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Ma quale “allarme omofobia”. Una ricerca prova che l’Italia è tra i paesi meno omofobi al mondo

giugno 7, 2013 Leone Grotti

Lo scorso 4 giugno il Pew Research Center ha pubblicato un rapporto che indica l’Italia l’ottavo paese più tollerante al mondo nei confronti dell’omosessualità

“Deriso perché gay”: così Repubblica presentava settimana scorsa la storia del 16enne omosessuale che ha tentato il suicidio in una scuola di Roma. La vicenda è stata presentata come l’ennesimo tragico caso di “omofobia” e sono subito partiti appelli per approvare in fretta una legge che contrasti il fenomeno. Poi si è scoperto che l’omofobia non c’entrava nulla con il tentato suicidio del ragazzo ma il Gay Center non ha fatto marcia indietro sull’arretratezza degli italiani su questo tema.

ITALIA AL QUARTO POSTO. Eppure lo scorso 4 giugno il Pew Research Center ha pubblicato un rapporto che indica l’Italia l’ottavo paese più tollerante al mondo nei confronti dell’omosessualità, a pari merito con l’Argentina. Non solo, secondo la ricerca del think tank americano, l’Italia si piazza al quarto posto mondiale – dietro Corea del Sud, Stati Uniti e Canada – tra i paesi che hanno fatto i più grandi passi avanti nell’accettazione dell’omosessualità negli ultimi sei anni.

DATI ALLARMANTI? Perché allora il Gay Center scrive che «purtroppo i casi di discriminazione in famiglia o a scuola sono molto frequenti» e parla di «dati allarmanti»? Perché l’Arcigay sostiene che è urgente l’approvazione di una legge che contrasti «la violenza e l’odio antigay»? Domande che andrebbero fatte al ministro Josefa Idem e al presidente della Camera Laura Boldrini, che hanno annunciato la loro partecipazione al gay Pride di Palermo.

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39 Commenti

  1. Paola scrive:

    Forse quelli di Pew Research Center non conoscono Tempi.it :)

  2. Antony scrive:

    Tollerare non significa acettare tutti i loro capricci. L’accettazione è un’altra cosa.

  3. cornacchia scrive:

    Già il fatto che si parli di tolleranza è la prova della sussistenza di una discriminazione, in quanto le libertà vanno rispettate, non solamente tollerate. Poi, chiaramente si può non accettare moralmente un certo comportamento, ma ciò non significa che si possa sottoporre delle speciali limitazioni o discriminare chi lo vuole compiere.
    Quando l’omosessualità verrà vista come una cosa normale, cioé né da esaltare, né da discriminare, allora sì che l’uguaglianza sarà conquistato.
    E, lo dico a fini preventivi, ciò non comportà né l’adozione per i gay, né il matrimonio omosessuale, né la legge contro l’omofobia, ma semplicemente che le aggressioni contro le coppie gay siano condannate come quelle contro le processioni cattoliche perché, nel contempo, ledono l’individuo e la libertà degli altri membri della collettività di autodeterminarsi liberamente.

    • gmtubini scrive:

      Di primo acchito, tenderei a dire che tu hai ragione, tuttavia, fatto salvo il rispetto per la persona umana, si deve considerare la differenza che passa tra la giusta rivendicazione e la pretesa bella e buona.
      Se io mi metto a orinare in pubblico non posso chiamare “intolleranza” quella di colui che non vuol vedere lo spettacolo e sentirmi “discriminato” perché non mi si permette di farlo tranquillamente.
      Insomma, se si tirano fuori categorie come “intolleranza” e “discriminazione” con riferimento all’opposizione al tentativo di sovvertire l’ordine naturale delle cose per costruire una società artificiale basata su ideologie campate in aria, allora secondo me non tu hai poi così tanta ragione.

      • cornacchia scrive:

        @Gmtubini
        Se per pretesa intendi dire il matrimonio gay, allora siamo d’accordo. Anche se il valore di questa questione credo che sia notevolmente amplificato dall’esistenza di discriminazioni omofobe.
        Ma se, con il termine pretesa, fai riferimento alla libertà d’espressione (ovviamente nei limiti della decenza, ma questo vale anche per le coppie etero), allora si tratta, a mio avviso, di una giusta rivendicazione.
        Poi, il concetto di ordine naturale mi sembra un po’astratto nel caso di specie, nel senso che, trattandosi di libertà individuali, la società e, quindi, l’ordine dovrebbe disinteressarsene, con la sola eccezione della violenza.
        A mio avviso, spesso, in questa testata, si confonde, nel solo campo della sessualità, l’ordine naturale inteso come giustizia con le funzioni biologiche. E su questa obiezione, sinceramente, non sono riuscito a trovare significative spiegazioni.

