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E l’estremismo gender finì per travolgere le pari opportunità

giugno 4, 2016 Alfredo Mantovano

All’anagrafe è Alessandro, Ma alle elezioni chiede il voto come Alessia. La preferenza nei suoi confronti sarà annullata se è espressa come seconda e il primo votato è un maschio?

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Dall’inserto di Roma del Corriere della Sera, sabato 28 maggio: dove si spiega che l’era del gender non è in sintonia con la preferenza di genere e con le pari opportunità. Domenica si vota per il Comune della Capitale, e Alessandro Campanella è candidato in una lista a sostegno di Giachetti. Per l’elezione dei consiglieri, come in tutta Italia, vale la regola che si può esprimere la seconda preferenza sulla scheda, purché di sesso diverso rispetto al candidato che si vota per primo. All’anagrafe lui è registrato come Alessandro, di genere maschile. Nella realtà si presenta come Alessia. Problema: se, in coerenza con i dettami del gendericamente corretto, Alessandro chiede il voto in quanto adesso si chiama Alessia, la preferenza nei suoi confronti rischia l’annullamento se viene espressa come seconda e il primo votato è un maschio.

Si dirà: il rimedio sarebbe stato semplice. Ad Alessandro sarebbe bastato avviare all’ufficio anagrafe l’iter per il cambio di sesso, e nessuno le avrebbe impedito di chiamarsi Alessia. Tanto più che una giurisprudenza non marginale ha escluso la necessità di un intervento chirurgico, come imponeva la versione originaria della legge che nel lontano 1982 ha introdotta tale possibilità di formale mutamento. Sostenere questa tesi vuol dire essere veramente retrogradi, non aver capito nulla della magnifica e progressiva rivoluzione che avanza col gender-pensiero. Per due ordini di ragioni. La prima è che la logica che esclude il trauma del bisturi per cambiare sesso è la medesima che esclude il trauma della fila allo sportello del Comune per dichiararsi diversi rispetto a come si è nati. Di più: la logica che rende l’appartenenza a un sesso conseguenza dell’autopercezione fa sì, in linea col tratto soggettivo dei meccanismi percettivi, che il mutamento non rappresenti qualcosa di stabile. Non si può dire che fino a 30 anni sono stato maschio, adesso sono diventato femmina e d’ora in avanti non cambio più. Non ci si libera dalla camicia di forza del sesso originario per indossare a tempo indeterminato la camicia di forza del sesso scelto: la natura di questa opzione, proprio perché giochiamo sul binario dell’autopercezione, è transitoria ed elastica.

Seconda ragione: se accettiamo – lo hanno stabilito tante sentenze e lo ascoltiamo nei talk show (in entrambi i casi “in nome del popolo italiano”) – che Alessandro diventi Alessia sulla base della propria autopercezione, perché mai dovrebbe registrarsi come femmina? Certamente non si percepisce più come uomo, siamo certi che si percepisca come donna, e non per esempio come trans?

Facebook censisce ben 58 differenti sfumature di appartenenza sessuale: vogliamo sostenere che conti di più un povero regolamento anagrafico? Se però vince Facebook, va chiarito come la mettiamo con la scheda elettorale: se intendo votare Alessia devo rinunciare a esprimere una seconda preferenza per essere sicuro che il mio voto non sarà annullato? Ma se fosse questa la conseguenza obbligata, che fine fa uno dei pilastri (insieme con la teoria del gender) su cui si fonda l’ordinamento attuale, la verbale proclamazione delle pari opportunità?

Un reazionario osserverebbe che tutto ciò è l’esito coerente della sostituzione dell’ideologia alla realtà: Dio perdona (quasi) sempre, l’uomo perdona ogni tanto, la natura non perdona mai; e talora manifesta le forme più singolari per far emergere le contraddizioni: riesce a far capolino perfino da una scheda elettorale. Respingo con forza considerazioni così becere. Confido invece nella soluzione che emerge al termine del pezzo di cronaca del Corriere: Alessia si è rivolta al ministro dell’Interno perché vari una circolare che indichi agli scrutatori come considerare chi versa nella sua situazione.

