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Inghilterra. Pastore anglicano sposa un altro uomo e denuncia il suo vescovo per discriminazione

giugno 21, 2015 Leone Grotti

Il vescovo ha vietato al pastore sposato con una persona dello stesso sesso di officiare i sacramenti, applicando la dottrina, ma l’arcivescovo di Canterbury in tribunale l’ha abbandonato

jeremy-pemberton-chiesa-anglicana

In Inghilterra il matrimonio gay è entrato in vigore nel marzo del 2014. Nella legge è specificato che la Chiesa (statale) anglicana è libera di non officiarli, dal momento che sono contro la sua dottrina. Nel 2014, però, un pastore anglicano si è sposato civilmente con un uomo e poi ha fatto causa alla sua diocesi per discriminazione.

IL MATRIMONIO GAY. Il caso del reverendo canonico Jeremy Pemberton è approdato in tribunale il 15 giugno e si prospetta già gravido di conseguenze per la Chiesa anglicana. Pemberton ha sposato nell’aprile del 2014 Laurence Cunnington. A giugno, l’allora vescovo della diocesi di Southwell e Nottingham, Richard Inwood, ha vietato al pastore di officiare i sacramenti nella sua diocesi, dal momento che il matrimonio gay è contrario all’insegnamento della Chiesa anglicana. Per questo, Pemberton non è stato assunto come cappellano dell’ospedale di Sherwood.

IL REGOLAMENTO. Il vescovo Inwood ha affermato di aver solamente seguito il regolamento diffuso dalla Chiesa anglicana all’indomani della legalizzazione dei matrimoni gay, laddove si afferma che «i pastori che si sposano con qualcuno dello stesso sesso violano chiaramente gli insegnamenti della Chiesa di Inghilterra». La Chiesa anglicana permette ai pastori (anche donne) di sposarsi e alle persone omosessuali di diventare pastori, ma non consente ai pastori omosessuali di sposarsi.

«MI HANNO DISCRIMINATO». Pemberton, appoggiandosi all’Equality Act del 2010, ha fatto causa lo stesso al vescovo Inwood: «È triste per me aver dovuto compiere questo passo contro le autorità della Chiesa. Ad ogni modo, non mi hanno lasciato altra scelta, punendomi e discriminandomi solo perché ho esercitato il mio diritto a sposarmi».

IL PROCESSO. Durante la prima udienza del processo davanti al tribunale del lavoro di Nottingham, Thomas Linden, avvocato della diocesi incriminata, ha chiesto al pastore se non ritenesse di aver violato gli insegnamenti della Chiesa. E lui ha risposto: «No, perché mi sono sposato in Comune e non in chiesa. Sposarmi era la cosa giusta da fare e nessuno ha il diritto di dirmi chi posso e chi non posso sposare. Il mio vescovo non ha il diritto di dirmi che non dovrei sposare qualcuno».

L’ARCIVESCOVO WELBY. Il caso si è complicato quando dall’ufficio dell’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, è stata inviata una email alla diocesi dove, invece che dare un giudizio chiaro sull’accaduto appoggiando la decisione del vescovo, si sosteneva che l’affare era «pastorale» e doveva essere risolto «dalla diocesi». Il vescovo Inwood è quindi stato affrontato così dal giudice: «Il linguaggio della email non sembra essere molto contrario, no? Ora, l’arcivescovo Welby ha un’idea chiara sul ruolo della Chiesa in una società che si scopre sempre più ineguale su questi temi. La Chiesa ha anche una comunità gay praticante significativa. Forse, quindi, ha deciso di lasciarla sola dal punto di vista politico. O no?». Inwood ha risposto: «Parafrasando la serie tv House of Cards, direi: tu puoi sostenerlo, ma io non potrei commentare».

«PECCATO È UNA PAROLA DIFFICILE». Alla domanda se il matrimonio gay del pastore Pemberton fosse un «peccato», il vescovo Inwood ha risposto: «”Peccato” è una parola molto difficile da trattare. Una parte di me vuole dire “sì”, perché va contro la dottrina della Chiesa sul matrimonio, e una parte di me vuole dire “no”, perché credo che Pemberton e il suo compagno l’abbiano fatto considerando questo matrimonio una cosa moralmente giusta». Poi ha aggiunto: «Penso che abbiano scelto il momento sbagliato, perché la chiesa non ha ancora pensato bene a cosa fare. Credo che, in qualità di prete, Pemberton avrebbe dovuto rispettare la dottrina della Chiesa e astenersi dallo sposarsi». Ma il pastore Pemberton ha definito così la dottrina sul matrimonio di una Chiesa anglicana sempre più confusa e indebolita: «Mi fa schifo».