        • Gmtubini scrive:

          Ciao Cornacchia!
          In effetti mi rendo conto che “ordine naturale delle cose” è una frase un pomposa che, per di più, presta alla grande il fianco alle solite critiche da manuale lgbt su cosa si debba intendere per naturale eccetera eccetera, ma sai, era l’ora di cena…
          La famiglia composta da moglie, marito ed eventuali figli è da millenni in nucleo fondante della società umana, per così dire, occidentale, e si basa sul dato biologico indiscutibile della procreazione tra maschio e femmina.
          Mi sbaglierò, ma chi intende sovvertire questo stato di cose opponendo al suddetto dato biologico una mera ideologia edonistica secondo me non rivendica un diritto, ma avanza una pretesa bella e buona.
          Senza contare che a tale pretesa di cambiare un ordine sociale in vigore da millenni si aggiunge quella di volerlo fare in pochi decenni.
          Sul rispetto della persona umana e delle sue espressioni pubbliche e private sostanzialmente siamo d’accordo, ma un pollo è un pollo e un’automobile è un’automobile.

          • cornacchia scrive:

            @ Gmtubini
            Credo che siamo sostanzialmente d’accordo, con due precisazioni:
            1) il fatto che la famiglia assicuri l’ordine sociale, non significa che le relazioni affettive/sessuali siano un bene dell’individuo, al massimo si può pensare che la legge morale naturale (non del diritto naturale) sia tale proprio perché assicura il bene della persona;
            2) eterosessuale ed omosessuale sono entrambi uomini e questo, a mio modesto avviso, è sufficiente affinché possano vivere alla luce del sole le proprie relazioni. Se il mondo lgbt sbaglia nel pretendere di equiparare l’unione gay al matrimonio, parimenti, credo, che il mondo più conservatore sbagli nel ritenere che l’omosessualità, in sé considerata, leda il valore della famiglia (anzi, la famiglia, proprio perché “democrazia naturale” dovrebbe farsi carico del disagio degli omosessuali che, in talune circostanze, esiste).
            Sono felice che, nelle rispettive posizioni, riusciamo a discutere in maniera civile.

            • giovanna scrive:

              La parificazione dell’omosessualità al rapporto uomo-donna lede , eccome, il valore della famiglia, non come mio pensiero, ma dai fatti. Ma li hai letti gli articoli che riguardano la assurda situazione che si verifica in Francia o in Inghilterra ? Una famiglia non è più libera di educare i propri figli come ritiene giusto e appena uno si azzarda a dire ai propri figli o ai propri allievi che un uomo è biologicamente, geneticamente, culturalmente, fisicamente ,antropologicamente, portato per la donna, sono guai, anche in Italia del resto, bisogna stare attenti persino a catechismo.
              Da parte mia non ho alcuno avversione verso gli omosessuali, ognuno ha la sua croce, negare che l’omosessualità sia una croce ènegare la sofferenza e la dignità delle persone omosessuali, per cui se non mi augurerei mai che un mio figlio possa diventarlo, perchè siamo uomini e donne, ma purtroppo dalla forzata parificazione dei rapporti deriva inevitabilmente una forzatura disumana sulla compravendita dei bambini e sull’educazione di tutti i figli.Da una falsità, l’uguaglianza di ciò che non è uguale, come da propaganda gay, non può che derivare falsità e menzogna.
              ( dai un’occhiata alla mamma imperfetta del corriere, non solo le “due mamme” sono approvate ed invitate caldamente nel raccontare balle su balle alla
              “figlia ” e ai suoi compagni di scuola, ma sono presentate persino come migliori , più accorte, più simpatiche, più belle, più aperte, rispetto alle famiglie in cui i bambini vengono accolti e non comprati )
              Poi, una curiosità, caro Cornacchia, ma tu sei cattolico?

              • cornacchia scrive:

                @ Giovanna
                La parificazione sotto il profilo della libertà individuale è espressione della dignità dell’individuo, il matrimonio no.
                Comunque, non capisco il senso dell’affermazione secondo cui l’uomo sia portato per la donna: si tratta semplicemente di una caratteristica, mica di un obbligo o di un divieto a comportarsi diversamente. Peraltro, nel caso dell’omosessuale, il dato psicologico depone in senso contrario.
                Il problema nasce quando una vocazione viene convertita, arbitrariamente (e, peraltro, nel solo caso della tendenza omosessuale), in un obbligo.
                Non sono cattolico, ma visto che, in numerosi articoli, si parla di diritto naturale, credo di poter intervenire, visto che il diritto naturale è un concetto laico.

