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«I greci si sentono vittime di un’ingiustizia da parte dell’Unione Europea»

giugno 30, 2015 Gianluca Salmaso

Grexit, che fare? Un compromesso conviene a tutti, anche all’Italia. Intervista al giornalista ellenico Dimitri Deliolanes

La storia è fatta di corsi e ricorsi, alcuni particolarmente curiosi se, come sostiene l’economista Carmen Reinhart (Il Foglio, 27 giugno), la Grecia «è stata in situazione di default per oltre il 50 per cento del tempo passato dalla sua indipendenza nazionale nel 1830». Nulla di nuovo sotto al sole, verrebbe da dire.
Centoottantacinque anni dopo la Grecia è prossima ad una nuova stagione di difficoltà, alle prese con un braccio di ferro che vede contrapposti il primo ministro greco Alexis Tsipras e il suo appariscente ministro delle finanze Yanis Varoufakis alla troika composta da Fondo monetario, Banca Centrale Europea e Commissione europea. Tra casse vuote, spesa pubblica impazzita, proposte irricevibili e disoccupazione galoppante, per vederci più chiaro nell’affaire grexit ne abbiamo parlato con il giornalista ellenico Dimitri Deliolanes.

Deliolanes, domenica in Grecia si vota un referendum sugli accordi proposti dalla Troika. Come siamo arrivati a questo punto?
L’ipotesi di un referendum era tra le carte sul tavolo già all’inizio della trattativa ed è stata giocata da Tsipras quando ha ritenuto inaccettabile l’ultimatum della Troika: o fai quello che dico o te ne vai. Tsipras ha lasciato che a decidere sia il popolo greco.

Le malelingue dicono però che Tsipras sarebbe sceso a più miti consigli ma, all’ultimo momento, s’è reso conto di doversi scontrare con una fronda interna al suo movimento.
La minoranza interna è un’idiozia bella e buona inventata da chi fa l’analista da Berlino e Bruxelles ma che la Grecia non l’ha mai vista. Ci sono stati dei mal di pancia, ma non ci sono mai state autentiche divergenze all’interno del partito di maggioranza Syriza.

Syriza sarà anche una falange, ma per quattro mesi di trattativa non ha ottenuto altro che rinvii.
Le trattative sono andate avanti a zig zag, venivano fatte delle proposte che poi scomparivano e, dopo qualche tempo, venivano rimesse sul piatto. L’assurdità finale è stata la riproposizione integrale di misure già bocciate dal governo greco, che sono riemerse un paio di giorni prima della scadenza. Tsipras voleva un compromesso, ha cercato di prolungare il dialogo alla ricerca di una mediazione, ma la riproposizione di queste misure inaccettabili gliel’ha impedito.

E così ora andrete alle urne, ma per resistere fino a domenica avete bisogno di una mano dalla Troika attraverso una garanzia di liquidità. Non lo trova un po’ incongruente?
Chiedere una proroga di qualche giorno per celebrare un referendum sarebbe incongruente? Assolutamente no, il problema della liquidità non si risolve negando i referendum.

Però intanto le casse restano vuote.
Infatti il governo ha chiuso le banche per questa settimana. La Grecia ha un avanzo primario, vuol dire che entrano nelle casse più soldi di quanti ne escano, il problema della liquidità non si pone se il governo smette di pagare i debiti.

Il popolo greco si è fatto un’idea di come vivano questa crisi chi ha prestato loro il debito che ora non vogliono più pagare? Ogni italiano, dagli infanti ai moribondi, ha un credito verso la Grecia superiore ai 600 euro.
Questa dei 40 miliardi di euro di credito dell’Italia verso la Grecia è una cosa che ha tirato fuori il Corriere della Sera. L’Italia è un paese indebitato per quanti, 2000 miliardi di euro? Ha il secondo debito pubblico al mondo dopo il Giappone, quando parla del debito greco risulta poco credibile nelle vesti del creditore. Se la Grecia rinegoziasse il debito sarebbe l’economia europea più agevolata.

Quei soldi italiani nelle casse greche sono arrivati, tra garanzie e liquidità, non credo di capire come ci agevolerebbe il fatto di non vederli restituiti.
Tsipras sostiene, a ragione, che i paesi indebitati dovrebbero chiedere una revisione del loro debito. E se si parla di ridiscutere i prestiti nessuno più dell’Italia ne trarrebbe vantaggio.

