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I pedofili e satanisti della Bassa Modenese non erano né pedofili né satanisti. Così hanno ammazzato una comunità cattolica

dicembre 5, 2014 Emanuele Boffi

Dopo un processo durato sedici anni sono risultati tutti assolti. Intanto, però, delle famiglie sono state distrutte, una madre si è suicidata, un sacerdote è morto di crepacuore

Non erano pedofili, non erano satanisti, non rapivano i bambini seviziandoli in orge truculente. Dopo sedici anni (sedici anni!) si conclude con un’assoluzione l’incredibile vicenda di un piccola comunità della Bassa Modenese, in cui sono state coinvolte (e distrutte) le vite di famiglie, minori, sacerdoti. Tutti assolti. Ma a che prezzo? Al tremendo prezzo di esistenze triturate in un caso giudiziario che Tempi seguì sin dal principio, mostrando come le inoppugnabili prove presentate dai magistrati non fossero poi così inoppugnabili e dove solo qualche politico coraggioso (il senatore Carlo Giovanardi su tutti) ebbe il coraggio di protestare.
È una vicenda lunga, complessa e strabiliante. Ieri Lorena Morselli e Delfino Covezzi sono stati riconosciuti innocenti dall’accusa rivolta loro più di tre lustri fa. La sentenza dice che non hanno commesso il fatto.

HORROR DI PROVINCIA. Tutto cominciò il 12 novembre 1998, alle cinque di mattina, quando le forze dell’ordine irruppero a Massa Finalese (Mo) in casa Covezzi portando via i quattro figli (la maggiore aveva solo 11 anni). L’accusa per Lorena e Delfino era infamante: pedofili satanisti. Tutto era partito dalle accuse rivolte loro da una piccola cugina di otto anni con disturbi mentali e da un altro bambino, entrambi in carico ai servizi sociali, che raccontarono di strani riti in cui era coinvolto il parroco don Giorgio Govoni. Racconti pazzeschi, in cui genitori complici del sacerdote mettevano a disposizione i corpi dei propri figli in cerimonie orgiastiche nei cimiteri in cui avvenivano persino delle decapitazioni. In un’escalation granguignolesca, i piccoli venivano prelevati a scuola da un bus parrocchiale e portati in luoghi oscuri, dove la setta dei genitori compiva i suoi più atroci delitti.
«Durante queste messe nel cimitero, i grandi ci hanno fatto lanciare in aria dei bambini che poi ricadevano per terra e forse morivano», raccontò la bimba cui psicologi e magistrati diedero retta. Tutto tornava nella sceneggiatura del film horror di provincia: coppie all’apparenza irreprensibili e cattolicissime (Lorena era insegnante nell’asilo parrocchiale), in combutta col sacerdote, compivano riti malvagi su bambini offerti loro, dietro compenso, dalle famiglie indigenti della zona. Si parlò addirittura di un fotografo che filmava e fotografava le pratiche per poi rivendere il materiale e di una bambina seviziata alle 13 di pomeriggio in un bosco vicino alla scuola, con una frasca di quaranta centimetri, dal nonno e da due zii.

SUGGESTIONI. I servizi sociali dell’Ausl avevano condotto i colloqui con i minori da cui erano partite le denunce. Coordinati da Marcello Burgoni, un ex seminarista, i servizi sociali avevano deciso di dare credito alle fantasie di quei due bambini. Di quei colloqui, si è scoperto in questi anni, non sono mai stati conservati né appunti né registrazioni. Oggi su Avvenire, Lucia Bellaspiga, racconta che «psicologi e assistenti sociali interrogarono sempre più bambini con una tecnica americana oggi inconcepibile, allora ritenuta all’avanguardia: una suggestione progressiva del bimbo cui, a partire da sogni o da frammenti di colloqui, si suggerivano le risposte che da loro ci si aspettava. Oggi la Carta di Noto e il Protocollo di Venezia impediscono questo scempio e i periti vengono formati a raccogliere le testimonianze dei piccoli senza suggestionarli, filmando e registrando ogni colloquio. Nel caso della Bassa Modenese, invece, i video sono un’eccezione e dai pochi che restano si vede bene come si arrivò a don Giorgio Govoni: Piccolina, chi era quell’uomo? Un dottore? Risposta: sì. Ma poteva anche essere un sindaco? Sì. Anche un prete? Sì. Poteva chiamarsi Giorgio? Hai mai sentito questo nome? Ovvio che sì».
La comunità del paese era incredula. Possibile che tutto ciò sia fosse avvenuto senza che nessuno si fosse mai accorto di nulla? Possibile che il medico della famiglia Covezzi non si fosse mai accorto della violenze sui bambini? Possibile che tutte le ricerche nel fiume – dove si diceva fossero stati gettati dal prete i corpi dei bambini – non avessero mai portato mai ad alcun ritrovamento? Intanto, però, le famiglie furono divise e tredici minori sottratti ai genitori della setta. Una congrega che secondo gli inquirenti coinvolgeva 17 persone e sette sacerdoti.