                • giovanna scrive:

                  Ma , caro Cornacchia, non hai risposto alla mia obiezione che le conseguenze di questa parificazione dei rapporti tra uomo e donna con quelli tra due sessi uguali ci sono, eccome, sono gravissimi per la libertà di pensiero e di educazione per quanto riguarda le famiglie, e gravissimi perché la parificazione dei due tipi di rapporto porta inevitabilmente e storicamente alla mercificazione dei bambini. Se per te sono sciocchezze…
                  Poi, a me sembra una cosa da pazzi dover difendere il fatto che l’uomo e la donna sono complementari, da sempre, in tutti i campi, a partire dal dato biologico, che sembri strana l’affermazione che l’uomo è fatto per la donna e viceversa, come dovessi dimostrare che nel mare c’è l’acqua ! Cioè, a tuo figlio insegnerai che se si innamora di un uomo o di una donna è la stessa cosa ?
                  Che il rapporto sessuale con uomo o donna ha lo stesso significato?
                  A me sembra una roba da matti. Ma chi può desiderare l’omosessualità per il proprio figlio !
                  Comunque sono contenta, in base ai tuoi ragionamenti, che tu non sia cattolico, sarebbe stato tragico.

                  • cornacchia scrive:

                    1) Che le coppie omosessuali siano libere e rispettate come quele etero non destabilizza, né offende alcunché: il problema, tutt’al più, nasce nel momento in cui vengono riconosciute giuridicamente (ma ciò non c’entra nulla con la libertà). Ho già dichiarato di essere contrario al riconoscimento delle coppie gay.
                    2) Che l’uomo, biologicamente, sia fatto per donna è un dato di fattto che non intendo contestare. Ciò che contesto è la pretessa di dedurre da una constatazione di fatto una prescrizione morale o, peggio ancora, etico-giuridica. Ogni persona è libera di assecondare o meno la propria vocazione, non vedo perché nell’orientamento sessuale debba valere un diverso principio.
                    3) L’omosessualità non è uguale all’omosessualità, ma ugualmente rispettabile. Lamicizia è diversa dal rapporto di lavoro, ma, non per questo, meno o più importante. Semplicemente diversa. Fra l’altro, questo rilievo è stao formulato più volte, in contesti istituzionali, dal Dott. Amicone: non capoisco perché se a pronunciarlo è un cattolico, non sia più condivisibile.
                    4) Io non desidererei l’omosessualità per il mio figlio, ma non per il mio – ma per il SUO – bene. Se, poi, non sarò disposto ad accettare il figlio nelle sue scelte e/o condizioni, non diventerò padre.
                    5) Mi pare che gli editoriali che appaiono su questo giornale sono ispirati al diritto naturale, quindi il fatto che io non sia cattolico, non delegittima il mio pensiero.

                    • Gmtubini scrive:

                      Nel tuo lungo discorso trovo da ridire solo su due cosette:
                      2) Per noi cattolici è immorale praticare l’omosessualità ma lo è anche giudicare chi lo fa. Dio ci concede il libero arbitrio (assumendocene le responsabilità) non vedo perché non concederlo al nostro prossimo. Insomma se ti aspetti che chi si sposa venga punzecchiato dalle alabarde delle guardie svizzere rimarrai deluso.
                      3) Rispettabile è l’essere umano (in quanto figlio di Dio per chi ci crede) non certo tutti i suoi comportamenti e tutte le sue opinioni. Noi cattolici, in genere, per via del solito problema del “non giudicare” non ci mangiamo il fegato se uno ha un’idea a bischero o fa qualche bischerata, tuttavia ci mettiamo di mezzo quando le conseguenze delle bischerate di qualcuno le deve pagare chi non c’entra nulla, come i bambini.
                      4) Diventa padre poi ne riparliamo.
                      5) Ciò che delegittima il pensiero una persona non sono le sue convinzioni, ma il metodo usato per esprimerle: non so se ti sei accorto, ma qui troppa gente fa propaganda alla Goebbels non esitando ad usare menzogne e prevaricazione (e non mi riferisco certo alla tua interlocutrice Giovanna).

                    • giovanna scrive:

                      Senti Cornacchia, a questo punto non ben capito cosa vorresti, quale sia la materia del contendere, visto che sei contro le discriminazioni degli omosessuali in quanto persone, e su questo non ci piove, e non condividi le unioni civili e i matrimoni gay e sei perfino contrario a leggi contro l’omofobia: qual è il problema con Tempi ?
                      Poi, scusami, ma il fatto che tu sia o meno cattolico non c’entra niente col tuo diritto a partecipare, come ti viene in mente, ma era una mia curiosità, dato che hai scritto sopra che l’uomo sia attratto da una donna o da un uomo ha lo stesso valore e che la pratica omosessuale sia rispettabile, ma ovviamente per un cattolico non è così.
                      Ma, ripeto, quando la pratica omosessuale non pretende di essere riconosciuta alla pari col matrimonio e con quello che il matrimonio comporta, soprattutto i figli, non vedo problemi nella sfera personale,non credo che lo Stato debba intervenire in faccende personali, un conto è il peccato, un conto il reato.
                      Poi, per amor di precisione, mai detto che non accetterei un figlio omosessuale, probabilmente riconoscendolo in difficoltà lo amerei ancora di più, ma da qui a ritenere per lui una cosa buona o anche poco rilevante un comportamento omosessuale, ce ne corre.
                      Non gli vorrei veramente bene, non vorrei il suo bene.

