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Doppio libretto all’Università di Firenze. Lettera di Giulio e nostra risposta

ottobre 13, 2015 Giulio - Luigi Amicone

Ci scrive lo studente che in Senato Accademico ha votato a favore dell’introduzione del libretto per studenti in via di transizione di genere

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Caro direttore, Le scrivo in merito al Suo articolo comparso il 3 ottobre su tempi.it rispetto all’approvazione del “doppio libretto” nella seduta dell’8 Luglio del Senato Accademico dell’Università di Firenze.

Quando tutto è cominciato, per avere tutti i fattori, abbiamo cercato di capire. Ci siamo domandati: che cos’è il “doppio libretto”? Da dove nasce il problema? Il problema nasce dalla situazione concreta in cui si trovano gli studenti in via di transizione di genere (che, avendo deciso di cambiare sesso, hanno iniziato l’iter medico-chirurgico di trasformazione, ma non hanno ancora ottenuto la sentenza definitiva): si tratta della difficoltà e dell’imbarazzo – ad ogni appello d’esame e in ogni altra occasione di pubblico confronto con i compagni di corso – dovuti al contrasto tra il loro aspetto esteriore e il loro nome.

Nelle riunioni del 3 novembre 2014 e del 29 giugno 2015, in Commissione didattica si è posta la questione della tutela degli studenti che intraprendono il percorso medico per la “rettificazione di attribuzione del sesso”, secondo quanto previsto dalla Legge n.164, del 14 aprile 1982. Detta legge prevede, infatti,tutti i passaggi necessari per ottenere la riattribuzione legale del sesso, con la relativa modifica dei documenti dell’interessato/a, ma non prende in considerazione il periodo, che può anche essere di alcuni anni, nel quale il trattamento medico e psicologico si sviluppa e durante il quale l’interessato/a deve comunque affrontare la vita quotidiana nei contesti pubblici.

Il cosiddetto doppio libretto intende fornire all’interessato/a un’identità “alias” da usare nelle attività universitarie lungo tutto questo periodo. Il presupposto di tale soluzione, adottata in molti atenei, è che il libretto abbia esclusivamente una funzione di riconoscimento all’interno dell’ateneo, senza alcun valore legale fuori dell’ambito universitario. Il doppio libretto è uno strumento per attestare che un certo studente sta affrontando le cure per il cambiamento di sesso e per allineare il suo nome al suo aspetto. Qui la teoria del gender non c’entra.

La soluzione alternativa proposta dall’amministrazione, quella di una circolare che identificasse tali studenti, era ovviamente non percorribile perché lesiva della privacy e della dignità degli interessati. Il voto sul doppio libretto in Senato Accademico non era dunque un pronunciamento sulla teoria del gender, né un sì o un no sulla possibilità del cambiamento di sesso (già prevista da una legge italiana di più di trent’anni fa). Negare il doppio libretto avrebbe significato soltanto dire agli interessati: chi sceglie di cambiare sesso si arrangi! Non abbiamo condiviso questa posizione. E ci pare difficile condividerla.

Non ci siamo fermati qui. Abbiamo desiderato incontrare di persona lo studente che si trova nella condizione descritta(attirandoci per questo anche qualche critica). Non è stato per una strategia, ma per quella esperienza di fede che ci spinge a confrontarci a viso aperto con tutte le provocazioni e a guardare l’altro come noi siamo stati guardati. Abbiamo constatato che il «metodo dell’incontro» può aprire varchi anche in situazioni come questa. Lo studente transessuale è rimasto colpito proprio dal fatto che, invece che limitarsi ad affrontare il problema sotto il profilo istituzionale, “qualcuno per la prima volta si è interessato a me, nessuno l’aveva mai fatto”.
Giulio, Firenze

Grazie per il chiarimento caro Giulio, come ricorderai non ho discusso di nessuna teoria gender e ho solo espresso la mia personale perplessità circa il fatto che l’incontro, la condivisione, l’accoglienza dell’altro esigesse – almeno così sembrava emergere nella corrispondenza letta su Tracce – l’accondiscendenza alla filosofia di vita, diciamo così, dell’altro.

Adesso mi dai una spiegazione in linea con le leggi e i regolamenti giuridici, perché l’alternativa sarebbe stata quella della circolare, secondo te lesiva di privacy e dignità, oppure del “chi sceglie di cambiare sesso si arrangi!”. Tu dici che entrambe le alternative sono brutali. Io penso invece che ciascuno si debba assumere la propria libertà fino in fondo e che una comunità umana, una società, un’università, non è tenuta a far da balia e, quindi, ad assecondare la libertà desiderante di ciascuno. Perché, scusa, secondo i nuovi criteri ideologici che si trovano già diffusi nel circuito digitale, pare che i generi siano una cinquantina: cosa faremo, sosterremo al Senato accademico la necessità di dotare di “alias” lo studente che faccia richiesta del genere neutro o queer?

Prima serve una parola chiara, un giudizio che dica che c’è il maschio e c’è la femmina, che non esistono altre identità se non quelle indotte da disagio nella percezione di sé o, attualmente, dall’azione sovversiva di industrie, media e militanti ingaggiati nel “buttare sabbia” nel motore della società, per confondere e ingrippare comunità e istituzioni, famiglie e scuole: infine, per negare ogni evidenza e verità sull’uomo.

