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Le famiglie italiane (soprattutto quelle numerose) sempre più povere

ottobre 10, 2012 Chiara Sirianni

Mario Sberna, dell’associazione famiglie numerose: «Questo inverno saranno in molti quelli senza riscaldamento. Il governo? Per noi non fa nulla»

Cala ancora il potere d’acquisto delle famiglie consumatrici. Nel secondo trimestre 2012, tenendo conto dell’inflazione, si è ridotto del 1,6%. È un dato diffuso dall’Istat, che ha precisato che il calo tendenziale è il più marcato dal 2000. Come stanno le famiglie italiane, e come questi numeri si traducono in liste delle spesa, bollette, pannolini e libri di testo? Mario Sberna, fondatore e presidente dell’Associazione nazionale famiglie numerose, ha il polso della situazione, e denuncia una situazione «disperata, e passata sotto silenzio dai media».

Chi fa parte della vostra associazione?
Famiglie con almeno quattro figli, tra naturali, adottivi o affidati, che hanno sentito l’esigenza di far nascere una famiglia di famiglie, per scambiarci idee e riflessioni, ma anche per creare gruppi di acquisto solidale, banche del tempo, mercatini dell’usato. Il nostro scopo è quello di promuovere adeguate politiche familiari. Nel frattempo ci ingegniamo: sfogliamo i depliant dei supermercati in cerca delle offerte migliori, evitiamo i ristoranti, facciamo il pane in casa, cerchiamo di scambiarci vestiti e passeggini.

Ci può descrivere come è cambiata la situazione dei vostri soci negli ultimi anni?
La crisi era già tutta sulle spalle delle famiglie e si può dire che ora quelle spalle sono crollate. Per la stragrande maggioranza dei casi si tratta di famiglie mono-reddito, in cui le madri fanno le home-manager, come ci chiamiamo in associazione. Il che significa che molti, rimasti senza lavoro, non mandano i figli alla mensa scolastica perché non hanno i quattro euro da versare al Comune. Tanti sono in cassa integrazione e non riescono a pagare le bollette di acqua, luce, gas. C’è chi accumula ritardi da un anno. Rischiano davvero di passare l’inverno al freddo.

Perché vi sentite dimenticati?
Alla nascita di un figlio, la coppia vede automaticamente ridotto il proprio reddito disponibile. A fronte di un costo per figlio che, dalla nascita fino alla laurea, varia dai 200 ai 300.000 euro, lo Stato riconosce ora, con detrazioni e assegni familiari, solo un beneficio che va da un massimo di 2.550 euro all’anno (per le persone meno abbienti) fino a zero. Pare sia in atto una sorta di rimozione collettiva, per cui tutti fingono di non rendersi conto di quanto la situazione delle famiglie sia critica. Non c’è un grido di allarme, quando basta andare fuori da qualsiasi scuola per rendersene conto. In tante classi gli studenti non hanno i libri, per il semplice fatto che i genitori non hanno soldi per compraglieli.

Chi si salva? Il fatto di essersi organizzati in rete aiuta?
Abbiamo sempre più soci, ma sempre meno risorse. Cerchiamo di andare avanti, ma c’è molta disperazione. Si salva chi vive sulle spalle dei nonni, o meglio, dei nonni che hanno una pensione degna di questo nome. Sono gli unici che riescono ancora a sostenere le spese dei figli. E non è facile, per un padre di famiglia, chiedere un aiuto economico ai propri genitori.

Avere una famiglia numerosa non è semplice a prescindere dalla crisi: quali sono le risorse che sapete e potete mettere in gioco?
Siamo sicuramente abituati a tirare la cinghia. Perché abbiamo sempre vissuto una certa sobrietà. L’educazione al non spreco, la comunione inter-familiare, il senso di sacrificio ci aiutano a reggere. Anche in senso più ampio, come dicevo, spesso ci si dà una mano coinvolgendo anche i nonni e gli zii. In generale sappiamo che tutte le fatiche vengono compensate dal sorriso che dà vedere tutta la famiglia riunita. Diventa la tua ragione di vita, è un’arma vincente in tempi tanto disperanti. Questo però non elimina la difficoltà che ci troviamo, come tutti, a vivere.

Da questo governo vi aspettavate di più?
A parità di reddito, una famiglia con quattro o più figli paga le stesse addizionali di un single o di una coppia senza figli, ma ovviamente il reddito disponibile pro-capite non è certo lo stesso. Il governo attuale non ha messo in atto nessuna politica familiare, né pare abbia intenzione di applicarla. Anche l’attuale riforma dell’Isee, per una spesa sociale più equa, è un totale disastro. Ai fini dell’Isee, il totale dei redditi e del patrimonio mobiliare e immobiliare viene diviso per un coefficiente, in base al quale il primo figlio ha un valore di 0,47, il secondo 0,42, il terzo 0,39, e dal quarto in poi 0,35. In Italia il valore dei figli è decrescente, al contrario di altri Paesi, come la Francia.  Quello Stato che dovrebbe proteggere la maternità, e in particolare le famiglie, si fa beffa di noi. E poi hanno il coraggio di venirci a dire che se l’economia non riparte è colpa nostra, che non facciamo abbastanza figli.

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