L’Italia, ad oggi, risulta essere un paese solvibile, e non credo sia fattibile una simile revisione generale dei debiti pubblici.
Lo vedremo in Grecia se è fattibile.

Ma i greci che idea si sono fatti di questa situazione?
I greci ritengono d’essere vittime di un’ingiustizia da parte dell’Unione Europea che li ha vessati con una politica sbagliata, e vogliono che gli europei accettino una soluzione di compromesso che agevoli entrambi.

Non è che questo senso di ingiustizia funga anche da alibi per le colpe di un paese che viene accusato da più parti di non sapersi fare un esame di coscienza?
Votare un partito come Syriza che aveva il 4 per cento prima della crisi e che non ha mai governato la Grecia vuol dire non dare spazio a chi aveva le mani in pasta. Il partito socialista, che di questa situazione è stato uno dei principali artefici, è ridotto al lumicino. L’autocritica c’è, c’è stata ed è radicale.

La troika avrà oppresso la Grecia, ma non è che ora facciate troppo affidamento sui rubli di Putin?
Pochi sperano nell’aiuto della Russia, che di per sé ha i suoi problemi. Con Putin c’è stato un dialogo commerciale visto di buon occhio da tutti, ma in Grecia non si vedono all’orizzonte cambi di alleanza.

Foto Ap/Ansa


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7 Commenti

  1. Jens scrive:

    L’idea di fondo è sempre quella: i tedeschi vogliono che i greci paghino tutti i debiti. Non perché hanno interesse nella competitività della Grecia, ma al contrario perché sanno che se non pagassero i debiti diventerebbero competitivi. Di più: se la Grecia chiede la revisione o annullamento del debito, Italia, Spagna, Portogallo e Francia avrebbero ragione a chiedere che venisse fatto così anche con loro. E se Italia, Spagna, Francia e Portogallo diventano competitivi, mi spiegate come fa la Germania a detenere il monopolio del commercio europeo? I tedeschi si troverebbero di colpo molta concorrenza e questo a loro non va bene!
    Dall’altro lato, i tedeschi hanno tutti gli interessi che i greci non escano dall’UE: se questo succedesse, allora anche Italia, Spagna, Portogallo e Francia potrebbero farlo: c’è il serio rischio di una crisi a valanga e/o di una ripresa immediata di quei paesi!
    Ecco perché i tedeschi hanno molta paura dei negoziati di Tsipras con Putin: si sa mai che si riprendano economicamente…

  2. Alessandro scrive:

    Le misure di austerità imposte alla Grecia dai cosiddetti “creditori internazionali” hanno aggravato la sua situazione economica, le riforme aveva un senso soltanto se davano una prospettiva di crescita al paese in modo da permettere al bilancio di passare da deficit a surplus. Altrimenti si sarebbe innestato un circolo vizioso che drenava le risorse economiche del paese per ripagare il debito attraverso la tassazione e il taglio della spesa pubblica e proprio in virtù di queste (non dimenticate che da sempre e in praticamente tutti gli stati di oggi, lo Stato è il più importante operatore economico) distruggeva le sue basi d’entrata.
    Un modo per stimolare la crescita sarebbe stata una svalutazione della moneta con una modifica della bilancia dei pagamenti greca attraverso l’imposizione di restrizioni alle importazioni e aumento delle esportazioni per favorire l’afflusso di moneta. Ma tutto ciò era impossibile nella cornice dell’Unione Europea e dell’Eurozona. La Grecia non è mai stata salvata, semplicemente gli altri Stati si sono fatti carico del debito che essa doveva ai privati per riscuotere crediti dovuti ad attori economici per lo più privati con la forza politica. Ma i debiti sono rimasti lì e li resteranno se Atene non avrà un surplus così ampio da accantonare una quota accettabile al ripagamento del debito. Il paese si è rivoltato contro il commissariamento pluriennale perché nonostante abbia seguito le indicazioni dei creditori il tunnel della crisi è diventato ancora più buio invece di illuminarsi una luce in fondo ad esso.
    Una prospettiva per la Grecia sarebbe stato un piano ad hoc di qualche decina di miliardi che ne stimolasse la crescita o in alternativa un regalo della BCE attraverso la stampa di abbastanza euro per ripagare il debito ma i tedeschi non vogliono inflazione e sarebbe comunque stata una soluzione temporanea. Quello che manca è proprio una prospettiva di lungo periodo per la Grecia perché la Grecia (e l’Italia ovviamente) hanno bisogno di sostenere il proprio debito con una crescita impetuosa del sistema produttivo (il che significa agevolazioni fiscali e doganali) o in alternativa con un taglio del debito stesso. In entrambi i casi i creditori ci perderanno direttamente o indirettamente.
    Poi si potrebbe cominciare a dire che per esempio non siamo “entrati nell’euro” ma abbiamo “adottato il marco”‘stante l’attuale stato di cose: sarebbe ora che qualcuno lo spiegasse ai tedeschi che sull’euro nessun paese può fare un’OPA. L’euro deve servire le economie di tutti i paese e quindi questo può implicare un euro meno forte.