Questo mi tranquillizza: sono certo che, conclusa con successo l’epica lotta per l’equa prescrizione – incomparabilmente più importante delle quisquilie delle unioni civili –, il titolare del Viminale troverà la sintesi più mirabile fra Alessia e l’anagrafe capitolina. Che è effettivamente qualcosa che, se lui non interviene, fa perdere il sonno.

Foto da Shutterstock


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37 Commenti

  1. Caterina scrive:

    Che stupidaggine, vale l’anagrafe per la legge, quindi se non c’è una sentenza esecutiva di cambio sesso la preferenza per alessia vale come preferenza maschile. Semplice

    • Daniele scrive:

      Esatto. Le contraddizzioni evidenziate dall’articolo non esistono. Mamma mia, non sanno più a cosa attaccarsi… 😉

      • uber scrive:

        Voi non sapete più cosa inventare per rinnegare la natura. Una risata, non una faccina, vi seppellirà.

        • Daniele scrive:

          Stiamo vincendo in tutto imondo occidentale. La “natura” può fottersi. Rimango in attesa dei seppellitori 😉

          • andrea udt scrive:

            Daniele, tu devi essere uno degli adoratori di Chiara Lalli.

            Vatti a leggere il suo articolo sugli “uteri artificiali”.

            Oppure veneri Eugenia Romanelli, quella che i “padri gay sono i nuovi rivoluzionari”.

            No, tu hai il santino di Beatriz/Paul Preciado, che sta “hackerando” il suo corpo prendendo testogel fuori protocollo medico per sperimentare i limiti della sessualità. E mentre sperimenta scrive cazzate sui diritti dei bambini queer/trans/lesbo/inter/gay/lesbici.

            A te non frega nulla, vuoi solo trollare: insultare Giovanna solo perché vi fiuta lontano un miglio, deridere la Fede degli altri.

            Non ve ne frega, ma Romanelli, Lalli, Preciado fanno convegni, collaborano col circolo Mario Mieli, mettono il becco nell’Unar, cercano di intrufolarsi nella scuole.

            Le stupidaggini del “piccolo uovo”, gli spettacoli “Afa Fafine”,servono a questo: a “educastrare” i bambini facendo loro credere che l’utero in affitto sia una variante naturale della maternità e non un contratto fra adulti.

            Col silenzio assenso degli ordini degli psicologi che non proferiscono verbo sull’attenzione morbosa verso la sessualità degli infanti.

            Non ve ne fotte nulla, siete contenti solo perché i cattolici stanno prendendo batoste e ancor più ne prenderanno se passa la legge Scalfarotto.

            E magari pensate di essere Atei Agnostici e Razionalisti?

            Siete un insulto alla razionalità, all’esser ateo e all’esser agnostico.

            Daniele, tu fai parte della natura: ti stai fottendo da solo!

            Ecco, hai avuto un po’ di attenzione. Ora la tua giornata ha un senso.

            • Daniele scrive:

              Su una cosa sono d’accordo: i cattolici stanno prendendo batoste e ancor più ne prenderanno; ma non per la legge Scalfarotto, bensì perché la loro visione del mondo – pur legittima – è sempre più incompatibile con il mondo contemporaneo e con la mentalità laica e razionale che lo caratterizza. Tale visione, tra l’altro viene sempre più abbandonata anche dagli stessi cattolici (come dimostra l’esito del referendum sul matrimonio gay nella cattolica Irlanda, nonché il fatto che gli scout – che mi pare siano cattolici – si siano dichiarati a favore delle unioni civili,e, ancor più indietro, gli esiti dei referendum su aborto e divorzio).
              La “natura” poi, avrai notato che l’ho messa fra virgolette, perché semplicemente non credo che esista. E’ uno pseudoconcetto, ambiguo e sfuggente, un’entità puramente mentale. Gli uomini chiamano “natura” quello che gli fa comodo e che corrisponde alla loro visione del mondo. L’unico caso in cui il concetto di natura può acquisire un senso è che lo si identifichi con “tutto ciò che esiste”. In tal senso, il transessualismo, le unioni gay ecc, sarebbero “naturali” per il solo fatto che esistono; se non fossero naturali non esisterebbero. Certo, così allargato, il concetto diventerebbe inservibile per voi, perché non potreste più usarlo come strumento discriminatorio ed escludente.
              PS. Quello degli psicologi all iniziative di educazione alla diversità non è sempre un silenzio-assenso: in molti casi è un appoggio esplicito. Informati meglio.

