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A proposito della rivoluzione del gender. Tre miti da smascherare (per evitare la fine dei famosi pecoroni)

marzo 4, 2014 Marguerite Peeters

Benché il suo contenuto sia di una violenza inaudita, aberrante, la rivoluzione del gender utilizza strategie dolci che la rendono spesso impercettibile, per cui le maggioranze non ne hanno ancora preso coscienza

Articolo tratto dall’Osservatore romano – Cominciamo con lo smascherare tre miti che ci paralizzano nella risposta che siamo chiamati a dare alla rivoluzione del gender. Perché indubbiamente si tratta di una rivoluzione. Molti credono che il gender sia un progetto esclusivamente omosessuale, e dunque minoritario. Ebbene, il gender storicamente ha una duplice origine. E ha oggi una duplice applicazione: femminista radicale e omosessuale. Queste due interpretazioni sono inscindibili. Il loro elemento comune è di considerare l’identità maschile e quella femminile, la complementarietà tra uomo e donna, la vocazione nuziale della persona umana, il matrimonio tra un uomo e una donna, la famiglia fondata sul matrimonio, la paternità e la maternità, la vocazione educativa del padre e della madre, la filialità come altrettante costruzioni sociali contrarie all’uguaglianza e alla libertà civili e discriminatorie, in particolare per le donne e gli omosessuali.

Occorre dunque decostruire sistematicamente questi supposti stereotipi, che in realtà sono dati costitutivi fondamentali di ogni persona umana. Bisogna decostruirli con tutti i mezzi, educativi prima di tutto, ma anche politici, legislativi, culturali (mode, musica, film, linguaggio).

È questa l’essenza del sovvertimento compiuto dalla rivoluzione del gender. Va ben al di là, è evidente, delle agende femministe radicale e omosessuale. Si tratta di rifondare la società su un’“umanità nuova”, “liberata” dai termini uomo e donna, padre e madre, sposo e sposa, figlio e figlia, matrimonio e famiglia, che non avrebbero più diritto di cittadinanza.

gender-scuola-tempi-copertinaNella società attuale, sessualmente indifferenziata, non resterebbero che cittadini-individui, “liberati” da ciò che sono, vale a dire persone predisposte all’amore e alla felicità. L’amore in effetti non può essere individualista; è sempre personale. L’obiettivo della rivoluzione del gender è di permettere a tutti i cittadini-individui del mondo di accedere al piacere sessuale “senza ostacoli” e al potere di autodeterminarsi al di fuori della propria identità sessuale.

Secondo mito: il gender non è una “teoria” stramba, capace di sedurre solo certe popolazioni o maggioranze parlamentari, per esempio in Francia con la legge del matrimonio per tutti. Divenuta norma politica universale alla quarta Conferenza mondiale dell’Onu sulle donne nel 1995, e da allora una delle priorità trasversali del governo mondiale, la prospettiva del gender viene ormai applicata in tutto il mondo e ci riguarda tutti. Benché il suo contenuto sia di una violenza inaudita, aberrante, la rivoluzione del gender utilizza strategie e tecniche di trasformazione sociale dolci che la rendono spesso impercettibile, per cui le maggioranze non ne hanno ancora preso coscienza. Non vogliamo essere montoni di Panurge, vero? Per seguire passivamente e stupidamente il montone, rifiutandosi di autodeterminarsi liberamente, tutto il gregge si è gettato nell’oceano ed è affogato.

Infine, il gender non è stato tirato fuori dal cappello qualche anno fa: s’innesta su un lungo processo di rivoluzione culturale occidentale di cui è il prolungamento logico. Le sue origini, nella nostra storia, risalgono al XVIII secolo. Non dimentichiamo che il Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx è stato pubblicato nel 1848: sessantanove anni prima della rivoluzione bolscevica.

Sono trascorsi cinquant’otto anni da quando l’interpretazione ideologica del termine gender è apparsa per la prima volta negli Stati Uniti. Ma più di due secoli e mezzo ci separano dall’epoca in cui i valori universali di uguaglianza e di libertà si sono affermati — fortunatamente tra l’altro, avendo favorito lo sviluppo del senso della dignità di ogni persona umana — venendo già allora mal interpretati dai filosofi e da altri attori influenti, in un modo che ha segnato la nostra storia fino a oggi, e di cui il gender è l’ultimo frutto. L’ondata assassina di uno tsunami si percepisce solo quando si avvicina alla costa.

