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La rimozione della statua di Giovanni Paolo II e l’iconoclastia laicista

maggio 8, 2015 Aldo Vitale

Quattro ragioni per comprendere tutta la grettezza ideologica della decisione del giudice di Rennes

francia-statua-giovanni-paolo-ii-ploermelAlcune testate giornalistiche nei primi giorni di maggio hanno riportato, quasi in sordina, la notizia di un fatto che invece, per la sua gravità, avrebbe meritato più considerazione da parte dei grandi mezzi di comunicazione di massa: un giudice di Rennes ha ordinato la rimozione della statua di Giovanni Paolo II posta nella cittadina di Ploermel poiché viola la separazione tra Stato e Chiesa.

Sul punto si possono effettuare alcune considerazioni.

Premettendo che la questione può essere analizzata sotto molteplici aspetti, come quello storico, quello politico, quello sociologico, il più pregnante in questa sede appare quello filosofico-giuridico essendo coinvolti il concetto di laicità e la sua ricaduta sotto l’aspetto giurisdizionale.
In primo luogo: la separazione tra Stato e Chiesa è una invenzione tipicamente cristiana, non solo perché fondata sul passo evangelico per cui occorre dare a Cesare quel ch’è di Cesare e a Dio quel ch’è di Dio (Lc., 20,25), ma soprattutto perché è stata la prassi giuridica sempre mantenuta dalla Chiesa nella sua storia bimillenaria.

La Chiesa, infatti, ha evitato da un lato che l’autorità politica fosse divinizzata, come richiedevano gli imperatori romani che i primi cristiani rifiutavano di incensare andando per questo verso il martirio (come scrivono Giustino, Tertulliano, Lattanzio), ma anche che l’autorità religiosa reclamasse per sé tutto il potere escludendo l’ambito umano e della ragione naturale.
La Chiesa, insomma, ha letteralmente forgiato il concetto di laicità, cioè di distinzione, più che di separazione, tra sfera temporale e sfera spirituale, garantendo la libertà umana contro i conati di cesaropapismo da un lato e di teocrazia dall’altro.
Su tutti i numerosissimi esempi citabili si ricordi soltanto quanto scritto dal quarto Papa, già nel I secolo d.C., Clemente Romano: «Al sommo sacerdote infatti sono state conferite funzioni liturgiche a lui proprie, ai sacerdoti è stato preordinato un posto loro proprio. L’uomo laico è legato agli ordinamenti laici. Ciascuno di noi, fratelli, cerchi di piacere a Dio nel proprio ordine, vivendo in buona coscienza e dignità, senza trasgredire la regola stabilita dal proprio ufficio liturgico».

In secondo luogo: così come la laicità è il giusto mezzo che può evitare gli aberranti eccessi della statolatria (come nei regimi totalitari di cui il XX secolo è riccamente costellato) da un lato e della teonomia assoluta (come nei regimi islamici) dall’altro, così occorre sottolineare, inerentemente ai simboli religiosi, che occorre evitare i due aberranti eccessi corrispondenti, cioè ammettere tutti i simboli religiosi come in un pantheon 2.0 rivisto e corretto dalle esigenze cultuali e culturali contemporanee, oppure eliminare tutti i simboli religiosi in nome del più becero ed intollerante laicismo.
Viste le premesse, occorre infatti precisare che la presenza dei simboli cristiani non solo non è negatrice della laicità e della distinzione tra Stato e Chiesa, tra sfera temporale e sfera spirituale, tra ragione e fede, tra religione e diritto, tra tolleranza e identità spirituale, ma che soltanto la presenza dei simboli cristiani (essendo solo nell’alveo del cristianesimo che si è compitamente plasmato il concetto di laicità) è autentica garanzia della laicità medesima.
Idea che alcuni non riescono completamente a digerire, ma che ciò nonostante deve essere ribadita ad onor del vero e della storia: amicus Plato, sed magis amica veritas!