              • GioSanto scrive:

                Se è giusto e naturale tutto quello che esiste, come mai ce l’avete tanto con i cattolici?

              • Sebastiano scrive:

                “…La “natura” poi, avrai notato che l’ho messa fra virgolette, perché semplicemente non credo che esista…”

                Eh ma allora lo potevi dire prima…
                Per esempio esistono (ti assicuro) anche i pedofili e gli stupratori seriali.
                Dici che faccio male ad oppormi a loro in modo “discriminatorio ed escludente”?

                ri-P.S.: ma tu sei sempre “er pipparo”?

              • andrea udt scrive:

                Fidati, sono informato.

                A te sta bene, a me no. E non per motivi religiosi.

              • Toni scrive:

                Caro Daniele,
                possibile che non credi all’esistenza della “natura” per semplice ignoranza? E’ un ipotesi legittima? Stando alle tue argomentazione per confutare sospetto proprio di si.
                Bada bene, non reputo le tue affermazioni sciocche perché false, ma sciocche perché superficiali e supponenti (con abuso di faccina sorridente). Certo, tutto ciò che esiste è naturale ma in questo devi saper discernere ciò che primario o secondario come “natura”. Se metti un’aquila appena nata dietro un oca si sentirà un oca. È naturale? Certo… ma è una potenzialità sventurata ( la definisco “secondaria”) ed una gioia per una volpe. Pianti un albero e gli metti molta acqua, poca luce e poche sostanze nutritive … cresce rachitico. È naturale? Ovviamente … me ne senso sopra. Prendo un Leonardo da Vinci (ammesso e non concesso che fosse omosessuale) lo metti in un carro di gay pride, con latex e cotillon …e ti scordi la “gioconda” . La natura esiste, non è banale e non accetta regole in contraddizione.

                • DAS scrive:

                  Bonsoir. L’esempio dell’aquila e dell’oca è chiaro che ci si riferisce all’imprinting. Ora tutti i vertebrati, compreso l’uomo sono soggetti all’imprinting, che di solito ha una durata variabile da specie a specie. Non è che l’aquila si sentirà un oca, semplicemente riconoscerà nell’oca il genitore, colui che lo proteggerà e che lo alleverà. Se l’imprinting trasformasse un aquila in oca o viceversa, non sarebbe possibile il comportamento del cuculo, che notoriamente depone le uova in nidi di alti uccelli. Se il cuculo quando nasce sa benissimo di non essere un fringuello, un passero un tordo etc. ma identifica come genitrice l’uccello che lo alleva, poi cresce, se ne va e si accoppia con altri cuculi, se si credesse un fringuello tenderebbe ad accoppiarsi con i fringuelli. Da mo che sarebbe estinto. Quindi l’imprinting non è un fattore secondario, ma al contrario primario, in quanto da la possibilità al nascituro di “aggrapparsi” comunque ad un essere di altra specie o anche della stessa specie favorendo così la sopravvivenza del piccolo nato.

                  • Toni scrive:

                    Il mio “primario” e “secondario è una mia personale valutazione in rapporto non all”imprinting che giustamente, come hai ben esposto, è attivo “solo” in una fase della vita del cucciolo, ma al fatto che trovo (non da etologo) che la “natura” sopperisce (e supplisce) ad una condizione di penuria. E quest’ultima, per quanto possa avere utile nella circostanza non trovo che sia ottimale per l’aquila.

                    • Toni scrive:

                      E quest’ultima, per quanto possa avere un* utile compensazione* nell’imprinting* nella circostanza non trovo che sia ottimale per l’aquila.

