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Il referendum sull’acqua spiegato in parole povere

marzo 17, 2012 Redazione

Riportiamo la lettera aperta di Massimo Nicolazzi dell’Occidentale: “Signora Gina, se vince il sì, lei pagherà non l’acqua (che è gratis…) ma la potabilizzazione dell’acqua ed il suo trasporto, senza gli interessi sul capitale investito per costruire tubi. Lei paga meno. Resta una domanda. L’acqua è gratis. Il tubo però costa. E chi lo costruisce se non ci guadagna?”

Riportiamo un articolo apparso sull’Occidentale di Massimo Nicolazzi, che in modo chiaro e semplice, spiega che cosa implica votare sì al referendum del 12 e 13 giugno rispondendo in forma di lettera aperta alla signora Gina.

Signora Gina carissima,

grazie per il Suo appello. Dice che l’acqua è di tutti. E che l’acqua è gratis. Come il sole e il vento. E si figuri se non sono d’accordo. Poi però mi dice che dai, ce l’hanno rubata. E adesso possiamo riprendercela indietro. Voto sì ai referendum, e l’acqua mi ritorna Sorella. Il Bene è Comune.

Grazie per lo stimolo. Mi sono andato a dare una letta ai quesiti. E magari per come sono complicati non li ho capiti. Però tracce della Sorella nessuna, e del suo essere diventata proprietà privata ancor meno. Un quesito si occupa di Sorella Acqua, ma solo della sua pulizia e distribuzione. Se voti sì, Sorella potrà solo viaggiare con mezzi pubblici e frequentare pubbliche toilettes. E saranno banditi mezzi (tubi) e toilettes (depuratori) a gestione o proprietà private. (In realtà la proprietà dei tubi per legge è già pubblica adesso, ma transeat.). Se lo riporta ai tempi delle Partecipazioni Statali, è come dire che se un bene è di tutti può volare solo con Alitalia. Faccia Lei se è bene o male. Poi c’è il secondo. Un po’ esoterico. Se vince il sì, la tariffa non terrà conto della remunerazione del capitale investito. Insomma lei pagherà non l’acqua (che è gratis…) ma la potabilizzazione dell’acqua ed il suo trasporto in base al “costo” di questo servizio, ma senza che le vengano addebitati sulla bolletta gli interessi (“remunerazione”) sul capitale investito per costruire tubi, depuratori, ed altra infrastruttura varia. Pare una meraviglia. Lei paga meno. Resta una domanda. L’acqua è gratis. Il tubo però costa. E chi lo costruisce se per definizione non ci guadagna?

Dice che non è questo il problema. Come le ha predicato Don Sabotino, che ha fatto volontariato alla foce arida del Rio Grande, il problema è che l’acqua è la vita; e che trarre profitti da un bene di tutti è scandalo e peccato. Non si può consumare un bene comune per profitto privato. Nobilissimo assunto. Però ho difficoltà a capire la relazione tra la necessità di por fine allo sfruttamento che inaridisce il Rio Grande e l’opportunità (o meno) di remunerare il capitale investito nell’Acquedotto Pugliese. Il bene è comune; ma per poterlo godere bisogna spenderci dei soldi. E, come i tubi, anche i soldi costano. Lei, Signora, lo sa benissimo. Sta ancora pagando il mutuo della casa. E spende soldi remunerando il capitale investito in tubi, elettrodotti e diavolerie varie tutte le volte che paga la bolletta del gas o della luce. E per altri beni pubblici è quasi felice di spenderli. Fratello Sole e Fratello Vento sono gratis e di tutti. Però benefattore è chi di pala o di pannello ne consente la predicazione. Ed è benefattore tanto meritevole che  tutte le volte che paga la bolletta della luce Lei è felice di sapere che sta (anche) remunerandogli sino a oltre il 15% il capitale investito. Quello che fa l’acquedotto però e invece è peccatore; e riconoscergli il 7% empia simonia. Non ho mai preteso che le religioni fossero coerenti; però mi consentirà che qui il discrimine è più crudele che nella predestinazione.