  4. Gmtubini scrive:

    Il fatto è che per imporre certi cambiamenti culturali come il matrimonio gay ci si serve di metodi da totalitarismo novecentesco, con i quali si intende “educare” con annichilimento prossimamente anche fisico di chi dissente.
    E chi dissente in qualsiasi modo e tono è messo nello stesso calderone degli omofobi, dove convivono allegramente il papa e gli skinhead.
    Come una volta chi non era un compagno era necessariamente un fascista.
    E’ su questo versante del crinale che i discorsi largamente condivisibili di Cornacchia mostrano la corda.
    Ma la cosa più tremenda, di cui le nostre generazioni dovranno rendere conto a Dio, è l’aver ridotto l’esistenza dei piccoli alla mercé dei capricci dei grandi.

  5. gmtubini scrive:

    Chissà come mai i miei in verità pacatissimi interventi di ieri non sono passati al vaglio del “moderatore”…

    • cornacchia scrive:

      @ Giovanna
      Io non ho nessun problema con Tempi: forse se discuto con Voi, piuttosto che con i gruppi gay, significa che ritengo il Vostro pensiero più ragionevole…
      Comunque, è chiaro che, non essendo cattolico, intervengo soltanto sugli argomenti di interesse pubblico e, ovviamente, non impiego argomentazioni strettamente religiose, ma non credo che, così facendo, io manchi di rispetto ad alcuno (se ciò fosse avvenuto, me ne scuso).
      Quello che volevo capire – non da Tempi, ma – dai Suoi lettori è se, secondo l’interpretazione del diritto naturale offerta dalla Chiesa, la libertà omosessuale e quella eterosessuale devono essere uguali (ripeto: la libertà, non i diritti) e se il fatto che l’omosessualità non sia normale costituisca un motivo in più per rispettare la persona omosessuale che voglia farsi aiutare.

  6. giovanni scrive:

    Neanche tutte le statistiche di questo mondo faranno cambiare idea a chi in malafede ti accusa di qualcosa.

  7. cornacchia scrive:

    @ Gmtubini.
    Nel mio computer visualizzo i Tuoi commenti, che condivido con due sole incertezze:
    1) Cosa significa aspetta di diventare genitore e poi vediamo? Un genitore ha il dovere di insegnare l figlio il rispetto per tutte le persone, senza che il diverso orientamento sessuale possa costituire un motivo di penalizzazione, nel sentimento o anche nei comportamenti. Poi, se avessi un’istintiva avversione verso l’omosessualità, non ne farei certamente una colpa al figlio.
    2) Mai paragonato i cattolici ai nazisti. Tutt’al più provo dispiacere quanto GIUSTE IDEE (la difesa della famiglia) vengono difese sulla base di PESSIME ARGOMENTAZIONI (l’omofobiao sentimenti omofobi, istintivi, ma incivili).

    • Gmtubini scrive:

      Ciao Cornacchia!
      Sarò breve:
      1) significa semplicemente ed esclusivamente che certi ruoli bisogna interpretarli sul palcoscenico della vita prima di strologare su come ci si comporterà in certi casi: un figlio è uno “tzunami” di gioia che ti cambia radicalmente l’esistenza, come del resto l’amore per la donna della tua vita “fa nuove tutte le cose”.
      2) non mi pare di aver scritto che tu hai paragonato i cattolici ai nazisti, ho solo scritto che certe ideologie come il nazismo e soprattutto il comunismo non si curavano di ricorrere alla menzogna e ai modi più vili per far star zitto l’avversario per fini propagandistici: questo modus operandi è quello esplicitamente adottato dall’ideologia lgbt, che, come ho scritto nei miei post finalmente “moderati”, non esista ad accusare di omofobia tutti indistintamente coloro che muovono obiezioni alle sue istanze.

