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«Guai a chi crede di bastarsi. Occidente, non ripetere l’errore della mia Svezia»

settembre 20, 2016 Rodolfo Casadei

Intervista a Erik Gandini, regista di “La teoria svedese dell’amore”. «Ci ha tradito l’idea che per stare bene non si deve avere bisogno degli altri»

erik-gandini

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Il contrario di indipendenza è dipendenza. E una dipendenza virtuosa, dice a Tempi Erik Gandini, regista di La teoria svedese dell’amore (il film documentario a cui è dedicato il servizio di copertina il numero del settimanale in edicola), «dovrebbe essere una interdipendenza, cioè una relazione dove il bisogno che abbiamo dell’altro non viene negato. La parola dipendenza ha una connotazione negativa, ed effettivamente l’idea di liberare le persone dalle forme di dipendenza economica verso altri individui è giustissima. Ma il risultato a livello esistenziale è stato un’ossessione per l’indipendenza che ha portato a un distacco fra le persone».

Crede che il modello svedese dell’indipendenza dell’individuo si realizzerà in tutta Europa, oppure la crisi economica lo renderà irrealizzabile? Dobbiamo ringraziare la stagnazione e il debito pubblico, che ci risparmieranno l’alienazione individualista?
L’idea nordica di indipendenza si è potuta realizzare grazie alla situazione economica favorevole, ma è vero anche che tutto il mondo occidentale va nella stessa direzione, come mostra la mappa dei valori che appare nel film. La sfida è potere avere il benessere materiale e una vita di relazioni umane significative allo stesso tempo. Su questo dovrebbe svilupparsi il dibattito politico e culturale.

Il film mostra la condizione dei giovani e degli anziani, ma non quella dei bambini. Ho letto da qualche parte che 400 mila bambini svedesi non vedono mai o quasi mai il loro padre biologico. È una conseguenza del modello svedese? È un tema che come regista vorrebbe indagare?
Non so se la cifra è corretta, ma sui bambini bisogna dire due cose. La prima è che la famiglia svedese per quanto riguarda i bambini può essere più funzionale di quella italiana, quando si considera che la natalità svedese è nettamente più alta: quasi due figli per donna contro 1,3 in Italia. La seconda è che effettivamente a un bambino svedese può accadere facilmente di vivere in una famiglia monoparentale, e qua la cosa è giudicata positiva. Proprio a motivo dell’impostazione individualista: l’indipendenza dell’individuo significa che deve poter avere un figlio senza bisogno di un’altra persona. Qualche mese fa è stata approvata una legge, simile a una già in vigore in Danimarca, in forza della quale una donna che vuole avere un figlio da sola con l’inseminazione ha diritto a fondi pubblici se non ha le risorse economiche per farlo. Per gli svedesi questo è un traguardo di progresso. Trovo la cosa triste dal punto di vista esistenziale, ma questa è la mentalità dominante.

teoria-svedese-dell-amore-tempi-copertinaCome modelli alternativi lei propone i giovani che si ritirano nelle foreste per condividere emozioni e contatto fisico e il medico che emigra in Etiopia e lì ritrova le esperienze dell’altruismo e della relazionalità umana. Ma non sono modelli un po’ ingenui? Le comuni hippies sono già fallite, e le culture africane sono ricche di valori umani ma anche di disvalori.
Il film non intende proporre modelli, ma solo far riflettere. I ragazzi nei boschi e il chirurgo espatriato in Etiopia sono casi estremi che hanno una funzione drammaturgica all’interno del film; tutti i personaggi del film, anche quelli che incarnano l’individualismo, sono estremi. Col richiamo all’Africa volevo comunicare anche il concetto che non dobbiamo pensare di essere noi i migliori e quelli che hanno sempre le idee più giuste.

Come dice anche Zygmunt Bauman nella parte finale del film, accettare il dialogo vuol dire essere disposti ad accettare che la propria posizione era sbagliata e quella altrui giusta.
Bauman è colui che ha scritto: «La società perfetta non esiste. L’unica società perfetta è quella che non crede di essere perfetta». Sono d’accordo con lui.

Negli anni Sessanta e Settanta la Svezia era vista come il paese dell’amore libero e del permissivismo sessuale, ma il quotidiano svedese Aftonbladet ha scritto che secondo uno studio la frequenza dei rapporti sessuali in Svezia in vent’anni è diminuita del 24 per cento. Secondo lei questa tendenza ha a che fare col modello dell’indipendenza individuale?
Anche in questo caso la cifra andrebbe verificata, ed è curioso che dopo la pubblicazione di questi articoli di giornale il ministero della Sanità abbia deciso di avviare un’inchiesta ufficiale per verificare se la situazione è quella denunciata. Se fosse confermata non ci sarebbe da stupirsi: sarebbe una prevedibile conseguenza dell’idea che per stare bene non dobbiamo avere bisogno degli altri.

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6 Commenti

  1. Cristina scrive:

    “Abbiamo abolito i legami tra figli e genitori, tra uomo e uomo, e tra uomo e donna. Nessuno ha il coraggio di fidarsi più della propria moglie, del proprio figlio; nel futuro non ci saranno ne mogli, né amici. I bambini verranno presi appena nati alle loro madri così come le uova vengono sottratte alle galline. L’istinto sessuale verrà sradicato. La procreazione diventerà una formalità annuale come il rinnovo della tessera annonaria.”
    (George Orwell, 1984)

    Impressionante profezia…

  2. Carolina scrive:

    avevo sentito di una professoressa universitaria svedese che aveva preso in giro mia madre, (che ha due figli e ha/avuto due mariti :)), dicendo che lei stava benissimo stipendiata di tutto in una casa in mezzo alla brughiera recandosi solo periodicamente a Stoccolma a insegnare e che noi praticamente ci mettiamo insieme con le persone per “dipendenza”. La cosa mi aveva colpito, così dopo un po’ di anni tornandomi in mente ho chiesto che fine avesse fatto ed era morta, di qualche tumore. Pace all’anima sua,e non dico che si ammalino solo le persone che rifiutano i legami.. Però era un po’ un’esagerata. Quasi quasi aveva dato della “terrona” a mia madre. :)

    • Infernal scrive:

      hai visto ? ha avuto quel che si meritava,quella brutta svedese protestante.
      ps milioni di svedesi tentano di sfuggire dall’inferno,sono milioni di milioni,premono alle frontiere per venire qui

      • daniele scrive:

        Ma tu, proprio tu, signorina trollona, sei sicura, sicurissima che non avere bisogno degli altri sia la strada per la felicità ?
        Forse, fai di necessità virtù, ma il tuo modo di porti dimostra proprio il contrario, di quanto sia deteriore e vuota una vita in solitudine.
        Se non ci fosse il web, dove sbatteresti la testa ?
        Ti basta, il web ?

      • Filippo81 scrive:

        ah infernal me sembri na socera !ahahahah

  3. Carolina scrive:

    era un aneddoto senza alcun fine o sottointeso politico. Anche gente che ha sognato di scappare in Svezia si è a volte domandata come ci si viva realmente. Ma comunque era un ricordo, così (poi fa ridere a me, che ho un umorismo un po’ particolare.. ma comunque anche se non vi fa ridere, non vuole essere un “memento”, assolutamente, e ci mancherebbe :))

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