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La grande testimonianza dei profughi yazidi e cristiani: hanno perso tutto, pur di non rinnegare la loro fede millenaria

agosto 22, 2014 Redazione

Il cardinale Filoni, di ritorno dall’Iraq, ha raccontato il suo viaggio. «Questa gente ha preferito abbandonare tutto, perdere tutto, anziché la fede e la tradizione religiosa che custodiscono da millenni».

Ieri sull’Osservatore Romano il cardinale Fernando Filoni, inviato da papa Francesco in Iraq, ha raccontato il suo viaggio tra quelle terre martoriate dalla furia islamista. Il cardinale non ha solo ripetuto quel che va dicendo da tempo, e cioè che la popolazione yazida e cristiana è allo stremo e che la prova che essa sta sopportando è titanica, ma ha anche aggiunto un’annotazione personale interessante: «A me ha fatto molto bene questa missione». Perché, accanto alla sofferenza e alla tribolazione («soprattutto in quelle famiglie dove ci sono tanti bambini»), il cardinale non ha potuto fare a meno di registrare la grande testimonianza che, a lui in prima persona e a noi tutti, queste persone stanno dando.

«NOI SIAMO VENUTI DOPO». In primo luogo – e non è un elemento da sottovalutare – da parte delle autorità civili: «Dovunque sono andato», ha raccontato, «le autorità civili — sia quelle dell’Iraq, il presidente della Repubblica, sia quelle del Kurdistan iracheno, il presidente e il primo ministro — hanno assicurato la loro vicinanza, la loro solidarietà, il loro aiuto. Soprattutto mi hanno detto di essere totalmente impegnati nella difesa dei cristiani: vogliamo che ritornino, perché sono parte integrante del mosaico della nostra terra e hanno un diritto nativo di stare qui in mezzo a noi. E hanno riconosciuto: noi siamo venuti dopo». Queste parole hanno confortato Filoni che, pragmaticamente, si aspetta che a quelle promesse seguano i fatti.

FEDELE AL PROPRIO CREDO. In secondo luogo, Filoni ha descritto l’incontro con le comunità degli sfollati «Ho trovato delle comunità molto belle, che danno veramente una testimonianza di fede straordinaria». Perché questa gente ha perso tutto, pur di non perdere la fede. «Davanti a situazioni in cui sarebbe stato facile ingannare chi chiedeva di rinnegare la fede, pur di rimanere nella propria terra, oppure accettare piccoli compromessi e cedimenti con i jihadisti o con altri, questa gente ha scelto di rimanere fedele al proprio credo. Ha preferito abbandonare tutto, perdere tutto, anziché la fede e la tradizione religiosa che custodiscono da millenni».

SIAMO TUTTI NAZARENI. Per questo, noi, così lontani e distratti rispetto alla loro tragedia, cosa possiamo fare? Filoni ha detto che «questa gente ha bisogno di sentire la nostra solidarietà, fatta non solamente di parole, oppure di aiuto attraverso offerte di tipo economico. Una solidarietà che dev’essere prima di tutto ecclesiale: i loro problemi non sono una questione di persone lontane che alla fine non ci toccano, non ci riguardano. Il loro desiderio è che noi ci facciamo carico di un affetto, di una vicinanza, di un aiuto, di un sostegno che vada al di là delle questioni materiali e al di là delle parole stesse. Questo è un compito che come Chiesa dobbiamo assumerci. Sono fratelli e sorelle dispersi qua e là, piccole comunità, ma posso testimoniare che sono ricchissimi di fede, di tradizione, di amore straordinario al Papa e ai propri vescovi». Questi nostri fratelli ci testimoniano che siamo tutti nazareni. Ce lo dicono al prezzo della loro vita. A noi il compito di immedesimarci nel loro coraggioso sacrificio o, almeno, di esserne consapevoli. (eb)

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7 Commenti

  1. Sasso Luigi says:

    Soffro e prego perché questa povera gente sono fratelli nostri.