    • giovanna scrive:

      Caro Cornacchia, mi dai l’impressione di contraddirti, per esempio affermazioni come “Quando l’omosessualità verrà vista come una cosa normale, cioé né da esaltare, né da discriminare, allora sì che l’uguaglianza sarà conquistato” e come “Io non desidererei l’omosessualità per il mio figlio ” mi sembrano in contraddizione, come molte altre.
      Comunque pare che la tua principale preoccupazione sia il contrasto dell’omofobia e al di là che tale parola venga grandemente strumentalizzata dai gay ( diventa omofobo persino chi dice che un bambino nasce da un uomo e una donna e miliardi di altre perle del tipo ), mi pare evidente che la posizione cattolica non sia omofoba e che mai nessun cattolico abbia malmenato coppie gay, che anzi le persone omosessuali siano accolte nella Chiesa nella verità e nell’amore, come testimoniato da un grande come Testori, come veniamo accolti tutti, dal primo istante di vita all’ultimo.
      Nondimeno ti sarai accorto che si usa il pericolo omofobia per imporre una ideologia gay che va contro l’umanità e direi che la violenza espressa a piene mani da gay in questo sito ne è una prova eclatante: voler mettere sullo stesso piano un rapporto omosessuale con uno uomo-donna, parificandolo per legge e permettendo lo sfruttamento dei bambini, si può fare solo adoperando violenza e menzogna.

      • cornacchia scrive:

        @ Gmtubini
        Ok, farò tesopro dei Tuoi consigli. Spero che sia altrettanto.
        @Giovanna.
        Effettivamente, a parola normale è un po’ abusata nel linguaggio comune. Io inetndevo dire che, sotto il profilo della legge, del costume e delle regole di convivenza civile, la relazione omosessuale non deve essere oggetto di discriminazione, né di promozioen.
        Ad esempio, la timidezza non è normale (trattasi, addirittura di devianza psichiatrica), ma, non per questo, non è normale nell’ambito della società. Spero di essermi spiegato.

      • cornacchia scrive:

        1) Per normale intendevo conforme alle regole del vivere civile. Al pari, sotto questo specifico profilo, dell’eterosessualità.
        2) Quanto al figlio, torno a ripetere che reputo doveroso trattare l’omosessualità come qualsivasi altro aspetto della vita umana, quiondi per il suo esclusivo interesse e nel rispetto delle regole sociali.

        • giovanna scrive:

          Ma se tu sopra hai detto che non saresti contento che tuo figlio fosse omosessuale per il suo bene, ammetterai che dei genitori possano non essere favorevoli a contesti in cui l’omosessualità viene presentata alla pari col rapporto uomo-donna e questo è l’andazzo attuale.
          Al di là del fatto che nessuno propone il carcere per chi pratichi l’omosessualità e al di là del fatto che la violenza ( molto più rara di quanto viene mostrata, ad esempio nella mia città , sui centomila abitanti, ci sono quasi giornalmente episodi di violenza come bullismo, razzismo , furti, rapine, anche omicidi ogni tanto,ma mai, dico mai, a memoria d’uomo, si è verificato un episodio di violenza contro omosessuali ) sia assolutamente condannabile in ogni caso, non mi sembra auspicabile una società, come sta avvenendo in Francia o anche da noi, in cui non si possa esprimere in pubblico, ma nemmeno in privato, come è privato il catechismo, una distanza dalla pratica omosessuale e dall’esibizionismo gay, con tutto ciò che comportano in quanto a pretese infondate e dannose.
          Oggi sui giornali viene ferocemente censurato e attaccato chi mostri l’incongruenza di esaltare costruzioni di figli a tavolino da catalogo, mentre vengono portati in palmo di mano due loschi figuri che si vantano di aver combinato due bambini col seme di ciascuno di loro, con l’ovulo di una donna pagata all’uopo e facendo crescere i bambini nell’utero di una terza donna affittata.
          E i bambini non sanno chi dei due è il loro padre, non sanno chi è la madre, ma vanno a trovare in allegria la donna che li ha portati in utero.Sono le famose famiglie arcobaleno, che rinnovano i fasti della schiavitù.
          Cioè, sono queste le conseguenze tristissime e tremende di leggi che ancora in Italia non ci sono, per cui ci sono enormi pressioni meddiatiche e ti dirò la verità, mi sembrano problemi ben più grossi di una ipotetica omofobia, ma anzi questa fantomatica omofobia è la chiave per convicere l’opinione pubblica a questi abomini.