Il suo Comune deve ri-fare l’acquedotto. Niente contributi privati. Tutto capitale pubblico. Niente interessi sul capitale. Però se il sindaco va in banca a chiedere i soldi per l’acquedotto un mutuo glielo fanno solo con gli interessi. E lui come li paga? Due soluzioni possibili. La prima è il modello elemosina. La carità si fa senza interessi. L’acquedotto è un’opera di carità. Si mette il cappello in mezzo alla Piazza, e se e quando è pieno si fa l’acquedotto. Se non basta nisba. Con la Chiesa ha funzionato benino, anche se grazie a molti contributi straordinari. Però Lei si fida? Con l’acqua e senza religione magari si va all’inferno; però senz’acqua e con la religione di sicuro si crepa prima. La seconda soluzione è che il sindaco va in Banca. Fa debito (pubblico). E per gli interessi come si fa? Per poterli pagare non c’è alternativa. Bisogna aumentare le entrate del Comune. Semplice. Più tasse. L’acquedotto si fa aumentando il debito pubblico; e si finanzia aumentando le tasse.

E Lei invece di remunerare il capitale dello speculatore (?) attraverso la tariffa che le addebitano in bolletta remunera il capitale del sistema bancario pagando più tasse.
Se le sembra un affare, pensi che l’affare forse lo fa la Signora Maria. Quella sua vicina che spreca tutta l’acqua del mondo, tiene sempre i rubinetti aperti ed ha già rischiato di allagare il Palazzo. Quella che consuma 80 litri d’acqua ogni 20 che consuma Lei. Pensi che affare, la Signora Maria. Se gli interessi finivano addebitati in tariffa, Lei pagava 20 centesimi e la Signora Maria 80. Così via tasse 50 centesimi a testa. E’ proprio sicura, Lei che come direbbe don Sabotino è educata all’uso responsabile delle risorse, che votare sì Le convenga? L’acquedotto che verrà, se sì, c’è rischio che in una botta aumenti il debito pubblico, inasprisca la pressione fiscale, e disincentivi il consumo responsabile. Non so dove lo costruiranno. Però non mi sorprenderebbe se sfociasse nell’Egeo.
 
P.S. Poi vince il sì e Le fanno una leggina per cui la tariffa include il costo degli interessi sul debito contratto per la costruzione. Come dire che i referendum, come la storia dai tempi della responsabilità dei giudici e del finanziamento ai partiti insegna, servono a trasformare giuridicamente in zuppa il pan bagnato.

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23 Commenti

  1. ACHILLE LISSONI scrive:

    Cara signora Gina, il Sig. Nicolazzi la sta prendendo in giro. Cosa dice l’art. 23-bis che si vuole abrogare? La principale novità introdotta dall’art. 23-bis è che la gestione dei servizi pubblici locali (non solo quello di distribuzione dell’acqua, quindi) deve essere affidata solo in due modi: – a società o imprese private, scelte con gare; – a società miste pubbliche-private, dove però i privati devono partecipare alla gestione (cioè non limitarsi al finanziamento della società) e devono avere una partecipazione azionaria almeno del 40 per cento.
    Questo articolo OBBLIGA i comuni ad affidare a privati, con almeno il 40% di partecipazione (non finanziaria ma di gestione) i servizi pubblici (non solo l’acqua ma anche e soprattutto l’acqua). OBBLIGA. Anche se i cittadini di un comune, il sindaco, tutto il consiglio comunale non lo volessero, a fare entrare i privati (e quindi a privatizzare se le parole hanno un senso) la distribuzione dell’acqua potabile. Si tratta di un affare di svariati miliardi di euro all’anno. Il tutto basato su un presupposto fasullo. PRIVATO E’ MEGLIO CHE PUBBLICO. Come se i privati per aggiudicarsi gli appalti degli acquedotti non pagheranno tangenti ai vari politici locali e poi dovranno rientrare sia con gli utili ufficiali sia per quanto hanno pagato in nero sottobanco.
    Il caro Nicolazzi poi dice una cosa giusta.
    I privati mica investono gratis. Scoperta dell’acqua calda.
    Poi ne dice una palesemente falsa.
    Se viene abolito l’art. 23 bis, dato che i comuni non hanno soldi, i cittadini non avranno nemmeno l’acqua. Ma chi l’ha detto? Ogni comune potrà comunque avvalersi (come già avviene) anche di privati, per la gestione di alcuni servizi. MA NON E’ OBBLIGATO.
    Allora il problema vero è non far pagare ai cittadini anche i COSTI DELLA CORRUZIONE E DELLA SPECULAZIONE FINANZIARIA.
    Se al refrendum si raggiunge il quorum e passa il SI tanto meglio. Palla al centro e si ricomincia a parlare di acqua BENE PUBBLICO e NON MERCE QUALSIASI.
    Se non si raggiunge il quorum, i cittadini faranno presto i conti con le bollette che hanno pagato fino ad oggi e con quelle che pagheranno domani. Se il metro cubo d’acqua manterrà gli stessi costi d’adesso tanto meglio per tutti, anche per i tanti Nicolazzi. Ma se le bollette iniziassero a raddoppiare, a triplicare, come potrebbe accadere, perchè i privati mica lavorano gratis, potremo chiederne conto perlomeno a tutti i Nicolazzi d’Italia.