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12 Commenti

  1. filomena scrive:

    Da quando ho memoria ho sempre provato una grande insofferenza nei confronti di regole calate dall’alto da chi si ritiene depositario della tradizione a tutti i costi.
    In questo senso probabilmente se avessi avuto l’età giusta negli anni 70 sarei stata in piazza a gridare “tremate, tremate le streghe son tornate”.
    Non sono però omosessuale e credo che la sola cosa che accomuna le donne e gli omosessuali è che entrambi rivendicano il diritto a non essere discriminati rispetto alla possibilitá di essere protagonisti nella vita pubblica e rispetto ai diritti civili.
    Il gender è venuto molto dopo e non c’entra nulla.

    • Giannino Stoppani scrive:

      Non ti piacerà la roba che viene da sopra, ma quella che viene da dietro ti garba eccome!

      • filomena scrive:

        Sei veramente scurrile e quello che hai scritto non merita di essere commentato.

  2. Cisco scrive:

    La domanda e': il gender e’ la certificazione dello stato confusionale in cui versa parte minoritaria ma chiassosa della popolazione mondiale, o l’obiettivo di lungo termine del Potere per sottomettere la ragione delle persone, infine ridotte a ectoplasmi?

  3. Oscar Guidi scrive:

    A me fate propio schifo.. sembra di sentire il diavolo nell apocalisse che cobsiglia gli uomini per farli svergognare uno con l altro e difronte a Dio. Mi fate davvero schifo.
    La creazione figlia di Dio che viene ingannata meschinamente davanti agli occhi increduli del suo creatore che ha dato in fin il suo primogenito come segno di affetto e fiducia contro un essere molto piu furbo e intelligente che se la ride. Oltre che figli di scimmie anzi che di un essere perfetto, e ora pure viscidi pecoroni sodomiti? Disperdere, gettare il seme nella merda? É come dare le perle.. ai porci.
    Prima di far vergognare anche Dio per aver ridotto la sua progenie fatta a sua immagine (e non di quella delle scimmie) a una tale bassezza e inutilità dovrete supportare le umiliazioni di una guerra globale. Cari demoni.

    • filomena scrive:

      Che si dialoghi partendo anche fa posizioni molto distanti va benissimo ma per favore lasciamo state il diavolo e il lancio di anatemi se no sconfiniamo nel delirio mistico.
      Questi sono argomenti da terapia psicotica.

      • bilancia scrive:

        Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E i poveretti asfaltati dall’ideologia gender ne sono fulgido esempio.
        Oggi spieghiamo ai bimbi il corpo umano. Ogni cosa nel corpo umano ha la sua funzione: gli occhi per esempio servono per vedere, l’apparato respiratorio per respirare etc: a nessuno verrebbe mai in mente di mangiare con i polmoni, o guardare con le mani: Ovvio no? L’apparato riproduttore o genitale (che come dice il nome è atto a riprodurre, a generare) serve per riprodursi (altra ovvietà) , con in più il contentino del piacere. Bene. Ma da qui a far ruotare tutta la propria vita sul sesso ce ne passa. Non mi pare corretto che un essere umano, che sia omo o etero, faccia del sesso il perno della propria vita. Sessocentrismo, ovvero: come perdere la testa e mettere un ..bip… al posto del cervello. Tutte le decisioni della vita condizionate dal sesso. Sarebbe come se uno mettesse al centro della propria vita il cibo e la nutrizione e facesse dipendere tutte le sue decisioni da quello, nelle scelte affettive, nel lavoro etc Oddio, che delirio! Indubbiamente come uno che abusa del cibo ineluttabilmente va incontro come minimo a un’indigestione nell’immediato e a qualche problema di sovrappeso o obesità nel lungo periodo; così chi abusa del sesso (cioè non usa il sesso per quello a cui serve, e nella dose giusta) va incontro a qualche problema. Per l’obeso c’è la dieta, per il sessocentrico è auspicabile un riequilibrio delle priorità, dando al sesso il posto giusto fra le tante e varie attività del corpo umano.
        Qui non è neppure questione di religione, è questione proprio di natura, di uso corretto del corpo. Se poi uno vuol fare a modo suo e usarne in modo scorretto, ne paga le conseguenze. Ma questo non è un anatema della Chiesa Cattolica: è la natura. Quel giovane vegano che scrive spesso qui e che è tanto attento alla natura forse dovrebbe farci un pensierino: lo dico senza ombra di ironia.

    • Tode scrive:

      Per te oscar guidi l’isis.

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