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L’Iran ammette alla corsa elettorale otto candidati su 686. Fuori i “riformisti” e l’uomo di Ahmadinejad

maggio 22, 2013 Leone Grotti

Il regime degli ayatollah fa fuori i candidati scomodi per le elezioni del 14 giugno e spiana la strada al candidato di Khamenei

Il Consiglio dei guardiani dell’Iran ha valutato 686 persone, che si sono candidate a correre per la presidenza nelle elezioni del prossimo 14 giugno, e ne ha accettati solo otto. Per volere della guida suprema Ali Khamenei potevano essere ammessi solo “politici o religiosi maschi, pii, sciiti, degni di fiducia, dotati di intraprendenza e di capacità manageriali e fedeli alla rivoluzione”.

ESCLUSO L’EX PRESIDENTE. Tra gli esclusi spiccano i nomi dell’ex presidente Hashemi Rafsanjani e Esfandiar Rahim Mashaei, il protetto del presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad. Il primo, pur essendo un conservatore e fondatore della Repubblica islamica, è considerato un potenziale nemico di Khamenei. La Guida suprema infatti, oltre a temere che voglia attuare riforme politiche, non ha mai mandato giù le critiche che l’ex presidente ha fatto al regime dopo la repressione dei movimenti di piazza dell’Onda verde del 2009. Per questo ora è considerato un nemico del regime e nessuno crede alla motivazione ufficiale per cui è stato escluso, cioè la sua età anagrafica (ha 73 anni).

IRAN AMICO DI ISRAELE. Diversa l’esclusione di Mashaei. Il cosiddetto “candidato di Ahmadinejad” non piace, oltre che per i suoi legami con il presidente uscente, per alcune dichiarazioni invise al regime islamico come questa: «L’Iran è amico di tutti, anche di Israele». Mashaei, inoltre, pone troppo l’accento sull’identità nazionale iraniana, a scapito di quella religiosa sciita.

AHMADINEJAD RISCHIA. Far fuori Mashaei è anche un modo per chiudere definitivamente con Ahmadinejad, definito da molti imbarazzante e in rotta da anni con l’ayatollah Khamenei e che non può essere rieletto per un terzo mandato. Lo scontro tra i due è diventato pubblico nel 2011, quando Ahmadinejad ha licenziato il ministro dell’intelligence e Khamenei ha annullato la sua decisione richiamandolo al governo. Il presidente è stato quindi accusato di sfidare la Guida suprema e di volere minare le fondamenta della Repubblica islamica. Inoltre, Ahmadinejad è stato anche minacciato di arresto e recluso per 7 ore dalla Guardia rivoluzionaria nelle ultime settimane. Il presidente ha infatti minacciato il regime di rivelare i brogli e le nefandezze compiute durante e dopo le elezioni del 2009, nel caso che Mashaei non fosse stato accettato come candidato. Ora il suo protetto è stato fatto fuori e Ahmadinejad potrebbe parlare, rischiando l’arresto definitivo.

VINCE KHAMENEI. L’eliminazione dei candidati più forti, unita alla mancanza di un candidato del movimento di protesta e di opposizione, i cui leader sono ancora in prigione, spiana la strada alla vittoria di Saeed Jalili, favorito di Khamenei, e responsabile per l’Iran dei negoziati con l’Occidente sul nucleare.

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