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I giudici fanno quello che vogliono. Ignorano la Costituzione e si sostituiscono ad accusatori e legislatori

dicembre 21, 2013 Redazione

Dipendono solo dalla legge, ma la interpretano secondo convenienza. Il processo fra le parti? In Italia c’è quello mediatico. Ne parlano gli avvocati Spigarelli, Caiazza e Lucibello

In Italia i giudici cercano di riempire con la loro presenza i vuoti lasciati da altri poteri. Lo fanno per il bene comune? Non è dato a sapere. Quel che è certo, per Valerio Spigarelli, presidente dell’Unione camere penali, è che ciò non soltanto produce  uno «squilibrio di poteri nell’assetto costituzionale», ma anche un problema che si «trasferisce direttamente nella giurisdizione».

PM O GIUDICE? All’incontro organizzato da Tempi e Panorama, “Giustizia? Esperienze a confronto per una riforma”, Spigarelli ha fatto notare che l’abuso della custodia cautelare è il sintomo di una confusione non solo di funzioni ma anche di valori da parte dei giudici. L’enormità dell’uso della carcerazione preventiva è dovuta a giudici per le indagini preliminari che si comportano da pm o da giudici di primo grado. Di questa «identificazione da parte dei giudici con la pretesa punitiva dello Stato ai fini di prevenzione generale» ne parlò, ha ricordato Spigarelli, «anche il primo presidente della Cassazione», il quale «due anni fa ammise che quando il sistema non funziona i giudici italiani preferiscono anticipare l’applicazione della pena, anche se il cittadino non è condannato, poiché non sono sicuri che al momento della condanna la pena sarà applicata». Questo è un comportamento «deflagrante», perché il giudice in questo modo assume «un ruolo che non gli compete». «La separazione delle carriere non è un discorso da bar», secondo Spigarelli, ma la base per risolvere il «problema culturale di valori» che porta i giudici italiani a sostenere «un interesse che dovrebbe essere soltanto quello del pubblico ministero».

IGNORARE LA COSTITUZIONE. «Il capovolgimento degli equilibri all’interno del processo» ha proseguito il presidente delle Camere penali «porta all’abuso della custodia cautelare e al comportamento incostituzionale dell’anticipazione della pena». Questo squilibrio non crea danni soltanto alla libertà personale, ma mette in discussione il diritto alla segretezza della corrispondenza. Spigarelli lo ha ricordato con un episodio: a metà degli anni ’70, «la corte Costituzionale affermò che le proroghe alle intercettazioni dovessero essere man mano più motivate delle prime». Il motivo è semplice: «Più si va avanti a intercettare, più è grave la violazione del diritto costituzionale, più va motivata la violazione». Nonostante la sentenza della Consulta, la Cassazione, per un certo periodo, sentenziò il contrario, cioè che «non c’era bisogno di motivare le proroghe dopo la prima richiesta di intercettazioni». In questo modo, la Cassazione non solo ignorò la Costituzione ma esemplificò «uno sbilanciamento di valori» a discapito del cittadino e in favore dello Stato, inventandosi norme che dovrebbe fare il Parlamento.

DISEGUAGLIANZA FRA PARTI. L’altro sbilanciamento irrisolto di cui si è parlato all’incontro promosso da TempiPanorama e Radio Radicale è quello fra cittadini e Stato all’interno del processo penale. Il fatto di non essere giunti all’obiettivo di creare in Italia un processo fra le parti ha causato «un’autentica bancarotta», secondo Giandomenico Caiazza, presidente del comitato radicale per la giustizia. Non essere riusciti a portare «il processo in Italia in una dimensione di civiltà» ha generato un «fallimento conclamato, e per certi versi fraudolento». «Il processo delle parti, è nato con una delle due parti che non è una parte», ha spiegato Caiazza. Che il pm sia superiore alla difesa è verificabile in dibattimento. «Specialmente in quei processi nei quali l’ufficio di procura si è assunto la responsabilità di assumere atti eclatanti nei confronti di personaggi pubblici di rilievo», ha specificato, «la percezione è di trovare a doversi difendere non solo da un’accusa dei fatti contestati ma anche dal rischio che il dibattimento debba giustificare la iniziativa assunta dalla procura». Per Caiazza una forma efficace di responsabilità «è il minimo per avvicinarsi a un processo delle parti». E così dovrebbe esserlo «la separazione delle carriere di giudici e pm», cioè «una costruzione ordinamentale della terzietà del giudice, non affidata esclusivamente alla moralità e alla professionalità del giudice».

PROCESSO MEDIATICO. Ha parlato invece di processo mediatico, l’avvocato Giuseppe Lucibello. «Quella riportata dai giornali durante le indagini preliminari è sempre l’ipotesi accusatoria», ha ricordato Lucibello. «Se l’accusato è un nome noto, se è un politico, la tesi accusatoria riportata dai media è già una sentenza di condanna e gli avvocati non possono fare nulla». «Basta pensare allo stralcio di un’intercettazione», ha proseguito Lucibello: «Un avvocato per poter intervenire su una frase riportata ad hoc su un giornale ha bisogno del deposito delle bobine, delle registrazioni, delle perizie». Lo può fare? «Sì, ma solo quando il processo mediatico è già archiviato, quando il danno è già stato fatto», ha spiegato Lucibello. Infatti, «mentre il processo mediatico impiega dieci, quindici, venti giorni al massimo per compiersi, quello vero e proprio ci vorranno anni perché sia celebrato». E, secondo l’avvocato, quando c’è una sentenza mediatica «del processo vero e proprio, a nessuno fregherà nulla». Tanto è vero, ha argomentato, che «agli stessi giornalisti se gli si chiede come è andata a finire a un imputato, non lo sanno nemmeno loro». «Non gli interessa, non è notizia». «Per questo», ha concluso, «non è possibile che possano essere pubblicati tutti gli atti giudiziari dei pubblici ministeri. Ci vorrebbe un tempo di un mese o di due mesi in cui non deve essere pubblicato nulla».

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2 Commenti

  1. Antonio scrive:

    la magistratura è una delle peggiori vergogne del sistema Italia, una lobby che si arroga di avere potere legislativo non applicando le leggi ideologicamente a lei contrarie, ma “interpretandole”. Ennesima squallida roccaforte del cancro comunista.

  2. francesco taddei scrive:

    ogni ministro della giustizia o presidente delle camere appena insediato passa sotto le forche caudine presidenziali dichiarando l’intoccabilità dell’indipendenza della magistratura. riforma? che cos’è? si mangia?

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