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Irlanda, la fossa comune con 800 bambini e le accuse alle suore

giugno 4, 2014 Emmanuele Michela

I piccoli sono morti tra il ’25 e il ’61 in un orfanotrofio della contea di Galway. Un’associazione punta il dito contro le religiose. Ma non vanno dimenticate le pessime condizioni sanitarie dell’epoca

suore_irlanda_bambiniUna fossa comune vicino ad un monastero, i resti di quasi 800 corpi di bambini al suo interno, un’indagine storica per ricostruire le vicende delle vittime, che sono morte in l’Irlanda tra il 1925 e il 1961. A Tuam, nella contea di Galway, si torna a parlare di “The home”, l’orfanotrofio gestito dalle Bons Secours Sisters che ha accolto durante il Novecento ragazze madri e i loro figli, e del serbatoio rinvenuto in un terreno non distante dove sono stati trovati gli scheletri dei minori.

LA VICENDA. La vicenda della Home di Tuam è tornata a galla nei giorni scorsi in seguito alla denuncia di scomparsa fatta da un familiare dei bambini che lì morì decenni fa, e dopo che sono stati resi pubblici i risultati della ricerca di Catherine Corless, che ha stabilito il numero esatto di decessi: la diocesi locale non aveva idea che ci fossero così tanti bambini seppelliti, perché la fossa comune era già stata scoperta nel 1975, ma si pensava che i resti fossero per lo più di vittime della terribile carestia che colpì l’Irlanda nell’Ottocento.

IL CASO. Secondo i documenti rinvenuti, invece, circa 300 bambini deceduti sarebbero durante la Seconda Guerra Mondiale, uccisi da gastroenteriti, tubercolosi, polmoniti e altre malattie. Da qui sono partite le accuse alle suore, portate avanti da Susan Lohan, co-fondatrice dell’Adoption Rights Alliance: la sua associazione tutela i diritti dei figli sottratti in Irlanda alle ragazze madri e dati in adozione a nuove famiglie. La donna ha puntato il dito contro le religiose, che e non si sarebbero «adeguatamente prese cura» dei bambini, abbandonati e mai curati del tutto perché figli illegittimi di ragazze madri.
C’è, invece, chi invita alla cautela e difende le religiose, ricordando le terribili condizioni sanitarie della campagna irlandese nella prima metà del XX secolo, dove i tassi di mortalità infantile erano altissimi, specie perché, sebbene la penicillina di Fleming fosse stata scoperta già nel ’28, questa fosse distribuita unicamente a Belfast, da un ospedale britannico che serviva le comunità protestanti.

LE PAROLE DELL’ARCIVESCOVO. Le autorità irlandesi hanno spiegato che presto sarà aperta un’inchiesta più approfondita per capire che cosa è successo a Tuam e come sono morti tutti quei bambini: a chiederlo è stato il ministro dell’Educazione Ciaran Cannon. Nel frattempo, anche l’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, ha specificato che, qualora non dovesse partire un’indagine di Stato, «allora sarà importante intraprendere un progetto di ricostruzione storica sociale, per dare un’immagine accurata di queste case d’accoglienza nella storia del nostro Paese». Ha poi aggiunto che, se «sussistono ragioni concrete», è favorevole a riesumare quelle che sono tombe senza nome, e edificare un monumento che raccolga i nomi di tutti i bambini defunti.

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5 Commenti

  1. Mappo scrive:

    Quello che non capisco e ovviamente lo dico sena il minimo spirito polemico è perché queste centinaia di bambini morti fra il 1925 e il 1961 non abbiano avuto una forma di sepoltura decente. Per quelli morti nell’ottocento posso anche immaginarmi situazioni tali da dover ricorrere ad una fossa comune, ma per i morti del novecento non mi capacito proprio.

    • Menelik scrive:

      E’ quello che mi chiedo anch’io.
      Uno straccio di sepoltura avrebbero dovuto comunque dargliela, se c’è davvero carità umana.
      Non erano certo condizioni da fossa comune quelle tra gli anni 20 e i 50, e senza epidemie né guerre.
      Mah……

  2. Edo scrive:

    Marina Valeri, e tu cosa sei stata? Non sei stata anche tu “un ammasso di cellule”? Perché adesso non sei un’ammasso di cellule? Solo perché ne hai un po’ di più rispetto a quando nella pancia di tua madre?

  3. Mappo scrive:

    Marina Valeri, quando sento qualche fanatico definire un bambino che deve nascere un grumo di cellule mi viene in mente l’immagine di una SS che ammazza sadicamente un ebreo perché nella mente sconvolta di quella SS anche l’ebreo non è altro che un grumo di cellule. Del resto poco importa che uno ci creda veramente alla bufala del grumo di cellule, bisogna spersonalizzare il nascituro, altrimenti è troppo dura anche per un abortista. Un po’ quello che facevano i terroristi delle Brigate Rosse quando ammazzavano le loro vittime, che ai loro occhi cessavano di essere persone e questo rendeva più facile, accettabile, digeribile quello che facevano.

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