessero cadere in disgrazia sarebbe una bella gatta da pelare per tutti. 

Twitter: @giardser
 

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