  2. gmtubini scrive:

    Caro Achille, nella rossa Toscana è da quel dì che i privati (MPS e altra robuccia) hanno una partecipazione del 40% sulle società per azioni che gestiscono gli acquedotti ed emettono le relative bollette, con tanto di esose e inspiegabili cauzioni. L’hanno capito anche i miei gatti (la cui intelligenza è tutt’altro che da sottovalutare, in paragone a certi politici e ai loro seguaci) che PD (acronimo di Prendilo Dietro) interessa far fuori Berlusconi (pia illusione) e non il bene dei cittadini, che agli occhi del partito-cooperativa sono solo vacche da mungere il più possibile (e nei modi più impensabili). Mediti su questo, poi se le interessa Le racconto anche la storia del referendum di Colle di Val D’Elsa.

  3. malta1565 scrive:

    Il furore ideologico di ALissoni è evidenza di come la falsa propaganda rossa intossichi i cervelli.

  4. ACHILLE LISSONI scrive:

    Non ho alcun dubbio che al di là del colore politico delle amministrazioni locali tutte sono accomunate da un comune denominatore: clientele e corruzione.
    Come non ho dubbi che pubblico e privato treschino tra di loro per arricchirsi reciprocamente, con metodi leciti o illeciti, ma sempre a spese dei cittatini.
    E non nemmeno alcun dubbio che la criminalità organizzata, che ha una disponibilità liquida di decine (o centinaia) di miliardi di euro, ha già costituito una miriade di società “pulite” per inserirsi nelle gare d’appalto per la gestione di servizi pubblici, anche rimettendoci qualcosa rispetto al “privato onesto” ma intanto “ripulisce” il denaro sporco.
    Che poi il PD o Di Pietro dicano, come del resto affermano anche Berlusconi e soci (compresa, temo, anche la criminalità organizzata, che i referendum non influiranno sul governo, mentono tutti spudoratamente.
    Se non verrà raggiunto il quorum, politicanti di professione (quelli che fanno politica solo se ci guadagnano), imprenditori collusi con la politica, anche legalmente, e criminalità organizzata, canteranno vittoria.
    Se verrà raggiunto il quorum sarà solo l’inizio. Si tratterà di rifare delle leggi decenti e veramente al servizio dei cittadini.
    Io sono convinto che il pubblico, se gestito da persone oneste e competenti, possa rendere al cittadino un servizio di qualità equivalente al privato ma a costi minori. Non per tutto. Ma certamente, ad esempio, per l’acqua. E magari anche i rifiuti.
    Non ho nessun dubbio che se i rifiuti fossero affidati alla camorra in 24 ore non ci sarebbe più un sacchetto di immondizia per strada. L’importante però sarà non chiedersi dove siano finiti e chiudere tutti e due gli occhi.

