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Questa è “libera scelta”? Come funziona (veramente) l’eutanasia. Il caso De Troyer

giugno 12, 2015 Leone Grotti

La madre non era malata terminale, solo depressa. Ora il figlio cerca giustizia perché «la legge è stata violata» in più punti. Il caso è arrivato davanti alla Corte europea per i diritti umani

obitorio-eutanasia-shutterstock

Il 20 aprile 2012 a casa Mortier, in Belgio, è squillato il telefono. La moglie di Tom ha alzato la cornetta, dall’altra parte del filo parlava un medico dell’Ospedale della libera università di Brussels. Questo il succo della comunicazione: «Volevamo informare il signor Tom Mortier che ieri sua madre è morta. Le hanno fatto un’iniezione letale». La madre non aveva mai detto a suo figlio di volersi suicidare, nessuno dall’ospedale lo aveva contattato per avvisarlo di quello che sarebbe successo, il medico che ha ucciso la donna non ha pensato che fosse necessario informare il figlio. Quel giorno Mortier ha improvvisamente scoperto sulla sua pelle il significato della parola eutanasia, che l’aveva sempre lasciato indifferente: «Da allora, la mia vita è cambiata notevolmente».

8.761 MORTI. Dal 2002, anno in cui l’eutanasia è stata legalizzata in Belgio, hanno ricevuto ufficialmente l’iniezione letale 8.761 persone (dati aggiornati al 2013, gli ultimi disponibili). Godelieva De Troyer, la madre di Tom Mortier, non è che una delle tante ma il suo caso racchiude molte delle storture e degli abusi resi possibili dalla legislazione belga, l’unica che consente perfino ai bambini senza limiti di età di richiedere la “buona morte”. Dal 2012 Mortier, docente di chimica presso il Leuven University College, si batte per denunciare la violazione della legge belga nel caso di sua madre e per ottenere giustizia. Il suo fascicolo è attualmente tra le mani dei giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo.

«NON ERA TERMINALE». «La madre del mio assistito non era affetta da malattie terminali e non era in fin di vita: soffriva però da più di 20 anni di depressione cronica, una condizione esacerbata dalla rottura del rapporto con il suo compagno di una vita», spiega a tempi.it Robert Clarke, legale di Tom Mortier, che il 18 agosto 2014 ha depositato il caso davanti ai giudici di Strasburgo. Inoltre, nel 2011 la donna aveva rotto i rapporti anche con il figlio.

LA RICERCA. Quello stesso anno la signora De Troyer si è recata dal suo medico curante, che da oltre 20 anni si occupava della sua depressione, per ottenere l’eutanasia. «Lui però le ha risposto che non era possibile, perché mancavano gli estremi secondo la legge e perché poteva essere curata», specifica l’avvocato. Negli anni le maglie della legge sull’eutanasia si sono allargate fino a permettere la morte non solo dei malati gravi in fin di vita, ma anche delle persone che «soffrono in modo insopportabile». Per determinare quest’ultimo criterio, però, non esistono parametri oggettivi.

WIM DISTELMANS. Il 29 settembre 2011 la madre di Mortier è allora andata da un altro dottore. Non però uno qualunque, ha preso appuntamento da Wim Distelmans, il «principale sponsor dell’eutanasia» in Belgio, l’uomo che ha ucciso centinaia, forse migliaia di persone nella sua lunga carriera di medico e che l’anno scorso è finito sulle prime pagine di tutti i giornali per aver organizzato un seminario sull’eutanasia ad Auschwitz, nel campo di concentramento più famigerato del mondo.

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LA DONAZIONE. La legge del 2002 prevede che un medico, se non è titolato ad autorizzare l’eutanasia, come nel caso di Distelmans, essendo lui un oncologo e non potendo valutare l’entità della depressione della signora De Troyer, debba rinviare ad altri due esperti indipendenti. Dopo aver consultato quattro psichiatri in quattro mesi, la signora De Troyer ne ha trovati due che hanno autorizzato la buona morte. Il 29 febbraio 2012, la madre di Mortier ha disposto una donazione di 2.500 euro a favore dell’associazione LEIF guidata da Distelmans. Cinquanta giorni dopo, il 19 aprile, l’oncologo ha ucciso con l’eutanasia la donna di 64 anni all’Ospedale della libera università di Brussels.