Se c’è questo giudizio poi sono anche più libero e anche più certo nel farmi amico e compagno di chiunque. Non sarò certo io a giudicare la sua personale esperienza, ma non sarò certo io nemmeno quello che gli batte la mano sulla spalla e gli dice “bravo, avanti così, con gli ormoni e le operazioni chirurgiche”. Sono tuo amico, ma non chiedermi né di approvarti, né di compatirti, altrimenti invece di essere tuo amico sarei solo un connivente, per sentimentalismo o vocazione crocerossina. “Qualcuno per la prima volta si è interessato a me, nessuno l’aveva mai fatto”. Bello. Ma perché non sia l’attimo fuggente questo incontro non può evitare – almeno da parte nostra – di avere come contenuto una proposta e una compagnia: di giudizio e di verifica nella vita dell’ipotesi cristiana. Ciao LA

Foto da Shutterstock


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65 Commenti

  1. Controcorrente scrive:

    Caro Giulio
    La tua esperienza in università è diventato un caso, di mons. Bagnasco che al funerale del compagno don Gallo ha dato la comunione ( il Corpo di Cristo) a Luxiuria nessuno ne ha parlato.

    • hermann scrive:

      Ma se ne hanno parlato tutti ed ancora riceve strali e disapprovazione ! Forse ti riferisci a Tracce e a Tempi. ti assicuro che la cosa ha fatto parecchio scalpore

      • Controcorrente scrive:

        Due pesi due misure adottate da Tempi, secondo me il negare la comunione a Luxuria avrebbe fatto solo del bene alla chiesa.

  2. paolab scrive:

    grazie per questo articolo, in cui si vede nettamente la differenza tra chi possiede un cuore di carne e chi ha il cuore di pietra che ebbe faraone.

    • daniela scrive:

      ipsa dixit
      ridicola
      ridicola e cattiva dentro

      • paolab scrive:

        ridicola possa immaginare. ma cattiva, perché?

        • daniela scrive:

          chi credi di prendere in giro ?
          forse te stessa

          • paolab scrive:

            ok daniela. mi sono letta tutti i commenti qui sotto e dire che mi sento di gran lunga la meno cattiva, dato che almeno non auguro sofferenza a nessuno. qui invece leggo molti commenti di persone dimentiche che sulla punta delle loro polemiche infilzano esseri umani. quello che ammiro di giulio è che – pur mantenendo il suo giudizio sulla questione omosessuale e transessuale – ha saputo vedere la persona umana su cui la sua decisione avrebbe influito. tutto qui. se ti sembro ridicola e cattiva, be': a occhi storti anche un sorriso sembra un ghigno.

            • daniela scrive:

              PaolaB, come minimo sei stata cattiva nei confronti del direttore , dato che sei intervenuta sul suo articolo, anzi su di lui come persona, come un carrarmato.
              Addirittura lo accusi di avere un cuore di pietra, così, pour parler.
              E ora hai messo un altro carico da 90 sulle altre persone che sono sulla stessa lunghezza d’onda, così, sempre per non sprecare un’occasione di sfoggiare la tua supponenza sputasentenze.
              Scendi dal pero , va, che vieni qui a dare lezioncine di bon ton transessuale, quando le parole di Amicone e di altri sono state di una profondità inusitata per una che non capisce che si accoglie mille volte di più una persona non impapocchiandola e non usandola per secondi fini.
              Giulio non ha bisogno di difensori come te, che hai pure tentato di infangare don Giussani, dandogli dello scorretto e dell’irrispettoso, riferendoti alla sua lettura di Leopardi, poi, che è proprio il colmo .
              A meno che non fossi un’altra paolaB, ma il tono è quello.

              • paolab scrive:

                a me viene in mente l’episodio evangelico dell’adultera. gesù la salva (e tra parentesi la salva ricordando ai suoi censori il fatto che avevano peccato come e forse più di lei). la consola e POI le dice: va’ e non peccare più. applicando la linea di pensiero che il direttore espone nel suo articolo, gesù avrebbe dovuto dire: cara adultera, te la sei cercata. non posso aiutarti perché sarei solo un sentimentale che ti confonde il giudizio, perché oggettivamente hai sbagliato. quindi anche per responsabilità nei confronti della società, che se no chissà dove finiremmo, devo lasciare che tu venga lapidata: se no penseresti che di do ragione. o ancora si potrebbe rileggere l’inno alla carità di san paolo: se anche avessi una fede che sposta le montagne, senza l’amore non sarei nulla. detto questo non è che io voglia dare lezioni di bon ton (peccato veniale, per altro, visto che molti su queste pagine vogliono dirigere la vita altrui), vorrei solo mettere in luce delle contraddizioni che me sembrano evidenti. buona giornata (e sì sono la stessa dell’affaire leopardi. qui è ot, ma credo che si possa dissentire senza reati di lesa maestà, no?)

                • daniela scrive:

                  No, cara, tu all’adultera avresti detto “continua pure a peccare” !
                  Ci deve essere un limite all’arroganza e alla malafede.
                  Magari bisognerebbe essere melliflui come te, imbottiti di falso amore, per dare un’immagine di apertura all’altro, ma la sostanza di chi non sta sul suo divano a predicare agli umili dalla sua immensa altezza, ma ha una fede che veramente sposta le montagna e una carità vera che tu ti puoi sognare
                  ( non parlo di me, ovvio) non ti appartiene di sicuro, per come strumentalizzi la fede per appoggiare l’ideologia prevalente.

