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Genitori, attenzione: l’industria dei giocattoli è «sessista» e fomenta la «discriminazione di genere»

dicembre 18, 2013 Leone Grotti

Dopo ripetute pressioni da parte di associazioni che spingono i bambini a scegliersi il sesso che vogliono, anche la famosa catena Marks & Spencer ha annunciato che non dividerà più i giochi “maschili” da quelli “femminili”

Chi ha detto che i maschietti giocano con le costruzioni e le femminucce con gli utensili da cucina? Perché i bambini non dovrebbero preferire le bambole o le bambine i robot? La scelta del proprio “gender” inizia fin da piccoli e per questo associazioni che spingono i bambini a scegliersi il sesso che vogliono, quando si avvicina il Natale, pressano tutti i rivenditori inglesi di giocattoli a non dividere i giochi in sezioni “maschili” e “femminili” fomentando la «discriminazione di genere».

«STEREOTIPI DI GENERE». La divisione, spesso rimarcata dal colore blu per i giochi maschili e il rosa per quelli femminili, non ha ovviamente niente a che fare con gli «stereotipi culturali» dell’era contemporanea, ma serve solo per facilitare la vita ai genitori che devono trovare un gioco per i figli. Ma l’associazione “Let Toys Be Toys” (Ltbt), “Lasciate che i giochi siano solo giochi”, attacca: «Bisogna sfidare il mercato di giocattoli che si basa su stereotipi di genere».

MARKS & SPENCER. L’ultimo gigante a soccombere al politicamente “gender” corretto è la famosa catena Marks & Spencer, che ha annunciato pochi giorni fa in un comunicato: «Offriamo moltissimi giocattoli educativi e divertenti, disegnati per piacere ai bambini indipendentemente dal gender. Abbiamo fatto molta attenzione ai feedback dei nostri clienti e quindi annunciamo che dalla primavera del prossimo anno tutti i nostri giochi saranno neutrali dal punto di vista del gender».

GIOCHI E IDEOLOGIA GENDER. Il gruppo Ltbt canta vittoria e annuncia sul suo sito che «la percentuale di negozi che usa i termini “maschi” e “femmine” per segnalare i giochi è calata del 60 per cento rispetto allo scorso Natale. Se l’anno scorso la metà dei negozi li usava, quest’anno parliamo solo di un quinto». Attenzione però, «c’è ancora molta strada da fare per sconfiggere il sessismo nell’industria dei giochi» e tutti i negozi che mettono «le bambole» a fianco delle «principesse da vestire», facendo intendere così che siano entrambi divertimenti per femmine, devono essere rieducati.
Perché “i giochi devono essere solo giochi”, ma possono sempre tornare utili quando c’è da sponsorizzare la nuova ideologia del gender.

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19 Commenti

  1. Valeria says:

    Probabimente otterranno solo orde di genitori smarriti che non sanno piú dove trovare i giocattoli per i figli. La divisione serve per trovare piú facilmente le cose, se mi mettete le barbie accanto ai transformers non trovo piú nulla.

  2. marzio says:

    Che stupidaggine !

  3. Andrew says:

    e se un bimbo decide di volere una macchinina, lo etichettano come “omofobo” giá a 4 anni?

  4. Franco says:

    Il loro obiettivo é arrivare a colpevolizzare il papá e la mamma che dovessero chiamare maschietto o femminuccia il proprio bambino.
    Attenzione…non é uno stupidaggine….stanno creando gabbie culturali per imporre la propria visione della vita. É dittatura.

    • Antonio says:

      giustissimo. Trattasi solo di becere prese di posizione, ridicole tralaltro, per plasmare prepotentemente la società in un caos senza regole, per “istruire” il popolo pecorone al volere delle caste relativiste e progressiste che stanno devastando quel poco di buono e di pulito che esiste ancora.

      • luca says:

        i libri di storia parlano di classi ecclesiastiche, questa delle classi gay è una novità. anche perché vorrei capire come si fa a tacciare di prepotenza una minoranza che tuttora gode di un infinità di diritti in meno rispetto ai cattolici!