  5. ACHILLE LISSONI scrive:

    Purtroppo ad avere il cervello intossicato siamo qualche centinaio di milioni nel mondo. Ma senza furori ideologici. Cerchiamo semplicente di ragionare con la nostra testa. E di convincere tanti altri a fare lo stesso, con calma, senza voler imporre nessuna Verità o Dogma di Fede precostituiti.
    Ragionare non è il tuo forte, caro malta 1565.

  6. ACHILLE LISSONI scrive:

    30 milioni di italiani intossicati
    non male

  7. gmtubini scrive:

    Achille non faccia lo sciocchino! Come può pensare seriamente di essere uno dei pochi fortunati possessori di un cervello autonomamente ragionante? Eppoi, con le idee che si ritrova, Lei ci vorrebbe dar ad intendere di essere totalmente immune da indottrinamenti politici? Suvvia non scherzi!

  8. silprivia scrive:

    beh basta vedere cosa è successo con l’apertura a gestori privati per telefonia,gas ed elettricità.Se siete + soddisfatti di poter raccogliere i punti del gestore SUPERMETANO o partecipare al concorso di LUMINALUCE e raccogliete i gadget di TELEFONIAMO-AMO allora sapete cosa votare.Se la vs.passione è stare ore al telefono x parlare col callcenter o a navigare x siti e link vari per poter sperare di trovare uno straccio di indirizzo email a cui rivolgervi allora siete pronti x le delizie della privatizzazione e x lo splendido futuro!
    personalmente VECCHIA CONSERVATRICE- ho nostalgia della SIP e della monobolletta acqua-gas-elettricità, anche perchè se avevo un problema andavo all’uffico (reale) con persone (reali) allo sportello x chiedere informazioni.

  9. ACHILLE LISSONI scrive:

    Come malta1565, anche lei, signore o signora gmtubini, abbia il coraggio di firmarsi con nome e cognome completi e non insultare dietro uno pseudonimo.
    Ebbene si, io penso di essere immune da indottrinamenti politici. E come me decine di milioni di italiani lo sono. Nessuno può dirmi se o chi devo votare. Scelgo io. Ovviamente, come tutti, ho alcuni riferimenti culturali e valoriali. Cito un nome per tanti altri, tanto per rimanere nell’ambito del cristianesimo: Don Lorenzo Milani.
    Un UOMO RICCO, UN PRETE OBBEDIENTE, UNA STORIA COERENTE. UN RICCO MORTO POVERO TRA I POVERI, GLI ULTIMI DELLA TERRA.
    Ecco, dalla Parola di Don Milani, ma anche dal Vangelo (senza troppe intrpretazioni di comodo) mi lascio volentieri INDOTTRINARE.

  10. gmtubini scrive:

    Io sono Giovanni Maria Tubini, e te, oltre alla maglietta di Emergency, c’hai anche la bandiera della pace, vero? E dato che dici che non ti fai indottrinare, beccati questo: http://www.thefrontpage.it/2011/06/10/non-votare/, così ti rendi conto da solo.

  11. ACHILLE LISSONI scrive:

    Il 15 dicembre del 1955 Don Lorenzo Milani scrisse “L’acqua è di tutti. Lettera dalla montagna”, indirizzata all’allora direttore de “Il Giornale del Mattino”, Ettore Bernabei. Don Milani, da poco arrivato a Barbiana, cercava di costruire un acquedotto che portasse l’acqua a nove famiglie, che abitavano in case sparse tra i campi. Ma il progetto fallì per colpa di un signorotto locale, proprietario della sorgente, che rifiutò di concederne l’utilizzo. La lettera è contenuta in “A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca” – edito da “Chiarelettere” – che raccoglie alcuni degli scritti del sacerdote di Barbiana.