UN PROCESSO KAFKIANO. Qui inizia la storia di un processo che definire kafkiano è un eufemismo, con consulenti della procura che firmarono perizie in cui gli abusi erano solo presunti ma non verificati, periti di parte civile non ammessi. Intanto, però, il Tribunale dei minori continuò per mesi a firmare provvedimenti “provvisori”, impedendo i ricorsi ai Covezzi. È la storia di un processo in cui gli appunti dei colloqui coi bambini andavano incredibilmente “perduti” e bambine che si presumeva essere state abusate «cento volte» e che risultavano, invece, essere vergini. Con gli anni, tutte le accuse sono cadute man mano: la piccola violentata nel bosco vicino alla scuola? Il bosco non esiste, la minore uscì regolarmente da scuola coi compagni. E il nonno e gli zii pedofili? Quel giorno non erano lì: abitano a 85 chilometri di distanza.

MORTI DI CREPACUORE. Pian piano (molto piano) la verità è venuta a galla. E così si è scoperto che l’inferno non era quello prospettato da giudici e assistenti sociali, ma quello vissuto dalle famiglie coinvolte nella vicenda. Una delle madri si è suicidata. Sette persone sono morte di crepacuore; tra queste anche don Govoni, cadendo nelle braccia del suo avvocato un giorno prima della sentenza. Lorena è fuggita in Francia, lasciando in Italia il marito Delfino che ha proseguito nella battaglia giudiziaria di cui, tragica sorte, non ha potuto vedere la conclusione perché è morto d’infarto prima dell’assoluzione. Parlando con Avvenire, Lorena ha raccontato tra le lacrime le sofferenze di questi anni in cui i suoi quattro figli, affidati ad altre famiglie, hanno sempre rifiutato di incontrarla. «Se io e Delfino non siamo impazziti è solo grazie alla fede e alla totale solidarietà del paese, che ha sempre sostenuto la nostra innocenza. Ora però vorrei tanto riuscire a farmi ascoltare dai miei figli, spiegare loro che li ho sempre cercati. Mi affido allo Spirito Santo, che mi aiuti».

CHI PAGA? E’ GIUSTIZIA QUESTA? Ieri in aula al Senato, Giovanardi ha pronunciato un breve discorso per ricordare questa tragica vicenda, di cui – a parte Avvenire e Tempi – nessuno conserva più memoria. «Mi domando e domando a voi – ha chiesto il senatore rivolgendosi ai colleghi – che sistema giudiziario è quello che distrugge una famiglia, porta via ai genitori i quattro figli minorenni e solo dopo 16 anni comunica loro quello che fin dall’inizio si capiva e cioè che erano totalmente innocenti rispetto agli addebiti infamanti loro rivolti. E malgrado il fatto che fossero già stati assolti in appello, la sentenza è stata impugnata in Cassazione. Sono stati di nuovo assolti in appello e nuovamente la sentenza è stata impugnata in Cassazione. Parliamo di prescrizione e di tempi della giustizia, ma forse dovremmo parlare anche di consapevolezza, di servizi sociali, di assistenti sociali irresponsabili e di magistrati che, comunque vada a finire un processo, hanno già massacrati gli imputati, colpevoli o innocenti che risultino essere alla fine del procedimento. Ebbene: chi paga? Chi risarcisce questa famiglia dal fatto di essere stata distrutta? E perché l’opinione pubblica non è stata coinvolta? Perché lei era una maestra d’asilo, fra le altre cose cattolica e che lavorava in parrocchia, o perché lui era un povero fuochista che lavorava nel settore della ceramica? (…) Sono voluto intervenire per abbracciare le vittime di questa vicenda, la mamma che è rimasta, il papà che è morto ed i figli che hanno subito questo massacro, sperando che nel Parlamento e nella magistratura (a proposito della quale parliamo di responsabilità civile) vi sia la consapevolezza che quando si tratta della vita delle persone la giustizia deve dare una risposta in tempi utili; la giustizia deve stabilire se una persona è colpevole o innocente, ma non può far stare un presunto colpevole tutta la vita sotto processo, perché quando alla fine la giustizia arriva, dopo 16 anni, purtroppo arriva fuori tempo massimo».

