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È morto Eugenio Corti. L’autore del “Cavallo rosso” che scriveva «per tradurre in bellezza»

febbraio 5, 2014 Emanuele Boffi

Il grande romanziere si è spento ieri sera intorno alle 22 (sabato i funerali). Diceva di sentirsi, ancora a novant’anni, un soldato. «Perché è questo lo spirito con cui dovrebbe vivere ogni buon cristiano: “Militia est vita hominum super terra”»

Si è spento ieri sera intorno alle 22, Eugenio Corti, grande scrittore autore del capolavoro Il cavallo rosso. Corti, nato a Besana Brianza il 21 gennaio 1921, era non solo un apprezzato romanziere e autore di testi teatrali, ma anche saggista e intellettuale. Di recente, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, gli aveva conferito la Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte.
Sebbene il mondo della grande cultura gli abbia conferito giusti riconoscimenti solo in età tardiva, Corti è stato autore di successo. Il cavallo rosso, pubblicato per la prima volta nel 1983, vanta innumerevoli ristampe e traduzioni (anche in lituano, rumeno e giapponese). In Francia – paese laico per eccellenza – il nome di Corti godette persino maggiore fortuna che da noi, venendo paragonato a autori immortali quali Hemingway, Mann, Camus, Kafka e Musil. Sebbene il suo nome non compaia nella Garzantina, il grande critico George Steiner arrivò ad accostarlo a Vasilij Grossman: «Vita e destino e Il cavallo rosso eclissano quasi tutti i romanzi che vengono presi sul serio oggi».
Corti, uomo cattolico tutto di un pezzo, non visse mai di risentimento per i riconoscimenti che non gli furono attribuiti. Sapeva bene che le sue convinzioni e la sua fede erano insuperabile ostacolo a farlo accettare dal bel mondo. Tuttavia erano in molti che, dopo la lettura dei suoi romanzi, andavano a trovarlo nella sua villa brianzola, le cui porte erano sempre aperte, ricevendo egli – con cortesia d’altri tempi -, giornalisti, intellettuali o semplici curiosi. Anni fa, alcuni di loro hanno organizzato in suo onore un comitato perché gli fosse assegnato il Premio Nobel per la Letteratura. Corti che, senza falsa modestia diceva «me lo merito», era anche consapevole che non lo avrebbe mai avuto. D’altronde, diceva con sicurezza, i plausi andavano a gente diversa da lui: a Dario Fo o a Umberto Eco, «uno che – disse una volta –, semplicemente, rappresenta il niente».

UN SOLDATO CRISTIANO. Altri parleranno del suo lascito letterario. A Tempi, che Corti degnò di stima e amicizia immeritata, rimangono alcuni fogli di suoi appunti scritti a matita – che ci consegnò dopo un’intervista -, e alcuni giudizi a margine di quei colloqui nel suo soggiorno. Come quando ci spiegò di essere grato per ogni giorno che Dio gli aveva concesso di trascorrere in Terra, perché «siamo nell’immanenza, ma siamo fatti per la trascendenza».
Amava parlare della sua esperienza di guerra (era partito volontario col 30esimo Raggruppamento di artiglieria sul fronte russo), dell’avanzata fino al Don e poi alla successiva ritirata, delle marce diurne a 15 gradi sottozero e notturne, quando la temperatura scendeva fin sotto i 40 gradi. Travasò quelle sue esperienze nelle sue opere e, ci raccontò che, ancora negli anni Duemila, riceveva «lettere di familiari che mi chiedono le sorti dei loro congiunti. E io rispondo, rispondo a tutti». Diceva di sentirsi, ancora a novant’anni, un soldato. Perché è questo lo spirito con cui dovrebbe vivere ogni buon cristiano: «Militia est vita hominum super terra». Un atteggiamento combattivo che sapeva unire a una solare comprensione per le miserie umane. Non a caso si vantava di avere conosciuto due santi nella sua vita: don Carlo Gnocchi – sacerdote che lo aveva sposato – e don Luigi Giussani, come lui un cattolico “irregolare” che sapeva unire la fede pugnace alla temperanza di giudizio verso le incongruenze dei fratelli uomini.

«IL MIO COMPITO? LA BELLEZZA». Non era un cattolico da sacrestia. Discorreva di politica e di tutto quanto accadeva nella società, cercando sempre di cogliere il nocciolo della questione, senza infingimenti e paure, con una particolare attenzione all’educazione giovanile (fu ispiratore della nascita di un liceo della zona, il “don Gnocchi” di Carate Brianza).
Per questo, pur col necessario disincanto e bonaria ironia, aveva accettato di parlare con tempi anche di politica. Fu in quell’occasione che, al termine del colloquio, con qualche titubanza, gli chiedemmo cosa ancora si aspettasse dall’esistenza alla sua ormai veneranda età. Ci rispose che non era passato giorno in cui non avesse cercato di anteporre la verità al successo. «È il mio compito», sentenziò. «Scrivere per tradurre in bellezza, ideale da cui non mi sono mai allontanato».

