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«L’Ucraina è sull’orlo della guerra civile, ora serve riconciliazione. Tymoshenko non è l’Havel di Kiev»

febbraio 25, 2014 Leone Grotti

Intervista allo slavista Georges Nivat, profondo conoscitore di Ucraina e Russia. «Kiev non può essere diviso da Mosca e l’Ue deve abbandonare la russofobia»

«Credo che l’Ucraina possa diventare un ponte tra Russia e Unione Europea». Georges Nivat, slavista francese di 79 anni, grande conoscitore della Russia e di Solzenicyn, professore onorario dell’Università di Ginevra e dottore honoris causa dell’Università Mohyla di Kiev, sa che la sua visione è «ottimistica», visto che «l’Ucraina è sull’orlo della guerra civile e la rivoluzione non è ancora finita» ma vede nel «compromesso» e nella «riconciliazione» l’unica via d’uscita per Kiev in grado di rispettare le sue doppie radici: europee e russe.

Professor Nivat, i dimostranti di piazza Maidan hanno conquistato i palazzi del potere e spiccato un ordine di cattura nei confronti del presidente Yanukovich. La rivoluzione è finita?
No, oggi l’Ucraina è sull’orlo della guerra civile: la parte orientale del paese minaccia di separarsi da quella occidentale. Tutto quello che è successo l’ultima settimana è tragico e ora sarà necessario cercare giustizia e non vendetta per il sangue che è stato versato.

Kiev si è rivoltata contro Mosca?
La rivolta non è russofobica, tranne che in alcune città come Lviv o Ternivtsy. E meno male, perché se lo fosse ora la situazione sarebbe davvero terribile. In molte città la maggioranza della popolazione non vuole perdere i suoi legami con Mosca. Molti ucraini che vivono nell’est lavorano in Russia e lì hanno famiglia. Quello che chiede la rivolta è che vengano rispettati i legami storici di questo paese con l’Europa. Ed è giusto ma non è possibile immaginare un’Ucraina senza ottimi e forti legami con la Russia: le due parti devono vivere insieme.

La rivoluzione ha avuto successo?
Ancora non si può dire perché la parte orientale ancora non l’ha accettata, è stata silenziata finora e questo non va bene. L’Ucraina dovrà fare grandi compromessi e speriamo che trovi un leader in grado di guidarli.

Come la Tymoshenko?
Sono abbastanza certo che la Tymoshenko, sebbene il suo impegno sia degno di ammirazione per il suo coraggio, non sarà in grado di guidare questo nuovo movimento e questa nuova generazione. Lei non c’entra.

Cosa la fa sperare in un buon esito del movimento di piazza Maidan?
Una parte della nuova generazione è molto idealistica e questo è promettente per il futuro, forse l’Ucraina potrà essere un ponte tra Russia e Unione Europea. Io almeno spero che Kiev diventi un ponte ma sono molto inquieto.

Perché?
L’avversione dell’Occidente nei confronti della Russia potrebbe tramutarsi in una nuova Guerra Fredda e questo sarebbe terribile.

L’Unione Europea cosa può offrire all’Ucraina?
L’Ue è stata una scuola di pace e tolleranza, non su tutto ovviamente, ma è maestra di compromesso. Ora però non è pronta a ricevere nel club gli ucraini e neanche l’Ucraina è pronta ad entrare nell’Ue, quindi non bisogna fare retorica. Se non si aiuta Kiev a ricostruire il dialogo, la rivolta di Maidan sarà stata inutile: ci vorrebbe un Walesa, un Havel, un Giovanni Paolo II ucraino.

E lei lo vede?
No, ma spero di sbagliarmi. La Tymoshenko, come detto, è stata responsabile del caos precedente, quindi non è la persona giusta. Sono abbastanza certo che non sarà l’Havel dell’Ucraina. Klitchko e Yatnesyuk sono bravi ma sono stati squalificati venerdì dalla piazza, che non li ha seguiti, mentre Tyahnibok è troppo occidentale e legato al mondo ultra-nazionalista e violento. Inoltre, è antisemita, non è la persona adatta per riconciliare. Mi sembra che nessuno abbia l’aura che fa di una persona un mito.

L’Ue come può aiutare a far emergere una figura di questo tipo?
L’Unione Europea ha una componente isterica e russofobica che è molto pericolosa. Quello che è successo a Kiev dovrebbe farli pensare. L’Ucraina potrebbe diventare una terza Europa: la prima è stata costruita dai padri fondatori dell’Ue sopra le rovine della Grande guerra, la seconda dalle grandi figure che abbiamo già citato sulle rovine dell’impero comunista e ora c’è l’Ucraina. Che però non può essere del tutto staccata dalla Russia. Questa rivolta quindi si rivolge a noi e ci chiede: che cosa vogliamo? Se continuiamo a essere russofobici, non riusciremo a costruire la pace in Europa.

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2 Commenti

  1. marzio says:

    Interessantissimo articolo.Sono del tutto d’accordo con il Prof Nivet,Mi piace il suo sottolineare il fatto che i poteri forti occidentali siano russofobi e che cerchino di inculcare nelle nostre popolazioni tale fobia o odio.Ai tempi del liberale Eltsin, questo non accadeva, ovviamente,costui era assolutamente docile nei confronti dei “consigli” ed “indicazioni” che venivano da Occidente, portando la Russia verso il baratro.

  2. marzio says:

    Interessantissimo articolo.Sono del tutto d’accordo con il Prof Nivet,Mi piace il suo sottolineare il fatto che i poteri forti occidentali siano russofobi e che cerchino di inculcare nelle nostre popolazioni tale fobia o odio.Ai tempi del liberale Eltsin, questo non accadeva, ovviamente,costui era assolutamente docile nei confronti dei “consigli” ed “indicazioni” che venivano da Occidente, portando la Russia verso il baratro.

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