                  E’ inutile che ti arrampichi sugli specchi: il modo con cui hai esordito ti qualifica in abbondanza, anche perché insisti su quella linea di superbia altezzosa e manco chiedi scusa di quell’esordio inappropriato ed elefantiaco.

                  ( un conto è dissentire, un conto è dare dell’irrispettoso e dello scorretto a Giussani, sulla sua enorme e appassionata lettura di Leopardi, ma ormai si sa, il tuo stile è quello, poi dice se uno si incavola se una così ti cita il vangelo a vanvera, una che appena si presenta accusa l’autore dell’articolo di avere un cuore di pietra , dopo che si legge tutt’altro proprio nel suddetto articolo ! )

                  • paola scrive:

                    e tu daniela, temo, saresti stata tra quelli con le pietre in mano. sta’ bene, e non adirarti troppo.

                    • daniela scrive:

                      hai una faccia come non so cosa , a dire così, proprio tu che ti sei presentata lanciando pietre ad Amicone a ad altri e continuando pure alla grande
                      io non lancio pietre alle donne che abortiscono, ma nemmeno do loro una pacca di incoraggiamento, che fa tanto chic
                      con la tua malafede non c’è lotta
                      vergognati
                      e io mi adiro quanto mi pare, dato che non sono in salotto a sgranocchiare pasticcini per passare il tempo e intanto infangare il prossimo su questioni di cui mi interessa meno di zero e delle cui persone coinvolte mi interessa ancora meno, solo occasioni per il mio ego smisurato.

                • Ugobagna scrive:

                  Paolab, cosa c’entri l’indicazione, su un libretto universitario, di una realtà oggettiva come il sesso, che essendo un fatto è neutro e non manipolabile, anche se una certa propaganda sostiene il contrario, con la lapidazione di un’adultera sarebbe da spiegare, il collegamento non è così ovvio…

                  Tutta diversa è invece la questione su cosa significhi “aiutare” e “amare” le altre persone; è su questo che non ci si intende. Dalla mia esperienza mi accorgo che di base non siamo capaci di amare veramente le altre persone, anche se lo desideriamo (e questo genera uno struggimento infinito).
                  Cristo ci testimonia un amore assoluto per le persone che ha di fronte perché le ama guardando al loro destino di felicità, che è il rapporto con il Padre, rapporto che Cristo ha reso e rende possibile per tutti.
                  Al di fuori di questo orizzonte non c’è vero amore, per cui stiamo ben attenti ad intenderci quando parliamo di amore…

                  • daniela scrive:

                    Grazie, Ugobagna, se la tizia non mi avesse fatto arrabbiare, avrei scritto quello che hai scritto tu.
                    E’ che non accetto lezioncine di sorta da chi denigra don Giussani e viene a citare il vangelo per acconsentire a qualsiasi obbrobrio a la page.
                    Anche se paolaB ha dentro il cuore lo stesso struggimento che ho io, grazie di avermelo ricordato.

              • Edo scrive:

                Daniela, ma hai problemi di comprensione?!
                PaolaB, non ti curare di lei, ma guarda e passa.

  3. Caterina scrive:

    Giulio, se non gli dici che solo accettando la sua identità potra risolvere il suo disagio e che l’atto che sta compiendo è distruttivo mi dispiace ma non gli sei amico come dici. Lo assecondi e basta nel suo disturbo. Ma d’altra parte è quel che accade quando si smette di affrontare il mondo e di giudicarlo…si inizia a pensare, in buona fede, come il mondo stesso.

    • Nino scrive:

      Insomma … ha fatto una scelta che se ne assuma le conseguenze visto che e’ chiaramente sbagliata. Fatti suoi. Almeno e’ una posizione chiara anche se molto poco condivisibile

      • Massimo scrive:

        Se il figlio del mio vicino di casa tentasse il suicidio io non penserei “Insomma, ha fatto una scelta”.
        Gli chiederei piuttosto “Che succede?” “Come va?”

        E’ un ragazzo, come lo è mio figlio: non lo lasceri in balia di se stesso.
        E’ illogico pensare che tutti sappiano sempre cosa vogliano e cosa è meglio…
        Ma pensarlo serve a tacitare la coscienza, a occuparsi di cose più facili…

        E’ un ragazzo proprio come lo è mio figlio.
        Certo che ha bisogno di qualcuno che si interessi a lui.

        Non lo lasceri mai nella sua solitudine o nella sua rabbia.
        Lo aiuterei come si aiuta un figlio.

        Saluti,
        Massimo

        • Nino scrive:

          @Massimo: ma chi ti dice che il ragazzo sia in balia di se stesso e non abbia nessuno che si occupi di lui ma sia abbandonato nella sua solitudine o nella sua rabbia? Ma veramente tu credi che decidere che modificar e il proprio corpo sia una decisione che si prende da soli e in quattro e quattr’otto? Tu non puoi sapere in assoluto cosa è meglio per lui (come non lo so io), ma è certo che la sua decisione è stata supportata da psicologi e psichiatri esperti del problema.