In terzo luogo: utilizzare i concetti tipicamente cristiani, come la laicità e come la distinzione tra Stato e Chiesa, contro il cristianesimo medesimo e la Chiesa, significa storpiare la natura stessa della laicità, trasformandola da idea in ideologia, ricavandone cioè il laicismo, ovvero, quella grottesca forma di pensiero che può essere definita, con le parole di Luigi Sturzo, come confessionalismo laico, cioè quello per cui «invece di confessare la fede in Dio ed in una chiesa, si dovrebbe confessare una specie di fede nello Stato laico».
Essendo il laicismo una ideologia deve essere rifiutata come tutte le ideologie, poiché in quanto tali esse non riescono a far percepire e cogliere l’essenza della realtà e delle cose per come sono effettivamente.

In quarto luogo: nel caso di specie, più che di un simbolo si tratta di una statua, di qualcosa, dunque, che rientra senza dubbio nell’ambito nell’espressione artistica; occorre quindi chiedersi: si procederà da ora così con tutte le opere d’arte che hanno il sacro per tema? La Francia bandirà le opere d’arte che raffigurano santi e momenti della storia cristiana? Statue, affreschi e dipinti raffiguranti natività, crocifissioni e resurrezioni saranno messi al bando per non violare la separazione tra Stato e Chiesa? Opere di personaggi, perfino appartenenti alla cultura francese, come Paul Gaughin, Marc Chagall, Robert Campin, Simon Vouet, Jacques-Louis David saranno censurate ed irrimediabilmente condannate all’oblio?

In conclusione: appare, dunque, da un lato tutta la grettezza ideologica di una simile decisione, e preoccupa e sorprende che provenga da un tribunale, nonostante l’avviso evangelico di Marco («Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe, comparirete davanti a governatori e re a causa mia, per rendere testimonianza davanti a loro»), e dall’altro il paradosso per cui si coinvolge la rappresentazione scultorea di un Pontefice come Giovanni Paolo II che così, quasi profeticamente, ebbe appunto a condannare una tale deriva ideologica: «Nell’ambito sociale si sta diffondendo anche una mentalità ispirata dal laicismo, ideologia che porta gradualmente, in modo più o meno consapevole, alla restrizione della libertà religiosa fino a promuovere il disprezzo o l’ignoranza dell’ambito religioso, relegando la fede alla sfera privata e opponendosi alla sua espressione pubblica».


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11 Commenti

  1. Mirko scrive:

    Mah, fondamentalmente i cristiani si meritano la fine che fanno, giacchè non “combattono” per la loro fede.

    • Orazio Pecci scrive:

      Ah sì. Poi se per caso combattono, allora gli si può sempre dire che sono colpevoli delle guerre di religione (oltre che dell’inquisizione, della caccia alle streghe, del riscaldamento globale, della “bomba demografica”, di essere troppo allegri e di essere troppo tristi…)

    • Alessandro2 scrive:

      Mirko, se nella tua frase c’è tutto il disappunto per la tiepidezza dei cristiani odierni, non posso che essere d’accordo con lei. Davvero stiamo facendo la fine che meritiamo. Se invece, come sembra di intendere Orazio, è solo ironia, allora è mal riposta.

  2. V F M scrive:

    Grazie a Dio in Italia non abbiamo ancora di questi problemi. Mi congratulo con l’autore per la limpidezza del suo ragionamento, non è sempre facile spiegare il concetto di laicità, lui ci è riuscito pienamente. Preoccupante, masochista e antistorica la posizione della Francia, il relativismo strisciante in quel Paese sta trionfando anche per colpa dell’azione del presidente Hollande, del governo e della maggioranza parlamentare, spudoratamente anticristiani. Dio salvi la Francia, ex, molto ex figlia prediletta della Chiesa

  3. daniperri scrive:

    Perfettamente d’accordo. Però che brutta statua…..

  4. Franco scrive:

    Se mi trovassi in quel di Ploermel mi piazzerei davanti alla statua a prendere a calci nel sedere chi cerca di rimuoverla!

