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Liszt pianista

marzo 29, 2016 Giuseppe Pennisi

l recente saggio di Piero Rattalino è il primo saggio che esamina come al piano, sia come compositore sia come autore, Liszt sia stato tutt’altro che monolitico

LisztCome non pochi musicisti del suo tempo, mostrò già prima dei dieci anni notevoli capacità in ambito musicale. Liszt viene ricordato anche per le sue mani più grandi del normale che facevano invidia agli altri musicisti di quel tempo. E per la sua via complessa ed eccentrica che lo portò in tutta Europa, con lunghi soggiorni in Francia, Svizzera, e vari Stati e staterelli tedeschi, nonché in Italia (Como, Firenze, Venezia, Roma, San Rossore), Polonia. Amante, ed amato, belle donne (Marie d’Agoulte abbandonò il marito e due figlie per seguirlo nelle sua avventurosa esistenza). Diventato, nell’ultima parte della sua vita, religiosissimo, ricevette in Vaticano la tonsura e gli ordini minori e si dedicò alla musica sacra. Il suo catalogo include numerosi lavori sinfonici a programma, tre concerti per pianoforte e orchestra, un numero elevato di pezzi per pianoforte oltre a un repertorio di pezzi per organo che cambieranno il volto organistico tedesco per sempre. Alla sua vita avventurosa ed ai suoi successi, molte sue composizioni sono di repertorio ancora oggi. Ken Russell dedicò un film Lisztomania in cui l’entusiasmo dei suoi fans veniva equiparato a quello per i musicisti rock.

Gran parte della Lisztomania (ove ci sia mai stata) deve attribuirsi ai suoi lavori pianistici ed al suo successo al pianoforte. Di Liszt si è parlato e si parla molto, spesso rilevando l’entusiasmo che suscitava in salotti ed in sale da concerto ed alla straordinaria invenzione dei suoi recital, spesso arricchiti da ‘improvvisi’ e ‘variazioni’. Tuttavia, il recente saggio di Piero Rattalino (Liszt pianista, 156 pp., Zecchini Editore € 20) è il primo saggio che esamina come al piano, sia come compositore sia come autore, Liszt sia stato tutt’altro che monolitico. Anzi il suo eclettismo e la sua evoluzioni stilistica hanno arricchito il panorama musicale europeo e reso davvero straordinaria la costellazione dei suoi allievi e delle ‘scuole’ che da lui sono nate.

Il libro esamina in profondità la sua evoluzione che lo portò su posizioni ideologiche e culturali, divergenti e differenti, spesso in aperto contrasto l’una con l’altra, pur nella fondamentale coerenza della loro successione. Rattalino fissa ed analizza in quattro tappe il cammino di Liszt pianista: la fase Biedermeier, la fase illuministica, la fase illuministica, la fase visionaria. Quest’ultima coincide in gran misura con quella della sua, a volte estrema, religiosità. Dato che all’epoca non esisteva modo di registrare le esecuzioni e che , quindi, mancano documenti storici diretti, le fonti di Rattalino sono necessariamente indirette: partiture, resoconti, recensioni. Con un lavoro certosino, Rattalino giunge alla conclusione che Liszt è stato il maggiore artista che si sia dedicato alla tastiera e che la sua ideologia di fondo è sempre stata ‘rivoluzionaria’, pur se attenuata e nell’ultima fase della sua vita corretta. Ancora oggi c’è una Lisztomania perché le fondamenta rivoluzionarie della sua arte appartengono non alla storia ma alla eterna attualità.

Un libro pieno di fascino per tutti i lettori ed affascinante per i Lisztomani.


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