  2. Shiva101 says:

    Dopo diversi interventi del sottoscritto Dio Shiva finalmente Tempi ha capito che il massacro non è solo dei cristiani ma di tutte le minoranze….. compresi gli Yazidi!

    • Paola Greco says:

      Il massacro dei cristiani avviene in tutto il mondo e da tanto tempo;purtroppo ai media non interessava fino a questi ultimi avvenimenti. Addirittura molti esponenti politici europei dichiaravano che il problema non esisteva………

    • Menelik says:

      Non sopravvalutarti, che non ne hai nessuna ragione.
      Tempi l’ha detto fin dal principio, le due etnie principale e più numerose sono gli Yazidi e i Cristiani.
      Se ci fossero buddisti, anche loro sarebbero nel mazzo.
      Idem per i confucianisti, eccetera-eccetera.
      Secondo me dovresti liberarti dalle catene mentali nei confronti dei credenti.
      Tu qui sei servito solamente a fare trollismo e basta, non hai proprio nulla da farci “scoprire”.
      State solo cercando di sminuire la consistenza della tragedia in cui versano i Cristiani laggiù, solamente perché è controproducente alla vostra causa qua.
      E’ stato più intellettualmente onesto quel tal Emanuele Sarti, che ha dichiarato che “fin tanto che laggiù si ammazzano tra di loro, a noi qua va più che bene”, chiaramente perché sfoltisce il numero dei Cristiani nel mondo.

  3. Tamara says:

    Leggendo la vostra rivista, grazie alla segnalazione su twitter da parte di un altro lettore, ho capito meglio quanto la crudeltà perpretata per mano dei jihadistida abbia origine da un disegno ben preciso, mediante il quale tutti coloro che non aderiranno alle regole del califfato e si frapporranno fra questo e la difesa della propria libertà e del proprio territorio, saranno eliminati senza batter ciglio. Tutti noi (nel mondo) di idee, credenze, fede diverse dalle loro, siamo solo merce di scambio per finanziare la loro impresa. Adesso ciò che è più difficile da stabilire è come fermarli. Come possiamo contrastarli? Ogni decisione, azione o strategia comporterà tempo per evitare stragi d’innocenti, mentre loro non hanno scrupoli ed andranno avanti nel loro delirio, nella loro mattanza.

    La debolezza delle potenze del mondo sta nella incapacità di andare oltre agli interessi economici. Se da un lato questi interessi sono parte di giochi politici, dall’altro potrebbero causare conseguenze economiche nelle già precarie situazioni finanziarie di molte nazioni, Italia compresa. Abbiamo costruito un’economica basata sul “nulla” che oltre a produrre danni visibili, sotto gli occhi di tutti, rappresenterà il nostro tallone di Achille nelle scelte che dovranno essere fatte per difenderci da attacchi terroristici quali quelli a cui stiamo assistendo in medio oriente.

    • martino says:

      Un modo, impossibile, ci sarebbe: bloccare il danaro delle banche del kuwait che finanzia l’acquisto delle armi. Purtroppo, però su quelle banche passano anche le risorse economiche che controllano il petrolio….

      • Menelik says:

        Un modo possibile, assai probabilmente l’unico, c’è:
        armare i guerrieri curdi con sistemi moderni, efficienti, in grado di operare profondamente contro i terroristi dell’ISIL.
        Alle loro file possono unirsi cristiani e yazidi.
        Tutti loro, Curdi, cristiani e yazidi, hanno il dente avvelenato contro l’ISIL, e combatteranno fino all’ultimo respiro, non come i militari occidentali in missione, che sono lì per un sostanzioso ventisette e hanno in testa solo di portare la pelle a casa a termine del periodo.
        Curdi, cristiani e yazidi sanno che se non vinceranno contro l’ISIL, saranno tutti destinati a morire e le loro figlie ad essere ridotte in schiavitù, dunque combatteranno come leoni infuriati.
        Non piacerà, ma tutto il resto son chiacchiere inutili.

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