          • cornacchia scrive:

            @ Giovanna
            1) Io non credo che essere zoppi, stupidi o timidi sia normale in quanto credo che tali caratteristiche possano compromettere il raggiungimento del benessere individuale.
            Ciò non significa che io, nell’educazione di mio figlio, gli consiglierei di non frequentare gli zoppi, gli stupidi o i timidi, impedendo loro di camminare in maniera claudicante, fare affermazioni poco intelligenti o nascondere la testa quando vedono un estraneo.
            Semplicemente, spiegherei a mio figlio i motivi per cui tali caratteristiche possono considerarsi sfavorevoli e, dunque, gli farei capire che tali persone, proprio perché in una condizione di disagio, vanno integrate ed aiutate. Se, poi, questi comportamenti sono il frutto di una scelta, ciascuno deve essere pienamente libero di compierle.
            Idem per l’omosessualità che, ripeto, è un aspetto della vita umana come qualunque altro.
            2) Per esibizionismo omosessuale cosa intende?
            Il gay-pride? Allora siamo d’accordo.
            Lunghi baci in bocca per strada? Siamo d’accordo, ma sono le coppie eterosessuali a farlo il più delle volte.
            Passeggiare mano nella mano, scambiandosi una carezza? Eh no, allora. Questa è sobrietà. Negarlom vuol dire chiedere il nascondimento, non vietare l’ostentazione.

            • giovanna scrive:

              Che ti devo dire, caro Cornacchia, l’enorme problema di due maschi che vogliono camminare per strada mano nella mano ( senza tener conto di una cultura e una tradizione plurimillenaria, almeno ) senza essere infastiditi , magari davanti a bar pieni di ragazzotti mezzo bevuti , sarà anche gravissimo ed io mai mi sognerei di avallare una violenza in nessun caso, ma , francamente mi sembra inferiore come portata al grimaldello che costituisce il concetto di omofobia rispetto allo sfruttamento dei bambini.
              D’altra parte , per esempio, leggendo Tempi, non noti che la violenza per il 99% almeno, sia proprio dalla parte dei gay ideologizzati, che minacciano di tutto e di più, offendono in modo pesante ( in passato dissi che non avrei rinunciato all’anonimato per paura di gente simile e lo confermo), rispetto a gente che ha in massima considerazione il dialogo e il confronto. L’anno scorso, mi pare,in questo sito uno di questi , un energumeno tra i peggiori, urlò a gran voce la sua denuncia per essere stato aggredito, ma nonostante numerose richieste, non riuscì a portare mezza prova, cioè lui aveva fatto una denuncia, ma come su come era andata a finire bocca cucita: tutti avemmo la netta impressione che si trattasse di palese montatura, come per molti altri casi che dopo il clamore iniziale, utile alla causa, si smontano da soli, ma l’obiettivo di mostrare una forte violenza contro gli omosessuali è stato raggiunto. Così si arriverà a leggi , come in Francia, in cui si eliminano dagli atti pubblici le parole padre e madre, in quanto omofobe, ecc ecc.

              • cornacchia scrive:

                Cara Giovanna, cosa Ti devo rispondere? Che non io non condivida la violenza ideologica dei gruppi omosessualisti, che rispetto la libertà di espressione dei cattolici, che condivido i valori tradizionali, che sono contro il matrimonio gay, le adozioni gay, etc…l’ho detto qualche centinaio di volte, quindi non ha senso che io lo ripeta. Come ho già detto numerose volte che, in linea di principio, trovo più violenti certi atteggiamenti aggressivi del mondo gay, che quelli dei cattolici: ma, come il commento di Q.B. sembra confermare, sembra che io non sia sufficientemente persuasivo nel manifestare la mia buona fede.
                Naturalmente, mi sarebbe piaciuto se, anziché richiamare “una cultura ed una tradizione plurimillenaria” – che suona quasi come un “se la sono cercata – Tu avessi detto espressamente che la libertà di due maschi di camminare per strada mano nella mano non può essere messa in discussione soltanto da un incivile che non rispetta – non solo l’integrità psico/fisica, ma anche – i sentimenti e le relazioni delle persone (che non sono certamente vissute con pienezza se chiuse nel cassetto).
                Effettivamente per me l’idea che due gay che vogliono vivere la propria relazione alla luce del sole devono mettere in conto di prendere quattro insulti – e, addirittura, essere accusati di essere i responsabili (e non le vittime) di soperchierie – mi pare qualcosa di gravissimo ed inaccettabile. E, sinceramente, mi dispiace che chi si professa custode della dignità umana (o di una cultura e una tradizione plurimillenaria che da sempre ha messo al centro dell’attenzione la dignità umana), non provi lo stesso sentimento di ingiustizia. Sì, effettivamente, questo mi amareggia parecchio.