  5. Luca Perego scrive:

    Sono scandalizzato non tanto dalla scempiaggine di questo articolo con il quale si fa puro revisionismo, negando l’esistenza di chi, laici e non, davvero si è battuto per una laicità capace di separare (e non dividere) lo Stato dalla Chiesa. La laicità è figlia del cristianesimo, sì, ma non della Chiesa cattolica romana che è prettamente di origine e cultura pagana (potrei elencare i pensieri di Agostino e Tommaso D’Aquino, retaggi di Platone e Aristotele, buona parte della cosmologia Scolastica medioevale, l’organizzazione gerarchica assolutamente platonica e anti-biblica, ecc.). La Chiesa, infatti, non si è mai battuta nemmeno per la divisione poiché un tale processo l’avrebbe condannata, come poi è avvenuto, alla fine del suo potere temporale e gradualmente all’oblio. Ciò che mi scandalizza di più, dicevo, è invece la totale cancellazione e negazione in questo paese della verità storica relativa al mondo pre e post Riforma. Non solo Valdo viene quotidianamente dimenticato dall’ignoranza e dalla convenienza, ma anche i riformatori che “ce l’hanno fatta” come Lutero prima e Calvino poi (per non dimenticare arminiani, anabattisti, unitarianisti, quaccheri, ecc.) sono vittime del monismo assolutista e negazionista, questo sì ideologico. Nel 2015 è davvero possibile tutto questo? Sì, è possibile, l’Italia ne rappresenta l’esempio peggiore. Gli epigoni dei principali riformatori, furono loro i primi a sancire la separazione tra lo Stato e la Chiesa, si leggano Episcopio, Theodor Beza, John Milton, Roger Williams, Phillipe de Mornay e tanti altri cancellati dai libri di storia poiché innesterebbero un dubbio assai rischioso: l’esistenza di un altro diverso da me, in ogni caso cristiano, ma che forse vale la pena di conoscere e ascoltare giacché mi può insegnare qualcosa. Una domanda per l’autore: se la Chiesa cattolica ha sancito tale separazione (o divisione, come preferisce) per quale ragione il Romano Impero era prima di tutto Sacro?

    • yoyo scrive:

      Ammetterai però che, a parte il caso particolare dello Stato pontificio, in cui comunque ciò che si faceva come Stato era distinto dalla pastorale ordinaria ed universale, in Occidente istituzioni statali e sacerdozio sono sempre rimasti cose diverse, anche quando c erano preti come ministri.

    • Aurelio scrive:

      Scusi signor Luca Perego se la mia ignoranza se non supera la sua, ma nel suo discorso vuol forse sostenere che le chiese riformate sono sono le uniche e vere attuatrici della separazione tra potere temporale e potere spirituale?

  6. Maurizio scrive:

    Caro Luca ,posso capire l’amarezza di chi,appartenente alla galassia delle chiese riformate,in certi periodi storici é stato bistrattato ed anche perseguitato dai cattolici(ma ci sono esempi che vanno anche in direzione opposto)quando tutto dipendeva più dall’autorità politica,di cui quella religiosa era più strumento che gestore..rispetto a tutto ciò gli ultimi Papi..mi sa che abbiano fatto pubblica ammenda.Due precisazioni però:1)che la chiesa cattolica abbia origini pagane(con le conseguenti citazioni che lei fa)é un’idiozia strabiliante..intanto,perché fu fondata da Cristo stesso sulla roccia che fu Pietro e tutti gli apostoli(poi vescovi)che si erano stretti a Lui.Cristo,dunque,pagano?Quello stesso Cristo a cui anche le chiese riformate si rifanno? Non le sembra che l’astio l’abbia fatto uscire decisamente di strada?
    2)L’apporto di Lutero,Calvino ecc…a cosa realmente ha portato?Partendo da un intento purificatore(giusto,per sé,specie in quei tempi)ha portato ad uns riduzione intimistica-spiritualistica da un lato e ,dall’altra da una lettura e interpretazione del messaggio evangelico motralustica e quasi legalista,fondata(appunto)sulla propria intetpretazione negando,così,l’autorità papale(voluta da Cristo!)e la tradizione apostolica e dei Padri della Chiesa…pure loro dovvettero combattere contro movimenti sismatici(e talvolta subitne petsecuzioni)precursori dei vari Lutero,Calvino ed anche Valdo.Anche Francesco d’Assisi “combatté”per una chiesa povera e svincolata dal potere politico(e prima di lui Benedetto da Norcia ad es.)ma non sbatte la porta in nome fi una sua supposta superiorità e verginità morale,ma la combatté,riformando la Chiesa dall’ interno e senza appoggiarsi a principi cpiacenti(e a cui ciò era coveniente)come fecero invece Lutero e Calvino(Valdo no,certo).
    Come spiegherebbe,poi,lei le tante conversioni”eccellenti negli ultimi 100/150anni dall’anglicanesimo(Newann su tutti e non era uno da poco)dovuti soprattutto dal desiderio di ritornare e ritrovare l’autentico spirito cattolico(altro che pagani!)cosi svilipputa da pratiche religiose formali,staccate dalla vita e ridotte ad una chiesa fai da te.Nessun giudizio sulle semplici persone e,dunque,anche su di lei, ma ci rifletta su seriamente e serenamente…poi,come diceva anche recentemente Papa Francesco,l’unità dei cristiani non di costruisce sulle dispute teogiche ma si costruisce dal basso,nei rapporti e nei gesti costruiti insieme,nei fatti ed in un confronto aperto e libero,amante e dedideroso della Verità,non del proprio parere.É un dovere morale,come cristiani provarci sempre,con umiltà e rispetto.Ciao!

