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Eutanasia. Domani il Regno Unito presenta una legge simile all’Oregon, dove la situazione è fuori controllo

maggio 14, 2013 Leone Grotti

In Oregon i casi di suicidio assistito sono aumentati del 381 per cento. Domani Lord Falconer presenta alla Camera dei Lord una legge simile a quella dello Stato americano

Domani Lord Charles Falconer presenterà nella Camera dei Lord inglese il disegno di legge per l’approvazione del suicidio assistito nel Regno Unito. Il testo, preparato insieme alla lobby pro eutanasia “Dignity in Dying”, secondo la Bbc sarà basato sul modello della legge vigente in Oregon. Il suicidio assistito è una forma di eutanasia che consente ai pazienti di ricevere dai medici un farmaco letale, che devono poi assumere da soli o in presenza di un medico in un luogo non pubblico.

I DATI IN OREGON. La legge sarà simile a quella dell’Oregon, considerato un modello “light” di eutanasia, dove solo i malati terminali con aspettative di vita inferiori a sei mesi possono fare richiesta volontariamente. Secondo un rapporto pubblicato quest’anno in Oregon, dove la legge è legale dal 1997, ci sono stati 59 decessi per suicidio assistito nel 2009, 65 nel 2010, 71 nel 2011 e 77 nel 2012, per un incremento (simile a quello in Belgio) pari al 30 per cento in soli quattro anni. Le prescrizioni (chi richiede il farmaco può anche non usarlo ma ha l’obbligo di restituirlo) sono state 95 nel 2009, 97 nel 2010, 114 nel 2011 e 115 nel 2012, per un incremento pari al 21 per cento. Si è passati dai 16 casi del 1998 ai 77 del 2012, per un incremento del 381 per cento. Ma i numeri nel Regno Unito sarebbero molto superiori: se l’Oregon infatti ha meno di 4 milioni di abitanti, il Regno Unito oltre 63 milioni. Secondo uno studio della Camera dei Lords del 2006, l’approvazione del suicidio assistito avrebbe fatto registrare 650 casi all’anno sul territorio britannico. Oggi, dunque, seguendo l’aumento dell’Oregon, si avrebbero circa 1.300 casi con l’approvazione della legge.

IL SUICIDIO CONVIENE. Il numero dei decessi non è l’unica cosa che preoccupa in Oregon. Il 57 per cento delle persone che hanno scelto il suicidio assistito nello Stato americano nel 2012, cioè 44 su 77, hanno dichiarato di volere questa soluzione perché «non vogliamo essere un peso per la nostra famiglia o i nostri amici». Inoltre, secondo la testimonianza del medico dell’Oregon Kenneth Stevens la legge spinge al suicidio: «Una volta una donna a cui è stato diagnosticato un tumore che l’avrebbe uccisa entro sei mesi è venuta da me per richiedere il suicidio assistito. Non voleva curarsi. Ho insistito perché provasse le cure e dopo tre o quattro visite, in cui abbiamo parlato anche di come si sarebbe sentito suo figlio se si fosse uccisa, ha accettato di farsi curare. A distanza di 12 anni è ancora viva. Oggi lo Stato incentiva il suicidio assistito perché l’assistenza medica copre tutti i costi. Al contrario, non tutti i trattamenti per tumori gravi sono coperti. Suicidarsi, quindi, costa meno che curarsi». L’argomento economico non è indifferente agli inglesi. A fronte di un sistema sanitario al collasso, da tre anni il governo inglese finanzia già gli ospedali che introducono le “death list“. Quelle strutture sanitarie che hanno introdotto l’utilizzo del Lcp, protocollo che molte volte accelera la morte dei pazienti gravi, hanno ricevuto dal Sistema sanitario nazionale, rispetto agli altri istituti, in tutto 30 milioni di sterline in più. Negli ultimi tre anni, dunque, il governo inglese ha finanziato le death list con 10 milioni di sterline all’anno.

NON SI MUORE SUBITO.
Infine, nel 2011 solo in 9 casi su 71 un medico era presente al momento dell’assunzione del farmaco letale. Di questi 9, due non sono morti subito ma hanno dovuto attendere 30 e 38 ore. Il farmaco usato non sempre ha effetti immediati e spesso causa vomito e dolori. Degli altri 62 pazienti non si sa niente. Inoltre, nonostante le ricerche della Oregon Health & Science University affermino che il 25 per cento dei pazienti che richiedono il suicidio assistito è depresso, su 71 casi solo una persona è stata sottoposta a perizia psichiatrica.

TATTICA DI LORD FALCONER. Domani alla Camera dei Lords inglese verrà presentata una legge simile, che probabilmente avrà gli stessi effetti. Secondo Peter Saunders, direttore della “Alleanza per la cura e non per l’uccisione” dei pazienti nel Regno Unito, la data scelta per presentare la legge non è per nulla casuale: «Ieri e oggi la Corte di appello discute del caso di Paul Lamb, uomo di 57 anni tetraplegico che ha richiesto l’eutanasia. Falconer (…) dirà che la sua proposta in confronto è molto più modesta. Lamb infatti non è un malato terminale e vuole che un dottore gli faccia l’iniezione letale (eutanasia), Falconer invece chiede solo che i malati terminali abbiano il diritto di uccidersi con un farmaco letale (suicidio assistito). (…) Falconer cerca di posizionarsi a metà strada tra chi vuole l’eutanasia legale e chi la rigetta. (…) Ma la lezione dell’Oregon è chiara».

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