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18 Commenti

  1. Sasso Luigi says:

    Che storia incredibile! Grazie a Tempi la possiamo conoscere.

  2. Leo Aletti says:

    E’ un anticattolicesimo imperante in molti settori della societa italiana.

  3. Ester says:

    Povere famiglie…che veramente lo Spirito Santo li aiuti a riabbracciarsi.

    Meglio che non scriva che cosa penso di questa magistratura, di questi servizi sociali (se così si possono chiamare, visti gli effetti) e assistenti…i fatti parlano da soli…diciamo che incompetenti e delinquenti e’ dire poco. Un grazie sentito a Giovanardi per il suo intervento e presa di posizione.

  4. Pavan Agostino says:

    Il problema è che comunque sia, ci deve sempre essere un Mostro da sacrificare, ci deve pur essere uno Scandalo per potersi stracciare le vesti, contro chi invece avrebbe dovuto avere una condotta irreprensibile. Si deve avere materia per rimestare nel fango delle altrui iniquità e poter presumere chissà quali nefandezze. Basta guardare con quanto moralismo e indignazione si riempiono le pagine dei giornali e gli schermi degli spettacoli tv ogni qualvolta accadono fatti di sangue o si presenta l’ennesima inchiesta giudiziaria sul corrotto sistema politico affaristico. Caro Giovanardi la tua speranza sembra essere vana, perché questi nuovi Scribi e Farisei avranno sempre e ancora bisogno di qualcuno da Crocefiggere, e non importa se poi ci si accorgerà per l’ennesima volta che quello condannato era solo un povero Cristo.

  5. grisostomo says:

    Il vero problema è che nessuno paga. I giudici che hanno massacrato queste famiglie sono ancora lì che si godono un bello ed immeritato stipendio. Le Asl sono ancora lì a fare danni con i loro assistenti sociali che non capiscono niente, non sanno nulla, rapiscono con la violenza (legale, per carità) bambini, e si arrogano diritti impensabili. Almeno cancelliamo dal nostro ordinamento il Tribunale dei Minori, che tanti dolori ingiusti provoca senza alcun controllo. Le cause dei minori le tratti il tribunale ordinario col rito civile. E fuori gli assistenti sociali: limitare le consulenze a medici. Ci sono più garanzie.

    • Saverio says:

      Qui è evidente che i magistrati responsabili dovrebbero pagare uno scotto proporzionato al danno causato ed alla intensità della loro colpa.
      Dubito che esisterebbe una pena adeguata.
      Non dubito però che se un politico intendesse realmente introdurre un simile regime, prima o poi, direttamente o per vie oblique, farebbe la fine dei “pedofili” e “satanisti” emiliani…

  6. enrico rovegno says:

    Da aggiungere alla lunga sequela di danni, spesso irreversibili, causati in Italia da assistenti sociali e magistrati dei tribunali dei minori. Noi abbiamo solo un piccolo ricordo personale, una quisquilia a confronto di storie come questa. Tuttavia, quando il procuratore del tribunale dei minori ci accusò di avere forse comprato nostra figlia, o comunque di aver violato la legge, solo per non aver visto un documento che avevamo regolarmente consegnato ed era agli atti, e alla fine non ci chiese neanche scusa… prevalse il sollievo, ma ancora non l’abbiamo dimenticato! E quel procuratore divenne poi presidente del tribunale. Che dire? Forse che questo caso non avrà il rilievo dovuto sui media perché se n’è interessato Giovanardi, che non ha, come si dice, una “buona stampa”…

  7. Orazio Pecci says:

    Vicenda terrificante. Enorme la responsabilità di una classe politica che, per opportunismo e vigliaccheria, tollera tutto questo. Quanto ai giudici, assistenti sociali, consulenti etc, implicati in queste cose, non vorrei essere nei loro panni il giorno del redde rationem.

