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Leader dello Snap, che aiuta le vittime di abusi da parte del clero: «Certo che mentivamo»

marzo 10, 2012 Benedetta Frigerio

Snap, gruppo che per primo attaccò la chiesa accusandola di
essere un ricettacolo di pedofili, opera da più di 20 anni senza licenze. Il direttore David Clohessy, interrogato, ha dichiarato: «Se diffondevamo informazioni false? Certo».

David Clohessy, leader dello Snap, che si definisce come il più grande gruppo di sostegno alle vittime di abusi da parte del clero, ha ammesso in una recente deposizione legale che il gruppo ha pubblicato informazioni false. E che non ha mai controllato le licenze lavorative dei consulenti delle vittime alle sue dipendenze. Clohessy era stato chiamato a deporre il 2 gennaio scorso presso la corte di Clayton in Missouri con l’accusa di aver violato l’ordine di non rivelare informazioni circa la vicenda legata ad una presunta vittima di abusi difesa dallo Snap.

Nel testo della deposizione, pubblicato online da Media Report all’inizio del mese, si legge la domanda dalla corte rivolta al leader: «Lo Snap ha mai rilasciato comunicati stampa che contenevano informazioni false?». Clohessy ha risposto: «Certamente», senza aggiungere alcuna motivazione in sua difesa. L’uomo, poi, si è rifiutato di rispondere a numerose domande, ma ha ammesso di non sapere «se per la legge del Missouri il nostro può essere definito come un centro di recupero per le vittime di abusi». Aggiungendo di non essere sicuro se lo Snap abbia mai divulgato opuscoli pubblicitari definendosi come tale: «Non ci presentiamo – ha spiegato – come consulenti con licenze formali». Il direttore del gruppo ha poi confessato di «non avere ricevuto alcuna educazione né di avere seguito alcun corso di studi per aiutare le vittime di abusi», aggiungendo di non sapere se i suoi dipendenti abbiano o meno le competenze necessarie per lavorare in questo campo. È poi emerso che nel 2007 lo Snap ha speso solo 600 dollari per sostenere le vittime.

Clohessy, però, non ha voluto rispondere alle domande sulle cifre richieste alle vittime né su quelle ricevute in donazione dagli avvocati da loro contattati per difenderle, pur ammettendo che il gruppo «pubblicizza le cause intraprese contro i preti». L’uomo ha poi inveito contro la Chiesa cattolica e la Conferenza episcopale americana, come già aveva fatto in passato ritrattando solo più tardi. Il prossimo interrogatorio determinerà se l’attività dello Snap sia focalizzata realmente al sostegno delle vittime o se usi parte delle parcelle degli avvocati per incentrare la propria azione contro la Chiesa cattolica.
twitter: @frigeriobenedet

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2 Commenti

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    MA PER QUESTI BANDITI NON ESISTE IL CARCERE? O IN AMERICA ATTACCARE E DIFFAMARE CON CALUNNIE E MENZOGNE LA CHIESA CATTOLICA VIENE PREMIATO CON SOLDI E MEDAGLIE?

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