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Iene: «Non abbiamo mai lasciato intendere che Stamina funzioni». Scusate, avevamo capito male noi

gennaio 23, 2014 Leone Grotti

Dopo le tante critiche ricevute e un mese e mezzo di stop, va in onda a mezzanotte un servizio delle Iene sul metodo Stamina in cui Golia cerca di scusarsi e giustificarsi per 30 minuti. Senza riuscirci

iene-stamina-vannoni-goliaScusate, avevamo capito male noi. Pensavamo che circa venti servizi partigiani sul caso Stamina infarciti di interviste a Davide Vannoni e Marino Andolina, di dichiarazioni di famiglie e medici secondo cui il metodo porta miglioramenti ai malati, di veri e propri interrogatori e prese per i fondelli di dottori ed esperti che hanno osato far notare che il “metodo” non ha alcun fondamento e forse fa anche male, significasse appoggiare Stamina. Invece avevamo capito male noi.

STAMINA A MEZZANOTTE. Ieri è tornata in onda dopo un mese e mezzo di stop la trasmissione Le Iene, che è così sicura dell’imparziale lavoro svolto da Giulio Golia in oltre un anno di lavoro sul caso Stamina, che ieri ha deciso di trasmettere il suo consueto servizio per ultimo, dopo quello sul twerkatore e John Travolta e lo show fantasma. Dopo oltre 20 minuti di riassuntone, che non fanno altro che dimostrare che Le Iene hanno effettivamente sponsorizzato fin dall’inizio i trattamenti Stamina, Golia dichiara: «Qualcuno ci ha pure accusato di aver sostenuto che il metodo Stamina funziona o di aver lasciato intendere questo». Scusate, avevamo capito male noi.

GOLIA SI SCUSA. Golia aggiunge: «Anche se nei nostri servizi abbiamo più volte chiarito la cosa, non vogliamo sfuggire alle responsabilità che abbiamo verso il nostro pubblico: e quindi diciamo che se solo uno dei nostri spettatori si è convinto che il metodo Stamina funzioni scientificamente o che secondo noi funzioni, gli chiediamo scusa. Non è questa la nostra convinzione e non è questo che volevamo comunicare». Scusate ancora quindi, avevamo capito male noi.

PICCOLE OMISSIONI. Golia ovviamente, in oltre 30 minuti di servizio, non ha trovato il tempo di dire al suo pubblico che i medici degli Spedali Civili di Brescia non ci stanno più a fare infusioni di cellule Stamina se non su ordine di un legale, che il trattamento di Vannoni per legge non può essere considerato cura compassionevole, che la Corte dei Conti ha aperto un fascicolo per presunto danno erariale, che in Svizzera il metodo di Vannoni era già stato bocciato nel 2011 per «l’opacità del protocollo di ricerca» e «l’inconsistenza scientifica», che Carlo Croce, primo tra i “Top italian scientists”, ritiene che «Vannoni vende fumo». Forse queste cose non sono importanti, avevamo capito male noi.

AVEVAMO CAPITO MALE. Non si può però ignorare che Mauro Ferrari, presidente del nuovo Comitato scientifico del ministero che valuterà Stamina, ha fatto ieri i complimenti alle Iene per la «chiarezza» e per il lavoro svolto. Ma come, Golia viene costretto a scusarsi per aver combinato un gran casino e Ferrari gli fa i complimenti, salvo stigmatizzare «gli aspetti negativi associati a questa asprezza e violenza nel dibattito»? Ma non gli viene il dubbio che siano stati proprio i servizi delle Iene (e non solo) a portare a «questa asprezza e violenza»? Noi, lo ripetiamo, avevamo capito male ma anche Ferrari ha capito davvero poco.