  3. BIASINI scrive:

    Per prima cosa giudico immorale il referendum greco: i debitori che decidono, democraticamente. se pagare i creditori!. E’ uno schifo anche come concetto. Il giornalista intervistato che dichiara, bello bello “…il problema della liquidità non si pone se il governo smette di pagare i debiti”. Un genio: se smettessimo tutti di pagare i debiti avremmo forse risolto i problemi di tutti?. La verità è che i greci, taroccando vistosamente i conti (vedi il bilancio post olimpiadi) hanno vissuto da nababbi alle spalle dell’Europa, compresi gli imbecilli come noi, i meno esposti che con quell’altro genio di senatore a vita (vedi su internet il Monti pensiero espresso nel 2011 sulla Grecia), abbiamo finanziato le banche tedesche e francesi esposte con la Grecia. L’altra semplice verità e che i greci preferiscono un giorno al mare ad un’ora di lavoro. Grecia=Sicilia+ Campania. Ma non hanno il nord e la Lombardia, la grande vacca da mungere che da latte a tutti (anche alla Grecia a ben pensarci). Diciamola la verità: togliamoci questa soddisfazione, almeno

    • Alex scrive:

      Mi dispiace rivelarti che tutti sapevano i taroccamenti dei conti greci, in primis gli alti vertici della BCE, altrimenti non sarebbe mai potuta entrare nell’unione monetaria e addio spremitura del paese balcanico; d’altronde definisci i taroccamenti “vistosi” quindi la domanda è: così vistosi che nessuno se ne è accorto? La Grecia non è mai stato un paese ricchissimo ma non per questo deve essere privato di dignità e democrazia. E se la semplice verità (come lei definisce) è che preferiscono un’ora di mare a un’ora di lavoro le rispondo “mica sono fessi come gli italiani” che si fanno schiavizzare con la percezione di “più si lavora più si cresce” quando in Belgio, Germania e compagnia bella alle 17 disattivano i badge e tutti fuori a consumare. Inoltre la fame non è mai stato un problema dei paesi mediterranei lo è per i paesi nordici, quando finirà la loro finanza e scopriranno che l’acciaio e gli hunge fund non si possono mangiare.

      • BIASINI scrive:

        Ma va la…!

        • Saverio scrive:

          Il primo punto è che la Germania ha ottenuto, o forse, megkio, imposto il cambio perfetto per migliorare l’assetto squilibrato del marco.
          Con l’euro vende molto, ma molto meglio.
          Per compiere questa operazione è stato però necessario far pagare un pegno altissimo in termini di cambio fra moneta nazionale e moneta euro-germanica (c.d. euro) ad altri Paesi.
          Ignoro la Grecia, ma di certo l’Italia, che a lungo è stato il secondo manifatturiero d’Europa e cioè il primo competitore della Germania il pegno lo ha pagato.
          E salato.
          Tralasciando le responsabilità dei nostri governanti (il discorso sarebbe troppo lungo), siamo davvero nel IV Reich e Grillo, odiato da molti e non propriamente equilibrato – ma neppure sciocco – ha ragione.
          La Germania ama schiacciare chi non è del Reich sotto i tacchi e in molti amano farsi schiacciare; altri non hanno alternative.
          Ma la storia presenterà il conto anche ai tedeschi il conto.
          Pure quello salato.

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