                • giovanna scrive:

                  Ti ho risposto di là, non credo di dovermi giustificare per subire un effetto negativo nel vedere due uomini che scambiano effusioni, come subisco un effetto negativo vedendo il marito della mia vicina che nei pressi di casa bacia la sua amante:sono peccati, sono atteggiamenti riprovevoli per la maggior parte delle persone.
                  Ma come non ho sputato in faccia al mio vicino e non sarei stata felice che qualcuno l’accoltellasse , così un uomo può baciare in pubblico un altro uomo, ma l’applauso non glielo faccio, va bene? e se magari il tizio può evitare di passare davanti al bar sport di periferia pieno di ubriachi, per me sarebbe meglio, per lui e per tutti. Anche se, ripeto, il 99,9 per cento di omosessuali sa che l’ostentazione di atteggiamenti promiscui è una mancanza di rispetto.
                  Per lo 0,01 per cento che se ne frega, e pensa che sia giusto sbandierare un rapporto che comunque ha delle problematicità , mi dispiace e non approvo assolutamente la violenza in nessun caso.
                  Mai saputo, però, di pestaggi effettuati da cattolici, semmai i cattolici sono quelli che in tutto il mondo, per primi e in maggioranza , hanno accolto e curato i malati di aids. A me è capitato anni fa, ho ospitato un ragazzo sieropositivo, gli ho lavato le lenzuola, non me ne fregava nulla se fosse o meno omosessuale, era una persona, che ora non c’è più.

                  • cornacchia scrive:

                    Ok, va bene. Scusa se Ti ho urtato nella sensibilità, anche se non ho capito cosa c’entri la promiscuità con due che si tengono per mano.

                    • giovanna scrive:

                      Nessun problema, ti ho fatto l’esempio dell’adulterio in pubblico, allo stesso modo la pratica omosessuale non è un bel vedere, sono pensieri diffusi in tutte le culture, dagli albori dell’umanità.
                      Io consiglierei al signore di sbaciucchiare la nuova fidanzata lontano dalla casa di famiglia, come consiglierei di riservare alla sfera privata le effusioni tra due uomini o due donne, ma poi si sopporta di tutto, figuriamoci…chi è senza peccato scagli la prima pietra….
                      ( forse l’aggettivo promiscuo non era corretto lessicalmente,anche se il sesso omosessuale è nella maggior parte dei casi promiscuo, qui su Tempi ne hanno raccontate di tutti i colori, una volta un ragazzino omosessuale scrisse che lui non era promiscuo, aveva avuto non più di dieci amanti .., intendevo nel senso di atteggiamento esibizionistico della sessualità omosessuale )

  8. Q.B. scrive:

    Mi permetto di inserirmi nella conversazione e premetto che seppur senza alcuna intenzione di offendere sarò diretto (e mi scuso in anticipo se mi rivolgo a cornacchia in terza persona: lo faccio senza voler attentare alla sua dignità).

    Esordisco subito con il confessare che la mia istintiva e oramai inestirpabile sindrome da deserto dei tartari mi porta a intravedere nella strategia logico-espositiva di cornacchia il tentativo di ammannirci una polpetta avvelenata. Il “veleno” è quel concetto di “omosessualità come qualsiasi altro aspetto della vita umana” impacchettato in una serie di ammiccamenti a quella che notoriamente è la visione Cattolica (ma non solo) di una corretta antropologia umana.

    Cornacchia dice di essere contrario al matrimonio tra persone dello stesso sesso, dice che l’uomo è fatto per donna, dice che non sarebbe contento se suo figlio fosse gay, che la famiglia (…) dovrebbe farsi carico del disagio degli omosessuali, dice di commentare su Tempi perché il pensiero dei cattolici è più ragionevole, e via così. È evidentemente una captatio benevolentiae; un po’ tagliata con l’accetta ma pur sempre una captatio benevolentiae.

    A questo punto però si inizia a sentire il sapore del veleno.

    Cornacchia dice: “contesto la pretesa di dedurre da una constatazione di fatto una prescrizione morale o, peggio ancora, etico-giuridica”; questa premessa è posta a fondamento delle affermazioni che seguono, che sono in conflitto logico con le precedenti.

    Ecco allora che l’eterosessualità diventa equivalente all’omosessualità, si auspica che un giorno sia vista come una cosa normale, le relazioni omosessuali devono poter essere vissute alla luce del sole, vanno parificate sotto il profilo della libertà individuale, non deve essere oggetto di discriminazione, né di promozione.

    La conclusione è una domanda capziosa e al tempo stesso contraddittoria: secondo la chiesa la la libertà omosessuale e quella eterosessuale devono essere uguali e il fatto che l’omosessualità non sia normale costituisce un motivo in più per rispettare la persona omosessuale che voglia farsi aiutare?