                • Elisa scrive:

                  Spesso proprio voi cattolici, che dovreste essere esaltatori della natura umana e della superiorità dell’uomo sull’animale, vi perdete in stupidi paragoni tra anima umana e campi aridi, animali, oche e aquile.. come dicevo a Toni qualche articolo fa, perchè paragonare esseri umani a aquile, oche e fringuelli? Sono forse capaci di amare gli animali che avete citato? Sono capaci di autoconsapevolezza? Inutile fare paragoni con il mondo animale, siamo esseri umani, parlate di esseri umani per una volta! Non penso che Daniele volesse dire che la natura con le sue leggi non esistano, penso che intendesse dire che non possiamo dare una definizione di NATURA UMANA. Cosa debba o non debba essere l’uomo. Quest’ultimo è il concetto sfuggente di cui parla, il concetto che nella storia dell’uomo è stato più volte manipolato ad opera dei più grandi totalitarismi

                  • Toni scrive:

                    Non trovi paradossale che per i “non cattolici” (che circolano qui) tutti gli animali hanno una “natura” (oca, fringuello e pollo ecc) tranne l’uomo verso il quale c’è la considerazione di foglio bianco dove la “cultura” riesce a scrivere è modellare a piacimento ignorando del tutto il gioco causa effetto di ogni manipolazione.
                    L’esempio sarà stupido per te, non potrebbe essere diversamente, ma trovo che parlare di “penuria” tanto nel regno animale che umano lo trovo determinate per collocare in ciascuno la propria natura.

                    • Toni scrive:

                      … manipolazione?

                    • Elisa scrive:

                      Cosa c’è di strano nel fatto che l’animale abbia una natura immutabile dettata dall’istinto e dalle leggi di natura più elementari (conservazione della specie, riproduzione, nutrimento..), mentre l’uomo è influenzabile dalla cultura, dall’ambiente in cui vive e dalle relazioni che allaccia? Ho detto una cosa tanto discutibile?

                    • Toni scrive:

                      Elisa,
                      non ci capiamo, ma rileggendomi non credo che sia colpa tua. Quello che intendo in merito all’uomo è il ritenere che la cultura, nonostante “l’influenza”, agisce in una “creatura” che comunque è strutturata nel suo divenire ed obbedisce a delle regole. Per cui non è proponibile pensare che l’influenza culturale sia tale che lo possa determinare in toto. Un concetto che ho trovato ben espresso in Spinoza nella sua Etica (nella parte che si esprime sulla virtù come possibilità di dispegnare le potenzialità specifiche del proprio essere). Per tornare al nostro discorso è come dire: ci può essere una “cultura” che non faccia emergere mai l’esperienza dell”amore (o dell’indipendenza, del coraggio, del bello, del vero ecc.) quale potenzialità specifica dell’uomo, ma ciò comporta una menomazione nell’uomo che si traduce in un effetto devastante per la sua personalità.
                      Per questo non vedo che la “natura umana” sia un concetto aleatorio, ma verificabile e da considerare, a differenza di come inquadra l’uomo la psicologia comportamentistica, in un ambito più ampio rispetto alla società contemporanea.
                      L’esempio degli animali opera non è in rapporto all’immutabilità della loro natura, ma nel considerare la penuria, o se preferisci la “cattività”, come un modo per menomare il loro normale sviluppo. In cattività un elefante copula con un rinoceronte (gender), una leonessa azzanna i propri cuccioli (aborto). Fanno ciò pur se ben alimentati ed in (apparente) buona salute.
                      Dedurrai che io credo che la nostra società abbia costruito una cattività rispetto alla nostra natura.

                    • Elisa scrive:

                      Hai detto molte cose su cui mi trovo d’accordo, anche se in questi discorsi filosofici onestamente bazzico male. Sono una persona molto pragmatica. E pragmaticamente ti chiedo, come la verifichi questa natura di cui parli? Perchè se esiste un’essenza, un “nocciolo duro”, una creatura dentro di noi che esprime la nostra natura più vera a prescindere dall’ambiente in cui viviamo, dobbiamo pur vederla esprimersi concretamente in qualche modo.