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20 Commenti

  1. SUSANNA ROLLI scrive:

    Evviva la Chiesa Cattolica, Una, Santa, Romana, Apostolica.
    “O si è con me, o si è contro di me”.

  2. To.ni scrive:

    Il pastore dopo aver fatto causa al vescovo per discriminazione poteva in effetti fare un affondo coerente chiedendo al trubunale di stralciare dalla Bibbia tutte le parti che si riferiscono al matrimonio e all’omosessualità. Oppure, in alternativa, fare curare una edizione speciale della stessa con la supervisione teologica di una associazione gaiosa.

  3. Filippo81 scrive:

    Il clero anglicano è ormai ridotto a macchietta !Assurdo !

    • SUSANNA ROLLI scrive:

      Ma poi, che si aspettavano dal Vescovo: “Auguri e figli maschi” – o a iosa, per non offendere le femminucce?

  4. Giulio scrive:

    «Penso che abbiano scelto il momento sbagliato, perché la chiesa non ha ancora pensato bene a cosa fare. Credo che, in qualità di prete, Pemberton avrebbe dovuto rispettare la dottrina della Chiesa e astenersi dallo sposarsi»

    Il vescovo Inwood aspetta che maturino i tempi. Vi dico lasciamoli fare. Gli eretici meritano di autodistruggersi. sono ridicoli.

  5. recarlos79 scrive:

    il nostro capo boy scout non eletto ma tanto caro alle persone impegnate nel sociale quanto a rendersi ridicolo non è secondo a nessuno. campione, anzi prodotto tipico degli italiani.

  6. Ape scrive:

    “La Chiesa anglicana permette ai pastori (anche donne) di sposarsi e alle persone omosessuali di diventare pastori, ma non consente ai pastori omosessuali di sposarsi.”

    Credo che sia proprio questo il punto di discriminazione.

  7. Andrea UDT scrive:

    Quale è la notizia? Che ci sono preti anglicani imbecilli?

    E’ libera di non officiarli, punto.

  8. Nino scrive:

    tutta colpa della mancanza di chiarezza della Chiesa Anglicana …

  9. Alberto Ferrari scrive:

    Mi permetto di essere in disaccordo: vale sempre il principio libera chiesa in libero stato. Non è lo Stato che può dettare alle confessioni cosa devono predicare in materia morale. Libero il cittadino di separarsi dalla comunità, ma non il potere temporale di determinare alla comunità in cosa deve credere.

  10. xyzwk scrive:

    Ed é esattamente quello che ho detto io.La Chiesa dica quelo che vuole ma ovviamente non in contrasto con le leggi altrimenti come qualsiasi altro cittadino ne paga le conseguenze.

  11. Sebastiano scrive:

    Nel tuo obnubilamento ideologico ti sei perso qualcosa (e mica da poco): qui si pretende che lo Stato detti le regole a una Chiesa, in base alle quali la Chiesa debba o non debba accettare suoi ministri o i suoi fedeli.
    La soluzione è semplice: se non accetti le regole dottrinali di appartenenza a quella Chiesa, la abbandoni. Mica te lo prescrive il medico.

  12. maripag scrive:

    Quello che tu affermi significa privare i cristiani di professare liberamente la loro religione.
    In pratica si può continuare ad essere cristiani se si abiurano gli insegnamenti di Cristo per adeguarsi alle leggi di uno Stato oramai ateo.
    Ma che differenza ci sarebbe tra l’Isis che dice: o diventi musulmano o ti tagliamo la testa, e uno stato che ti obbliga a rinnegare la fede se no vai in galera?
    Questo vescovo è sotto processo perché ha espresso pubblicamente la dottrina cristiana sul matrimonio, non perché ha fatto una rapina in banca.
    Ma che fine ha fatto la libertà di pensiero, di espressione, di religione? Mi sembra di essere in Cina, dove i vescovi vengono scelti dal Partito…..

  13. giovanna scrive:

    Brava, xyzwk…annaluzzimariarossifilomenagiannitriestinacarolinamirellacarlogennaro ecc ecc ecc, hai capito tutto !
    Meno male che c’è ancora qualcuno che si prende la briga di rispondere ad un mega-troll !

  14. To.ni scrive:

    Ma lo l’hai letto l’articolo? hai sparato la prima minchiata che ti è passata per la testa, giusto per dire ” ne paga le conseguenze” .

    Ti raccomando i gemellini.

  15. Cisco scrive:

    @Xyzwk

    Quindi la Chiesa nulla potrebbe dire contro una legge favorevole alla pena di morte o al carcere per i gay: curioso…

  16. SUSANNA ROLLI scrive:

    Assomiglia tanto alla storia di Mons. Cordileone, San Francisco..

  17. SUSANNA ROLLI scrive:

    Assomiglia tanto alla storia di Mons. Cordileone, San Francisco..

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