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14 Commenti

  1. Saverio scrive:

    Il crucifige è una soluzione facile.
    Sarà, ma la smania eccessiva, quasi odio, della non impeccabile scienza ufficiale (mi viene in mente il grave caso del Cronassial, ad es., ma lì c’era di mezzo la luminosa Levi Montalcini, non un capellone) contro Vannoni, congiuntamente a testimonianze che sono più attendibili di certi furori smodati di esponenti della classe medica, esautorati da un emerito signor nessuno come Vannoni, mi fanno pensare che le cose stiano diversamente.
    Ci sono in rete facce da sberle (chi non ha avuto all’Università il prof. saccente che si riteneva un nume disceso dal cielo) che escludono sulla carta che Stamina possa funzionare: “scienziati” intelligentissimi che condannano Vannoni prescindendo dalla sperimentalità della scienza, alla faccia di Galileo.
    Invidia, orgoglio accademico, disprezzo dell’homo novus, possono alimentare conclusioni mostruose.

  2. Luca scrive:

    Uff, che noia, ma quand’è che riapriamo i circhi coi leoni che mangiano i cristiani? Io mi sto annoiando.

    • Mappo scrive:

      Luca, forse anche i leoni si sono annoiati a mangiare i cristiani, magari potrebbero decidere di gustare la carne di qualche laicista politicamente corretto.

      • Q.B. scrive:

        In effetti Lucà ha ragione. Quando uno si è preparato per mesi su di un argomento (gay=buoni, cristiani=cattivi e puzzoni) non si può pretendere che non si annoi messo di fonte a temi diversi.

        Lucà sei andato a commentare l’articolo su Hollande dal Papa? Li c’è tutto: i gay, il papa, gli omofobi, ? Oh, non farci scherzi che ci lasci sul più bello … e mi raccomando non dimenticare la linea dei simpson sui bambini (i bambini, nessuno pensa ai bambini). Dai che hai studiato una vita intera solo per questo!

        Forza Lucà….!

    • MF scrive:

      Mi sa che hai sbagliato articolo……… 😉

  3. Franco C. scrive:

    Le iene sono delle cacche. Sono l’incarnazione al contempo di servi e profeti del mainstream.

  4. Franco C. scrive:

    Le iene sono delle cacche. Sono l’esempio perfetto dell’incarnazione contemporanea di servi e profeti del mainstream.

    • peppe scrive:

      Quoto in pieno le parole di Franco C. Iene=cacchine schiacciate in questo caso…..ma tantoloro sono sempre dalla parte del ragione….non ammetteranno mai di averla schiacciata la cacchina questa volta….

  5. clemente scrive:

    Io ho guardato le iene solo una volta e mi è bastato.
    Sproloquiavano sui pannelli solari e del tentativo (poi abortito) del governo Berlusconi di togliere le agevolazioni statali. Difendevano a spada tratta le lobby di quelli che stavano facendo affari sulla pelle del contribuente italiano.
    Le iene hanno fatto un servizio fazioso e a senso unico a favore della lobby dei pannelli.
    Nessuna voce a chi invece pensa (a agione) che i pannelli siano una cosa inefficiente, inutile e dannosa, e che quindi sarebbe ora di lasciarli al libero mercato (degli ecologisti figli di papà) e non addebitarli agli ignari cittadini che pagano la bolletta.
    Roba da KGB. Mi fa piacere che siano stati sputtanati!

  6. Luca scrive:

    Indovinate cosa ho fatto stasera…

  7. Luca scrive:

    Ho guardato i Simpson per 4 ore, ho fumato cannabis e ho mangiato donuts a chili. Ma voi semplici cosa ne sapete?

  8. Enza scrive:

    Così le aziende farmaceutiche corrompono i ricercatori

    Ricercatori a libro paga di aziende farmaceutiche. Scienziati che studiano un farmaco, lo testano per anni e poi ne riportano i risultati su riviste di prestigio. Sistemi sanitari che approvano e rimborsano solo le medicine testate, titolate e controfirmate, seguendo i cosiddetti “criteri scientifici”.

    Medici e pazienti -rassicurati da questa mole di studi- che si fidano, i primi prescrivendolo, i secondi credendo di curarsi. E invece salta fuori il conflitto di interessi. L’azienda farmaceutica paga per farsi approvare i farmaci.

    Un esempio? La Wyeth ha elargito somme di denaro al ricercatore Robert Lindsay autore di uno dei primi trial clinici di terapia ormonale sostitutiva (Tos), a base di estrogeni, per curare l’osteoporosi. Lindsay è anche direttore della rivista Osteoporosis International e presidente della National Osteoporosis Foundation.