«LEGGE VIOLATA». «La legge del 2002 è stata assolutamente violata», commenta Clarke. «Prima di tutto, i dottori che visitano i pazienti devono essere indipendenti dal medico che compie l’eutanasia. Noi sappiamo che almeno uno psichiatra che ha autorizzato l’iniezione letale è apparso nei media insieme a Distelmans e fa parte della sua stessa associazione, a cui si può richiedere l’eutanasia. Quindi non c’è indipendenza. Inoltre, la donna ha versato 2.500 euro all’associazione in cui Distelmans e uno dei due medici militano. Se non è conflitto di interessi questo. Non sappiamo perché ha donato quei soldi, sappiamo solo che poco dopo l’hanno uccisa».

LA BATTAGLIA LEGALE. Per questi motivi il figlio ha cercato di ottenere giustizia in Belgio. Nel 2002 è stata costituita una commissione incaricata di controllare che la legge sull’eutanasia non venga violata. Se la commissione registra un’irregolarità, passa il caso al pubblico ministero, altrimenti la morte viene archiviata. In oltre 10 anni, e più di 8 mila casi valutati, non è mai stata riscontrata una irregolarità. «Il mio assistito ha chiesto alla commissione di vedere le carte del caso della madre, ma non gli hanno neanche risposto. Quando il suo avvocato ha protestato, gli è stato comunicato che la commissione non è tenuta a mostrare le carte e che non l’avrebbe fatto».

CONFLITTO DI INTERESSI. Ma c’è un altro dettaglio che rende «gigantesco il conflitto di interessi in questo caso: la commissione che valuta i casi di eutanasia è guidata da due presidenti. Uno di questi è Wim Distelmans, cioè lo stesso dottore che ha ucciso la signora De Troyer e il principale sponsor dell’eutanasia nel paese». Si intuisce benissimo quindi il dramma di Mortier: «Lui ha anche chiesto ai medici di fargli vedere i referti, ma non glieli hanno dati. La commissione si è rifiutata di mostrare i documenti. Inoltre, il dottore che ha ucciso la donna è anche il giudice che deve decidere se la legge è stata violata: che cosa poteva fare? Ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo».

«COM’È POSSIBILE?». Non è difficile immaginare lo stato d’animo del docente, che ha preferito non parlare con tempi.it: «Vorrei prendermi una pausa da questo dibattito», ci ha risposto, rimandandoci al suo avvocato. In un articolo del 2003 però scriveva: «Sto ancora cercando di capire come sia possibile che l’eutanasia venga amministrata a persone fisicamente sane senza neanche contattare i figli. Il portavoce dell’ospedale universitario mi ha detto che tutto è stato fatto secondo la “libera scelta“ di mia madre. Dopo la sua morte, ho parlato con il dottore che le ha fatto l’iniezione e lui mi ha detto che era “assolutamente certo” che mia madre non volesse più vivere».

QUALE LIBERA SCELTA? Continua Mortier: «Com’è possibile che in Belgio una persona riceva l’eutanasia senza che i suoi cari vengano contattati? Perché il mio paese dà ai medici il potere esclusivo di decidere sulla vita e sulla morte delle persone? Come facciamo a definire quando una sofferenza è “insopportabile”? Quali sono i criteri? Possiamo basarci sul giudizio di una persona mentalmente malata? Può, dopo tutto, una persona mentalmente malata fare una “libera scelta”? Perché i dottori non hanno provato a fare incontrare una madre con i suoi figli? Come può un medico essere “assolutamente certo” che il suo paziente non voglia più vivere? Perché non riusciamo a sopportare la vista di una persona che soffre?».

«IN BELGIO VIOLATI I DIRITTI UMANI». Nessuno finora ha risposto a queste domande. L’avvocato Clarke spera che i giudici di Strasburgo lo faranno: «Noi riteniamo che l’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti umani, che sancisce il diritto alla vita, sia stato violato. Quell’articolo chiede anche agli Stati di prendere le misure adeguate per garantire questo diritto alle persone più vulnerabili della società, salvaguardandole. Chi è gravemente depresso, come la signora De Troyer, rientra tra queste persone. Eppure la legge sull’eutanasia non l’ha tutelata. In Belgio si stanno violando i diritti umani».