    Caro direttore, col progetto di consorzio di cui ti parlai si darebbe l’acqua a nove famiglie. Quasi metà del mio popolo. Il finanziamento è facile perché siamo protetti dalla legge per la montagna. La benemerita 991 la quale ci offre addirittura o di regalo il 75% della spesa oppure, se preferiamo, in mutuo l’intera somma. Mutuo da pagarsi in trent’anni al 4% comprensivo di ammortamento e interessi. Nel caso specifico, l’acquedotto costerà circa 2 milioni. Se vogliamo sborsarli noi, il governo fra due anni ci rende un milione e mezzo. L’altro mezzo milione ce lo divideremo per nove che siamo e così l’acqua ci sarà costata 55.000 lire per casa. Oppure anche nulla; basta prendere pala e piccone, scavarci da noi il fossetto per la conduttura ed ecco risparmiate anche le 55.000 lire. Se invece non avessimo modo di anticipare il capitale allora si può preferire il mutuo. Il 4 per cento di 2 milioni è 80.000 l’anno. Divise per 9 dà 8800 lire per uno. Se pensi che 8000 lire per l’acqua forse le spendi anche te in città e se pensi che a te l’acqua non rende, mentre a un contadino e in montagna vuol dire raddoppiare la rendita e dimezzare la fatica, capirai che anche questo secondo sistema è straordinariamente vantaggioso. Insomma bisogna concludere che la 991 è una legge sociale e meravigliosa. Mi piacerebbe darti un’idea chiara di quel che significa l’acqua quassù, ma per oggi mi contenterò di dirti solo questo: s’è fatto il conto che per ogni famiglia del popolo il rifornimento d’acqua richieda in media quattro ore di lavoro di un uomo valido ogni giorno. Se i contadini avessero quella parità di diritti con gli operai che non hanno, cioè per esempio quella di lavorare solo otto ore al giorno, si potrebbe dire dunque che qui l’uomo lavora mezza giornata solo per procurarsi l’acqua. Dico acqua, non vino! Tu invece per l’acqua lavori dai tre ai quattro minuti al giorno. A rileggere l’art. 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale…” mi vengono i bordoni. Ma oggi non volevo parlarti dei paria d’Italia, ma d’un’altra cosa. Dicevamo dunque che c’è questa 991 che pare adempia la promessa del 2° paragrafo dell’art. 3 della Costituzione: “…è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini”. A te, cittadino di città, la Repubblica non regala un milione e mezzo, né ti presta i soldi al 4% compreso l’ammortamento. A noi sì. Basta far domanda e aver qualche conoscenza. Infatti eravamo già a buon punto perché un proprietario mi aveva promesso di concederci una sua sorgente assolutamente inutilizzata e inutilizzabile per lui, la quale è ricca anche in settembre e sgorga e si perde in un prato poco sopra alla prima casa che vorremmo servire. Due settimane dopo, un piccolo incidente. Quel proprietario ha un carattere volubile. Una mattina s’è svegliato d’umore diverso e m’ha detto che la sorgente non la concede più. Ho insistito. S’è piccato. Ora non lo scoscendi più neanche colle mine. Ma il guaio è che quando ho chiesto a un legale se c’è verso d’ottenere l’esproprio di quella sorgente, mi ha risposto di no. Sicché la bizzettina di quell’omino, fatto insignificante in sé, ha l’atomico potere di buttar all’aria le nostre speranze d’acqua, il nostro consorzio, la famosa 991, il famoso art. 3, le fatiche dei 556 costituenti, la sovranità dei loro ventotto milioni di elettori, tanti morti della Resistenza (siamo sul monte Giovi! ho nel popolo le famiglie di quattordici fucilati per rappresaglia). Ma qui la sproporzione tra causa ed effetto è troppa! Un grande edificio che crolla perché un ragazzo gli ha tirato coll’archetto! C’è un baco interiore dunque che svuota la grandiosità dell’edificio di ogni intrinseco significato. Il nome di quel baco tu lo conosci. Si chiama: idolatria del diritto di proprietà. A millenovecentocinquantacinque anni dalla Buona Novella, a 64 anni dalla Rerum Novarum, dopo tanto sangue sparso, dopo dieci anni di maggioranza dei cattolici e tanto parlare e tanto chiasso, aleggia ancora vigile onnipresente dominatore su tutto il nostro edificio giuridico. Tabù. Son dieci anni che i cattolici hanno in pugno i due poteri: legislativo ed esecutivo. Per l’uso di quale dei due pensi che saranno più severamente giudicati dalla storia e forse anche da Dio? Che la storia condannerà la nostra società è profezia facile a farsi. (…) Ma una storia serena non potrà non valutare forse qualche scusante, certo qualche attenuante: l’ostacolo della burocrazia insabbiatrice, quello dell’Italia sconvolta dalla guerra, quello degli impegni internazionali… (…) Ma guai se non avremo almeno mostrato cosa vorremmo fare. Perché il non saper far nulla di buono è retaggio d’ogni creatura. (…) Ma il non sapere cosa si vuole, questo è retaggio solo di quelle creature che non hanno avuto Rivelazione da Dio. A noi Dio ha parlato. (…) A noi cattolici non può dunque far difetto la luce. Peccatori come gli altri, passi. Ma ciechi come gli altri no. Noi i veggenti o nulla. Se no val meglio l’umile e disperato brancolare dei laici. Che i legislatori cattolici prendano dunque in mano la Rerum Novarum e la Costituzione e stilino una 991 molto più semplice in cui sia detto che l’acqua è di tutti. Quando avranno fatto questo, poco male se poi non si riuscirà a mandare due carabinieri a piantar la bandiera della Repubblica su quella sorgente. Morranno di sete e di rancore nove famiglie di contadini. Poco male. Manderanno qualche accidente al governo e ai preti che lo difendono. Poco male. Partiranno per il piano ad allungarvi le file dei disoccupati e dei senza tetto. Non sarà ancora il maggior male. Purché sia salva almeno la nostra specifica vocazione di illuminati e di illuminatori. Per adempire quella basta il solo enunciare leggi giuste, indipendente dal razzolar poi bene o male. Chi non crede dirà allora di noi che pretendiamo di saper troppo, avrà orrore dei nostri dogmi e delle nostre certezze, negherà che Dio ci abbia parlato (…). Dicendo così avrà detto solo che siamo un po’ troppo cattolici. Per noi è un onore. Ma sommo disonore è invece se potranno dire di noi che, con tutte le pretese di rivelazione che abbiamo, non sappiamo poi neanche di dove veniamo o dove andiamo, e qual è la gerarchia dei valori, e qual è il bene e quale il male, e a chi appartengono le polle d’acqua che sgorgano nel prato di un ricco, in un paesino di poveri.