          Non si aiuta una persona semplicemente impedendogli di fare ciò che lui, e non solo lui, ritiene sia la cosa migliore da fare, ma la si aiuta accettando scelte che personalmente non capiamo e quindi non condividiamo

          • uno scrive:

            Nino, non hai capito un tubo, forse a te bastano i tuoi 80 studi, a qualcuno basta la sua umanità per non abbandonare qualcuno sul burrone

  4. Carla scrive:

    Caro Giulio forse sarebbe stato meglio votare contro e poi andare comunque ad incontrare lo studente in questione spiegandogli il perché. Perché che io continuo a vedere nella non necessità di mettere un distintivo in una situazione già tanto complicata. Ma al di là della modalità non credo che il dialogo possa corrispondere al semplice fare ciò che ti rende la vita più semplice. Altrimenti altre e ben più gravi cose DOVREBBERO essere giustificate: aborto in caso di stupro ecc. Evidentemente così non se ne esce più. Un dialogo vero può esistere solo tra chi è certo delle proprie ragioni ed è disposto a renderne conto all’altro senza prevaricazioni ma anche senza cedere all’idea che mediando stiamo tutti meglio. BUON ANNO ACCADEMICO

  5. Pierre scrive:

    Don Giussani ci ha insegnato che la fede incide su tutto, una fede matura è quella capace di un giudizio storico. Altrimenti si fa la “scelta religiosa” dell’Azione cattolica: riduzione intimistica della fede e dualismo fede-cultura dove la cultura è solo quella dominante…

    • luisa scrive:

      Con le dovute proporzioni, il sì al doppio libretto richiama alla memoria don Gallo, che accompagnava ad abortire le prostitute, pure lui si interessava molto.
      L’interesse che ho sperimentato nella mia vita da parte di tanti cari amici , invece, non è mai stata condiscendenza , non l’avrei accettato, mi sarei sentita sminuita.

  6. GD scrive:

    Poco capisco di molte delle argomentazioni esposte. Umanamente io capisco invece Giulio e sono d’accordo su come si è comportato. Sarà forse sentimentalismo, come leggo sopra, o sarà magari anche la volontà di non giudicare a prescindere, ma mi trovo d’accordo su come viene esposta da lui questa vicenda.

    • Pierre scrive:

      “L’ospitalità è imitazione del gesto di Cristo. Ogni altra ragione sarebbe sterile sentimentalismo o volontarismo che le prime difficoltà metterebbero in ginocchio”, “o la sorgente, la radice che determina la tua preoccupazione è ciò a cui tu appartieni, la compagnia a cui Cristo ti ha fatto appartenere, oppure tu pretendendo affermare i tuoi pareri e i tuoi giudizi, sei bloccato e imprigionato dentro la grande prigione che il potere sempre più capillarmente e intensamente costruisce”. (cfr. Luigi Giussani, Il miracolo dell’ospitalità, Piemme 2012)

    • Elena scrive:

      Posso sapere quali sono le ragioni per cui condividi la posizione di Giulio?

      • uno scrive:

        Elena, te le dico io le ragioni di GD- xyzwk : fare massa , rimanendo abbastanza neutra per non farsi beccare.
        Io questa faccenda di dover dimostrare che la schiacciante maggioranza della gente la pensa come lei, non la capisco proprio : possibile, che dopo tanto trollare non abbia capito che questa questione è di ultimo ordine nelle discussioni ?
        O forse ha capito che ogni parola che dice contro Tempi, rafforza la posizione di Tempi , anche rispetto a lettori di passaggio, e allora si nasconde dietro al suo fumo ?

  7. franz scrive:

    Ora si comincia con il doppio libretto! Qualche Sindaco potrà poi rifiutare la doppia Carta di Identità?

    • Nino scrive:

      La doppia carta di identità non esiste, ma tra poco la persona in questione ne avrà una in cui ogni dato è coerente con il suo sentire

  8. Velenia scrive:

    A me la posizione di Giulio mi sembra chiarissima,poi non mi sembra di ricordare che nel 1982 abbiamo fatto battaglie per evitare l’ approvazione della legge sulla rettificazione dell’attribuzione di sesso.Piuttosto sono tanto vecchia da ricordarmi un mitico ta tze bao che si intitolava “la prima questione è l’uomo”.Ma questa è un’altra storia.

    • giovanna scrive:

      Scusami Velenia, ma quello che hai detto mi sembra piuttosto banale: che vorresti dire, di non disturbare il manovratore e stare rinchiusi in sacrestia a parlare tra di noi su chi sia l’uomo ?
      Dai !
      E’ sul campo che si dice chi sia l’uomo, e anche Giulio , in qualche modo, l’ha detto sul campo, che l’uomo è desiderio di compimento, che ha bisogno di un incontro.
      A mio parere ha detto, però, anche che occorre incontrare l’altro sui suoi desideri, qualunque siano questi desideri, anche se sono teste d’ariete per buttare giù la famiglia .