                      Quindi quale esperienza ti porta a dire che l’omosessualità (o gender, chiamalo come vuoi, comunque: il sentirsi di non appartenere al corpo in cui sei nato), è qualcosa di contro natura, dal momento che c’è stata sempre, e che questa cosa non ha effetti devastanti sulla personalità? Hai toccato un punto interessante quando hai parlato di effetti. Credo che su questi dobbiamo concentrarci.. ad andare troppo indietro finiamo per ingarbugliarci in discorsi che, almeno io, non mi sento in grado di sostenere. Restiamo sugli effetti, sul sensibile, sul concreto. Concretamente, una persona che cambia sesso, perchè dovrebbe essere innaturale? Insomma, abbiamo un corpo che dice A e una mente che dice B. Perchè deve essere la mente quella a sbagliare? Non può essere il mio corpo quello contro natura, quello sbagliato? E’ questo quello che vi “rimprovero”.. parlate di natura, ma il vostro non è altro che un giudizio morale. Perchè “natura” può significare tutto e non significare niente. Sai che recentemente uno studio ha azzardato che tutte le donne in realtà sono bisessuali? Cavolo, e se fosse questa la nostra natura, e tutto il resto fosse solo cultura, società?

                    • Toni scrive:

                      Elisa,
                      ho abbozzato una risposta ma ancora non è pubblicata. Attendo ed eventualmente ripropongo il post.

                    • Toni scrive:

                      Elisa, ritento

                      La mia convinzione in materia di “natura umana” scaturisce dalla mia preferenza verso la scuola junghiana . Determinate è il concetto di “archetipo” dove ravvisi tra leggende, miti, sogni, credenze, letteratura un unico denominatore che lega popoli separati da continenti. Importante è stata lettura giovanile di E Fromm (in particolare un primo saggio “Dalla parte dell’uomo”).

                      Mi chiedi giustamente dello “nocciolo duro”, e debitore agli autori citati credo che l’essere umano inizia deve finisce il semplice sostentamento fisico (fame, sete, sonno, sesso) ed inizia quella ricerca di un senso della vita la cui elusione affonda l’uomo nel tedio. Questo è quello che accomuna i disegni rupestri preistorici, le tragedie greche o , paradossalmente, la pulsione incontrollata che ci spinge , aldilà dell’effettivo bisogno, di cambiare il cellulare con l’ultimo modello. Sentiamo il bisogno di essere unici? Abbiamo due alternative: rispettare la nostra integrità, coscienza, apertura alla “onesta” ricerca della verità, pagandone il costo (emarginazione, solitudine) oppure conformarci alla corrente e crearci un succedaneo con un look, gadget, tatuaggio. Vogliamo legarci ad un’altra persona? Possiamo amarla , rispettandola per ciò che “è“ oppure controllarla, sottometterla o distruggerla (in questa componente vedo la ragione del “femminicidio”). Per questo dico che l’uomo è in divenire, scopre se stesso attraverso le interrelazioni sociali (trovo pure improprio parlare di società al singolare) ma le sue risposte ai bisogni esistenziali sono le stesse (razionali o irrazionali).

                      La società ha un “istinto” di autoconservazione e pertanto tende a favorire o sfavorire certe pensieri, volontà e sentimenti e questo conflitto crea le nevrosi odierne (un dato del 2014 dice che almeno un terzo della popolazione europea fa ricorso abituale ai psicofarmaci). Prendi le caratteristiche tipicamente ed esclusivamente umane delle “virtù cardinali” (antecedenti al cristianesimo, enunciate dai filosofi greci) e chiediti se la società odierna ha interesse a far si che si realizzi un tipo di individuo con una consapevolezza ed una libertà fatta di prudenza, giustizia, fortezza temperanza (quest’ultima sarebbe veleno … oggi).

                      In questo contesto in merito all’omosessualità ovviamente non trovo che sia contro natura, ma una potenzialità di un individuo nelle sue relazioni con il mondo esterno. Inclinazioni biologiche possono favorirle o meno, ma non si può escludere una componente ambientale. Trovo pertinente l’esempio fatto sopra dell’albero. Sono assolutamente favorevole ad ogni riforma del codice civile che riconosca diritti. Escludo il matrimonio per l’elemento INELIMINABILE del diritto all’adozione, cosa che reputo un atto di “bullismo antropologico”.

