Google+

Cos’è dunque la laicità? Il diritto di entrare a Monreale in canotta

settembre 1, 2016 Correttore di bozze

Quando si arriva a dire che pretendere rispetto in chiesa è come imporre il “burkini cattolico”, significa che la polemica è già oltre la cialtronaggine

fatto-quotidiano-burkini-cattolico-monreale

Siamo d’accordo, quella sul burkini è veramente una polemica del menga. Anzi, lo abbiamo anche scritto che è un dibattito per cialtroni. Non a caso se n’è occupato quel fannullone del Correttore di bozze. E perfino lui tendenzialmente farebbe a meno di tornare su una simile frescaccia, se non fosse che il Fatto quotidiano ieri se n’è uscito con un commento (un commento, capite?) intitolato così: “A Monreale vige il burkini cattolico”.

Adesso dite un po’ voi: un correttore di bozze legge “burkini cattolico” e cosa deve pensare, povero illuso? Che finalmente dalla Sicilia sorge l’alba di un nuovo galoppante medioevo, tutto oscurità e oppressione come ai bei tempi? Che la cristianità sicula grazie al cielo ha ricacciato le svergognate fìmmene moderne nella sottomissione che si meritano?

Nulla di tutto questo, purtroppo. Nell’articolo, piuttosto, l’autore Alex Corlazzoli intende denunciare una regola imposta ai visitatori della cattedrale di Monreale allo scopo di costruire un accostamento culturale che il Correttore di bozze, con un termine tecnico della semiotica del linguaggio, oserebbe definire “a cazzo”.

Scrive Alex Corlazzoli:

«C’è chi in Francia non vuole che le donne islamiche portino il burkini in spiaggia e c’è chi costringe i fedeli cristiani cattolici a indossare una sorta di camice trasparente, al costo di un euro, prima di mettere piede nelle magnifica cattedrale di Monreale, in Sicilia. È il “burkini” cattolico: non è un velo che copre solo le spalle; non è un tessuto che nasconde ogni angolo di corpo per evitare ogni concupiscenza della carne. È una sorta di pastrano leggero, sottile, che lascia intravedere tutto ciò che il turista indossa. Basta avere una gonna appena sopra le ginocchia e si è obbligati ad acquistarlo affinché sotto lo sguardo del Cristo Pantocratore vi siano solo uomini e donne “timorosi” di Dio. L’idea è dell’ente per le opere di religione dell’arcidiocesi che gestisce le visite al duomo della città. (…) Sul sito www.monrealeduomo.it per i visitatori è esplicitato: “Per garantire il rispetto e il silenzio all’interno del luogo sacro, potranno essere ammesse solo le persone vestite decentemente”. Nessun riferimento al “burkini” cattolico sbarcato, a quanto pare, per ricordare agli scriteriati fedeli il rispetto per i luoghi sacri e per il loro Dio».

Tutto qua. Il «burkini cattolico» scovato dal Fatto quotidiano non sarebbe altro che questo. Un «camice usa e getta» (così lo definisce il sito www.enteoperemonreale.it, dove invece il «riferimento al “burkini” cattolico» c’è eccome). Il «pastrano leggero» che i turisti seminudi sono «obbligati ad acquistare» se vogliono entrare a Monreale.

Ora. A parte che bisognerebbe capire cosa vuol dire esattamente che sono «obbligati». Basterebbe una semplice telefonata per scoprirlo, ma il Correttore di bozze non ha nessuna intenzione di farla, mica è qui per lavorare lui. A prescindere, tuttavia, egli dubita fortemente che se il coraggioso Alex Corlazzoli si presentasse a Monreale vestito con «una gonna appena sopra le ginocchia» verrebbe buttato fuori. E in ogni caso, non è questo il punto.

Il punto è che Alex Corlazzoli nel suo blog sul sito del Fatto si presenta come «maestro e giornalista». «Soprattutto maestro». E un maestro dovrebbe sapere, o se non sa dovrebbe almeno riuscire a intuire, quale sia la differenza tra un burkini indossato in spiaggia e un «camice usa e getta» indossato in una chiesa. Egregio professore Corlazzoli, se lo lasci spiegare da uno che non ha manco la terza media: evocare il «timore di Dio» qui fa molto “islam=cristianesimo” e dunque serve a rinforzare la sua tesi, ma c’entra pochino con il senso dei capi di abbigliamento in discussione, lo può capire perfino lei.