    L’inchiesta che ha portato a galla la corruzione è stata condotta da Charles Seife, matematico e giornalista di Washington. Riportata dalla rivista Scientific American , la troviamo sul numero di febbraio de Le Scienze che all’argomento dedica la copertina “Fidarsi di Big Pharma?” , l’editoriale di Marco Cattaneo e un servizio di 9 pagine.

    “Quello di Lindsay è un caso tipico – spiega Seife – Negli ultimi anni le case farmaceutiche hanno trovato molti modi per mettere ingenti somme di denaro – in alcuni casi sufficienti a garantire a un figlio la frequenza all’università – nelle tasche di medici indipendenti che svolgono ricerche su farmaci in fase di produzione o commercio da parte di queste aziende. Il problema non riguarda solo imprese e ricercatori ma il sistema: istituzioni finanziatrici, laboratori, riviste specialistiche, ordini professionali e così via. Nessuno offre un metodo di controllo in grado di evitare conflitti di interesse”.

    Seife riferisce che “in tutti gli Usa ci sono scienziati che conducono ricerche finanziate dal governo e contemporaneamente prendono denaro dalle case farmaceutiche. Per avere un’idea della quantità di denaro ho consultato la banca dati ProPublica che contiene i pagamenti delle case farmaceutiche per identificare i ricercatori pagati. Nel solo stato di New York abbiamo individuato esborsi per 1,8 milioni di dollari da parte di poche aziende a beneficiari di finanziamenti pubblici. Erano pagamenti per tenere conferenze, consulenze e altri servizi”.

    Uno studio pubblicato nel 2010 sul British medical journal rivelò che l’87% dei ricercatori che diede parere favorevole al farmaco per il diabete Avandia prodotto dalla GlaxoSmithKline, sospettato di provocare infarti, avevano ricevuto denaro dai produttori del farmaco. Nel caso dell’Avandia la corruzione emerse anche fra i membri della commissione della Food and Drug Administration chiamata a valutare.

    Seife invoca un sistema basato sull’onore, dominato dalla trasparenza, “lo richiedono le riviste specialistiche, le organizzazioni professionali e le istituzioni che finanziano le ricerche: è fondamentale che uno scienziato dichiari apertamente da chi prende soldi, dopo di che, la comunità scientifica deciderà fino a che punto fidarsi”.

    Di più, direi che la trasparenza debba essere totale e interessare tutti gli anelli della catena, dal più importante al più debole.

    Ciascuno di noi ha il diritto di sapere che il sistema che ha approvato le sue terapie ha preso denaro, esattamente come un lettore ha diritto di sapere chi è l’editore di un giornale e un risparmiatore ha diritto di sapere a chi consegna il suo denaro.

    Il Parlamento degli Stati Uniti ha approvato quest’anno il Physician Paymentes Sunshine Act, la norma entrata in vigore a gennaio 2013 impone alle case farmaceutiche e ai produttori di dispositivi medicali di dichiarare la maggior parte dei fondi con cui vengono finanziati medici e ricercatori.

    E da noi?

  9. Saverio scrive:

    Luca, mi rendo conto che anche lei, con la sua smaccata superiorità, volutamente naif, post-moderna, moderatamente svaccata; pure lei, consapevole della propria piccola grandezza, è un nume disceso dal cielo.
    Più simpatico delle eterne statue di gesso accademiche – gliene do atto – perché minimalista, scapigliato, sufficientemente sfatto.
    I bevitori di assenzio post-moderni hanno cambiato abito, mangiano donuts a chili, si nutrono la mente di canne e cartoni animati proporzionati alle proprie aspirazioni.
    Nihil novi sub sole, stia però attento a non intossicarsi troppo, e quando svaniscono i fumi della cannabis, si ricordi, tanto per fare un esempio, della parole di Guccini “… e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l’ uomo è solo in questo abisso, le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali”.
    E’ il punto di partenza di un anticlericale, ma è un buon punto.
    Cordialità.

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