                      Non credo di essere stato completo, per ovvi motivi, se non sono chiaro su qualcosa sono a disposizione. Ho anche qualcosa da esporti sui paventati studi pro omo-genitarietà.

                    • MicheleL scrive:

                      Bel messaggio Toni. Apprezzo il percorso di riflessione, pur non condividendo le sue conclusioni. Proseguo con l’osservazione e rinnovo l’invito a scrivermi, se mai volesse: michele-elle CHIOCCIOLA hmamail.com

                  • andrea udt scrive:

                    Elisa, vallo a raccontare alla Cirinnà che si preoccupa dello svezzamento dei cuccioli di cane e poi va a piangere e chiedere scusa ai “padri gay rivoluzionari” (Lalli docet, e sarebbe una “bioeticista”) per lo stralcio della stepchild.

                    Sai perché lo consegnano subito il pargolo? Perché l’allattamento, oltre a far bene alla salute, rafforza il legame madre e figlio.

                    Elisa, chi è che se ne fotte della biologia ovvero della natura?

                    Chi tratta meglio i cani piuttosto che i neonati?

                    Non è il contenuto delle risposte a darti fastidio, e’ che quelle risposte te le da un cattolico.

              • Luca scrive:

                La “natura” non credo esista. Cioè io ho un terreno arido, ma sono convinto sia fertile. Quindi sto bene e mieterò tranquillamente il grano. Il problema non è la Fede ma la Ragione. E’ semplicemente un concetto diverso dell’uso di ragione che vien fuori.

                • uber scrive:

                  Infatti. Tu puoi essere convintissimo che il grano sotto la sabbia crescerà, ma il grano nel Sahara non cresce.

                  • Daniele scrive:

                    Magari la scienza trova un modo per far crescere il grano anche nel deserto, piegando la “natura”. Gli israeliani ci sono riusciti. Ti conviene cambiare esempio 😉

                    • Toni scrive:

                      Nel recuperare una area desertica non sovvertono le leggi della natura. L’esempio è pertinente sei tu che la butti a casaccio.

                    • Sebastiano scrive:

                      Eh già, infatti al grano per crescere non gli dànno mica l’acqua, solo bottiglioni di barbera…

              • EquesFidus scrive:

                “mentalità laica e razionale che lo caratterizza.”

                Vai a dormire, vai, che è meglio: gli ultimi tre secoli sono stati caratterizzati da una vera e propria schizofrenia, di adorazione della dea (idolatrica e fasulla) Ragione con metodi folli ed irrazionali. Sentire chiacchierare di cattolicesimo (che ha rifondato la logica e l’approccio razionale e ragionevole alla realtà) in questo modo non è offensivo: è stupido.

        • giovanna scrive:

          Uber, non vorrei essere stucchevole, ma “caterina” e “daniele” non sono “voi”, ma “tu”, cioè sono sempre la trollona, senza tema di smentite.
          Anzi, di solito, per smentire, assume le vesti di “samuele ” e dunque conferma .
          Giusto per avere la consapevolezza di trattare con una persona distur bata, che non riesce a fare a meno di questi teatrini ridi coli.

          • uber scrive:

            Hai ragione, ma quando uso il plurale mi riferisco a tutta la categoria dei laicisti. Daniele è degno erede di Hegel, quello che diceva che se le teorie smentiscono i fatti, tanto peggio per i fatti.

          • Samuele scrive:

            Giovanna, ….ti perdono perché non sai quello che dici.
            Oppure lo sai….ed allora sei proprio una psicotica.

            • giovanna scrive:

              Oltre al continuare in questo teatrino ridicolo, non sai nemmeno usare un insulto originale, trollona, nemmeno un insulto.

              Che poi, quando noto quanto sei psycho, è una constatazione evidente a tutti, nel tuo caso è solo un pappagallare, come i bambini piccoli.

              Nemmeno la domenica alle due del pomeriggio hai qualcuno che ti tenga compagnia : se trollassi di meno, magari potresti uscire da questa solitudine infinita.
              O forse, proprio non puoi e me ne dispiace.
              Scusa se non risponderò ulteriormente, esco.
              Certo che mi fai una pena, ma una pena…ti porterei con me, se fosse possibile: te lo dico col cuore.
              Un abbraccio, trollona.