  12. ACHILLE LISSONI scrive:

    Certo che ho anche la bandiera della Pace.
    Ed ho anche una maglietta di LIBERA.
    Ed anche una storica della DC.
    Non ho bandiere rosse.
    Vado a vedere il sito consigliato e poi ti so dire.
    Ciao

  13. ACHILLE LISSONI scrive:

    Sono andato sul sito che mi hai indicato immaginando di trovare chissà che cosa.
    Nel 2003 i DS invitavano a non votare per un referendum. E allora?
    Anche Berlusconi ha fatto lo stesso adesso. Come lo fece a sua volta Craxi.
    Dov’è il problema?

  14. gmtubini scrive:

    Il problema, caro Achille, è che questi pagliacci del PD oggi non fanno altro che dire che l’astensione è immorale, e ciò li rende assai poco credibili anche su tutto il resto! Un’altra cosetta: hai visto il video di Bersani favorevole alla privatizzazione della gestione dell’acqua pubblica? Li sotto ci trovi un mio commento che racconta la faccenda del referendum di Colle di Val d’Elsa che mi pare assai indicativo della “grande” considerazione di cui gode questo istituto presso i “democratici”.

  15. gmtubini scrive:

    Chissà cosa ne avrebbe pensato, il caro Don Lorenzo di Barbiana, delle aperture domenicali degli esercizi commerciali imposte anche dalle lenzuolate Bersani, in barba all’esito “democratico” del referendum del 1995? Achille, what the hell are you talking about?