  7. Maurizio scrive:

    Caro Luca ,posso capire l’amarezza di chi,appartenente alla galassia delle chiese riformate,in certi periodi storici é stato bistrattato ed anche perseguitato dai cattolici(ma ci sono esempi che vanno anche in direzione opposto)quando tutto dipendeva più dall’autorità politica,di cui quella religiosa era più strumento che gestore..rispetto a tutto ciò gli ultimi Papi..mi sa che abbiano fatto pubblica ammenda.Due precisazioni però:1)che la chiesa cattolica abbia origini pagane(con le conseguenti citazioni che lei fa)é un’idiozia strabiliante..intanto,perché fu fondata da Cristo stesso sulla roccia che fu Pietro e tutti gli apostoli(poi vescovi)che si erano stretti a Lui.Cristo,dunque,pagano?Quello stesso Cristo a cui anche le chiese riformate si rifanno? Non le sembra che l’astio l’abbia fatto uscire decisamente di strada?
    2)L’apporto di Lutero,Calvino ecc…a cosa realmente ha portato?Partendo da un intento purificatore(giusto,per sé,specie in quei tempi)ha portato ad uns riduzione intimistica-spiritualistica da un lato e ,dall’altra da una lettura e interpretazione del messaggio evangelico motralustica e quasi legalista,fondata(appunto)sulla propria intetpretazione negando,così,l’autorità papale(voluta da Cristo!)e la tradizione apostolica e dei Padri della Chiesa…pure loro dovvettero combattere contro movimenti sismatici(e talvolta subitne petsecuzioni)precursori dei vari Lutero,Calvino ed anche Valdo.Anche Francesco d’Assisi “combatté”per una chiesa povera e svincolata dal potere politico(e prima di lui Benedetto da Norcia ad es.)ma non sbatte la porta in nome fi una sua supposta superiorità e verginità morale,ma la combatté,riformando la Chiesa dall’ interno e senza appoggiarsi a principi cpiacenti(e a cui ciò era coveniente)come fecero invece Lutero e Calvino(Valdo no,certo).
    Come spiegherebbe,poi,lei le tante conversioni”eccellenti negli ultimi 100/150anni dall’anglicanesimo(Newann su tutti e non era uno da poco)dovuti soprattutto dal desiderio di ritornare e ritrovare l’autentico spirito cattolico(altro che pagani!)cosi svilipputa da pratiche religiose formali,staccate dalla vita e ridotte ad una chiesa fai da te.Nessun giudizio sulle semplici persone e,dunque,anche su di lei, ma ci rifletta su seriamente e serenamente…poi,come diceva anche recentemente Papa Francesco,l’unità dei cristiani non di costruisce sulle dispute teogiche ma si costruisce dal basso,nei rapporti e nei gesti costruiti insieme,nei fatti ed in un confronto aperto e libero,amante e dedideroso della Verità,non del proprio parere.É un dovere morale,come cristiani provarci sempre,con umiltà e rispetto.Ciao!

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