Anche sottolineare il dettaglio che «a Monreale il rispetto costa un euro» è una battuta carina ma ci manda un può fuori pista, non crede prof? (Del resto se lo dessero via gratis, il pastrano, magari il Fatto ci avrebbe risparmiato il «burkini cattolico» ma sarebbe stato tutto un punto esclamativo: “Ecco come buttano l’8 per mille i preti ladroni di Palermo !!!!”).

Oh, sia chiaro, al Correttore di bozze non gliene frega niente di difendere il pastrano vedo-nonvedo di Monreale. Manco l’arcivescovo Michele Pennisi sembra essere particolarmente convinto della soluzione. Però il monsignore spiega un concetto facile facile al maestro Corlazzoli: «La cattedrale è un luogo di preghiera che richiede rispetto ed è giusto che ci si presenti vestiti in maniera decente. Spesso chi arriva al duomo indossa abiti succinti: piuttosto di vietare loro l’ingresso si è preferito fornire un indumento che non disturbi nessuno». Ora capisce la differenza tra una spiaggia e un luogo di culto, prof?

Ecco. È vero che il Correttore di bozze è un misero bifolco educato in una madrassa cristiana, mentre il prof Corlazzoli può permettersi di scrivere che «la mia “scuola” sono state le strade del mondo», e scusate se aggiungo ammàppete. È vero che il Correttore è cresciuto a pane e catechismo mentre il prof Corlazzoli approfondiva «la conoscenza delle altre culture nei miei viaggi in Mozambico, Senegal, Kenya, Marocco, Palestina, Siria, Giordania, Libano, India, Brasile, Albania, Romania e altri ancora». Però nelle «strade del mondo» mica insegneranno ai «maestri e giornalisti» che bisogna sentirsi in diritto di entrare in casa altrui in giacca e ciabatta.

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

18 Commenti

  1. Eremita says:

    Il cosmopolita e uomo di mondo maestro e commentatore dello strafatto quotidiano evidentemente avrebbe preferito che a selezionare i candidati ad entrare nel duomo ci fossero quei nerboruti “gorilla” che si trovano davanti certi locali di “tendenza”…

  2. Daniele says:

    La differenza e’ che le chiese sono proprieta’ di una multinazionale che ha un mare di finanziamenti anche da chi vuole entrare con le ginocchia scoperte, che non e’ proibito da nessun’altra parte.

    Giusto ler curiosita’, chi e’ che vende sta roba? Sara’ mica sempre il manager della chiesa?

    Lo stesso sarebbe se il responsabile di un ospedale pubblico lasciasse entrare le auto nel parcheggio solo se si staccano gli specchietti e li lasciano fuori. Se si rimpono magari porta sfiga ai pazienti e muoiono. Poi tanto gli specchietti te li riattacca il meccanico li’ davanti.

    Allora il correttore di bozze che difende il manager di sta chiesa difenderebbe anche il direttore di un tale ospedale? Oppure le superstizioni degli altri valgono di meno delle sue?

    • Eremita says:

      Pure il Senato e la Camera dei Deputati si frullano tonnellate di finanziamenti, eppure il loro arcaico regolamento continua ad esigere dai visitatori un abbigliamento consono al luogo.
      Che seccatura, eh?

      • Paolo2 says:

        Daniele ascolta, parliamo del calciomercato che si è chiuso ieri sera.
        Io sono Milanista e sto cadendo in depressione, tu che ne dici……? Come ti curi…?

    • Carlo2 says:

      @Daniele: temo sia tardi per dimostrare che sei più intelligente di quanto appaia leggendo il tuo commento, ma se mi dici che era una pura provocazione, o che stavi solo giocando col pc del babbo, puoi ancora salvare il salvabile.

    • angelo says:

      Ma quale mltinazionale? Perchè tirate fuori sempre le solite balle!
      Invece di prendertela con chi entra in chiesa in abiti discinti, te la prendi con chi cerca di far rispettare il senso del pudore?! Il solito gusto dei bastian contrari laicisti. Sempre col cervello che gira in senso inverso.