  16. ACHILLE LISSONI scrive:

    Don Lorenzo Milani, non Don Lorenzo di Barbiana.
    Il nostro Cardinale Dionigi Tettamanzi è andato a votare.
    Il vostro Robertino da Lecco no. Spera, leggitimamente, che non venga raggiunto il quorum. Perchè sa che se raggiungesse il quorum perde. Comunque vada sarà sommerso da una valanga di SI.
    E quando si rivoterà, senza quorum, credo che gli elettori si ricorderanno di chi, ad esempio e con molta poca dignità, ha voluto preservare il suo padrone Bunga Bunga dai processi. Ci ricorderemo che per Formichino la legge è usuale per tutti meno che per Berlusconi, perseguitato politico e sempre innocente “a priori”, nemmeno fosse Dio ridisceso in terra.

  17. gmtubini scrive:

    Achille, lo sai chi era il priore della chiesa di S.Andrea a Barbiana? Se vuoi te lo spiego, poi magari in cambio tu mi spieghi chi sia Robertino da Lecco. Sai, io sono toscano e so dov’è Barbiana, ma a Lecco non ci son mai stato. Che poi a me interessino faccende come “quorum” e “bunga bunga” sono solo tue supposizioni, anzi supposte!

  18. ACHILLE LISSONI scrive:

    Carissimi Malta 1565 e Giovanni Maria,
    premesso che Bersani non mi è particolarmente simpatico (e nmmeno Niki Vendola, tanto per essere chiari) il problema non è l’eterno dilemma se sia meglio e/o più efficiente il privato rispetto al pubblico. Bersani, da questo punto di vista, non ha certamente cambiato idea. Anzi, preso atto che spesso i civici acquedotti gestiti dal pubblico spesso “fanno acqua da tutte le parti”, in molti casi sarà meglio affidare dei servizi complessi ai privati. Anche perchè, purtroppo lo sappiamo (ed i ciellini lo sanno meglio degli altri) il pubblico assume clientelarmente dei dirigenti che non saprebbero nemmeno dirigere il traffico ad un semaforo. Quindi non c’entra niente il discorso di cosa sia meglio. Quando gli enti pubblici cominceranno ad assumere tecnici di provata competenza ed esperienza (e non solo per la tessera che hanno in tasca) credo che si potrà riprendere il discorso. Non solo sull’acqua. Su tutti i servizi.
    Il tema del referendum però è un altro. E riguarda quella parte della legge che OBBLIGA il pubblico ad affidare i servizi PER ALMENO IL 40% al privato.
    “e che al socio sia attribuita una partecipazione non
    inferiore al 40 per cento.
    Comma 3.” (preso dall’art. 23 bis della legge.
    Su questa OBBLIGATORIETA’ NON SONO D’ACCORDO
    E’ una MANNA per tutte le multinazionali, le finanziarie d’assalto, ed anche la delinquenza organizzata che di miliardi di euro da buttare sul mercato, anche rimettendoci, ne ha a palate. Solo per ripulirli.
    Ho quindi votato SI per l’abrogazione di questa parte della legge, come del resto recita il quesito, se lo leggete bene.
    E spero tanto che questa volta il quorum arrivi. Questa mattina ho visto una decina di suore votare nel mio seggio. Ed erano tutte perfettamente informate del reale contenuto dei quesiti, anche di quelli sull’acqua.
    Se non arriva pazienza. Saranno i cittadini a giudicare dalle bollette. Se non aumenteranno di molto rispetto a quanto pagano ora saranno contenti. Se aumenteranno di molto manderanno Bunga Bunga e tutti i Formigoni finalmente a casa.
    Ciao ragazzi.