    La mia ipotesi “accusatoria” è quindi la seguente: cornacchia non sembra essere uno sciocco, quindi non credo alla tesi della sua ingenuità o al fatto che non si renda conto delle contraddizioni nelle quali cade. Non credo che non sappia che la constatazione di fatto (esperienza) è strumento di conoscenza e verifica della regola morale (inscritta nell’uomo e, per chi vi crede, insegnata da Dio). Non credo che non si renda conto che se qualcuno ha bisogno di aiuto evidentemente non si trova in una condizione di equilibrio (normalità), quindi la non normalità (il disequilibrio che necessità di aiuto) non può essere ontologicamente uguale alla normalità. Non credo che non sappia ciò che la Chiesa insegna riguardo al tema (e che più volte è stato ricordato dai commentatori). Non credo non si renda conto che il dibattito abbia oramai superato le anguste sponde del confronto in punta di fioretto sulla libertà del povero ragazzino un po effeminato, e che invece le istanze che provengono dalle lobbies (non vogliamo chiamarle lobbies? chiamiamole ambienti) lgbt si stanno rivelando in tutta la loro drammatica realtà di strumenti di oppressione contrari alla libertà dell’individuo. Non riesco a credere a nulla di tutto questo perché, ripeto, non credo che dietro al nickname di cornacchia si celi uno sciocco.

    E’ allora un provocatore? un goliarda? un anticlericale venuto qui a dimostrare a se stesso e agli altri che l’equazione odifreddiana credente/cretino è vera? non lo sappiamo.

    Voglio però lasciare una porta aperta alla possibilità che il nostro interlocutore sia di animo cristallino, e che abbia solo bisogno di fare ordine. Con il cuore in mano allora gli dico che (almeno per quanto mi riguarda) la posizione della Chiesa sulla questione omosessuale è quella che ritengo essere la più conforme a Verità e che quindi le risposte ai dubbi le potrà trovare nel Catechismo delle Chiesa Cattolica, nella Dottrina Sociale della Chiesa e in varie Encicliche.

    P.S. lo so, devo curare la mia sindrome da deserto dei tartari.

    • Q.B. scrive:

      P.S. : anticipo un’obiezione: ritenere la posizione della Chiesa sulla questione omosessuale essere la più conforme a Verità non è mera accettazione di un dogmatismo. È invece esercizio di libera adesione a quella che anche, anzi soprattutto, l’esperienza nel corso degli anni mi ha condotto a verificare essere la corretta interpretazione della natura umana.

      • Q.B. scrive:

        Leggasi “mera accettazione di un dogma”. Chiedo scusa anche per altre imprecisioni: è notte.

      • cornacchia scrive:

        @ Q.B.
        Può essere che hai ragione.
        La Verità, però, si coglie con il pensiero ed il pensiero non è coercibile, pena la violazione della dignità umana.
        Quindi, ciascuno è libero di intraprendere il proprio percorso di vita e di raggiungere autonomamente la Verità, senza che qualcuno lo condizioni in un senso o nell’altro.

    • cornacchia scrive:

      @ Q.B.
      1) Ho premesso di non essere cattolico, quindi, pur avendo studiato e, in una certa misura apprezzato, l’insegnamento morale della Chiesa, non mi reputo vincolato allo stesso. Non vedo alcuna contraddizione fra questa mia posizione personale e la mia partecipazione a questo forum, visto che il concetto di diritto naturale, propugnato da Tempi, è, appunto, laico.
      2) Dire che l’omosessualità non sia normale non significa affatto penalizzare chi la vive o, semplicemente, sceglie di viverla, in quanto a) ognuno è libero di avere la propria opinione sulla normalità: b) per la persona anormale vivere apertamente l’anormalità può contribuire al benessere individuale più che la repressione.
      3) Grazie per non avermi considerato uno sciocco. Ho precisato, appunto, che amo discutere con i cattolici perché ho una certa stima nei loro confronti.
      4) Io non ho parlato di che cosa sia giusto per la Chiesa, ma di libertà civili, proprie di uno Stato laico.

    • cornacchia scrive:

      Con riferimento al tema della libertà.
      Distinguere fra il matrimonio e la libertà individuale non è captatio benevolentia, ma semplicemente frutto della necessità di distinguere fra bene comune e tutela della libertà individuale.
      Comunque, ogni mia asserzione va inquadrata alla luce del titolo dell’articolo, in cui si professava che, in Italia, l’accettazione dell’omosessualità è un obiettivo ormai raggiunto. Ho specificato che accettare l’omosessualità significa permettere alle persone di vivere liberamente la propria relazione e/o condizione omosessuale, ma ciò non può costituire una giustificazione per la richiesta di introdurre il matrimonio gay.
      Ove, dunque, tale libertà non sia garantita, lo Stato deve intervenire per tutelare le persone oppresse, ma non introducendo il matrimonio gay.
      Si tratta di discorsi che ho letto numerose volte su questa testata, da parte di persone molto più auterevoli di me, come, ad esempio, il Direttore. Sembra che Lei giudichi la validità di un discorso in base al soggetto che lo professi.

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