    • maglietta e pantaloni says:

      confronto totalmente sbagliato,
      ogni luogo ha il suo abbigliamento consono,
      il preposto del luogo ha il dovere di farlo rispettare.

    • andrea udt says:

      Grazie Daniele. Con il tuo commento la differenza fra ironico e ridicolo diventa evidente.

      Massi’: combattiamo il racket delle mantelline e ribadiamo il diritto di entrare a ginocchia, spalle, glutei e genitali scoperti nei luoghi di culto.

      Ce lo chiede Daniele.

    • flavio says:

      Quante sciochezze spinge a scrivere l’ignoranza, caro Daniele!
      Visto che a Monreale ci sono stato 20 giorni fa, con moglie figlia (e io pure) vestiti in modo adeguato a sopportare i 35 gradi esterni, ti racconto come vanno le cose, a Monreale e in genere nelle chiese, di Sicilia e non.
      All’ingresso c’è un avviso che, essendo un luogo di culto, si deve essere vestiti in modo adeguato (che strano, vero? Chissà perchè in questi giorni stanno multano i turisti che a Venezia girano in costume da bagno). A chi non è vestito in modo adeguato (donne e uomini in cannotta, donne in short – uomini in short non ne ho ancora visti) viene offerto uno sciale in tessuto-non-tessuto (che è effettivamente quasi trasparente, ma per indossarlo sulle spalle va piegato, e diventa sufficientemnete coprente, d’altra parte l’importante è il gesto che dimostri rispetto), da restituire all’uscita, non da comperare. Non è detto che tutte le chiese adottino lo stesso metodo; questo è quello che tipicamente ho visto nelle chiese di Palermo e dintorni.
      D’altra parte le persone dotate di normale buon senso sanno che in chiesa vigono certe norme, e si regola, però si deve osservare che la maleducazione dei turisti in chiesa raggiunge spesso livelli intollerabili. Le chiese sono prima di tutto di luoghi di culto, non dei musei (per quanto anche nei musei vigano delle norme di abbigliamento e comportamento). Le mie donne avevano in borsa il loro sciale; io in pantaloncini e maglietta (e mia figlia pure in pantaloncini ben sopra le ginocchia – ma non delle short) nessuno ci ha mai detto nulla.
      Non ti piace? stai fuori. Nessuno ti obbliga. Se vuoi entrare in moschea, ti togli le scarpe. Se entri a casa di qualcuno, rispetti l’ospite.
      E lascia perdere la storia della multinazionale con un sacco di finanziamenti, che mostra solo ignoranza e astio gratuito.

    • Toni says:

      Daniele
      Da tempo che non ti leggo (se sei il vecchio Daniele … ma i cloni sono facili da realizzare) ma non hai perso lo smalto di chi usa il cervello con estrema parsimonia(bell’esempio quello dello specchietto). In quale scuola , tribunale, azienda (per un colloquio di lavoro) puoi presentarti vestito in maniera inadeguata? Ci sei stato a Monreale? E’ un luogo di un arte e di una bellezza indescrivibile, da lasciare senza fiato … basterebbe solo questo , anche per un ateo, per celebrare la grandezza umana che sa fa queste cose per entrare in solenne silenzio e riguardoso atteggiamento. Ma non è roba per la tua stirpe più aperta ai pruriti – mutandoni – diritti patacca che al bello.

  3. carla says:

    il rispetto della casa di Dio va di pari passo con quello che vorremmo nelle nostre case o che alcuni chiamano ” senso civico” (sigh) quando parlano di rispetto di animali ecc. Se non te la senti di rispettare casa mia, liberissimo di non entrarci. Personalmente vedo che le Chiese distribuiscono gratuitamente questi teli che poi vanno riconsegnati all’uscita. tuttavia non trovo nulla di strano a farli pagare considerato che, magari, è nostro malcostume non restituirli.

  4. carla says:

    mi sembra giusto che se non hai intentzione di rispettare le regole di casa mia non ci entri (immigrazione docet! o dovrebbe!)