  19. ACHILLE LISSONI scrive:

    Vai su Google e digiti: Don Lorenzo Milani. E possibilmente leggiti almeno “La lettera ad una professoressa” e “L’obbedienza non è più una virtù”.
    Quanto a Robertino digita “Roberto Formigoni”. Questo lo conosco personalmente (nel senso che siamo stati iscritti allo stesso partito, nello stesso comitato provinciale ed abbiamo partecipato a tutti i congressi – io stavo con Luigi GRanelli, lui, più o meno, con la grana) da più di trent’anni. Forse quaranta. Dai tempi di GS. E poi di MP nella DC. Fortunatamente ha trovato ad Arcore la sua definitiva dimora. Se fa il bravo ancora un pò, Bunga Bunga gli riserverà un loculo nel mausoleo dove riposeranno in pace, oltre al Capo, Emilio Fede, Lele Mora, Marcello Dell’Utri, La Minetti e Ruby.

  20. gmtubini scrive:

    Achille, perché diavolo continua ad attribuire al prossimo idee, attitudini e lacune che non ha? Le ho scritto prima che conosco sufficientemente bene i testi che lei cita, tanto è vero che non li debbo cercare su internet, ma mi basta alzarmi e allungare una mano per prenderli dalla mia biblioteca. In proposito ti dirò che il Priore di Sant’Andrea a Barbiana avrebbe potuto fare le cose buone che ha fatto proponendole con molta meno spocchia e molta meno arroganza. Ma questa mia opinione non conta nulla e la puoi sorvolare tranquillamente. Non ho difficoltà ad ammettere di saperne ben poco di Formigoni, in compenso, vivendo in Toscana, so molto di più delle magagne del cosiddetto “buongoverno” della sinistra, la quale, in sessant’anni di potere quasi incontrastato, ha creato una spaventosa rete propagandistica e clientelare, e prende le decisioni perseguendo ciò che gli conviene, ben prima del benessere dei miei concittadini. Inoltre mantiene un controllo quasi totale sui media locali dato che molti di questi sopravvivono grazie a un dosato foraggiamento di matrice politica. Insomma, non credere che una volta fatto fuori (democraticamente immagino!) Silvio, avrai finalmente il “mondo migliore” a portata di mano! A meno che tu sia disposto a leccare le parti anatomiche nascoste di qualche trinariciuto importante. Ciao.

  21. ACHILLE LISSONI scrive:

    Ciao Giovanni Maria
    non conoscendoti di persona mi limito ai tuoi commenti. Quindi mi scuso se ti senti offeso ingiustamente. Putroppo viviamo in tempi “paradossali” (scusa la citazione di Tettamanzi).
    Poi, alla fine vogliamo tutti e due lo stesso mondo ideale. Solo che non siamo d’accordo, qui ed ora, quale sia la strada migliore da percorrere.
    Sulle regioni rosse so benissimo che nel tempo si sono cristallizzate delle catene di potere clientalare che nulla hanno a che vedere con il “bene comune”. Anch’io, credimi, l’acqua calda l’ho già scoperta e per questo non faccio più politica attiva da più di dieci anni.
    Ciao
    Achille

  22. gmtubini scrive:

    Non mi offendo per queste cose e non aspiro affatto al “mondo migliore”, che considero, alla luce dell’insegnamento cristiano (nel senso di Gesù Cristo, non di certi cristiani), una baggianata sesquipedale. Coi miei commenti ti volevo solo avvertire che la strada del PD porta più o meno nello stesso posto della strada del PDL. Se hai letto il mio commento sull’iniziativa di Antonio Socci, avrai capito che se mi aspetto qualcosa da qualcuno, me lo aspetto da gente che finora era estranea al mondo della politica. Ciao.

  23. ACHILLE LISSONI scrive:

    Perfettamente d’accordo.
    Io sono troppo vecchio, oramai.
    C’è da sperare solo nelle nuove generazioni.
    Ciao

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C’è qualcosa che non torna… Non dovevi cambiare radicalmente? Non dovevi votarti alla collocazione centrale del motore? Ah, manca ancora un anno? Questo, allora, significa che sei l’ultima versione della Corvette “tradizionale”. Il canto del cigno di una delle muscle car più apprezzate al mondo che, per festeggiare i 65 anni di carriera, debutta nella […]

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“All for freedom, freedom for all”. È il nuovo motto di Harley-Davidson che intende sedurre anche chi non è (ancora) un motociclista

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