«TUTTO È DIMOSTRATO». Clarke è «fiducioso» che la causa andrà a buon fine: «I fatti sono chiari, tutto è dimostrato. Sappiamo che la Corte ha richiesto diverse informazioni al governo belga. Ci aspettiamo una sentenza nei prossimi 6-8 mesi». In questo caso, in gioco non c’è solo il caso della signora De Troyer, ma la stessa legge sull’eutanasia: «Il punto è questo: noi vogliamo una società dove chi è malato si deve sentire un peso per la famiglia e per i suoi concittadini? Vogliamo una società dove una persona depressa va alla ricerca di medici che acconsentano ad ucciderla? Vogliamo una società dove i malati chiedono di morire? Io credo di no».

«PRIMA NON GLI IMPORTAVA». Da tre anni Mortier si batte per ottenere giustizia e partecipa a convegni in tutto il mondo per mettere in guardia dal pericolo rappresentato dall’eutanasia. «È ancora molto provato – confida l’avvocato – e una volta mi ha detto che prima che uccidessero sua madre, lui aveva assistito al dibattito sull’eutanasia in televisione, ma non gli aveva mai dato troppa importanza. Non gli importava, poi è stato toccato dalla legge ed è cambiato. Non bisogna credere che a lui piaccia andare in giro a raccontare la sua storia: ancora non si sente a posto, ogni volta significa riaprire una ferita aperta e soffrire di nuovo. Ma lui vuole che la gente capisca che questa legge riguarda tutti e che l’eutanasia danneggia loro e tutta la società».

VITA O MORTE? Per dirla con le parole dello stesso Mortier: «Ciò che mi spaventa è che i medici sembrano controllare i media in Belgio. È questa la società che vogliamo? Io credo che appellarsi alla “libera scelta” sia diventato un dogma di convenienza. Stiamo rapidamente diventando una società caratterizzata dalla solitudine assoluta, dove non vogliamo più prenderci cura gli uni degli altri. E quando soffriamo, chiediamo ai dottori di ucciderci, violando le leggi fondamentali della biologia e dell’umanità. Comunque, agendo così, creiamo nuovi e insolubili problemi. Davvero noi dovremmo ripensare a ciò in cui crediamo. È la vita o la morte?».

Foto obitorio da Shutterstock


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6 Commenti

  1. Tranquilli, ora arriverà il solito radical-nichilista a dirci tramite uno dei suoi sofismi che non esiste alcun problema e bla, bla bla bla …il piano inclinato è una invenzione… e poi bla bla … autodeterminazione…bla bla … medioevo … bla … vaticano fatti i caxxi tuoi … bla bla e per finire bla.

    • SUSANNA ROLLI scrive:

      …e’ vero, che se poi la telefonata del celato dolce trapasso (medico? E il signor Ippocrate?) la ricevessero loro:”Scusi il disturbo, la informiamo che abbiamo appena eutanasato sua moglie/figlia/soella/madre, ci pensa lei al funerale?”, non farebbero una piega!! HELP!

  2. Jens scrive:

    Allora, perché non lo dicono chiaro e tondo? I malati terminali costano, meglio sopprimerli che si risparmia! Se poi c’è carenza di organi per curare qualche potente che promette denaro sonante a un ospedale, sospendere immediatamente le cure a determinati malati, imporre l’eutanasia e prelevare gli organi!

  3. Giovanni scrive:

    Mi sembra che in Europa (?) viga un principio riassumibile in due parole latine: “cupio dissolvi”. I miei nipoti erediteranno purtroppo questa Europa distrutta dalle fondamenta dalla mia generazione (ho 70 anni) che ne ha tradito i principi fondanti

  4. Sebastiano scrive:

    «Volevamo informare il signor Tom Mortier che ieri sua madre è morta. Le hanno fatto un’iniezione letale».
    Visto l’andazzo, sarà bene che il signor Tom Mortier non si faccia ricoverare per nessun motivo, manco per un’appendicite. Non sia mai che si ritrovi come medico curante lo stesso che ha accoppato la mamma…

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