      Poi, sul fatto che non si sia fatto ostruzionismo nel 1982, credo che la situazione gender attuale non sia lontana solo quasi quattro decenni, ma secoli, da allora.
      Forse ti risulta che nel 1982 i nostri figli e, soprattutto i figli altrui, quelli più soli e sprovveduti, venivano informati a scuola che si può scegliere se essere uomini o donne e che amare una persona dello stesso sesso è del tutto uguale ad amare una persona del sesso opposto ?
      Daiiii

    • Elena scrive:

      A me non sembra chiara per niente. Trovo particolarmente difficile da comprendere cosa significhi la frase “Il voto sul doppio libretto in Senato Accademico non era dunque un pronunciamento sulla teoria del gender, né un sì o un no sulla possibilità del cambiamento di sesso (già prevista da una legge italiana di più di trent’anni fa). Negare il doppio libretto avrebbe significato soltanto dire agli interessati: chi sceglie di cambiare sesso si arrangi!”. Sinceramente, non vedo come il votare NO a questo provvedimento significa costringere chi è in fase di cambiamento di sesso ad arrangiarsi. Il “disagio” che vivono queste persone è causato dalla loro stessa difficoltà nel riconoscere il dato reale del proprio sesso. Non capisco proprio come votare qualcosa che implicitamente riconosce la relatività della natura sessuale di un soggetto possa innanzitutto conciliarsi con la morale cristiana (maschio e femmina Dio li creò), ma sopratutto essere un atto di amicizia verso queste persone. Ad esempio, questa logica del “se no l’alternativa è che si arrangino” si può applicare tranquillamente anche a una donna che vuole abortire, qualora mancasse la certezza che uccidere un feto è un atto ingiusto. Ecco, io qui vedo una situazione in cui manca un dato, che secondo me è oggettivo, ossia il male intrinseco che c’è nel non accettare sé stessi al punto tale da volersi cambiare sesso. Che razza di disagio e tormento deve vivere una persona per giungere a una tale conclusione su di sé? Ma è molto più facile dare il contentino piuttosto che cercare di fargli compagnia mantenendo saldi i propri valori.

      • Aldo scrive:

        “Il “disagio” che vivono queste persone è causato dalla loro stessa difficoltà nel riconoscere il dato reale del proprio sesso” il no al libretto avrebbe semplicemente significato aggiungere a questo intimo disagio, un altro disagio aggiuntivo ogni volta che si presentavano agli esami, e questi che vuole dire con “chi sceglie di cambiare sesso si arrangi”. Non mi para ci voglia tanto a capirlo. Pur non condividendo il processo a cui questa persone di sottopone, semplicemente si prende atto che lo sta attraversando (cosa che comunque gli è permessa, volenti o nolenti, dalla legge) e gli si evita un imbarazzo ulteriore ogni volta che deve presentare il libretto, punto.
        Le altre soluzioni erano invece inattuali, in quanto, come detto da Giulio, violavano la privacy degli interessati ed esponevano quindi l’ateneo a delle cause legali.

        • Pierre scrive:

          Questo modo di ragionare ha portato alla legge sull’aborto e presto spianerà la strada al ddl Cirinnà. È il modo di ragionare dei figli della filosofia dualista di Maritain, per i quali la fede era un fatto intimo e la cultura quella del secolo. Invece don Giussani ci ha insegnato, contro ogni “scelta religiosa” che la fede produce ed È cultura, uno sguardo cambiato su tutto. Dopo la disfatta nel referendum sull’aborto il Gius traeva le conclusioni: Cristo non è decisivo, non incide più. Per questo è nato il movimento. Appunto giudizio e verifica nella vita dell’ipotesi cristiana.

          • Pierre scrive:

            “L’esperienza proclama sempre un nesso con Dio. Infatti, un’esperienza diventa cattiva quando questo nesso con Dio non sia riconosciuto e la costruzione sia tentata a prescindere da Dio o addirittura contro la legge di Dio: non può durare a lungo un’esperienza che non rispetti la grande sorgente da cui nasce tutta l’energia umana”. (Luigi Giussani, Il miracolo dell’ospitalità, p.63-64)

        • giovanna scrive:

          Ma di quale privacy si parla ?
          La privacy di persone che un giorno sì e uno no sono su tutti i media, dai quotidiani, ai settimanali , alla tv ,al web , fino all’ultimo giornalino ?
          La privacy di persone che ci mettono la faccia ( o le facce) in battaglie ideologiche, esponendosi in tutto e per tutto con insegnanti e compagni di corso ?
          Che imbarazzo può aggiungere un misero libretto in persone che , magari, si presentano con la gonna e tacchi e hanno due spalle da uomo, due piedi 44, due mani da metalmeccanico, solo per accennare a caratteristiche che nessun ormone o chirurgia potrà mai modificare, ecc ecc ?
          Mi è capitato di vedere uomini travestiti da donna, ed era pure giorno , ma il nome sui documenti sarebbe stato l’ultimo motivo di imbarazzo per loro : si vede che sono uomini !!!
          Boh, a me sembra così evidente che la problematica di queste persone sia stata strumentalizzata per altri fini e queste stesse persone usate senza pudore.
          E’ vero o non è vero che questa storia del libretto va ad orologeria in tutte le università italiane ?
          Non possiamo abboccare così.
          In ballo c’è molto di più che queste problematiche psichiatriche, che d’altra parte pare non si giovino affatto di queste pagliacciate.
          Cioè, anche a me è capitato di parlare con persone fuori di testa e di dar loro ragione affettuosamente, il figlio di un mio vecchio professore proprio oggi pomeriggio, ma qui c’è in ballo ben altro.
          Oltre alla propaganda gender, c’è in ballo molto di più.