    • Sebastiano scrive:

      Certo che, quando vi ci mettete, lo struzzo vi fa un baffo. Ma l’hai letto l’articolo?

  2. Stefania scrive:

    Caterina/Daniele/trollona palesi sempre di più un’ignoranza e un tracollo della ragione seriamente preoccupanti. Invece di dire a noi cattolici di informarci meglio perché non vai a studiare? La storia insegna che le ideologie hanno un andamento ciclico. Se ne vanno così come son arrivate. Poi si ripresentano ma non trionfano mai. La natura invece esiste, è sempre esistita e sempre esisterà. È tutt’ altro che un pseudoconcetto. È la realtà con cui tutte le ideologie si sono scontrate finendo con il perdere e con l’arrendersi all’ evidenza dei fatti. Per fare un esempio molto semplice: il pancreas è sempre stato deputato alla produzione di insulina, quindi lo è da ancor prima che la nostra alimentazione fosse ricca di carboidrati. L’alimentazione dell’ uomo è cambiata nella storia ma la funzione del pancreas quella era e quella è rimasta. La natura quella è, non cambia, non si piega all’ideologia del momento e, a differenza di Dio, non perdona mai.

    • giovanna scrive:

      Scusa Stefania, ma la trollona non ci sta tutta con la testa, non lo fa apposta !
      E’ una persona da compatire, che non crede un acca di quello che scrive, tanto che fa contemporaneamente la ultra-lefevbriana e la ultra-laicista, oltre ad usare spudoratamente tanti nick nella stessa discussione e darsi ragione da sola.
      Si può parlare seriamente con una persona così. che non scrive una parola che sia sua, che fa solo copia e incolla da siti come quello del fatto quotidiano e simili ?
      Ben venga la discussione, anche accanita con chi non è d’accordo con gli articoli di Tempi, ma parlare seriamente con la trollona, no, non serve, né a lei, né a noi.
      Tanto, come ti accorgerai, se non te ne sei già accorta, il giorno dopo, con lo stesso nick o un altro, si ricomincia daccapo, sempre con la solita broda, come se lo stesso argomento non si fosse affrontato per filo e per segno : le scivola tutto addosso perché per lei non esiste confronto, ma solo trollaggio, per sentirsi di esistere e sentirsi di uscire fuori dal baratro trollando.
      Per esempio la broda del “daniele” di cui sopra, l’ha scritta decine, centinaia, migliaia di volte, fin dai tempi di “filomena”, che noi cattolici siamo minoranza…francamente non capisco come possiamo risponderle per la milionesima volta pure sulla questione -natura-…non dico a te, Stefania, ma chi ha orecchie per intendere, intenda…

      (“samuele” a cuccia ! )

  3. franz scrive:

    Una società di fuori di testa, sta tagliando il ramo sui cui si è seduta.

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

La Volkswagen Tiguan 2.0 BiTDI DSG 4M R-Line è una suv compatta per chi va sempre di corsa ma non per questo manca di praticità. Si parte da 46.000 euro.

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Mentre tutti sono sotto l’ombrellone, la Casa varesina presenta le ultime due moto che mancavano all’appello dell’Euro4: le F3 (675 e 800) e la Dragster 800 RR. E con l’occasione…

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La fame del colosso indiano Bajaj sembra non avere fine: dopo aver conquistato il 49% del Gruppo KTM, ora punta a un noto Marchio inglese. Nasce così la partnership (commerciale) Triumph e Bajaj

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Black Jack, come il gioco d’azzardo che coinvolge banco e giocatori. In questo caso, però, il ruolo del casinò viene interpretato dalla Opel e l’oggetto del desiderio non è il classico “21”, bensì la city car Adam in edizione speciale. L’inedito allestimento Black Jack, che esalta l’inclinazione alla personalizzazione tipica dell’utilitaria tedesca, porta in dote […]

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Dopo il successo ottenuto con la 300, Beta allarga ulteriormente la gamma delle enduro “facili”: ora è il momento della Beta XTrainer 250, moto facile per alcune soluzioni ma comunque capace di grandi cose

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