(I funerali si terranno sabato alle 11.00 presso la chiesa parrocchiale di Besana in Brianza)

Il video – a cura della Fondazione Costruiamo il futuro – contiene un’intervista realizzata da Renato Farina in occasione di una mostra dedicata al grande scrittore nel 2011.

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17 Commenti

  1. valeria46 says:

    ho letto il “Cavallo rosso” ed ancora mi commuovo pensando alla immane tragedia vissuta da quegli uomini fossero essi soldati italiani oppure semplici contadini russi che, in quella tragica circostanza, hanno potuto mostrare di che “cosa” era fatta la loro umanita’. Onore e riconoscenza ad Eugenio Corti che, dopo averla vissuta in prima persona ce l’ha raccontata magistralmente.

  2. Antonio says:

    Buongiorno. Mi piacerebbe molto partecipare al funerale. E’ possibile sapere dove e quando verrà celebrato?

    • Giuseppe says:

      Come segnalato in fondo all’articolo (e confermato da telefonata in parrocchia): sabato alle 11 nella Parrocchiale di Besana Brianza. Da Milano raggiungibile comodamente in treno. Ore 9.14 da P. Garibaldi, arrivo 10.14. Dalla stazione alla chiesa sono 500 m esatti (in leggera salita).
      Per il resto, sono certo che Eugenio ci benedice dal Paradiso.
      Saluti.

  3. Marco Gori says:

    E’ morto uno dei più grandi scrittori italiani. Il Cavallo Rosso è uno dei libri fondamentali per capire il tragico XX secolo e nessuno dei cosiddetti grandi giornali ne parla.
    Ovviamente Corti aveva un difetto, era un cattolico vero, la presunta cultura ufficiale ne aveva e ha paura.
    Che tristezza.

  4. Quercia says:

    Condoglianze alla famiglia.

    Consiglio a tutti di leggere “Il cavallo rosso”, libro splendido.
    In un paese civile questo libro sarebbe studiato nelle scuole. Il paragone con Vasilij Grossman è azzeccatissimo.
    Peccato che i cd “grandi giornali” non riportino la notizia.

    • Saverio says:

      Requiem aeternam dona ei Domine, et lux perpetua luceat ei.
      Requiescat in pace.
      Amen

    • Giuseppe says:

      I c.d. grandi giornali sono impegnati in questo momento nel grande attacco alla Chiesa, con il pretesto dei preti pedofili.
      In compenso “la Stampa” nella home page del suo sito ci segnala che a Sanremo è morto il cane Camillo …. vedere per credere.
      Posso essere un po’ grillino per un attimo solo, e mandarli aff…..?

  5. Jack says:

    Un Santo in più che intercede per noi direttamente!
    RIP

  6. Riequilibrio says:

    Era un grande uomo, un testimone fedele dello splendore della verità cattolica. Lo ricordo nella preghiera.

  7. Luigi Mariani says:

    Sento il bisogno di dire qualcosa a fronte della scomparsa di una persona che tanto ha contribuito con il suo cavallo Rosso a calarmi in una realtà che altrimenti non avrei mai avuto modo di scandagliare fino in fondo. Poi, leggendo vita e destino di Vasilij Grossman, ho in effetti ritrovato toni e temi similari e ho iniziato a domandarmi del perché di questa cortina fumogena che grava sul nostro continente impedendo ai nostri concittadini di apprezzare appieno quel che sono state le due grandi dittature e le macerie fumanti che ancor oggi stanno alle loro spalle.
    Quel che più colpisce delle sue interviste in rete è la lucidità che lo ha fin qui accompagnato e la capacità di dire “si quand’è si e non quand’è no”, senza compromessi o concessioni al politically correct. Da questo punto di vista trovo magistrale il giudizio di “impossibilità di avere il Nobel perché appannaggio di una parte (per inciso trovo giusto accomunare Corti ad un altro grande della letteratura mondiale che non ebbe mail il Nobel, Jorge Luis Borges).
    Tornando ad Eugenio Corti, speriamo che da lassù ci benedica perché ne abbiamo tanto bisogno. E speriamo di trovare qualcuno in grado di portare avanti i temi a lui e a noi tanto cari: anche di questo c’è oggi un enorme bisogno.
    Luigi Mariani

  8. Remo says:

    Un fiero avversario del relativismo e del genderismo. Onore a un uomo valoroso!

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