          • Sandro scrive:

            Condivido totalmente la posizione di Giulio.
            Negare il doppio libretto, nei limiti descritti con precisione da lui, non costruisce nulla
            rispetto all’ovvio dissenso della scelta delle persone in ballo, provoca solo un granellino
            di difficoltà tecniche in più, mentre avere dimostrato questa apertura chissà dove può portare
            la persona in questione. O magari se ne ricorderà il giorno che muore. Ma è un gesto assolutamente
            umano.Attestarci così in difesa non ci porta da nessuna parte, come emerge dalla maggior parte degli
            interventi. Anzi. Provocherà proprio l’opposto di quanto in buona fede desiderato e del tutto condivisibile,
            vale a dire l’affermarsi delle evidenze dell’umano. Che non possono che nascere dal rinnovarsi innanzitutto
            di un avvenimento, di cui il gesto di Giulio è un esempio bellissimo.

            • BEATRICE scrive:

              Sono una transessuale operata da cinque anni. Lavoro alla Vodafone. Sono sposata con Andrea e vivo una vita serena e normale. Quello che non capisco è l’acredine verso chi fa una scelta come la mia. Secondo alcuni di voi siamo persone malate, che vivono nel peccato. Io sinceramente vivo la mia sessualità ripeto serenamente. Non ho ricevuto particolari discriminazioni. Non mi sono mai prostituita visto che c’è questo pregiudizio che una transessuale non può vivere normalmente. Ce ne sono tante come me. Avvocati, dottori, segretarie, operaie e vi posso assicurare che non tutte sono alte uno e novanta e portano il 44 di piede! Non ci vogliamo suicidare ma vogliamo solo una vita normale. In italia siamo circa 10.000. E’ un dato di fatto, esistiamo.

              • Pierre scrive:

                Nessuno vuole negare la tua esistenza Beatrice, Cristo è venuto per tutti non per pochi eletti. Se mi disinteressassi di te negherei l’esperienza del mio incontro con Dio, un Dio che ci ama tutti nessuno escluso. Però proprio attraverso Dio conosciamo davvero l’uomo, dalla fede deriva un’antropologia. Non ci facciamo da noi, possiamo cambiare sesso chirurgicamente ma non possiamo decidere quanti capelli perderemo oggi, il nostro corpo fa parte di noi, la nostra vita è un dono, esistiamo per amore di un Altro. Per questo don Giussani ci ha insegnato la positività del reale. L’alternativa è un soggettivismo illusorio incapace di resistere alla manipolazione organizzata del potere, di qualsiasi potere. Una proposta di vita secondo me non degna dell’uomo e del suo essenziale bisogno d’Infinito, che non sarà mai soddisfatto dai surrogati offerti dalla moda del momento.

              • maldi scrive:

                E che, Beatrice, sarebbe una colpa portare il 45 d piede ed essere alti come un uomo ?
                E’ un dato di fatto, non una colpa.
                Però non venitemi a dire che il doppio libretto supera questa oggettività, perché non è vero.
                Ma l’avete visto quel povero padre delle Karashian o come si chiamano, sbattuto su tutte le copertine, riempito di complimenti falsissimi ,le foto con le figlie e la ex-moglie e lui, imbellettato da un team di parrucchieri e costumisti,svetta su tutte, le spalle imponenti, la postura da maschio…questo si chiama prendere in giro le persone come lui.

            • giovanna scrive:

              Sandro, mi sembra piuttosto ingenuo il tuo intervento, rispetto al dibattito che c’è in corso , abbi pazienza.
              Ci potevano essere milioni di modi per dimostrare un’accoglienza alla persona che non fosse cedimento all’ideologia.
              Non si è capito che la richiesta del libretto era una mossa ideologica ?
              L’esempio di don Gallo che accompagna le donne ad abortire mi sembra appropriato.

              Poi, Beatrice, ci conosciamo, hai fatto bene a togliere la foto : sei la prima vittima, tu con gli altri uomini che si credono donne, di questo circo, circo che si serve di voi che avete un problema psichiatrico pesante, per arrivare a dire che essere uomini o donne non fa differenza, anche e soprattutto rispetto alla nascita e alla crescita dei figli.
              I figli più poveri e soli del mondo già subiscono un trattamento da oggetti e non li difende quasi nessuno.

              • Sandro scrive:

                Giovanna, non ti sfiora l’idea che il problema che si è posto a Firenze si ponesse, per sua natura, in altre università? E’ chiaro che ci sono le associazioni LGBT che ovviamente cavalcano la cosa, ma a noi che cosa ci importa? Muoversi per contrapposizioni ideologiche è sterile, ti ripeto.
                Per inciso, ho amici che hanno accompagnato persone ad abortire dicendogli fino all’ultimo che sbagliavano, ma non rinunciando per questo a stare loro insieme (compagnia richiesta dalle stesse persone che andavano ad abortire). Tu invece diresti “allora visto che hai deciso di abortire ti mollo, sto con te a condizione che fai giusto?”. Meno male che Dio con te e con me non fa così….

                • Giovanna scrive:

                  Scusa Sandro, mi sa che hai perso un po’ la ciribiricoccola, sarà perché magari sei molto giovane, sarà perché immagino che non hai figli…ma hai descritto una situazione che spero non sia reale.
                  Non si accompagna a uccidere un figlio, proprio no.
                  Mi sembra una cosa tremenda.
                  Il prossimo passo, quale sarebbe, di accompagnare un figlio ad uccidere il genitore malato ?
                  Accompagnare uno stalker a picchiare qualcuno ?
                  No, sicuramente non volevi dire quello che hai detto.