  8. maboba says:

    Non è un caso isolato purtroppo. Ve lo ricordate il caso del Forteto, nel Mugello? Responsabilità gravissime di Tribunale dei minori, assistenti, politici (di sinistra). Una cosa che se fosse avvenuta in un’altra regione di colore diverso, con politici di colore diverso sarebbe divenuta un dramma nazionale. Invece quasi passata sotto silenzio da giornalisti altrimenti distratti.
    Non appartengo a nessuna confessione religiosa, cristiano solo di cultura e tradizione, ma confesso che di fronte a questi casi come ad altri infiniti di crudeltà viene da sperare che esista quel Dio che, pur misericordioso, non solo possa ridare serenità a quelle famiglie e persone distrutte, ma anche “punisca” gli autori di simili disfatti che la giustizia umana, e quella italiana in particolare piena di impuniti, non perseguirà.

  9. Chris says:

    Ormai siamo ai livelli di Cronaca Vera

  10. Pasquale Laporta says:

    Spet.le Redazione di Tempi e Gentile dott. Amicone,

    Sono decenni che in Italia, nell’ambito della cattiva amministrazione della giustizia, si parla di responsabilità personali facendo riferimento a soggetti invece impersonali quali “la procura di Milano”, “il Giudice per le indagini preliminari”, “la magistratura”, “il Tribunali dei miniori”, “gli assistenti sociali”. Questa incapacità di usare nomi e congnomi stona anche tenendo conto che per barattoli di nutella pagati con fondi della Regione non si esita a fare nome e cognome del politico di turno. Questo atteggiamento da parte della stampa è estremamente deleterio e si aggiunge agli effetti distruttivi sulla società della ingiustizia commessa. L’impressione che genera questo modo di raccontare l’amministrazione della giustizia genera per altro l’impressione deleteria che l’ingiustizia si verifichi in maniera ineluttabile per dei misteriosi meccanismi legali che il cittadino comune non è in grado di comprendere. Non è così. Se una persona viene condannata ingiustamente è perché c’è un GIP che ha ritenuto fosse necessario indagare, un GUP che ha ritenuto fosse necessario processare, un magistrato che ha ritenuto fosse necessario condannare, un giudice che ha condannato e un Presidente della Repubblica che, dall’alto del suo ruolo di capo della magistratura, che ha ritenuto si potesse concedere la grazia ad Adriano Sofri ma non alla famiglia Covezzi.
    Questa incapacità di raccontare il fatto oggettivo è sintomo di un’omertà della stampa, ente impersonale costituto da persone comprensibilmente timorose di finire a loro volta schiacciati in un processo per aver danneggiato “l’immagine” di questi persecutori travestiti da tutori della giustizia.
    A Voi della Redazione chiedo dunque se è possibile interrompere questa catena di omertà, dando voi l’esempio e, qualora non fosse possibile, almeno di dire chiaramente che non si può fare per i motivi già indicati: il timore di essere processati per anni e di perdere tutto pur avendo detto la verità. Si scriva almeno sotto ciscun articolo “I nomi dei responsabili di questa ingiustizia sono stati omessi per timore di essere perseguitati a propria volta dai loro complici”.
    Con stima e gratitudine per ciò che fate nonostante tutto.

  11. Giuliano Dalla Ricca says:

    Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le sue opere, sarà distrutta.
    Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia. 2Pt 3,8-14 Lettura del 7/12/14

  12. AndreaB says:

    E’ possibile che i procuratori e i giudici interessati abbiano preso una cantonata del genere senza malafede?

  13. Rox says:

    Dovremmo abolire il mestiere dell’assistente sociale innanzitutto. Troppo spesso assistenti sociali e psicologi fanno solo enormi danni ai quali si aggiungono quelli dei magistrati.

  14. avv italo cavani says:

    Quel filone della bassa ha visto parecchi imputati, e per molti la condanna e’ arrivata in Cassazione. Anche tempi ha messo la verità in un cassetto !!!!

    • marno says:

      quel “filone”? lei dovrebbe sapere che la responsabilità penale, extrema ratio del sistema, è personale.
      che ci possa essere un filone d’inchiesta è una cosa inconcepibile.
      fatti diversi, comportamenti diversi, persone diverse, per le quali è inaccettabile qualunque approssimazione.
      già l’uso delle espressioni è indice della gravità di quel dice e di cui non si rende neppure conto.
      Non sapere distinguere l’una dall’altra è gravissimo.

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