    • motociclista says:

      tutta questione di soldi… altrimenti ai negozi di giocattoli non gliene fregherebbe un fico secco delle paranoie di quei malati mentali lgbtdabcdefgh

      • luca says:

        scusa motociclista ma ti è mai venuto il dubbio che forse i paranoici siete voi cattolici che annunciate la fine del mondo per ogni nonnulla da 2000 anni?

    • cristina says:

      si ma la dittatura è anche quando un bambino sceglie un gioco che gli piace ma lo fanno sentire in colpa perché quello è da femmina.. o viceversa…. la maggioranza dei maschietti preferisce sicuramente le macchinine, le bambine sceglieranno le bambole, ma a quella percentuale che preferisce un gioco che solitamente è tipico dell’altro sesso che gli facciamo, gli proibiamo di giocare?? avete un’ossessione con questa teoria del gender..ma è solo la vostra..

    • Ruki says:

      Il loro obbiettivo è quello di fare giocare i bambini con quello che vogliono come in svezia

  5. Mary says:

    Gentile Redazione, Anche in Italia ci stiamo mobilitando contro i giocattoli sessisti.
    Sono una delle autrici della campagna “la discriminazione non è un gioco” e vi chiedo cortesemente di citarla poiché stiamo girando in tutta italia per attaccare gli adesivi alle confezioni. E’ un iniziativa importante, segno che anche l’Italia vuole contrastare “il sessismo” . Tantissime testate parlano di noi. Potete trovare informazioni qui: http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/12/09/la-discriminazione-non-e-un-gioco/
    Cordiali saluti
    UAGDC

    • Picchus says:

      Non dubitavamo che le idiozie americane sarebbero ben presto arrivate anche in Italia. Se un negozio prova a fare una stupidata del genere, si scorda me e una quantità non indifferente di persone come clienti.

  6. Giovanna says:

    Cosa potete pretendere da degli sfinteri ambulanti?

  7. luca says:

    insomma non è che sé metto le barbie assieme con i robot uno non trova più i giocattoli, nel mio supermercato il sugo alle olive è venduto fianco a fianco con quello all’arrabbiata eppure in un modo o nell’altro riesco a sopravvivere all’enorme stato di confusione che questa promiscuità culinaria genera in me.
    direi che l’iniziativa di per se mi sembra poco rilevante, mentre è rilevante l’atteggiamento di un genitore davanti ad un bambino che desidera avere una barbie…

    • Picchus says:

      Sempre di sughi e condimenti si tratta. Se però ti spostano il sugo alle olive tra i dentifrici, ti voglio vedere a trovarlo, oltre che a provare a dare un senso alla cosa.

  8. Ily says:

    La soluzione più logica sarebbe classificare i giocattoli per tipologia e non per sesso di destinazione. Altrimenti si rischia che chi per esempio, diverso dal genitore che conosce lo specifico desiderio del figlio, cerca un regalo con un bambino, finisce per sceglierlo sulla base del sesso, così che le bambine riceveranno sempre bambole, utensili domestici in miniatura e pseudo-makeup e i bambini sempre mostri, automobiline e armi giocattolo. Invece se i giochi sono disposti e indicati per tipologie, magari chi compra si orienta su altri criteri, così potrà capitare che anche una bambina riceva un mostro di gomma o un gioco tecnologico o di istruzione. Mi ricordo che i regali fatti da persone che non sapevano cosa volessi erano sempre una delusione, a me piacevano i transformers, i mostri adesivi, la playstation, i giochi di chimica, non sapevo che farmene di bambole e pentoline in miniatura.

    • luca says:

      si beato a te… la playstation te la sognavi lol
      scherzo!
      ripeto basta comprare quello che il bambino / na in questione desidera senza farne un dramma

    • Picchus says:

      Si direbbe che tu non hai bambini, o hai un sacco di tempo da perdere. Se devo comprare un regalo a miei figli mi è molto più semplice andare nel reparto femminile e poi in quello maschile, piuttosto che perdere tempo a capire le classificazioni. Anche perché se regalo un transformer a mia figlia me lo tira dietro, dopo che il maschietto mi ha già tirato dietro le pentoline.

      Ah da bambino giocavo con le barbie insieme alle mie vicine di casa, e mi divertivo anche, ma se qualcuno mi avesse detto che dovevo cercarle in mezzo ai soldatini avrei pensato fosse un deficiente.

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