                  Certo che da questa faccenda è uscito di tutto: speriamo sia un’occasione di conversione per tutti noi.

              • BEATRICE scrive:

                giovanna scusa dove ci saremmo conosciuti? e che foto avrei tolto e da dove?

                • giovanna scrive:

                  Beatrice, forse ho troppa memoria, ma ci siamo conosciute qui, naturalmente, e avevi una foto…bè, lasciamo stare, non è questo il punto.
                  Anche i baciotti li hai eliminati e hai fatto bene !

                  Spero che non ti sia offesa, perché ricordo pure che ti eri presentata allo stesso modo come una leggiadra donzella e poi , giù legnate !

            • Ugobagna scrive:

              Beh Sandro, parlando in generale, premettendo che noi tutti si sbaglia cento volte al giorno, penso che un’azione vada giudicata in sé, non tanto per i risultati che potrà dare in un lontano futuro, che non è in mano nostra, ma in quelle di Dio.
              Per cui le ragioni per un certo tipo di gesto, se ci sono, devono anche valere già nel presente, da un bene fatto già presente, non possono essere solo in vista di una strategia futura, di un tatticismo, quindi, benissimo che tu sia d’accordo col gesto di Giulio, ma ci piacerebbe che ci facessi sapere le ragioni per cui è condivisibile, che bene ha fatto già ora (del voto in consiglio parlo, non del rapporto con questa persona)…

              Grazie

          • Aldo scrive:

            Da commenti come questa si vede la tua intima grettezza.

            • giovanna scrive:

              E questo tuo commento , come lo vogliamo definire, Aldo ?
              Si nota forse una tua intima apertura o bisogna essere aperti solo nei confronti di chi usa queste persone ?
              L’hai capito o no che siamo davanti ad un attacco organizzato e non c’è nessuno cui importi di meno del disagio di questi studenti ( che poi mettono continuamente in mostra nella vita il loro disagio, volenti o nolenti ) di chi organizza strumenti di pressione gender come la faccenda del doppio libretto ?

              “Sono tuo amico, ma non chiedermi né di approvarti, né di compatirti, altrimenti invece di essere tuo amico sarei solo un connivente, per sentimentalismo o vocazione crocerossina. “Qualcuno per la prima volta si è interessato a me, nessuno l’aveva mai fatto”. Bello. Ma perché non sia l’attimo fuggente questo incontro non può evitare – almeno da parte nostra – di avere come contenuto una proposta e una compagnia: di giudizio e di verifica nella vita dell’ipotesi cristiana”

              • Alex scrive:

                Due risposte a Giovanna censurate.
                Complimenti! Ma chi sono gli ideologici???
                Auguri, davvero.
                Sandro

                • Pierre scrive:

                  Non capisco perché non ci capiamo. Abbracciare una persona non significa abbracciarne la causa ideologica. Ha ragione il direttore Amicone perché il punto è che non si fanno leggi ad hoc per dei capricci perché le leggi debbono valorizzare e tutelare la persona nella sua dimensione integrale. Come ha già detto qualcuno su un altro sito: “l’amico in difficoltà ha bisogno del nostro abbraccio, la legge ha bisogno del nostro voto. Buon senso ci sconsiglia di offrire il nostro abbraccio alla legge e il nostro voto all’amico in difficoltà.” E come ha scritto Borghesi su Sussidiario: “Non c’è testimonianza cristiana che non si prolunghi, idealmente, anche sul terreno storico-politico dal momento che la politica è la forma più alta della carità”. Se c’è discrepanza tra vita e ruolo nello spazio pubblico significa che ci stiamo arrendendo a quello che Giussani chiamava Laicismo. Una ideologia disposta a tollerare il cristianesimo solo quando sia relegato in sagrestia, in quello che Ratzinger chiamava il nostro “foro interiore”. Come diceva Giussani citando Milosz: “chi ama la res publica avrà la mano mozzata”.

  9. Agostino scrive:

    Buoni ad essere “chiusi” o “aperti” quando vi pare ! i muri si alzano eccome ! in questo caso ci si assume la responsabilità di una diversità e si vive di conseguenza…..non si può cambiare la natura per pochi ! Riprendendo una citazione “”quando è No è No comunque ovunque sempre Indistintamente”” ! in questo caso è NO punto e basta….ma se trovate giusto giustificare sempre tutto e scandalizzarvi per molto meno(e meno sbagliato rispetto ai precetti cristiani) fate pure ! ma siete fuori strada !

  10. angelo scrive:

    Io mi sento Napoleone.
    Voglio una carta di identità francese!

  11. paolo scrive:

    Non so se ci rendiamo conto di quanto ci stanno complicando e rendendo impossibile la vita questi balordi della nuova ideologia LGBT!
    Abbiamo un po’ di altri problemi nella nsotra vita, che metterci a preparare libretti doppi, cessi quadrupli, corsi scolastici sulla identità di genere, matrimoni fra persone dello stesso sesso, uteri in affitto, magistrati che ti arrestano per “omofobia”.
    Come al solito (come ai tempi delle BR) i figli di papà grassi , arroganti e viziati con la puzza sotto il naso, e non aventi un cazzo da fare, cercano ogni forma di scemenenza per passare il tempo.