  5. Matteo says:

    Presumo che il suddetto giornalista quindi non si sia posto il problema per quanto riguarda una moschea? Oppure quello sarebbe un (sacrosanto) gesto di rispetto?

  6. clemente says:

    I dittatori comunisti sono tutti uguali. Vogliono comandare su tutto, anche sulle cose che loro non condividono.
    Da una parte condannano la Chiesa (o quanto meno non gliene frega niente). Dall’ altra vogliono imporre le loro regole anche si di essa.
    Scusate, ma se voi non siete cattolici e non ve ne frega niente della Chiesa, perchè volete pontificare sui suoi luoghi di culto cattolici e sulle loro regole?
    Regole che, oltretutto, sono molto meglio delle vostre.
    Non mi sembra che quelli del Fatto Quotidiano facciano campagne contro il nudismo o gli abiti troppo discinti che circolano sulle nostre spiagge o luoghi di villeggiatura. Queste sì sarebbero regole da far rispettare.
    Vanno a fare questione con chi cerca di far rispettare il senso del pudore. Anche a casa sua!
    Che vergogna.

  7. paolo says:

    Il povero Corlazzoni non si rende conto che la violenza non è far rispettare il senso del pudore, ma violarlo. Se una persone va in giro in abiti discinti , specie in una Chiesa, fa violenza a tutti gli altri visitatori.

    • margot says:

      A sentire e vedere le vignette odierne di Charlie Hebdo viene da recriminare sul fatto che i “terroristi” non abbiano terminato il loro lavoro.

  8. Carlo says:

    Quando un “esimio professore” dice che la sua scuola sono state le strade del mondo, a me viene sempre alla mente la domanda: “Eri vicino, molto vicino o lontano dai pneumatici fiammeggianti?” Poi la metto da parte, per rispetto alle “signorine”, che non meritano di essere confuse con l’esimio professore.

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

In questo momento storico, l’immagine che identifica maggiormente la californiana Tesla è quella della dea Shiva che, facendo roteare le otto braccia di cui è dotata, elargisce schiaffi a destra e a manca a tutti i brand concorrenti. Il costruttore americano, parallelamente all’unveiling della straordinaria supercar elettrica Roadster, accreditata di 10.000 Nm di coppia e […]

L'articolo Tesla Semi Truck: il camion elettrico è una belva proviene da RED Live.

L’alternativa alle note Lotus 3-Eleven, KTM X-Bow e Radical SR8 è italiana. E costa (almeno) 200.000 euro. Forte di una lunghissima esperienza nelle competizioni, la parmense Dallara Automobili, specializzata in telai e vetture da pista, ha presentato il primo modello targato della propria storia. Una vettura, non a caso denominata “Stradale”, nata quale barchetta estrema, […]

L'articolo Dallara Stradale: la prima volta proviene da RED Live.

Gestito da appassionati motociclisti, lo Spidi Store milanese di via Telemaco Signorini 12, mette a disposizione le ultime novità del marchio oltre a un servizio di tute su misura e di installazione di interfoni su caschi. Per festeggiare il suo primo anno di vita il negozio ha organizzato, in occasione di EICMA 2017, una serata all’insegna […]

L'articolo Spidi Store Milano spegne la prima candelina proviene da RED Live.

Tesla la tocca piano… presentando a sorpresa, in occasione dell’unveiling dell’atteso camion a batteria, l’erede dell’ormai storica Tesla Roadster. Una vettura che la Casa americana, con grande morigeratezza, non esita a definire “l’auto più veloce del Pianeta”. Una supercar elettrica che, ancora una volta, spiazza la concorrenza promettendo di ridefinire il concetto di performance a zero […]

L'articolo Tesla Roadster: zitti tutti proviene da RED Live.

Dopo la nuova generazione di Trafic SpaceClass, presentata lo scorso ottobre, Renault torna sull’argomento “business” con il lancio della nuova gamma Executive, studiata per rendere sempre più confortevole e ricca di tecnologia la vita a bordo di chi si sposta per lavoro. La Casa della Losanga dota quindi di contenuti premium tre vetture della sua scuderia, […]

L'articolo Gamma Executive, l’allestimento premium di Renault proviene da RED Live.

MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download