  12. fec scrive:

    Caro Giulio, ti scrive un povero ed insignificante missionario siberiano. Mi piacerebbe molto, approfittando del “metodo dell’incontro” da te già vissuto e della “compagnia” proposta da Amicone alla fine della sua risposta, poter rileggere attentamente – assieme con te, Luigi, Julián, l’altr’student’ e quant’altr’ancor’ – l’ultimo paragrafo del primo capitolo del Senso religioso. E raccoglierne assieme “la sfida” lanciata a tutti noi. E sostenerci nel “perforare sempre le immagini indotte” e nello “scendere a prendere in mano le proprie esigenze e le evidenze originali” e, in particolare, “la propria esigenza di uomo o di donna”, “ravvisabile come diversa”, come “esigenza di amore”, esigenza “purtroppo miseramente facile ad essere alterata”. Giussani ha il coraggio di non nasconderci il fatto che ognuno di noi “non può evitare la fatica di andare controcorrente” nella misura in cui “cerca la maturazione di sé” “direttamente centrato sul cammino al destino”.

  13. Giannino Stoppani scrive:

    Il problema, cari signori, benché si faccia di tutto per nasconderlo, è la mancanza di fede.
    Se credessimo sul serio che in ballo per noi, i nostri familiari e i nostri amici c’è la vita eterna, non faremmo spallucce vedendo che qualcuno a cui teniamo rischia la perdizione.
    Inutile dire tre rosari il giorno in casa propria se si rinuncia a dare il buon esempio e alla correzione fraterna di chi si trova sulla strada sbagliata.

  14. james scrive:

    Quello che propone in sostanza Amicone è che Giulio dica a quella persona
    Tu sbagli oggettivamente , accettalo e io ti sto vicino.
    il resto è sentimentalismo o connivenza

    la superiorità percepita nei confronti degli altri da parte chi è di cl è come il peccato originale, ossia connaturale

    • Ugobagna scrive:

      Non mi sembra che sia questa la posizione di Amicone, uno può essere amico di un’altra persona anche se non ne condivide alcune idee e prese di posizione o comportamenti, mi sembra una considerazione normalissima…

      Peraltro essendo il dato sessuale ineliminabile, cromosomicamente parlando, ma non solo, e al più mascherabile, non si capisce che torto si fa alle persone a definirle per il sesso che hanno…

  15. Cisco scrive:

    Caro Giulio,
    Anche io ti ringrazio perché non avevo ben capito la faccenda, che ora mi è più chiara.
    Tuttavia se quello che racconti è vero – e non ho motivo di pensare il contrario – la domanda mi sorge spontanea: cosa pensi che abbia spinto questo studente a dire “qualcuno per la prima volta si è interessato a me, nessuno l’aveva mai fatto”? Mi sembra che sia proprio per quel “metodo dell’incontro” che ha portato alla tua amicizia con lui, non certo per l’approvazione del doppio libretto, a cui probabilmente la maggioranza “politically correct” era favorevole.
    Quindi continuate soprattuto a essere amici di questa persona, fino a farle capire che si può superare anche l’imbarazzo di un malinteso sul sesso (che peraltro temo sia all’ordine del giorno in tutti gli altri casi della vita al di fuori degli esami) pur di accettarsi così come si è: il sesso non si può cambiare, neanche chirurgicamente. E, soprattutto, non si può cambiare il mondo.

  16. Elisa scrive:

    “e che una comunità umana, una società, un’università, non è tenuta a far da balia e, quindi, ad assecondare la libertà desiderante di ciascuno”.

    Però giustamente io, che voglio fare una famiglia, desidererei che lo Stato mi sostenesse, mi desse le possibilità di farlo. Che se dovessi avere un figlio il mio lavoro mi sia mantenuto.
    Io sono d’accordo con voi su molto, ma le vostre argomentazioni in questa risposta fanno acqua da tutte le parti. In linea puramente argomentativa eh. Poi magari avete ragione. Magari.

  17. Elisabetta scrive:

    “Una comunità umana, una società, un’università, non è tenuta a far da balia e, quindi, ad assecondare la libertà desiderante di ciascuno”.

    Però a chi fa una famiglia, tipo a me che la vorrei, chiediamo (giustamente!) che lo stato ci supporti, al minimo eh, con aiuti e anche solo agevolazioni dal punto di vista lavorativo.
    Io sono d’accordo con voi su tantissimi contenuti.
    Ma le vostre argomentazioni fanno acqua da tutte le parti.
    Poi magari avete ragione eh. Magari.

    • Federico scrive:

      Elisabetta, e secondo te è da paragonare l’appoggio alla famiglia alla condiscendenza a qualsiasi desiderio salti in mente a chiunque ?
      Dai, un po’ di senso delle proporzioni, magari prova a rileggere l’articolo, prima di sparare a vanvera.

  18. Giava scrive:

    “Io penso invece che ciascuno si debba assumere la propria libertà fino in fondo e che una comunità umana, una società, un’università, non è tenuta a far da balia e, quindi, ad assecondare la libertà desiderante di ciascuno.”

    Scusate, ma questo è un fine pensiero personale del Direttore, o è una posizione condivisa all’interno del Movimento?

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