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Depenalizzare produzione e consumo di marijuana conviene? No. Come dimostra la Gran Bretagna

febbraio 9, 2014 Benedetta Frigerio

Gli inglesi possono coltivare nove piantine ma gli abusi sono in continua crescita e la polizia deve sequestrarne 656 al mese, mentre i minori ricoverati per eccesso di consumo sono cresciuti del 50% in tre anni

Il consumo e la produzione di cannabis sono parzialmente tollerati in Gran Bretagna dal 2004, quando è stato abolito l’arresto per chi coltiva la droga “leggera” in casa. Il numero massimo di piantine consentite è nove ma in pochi anni gli abusi sono aumentati a dismisura e Londra comincia a pentirsi di aver allentato le maglie della legge.

BOOM DI SEQUESTRI. A rivelarlo è un’indagine dell’emittente indipendente Itv, riportata da Avvenire, che mostra come la polizia sequestri in media 656 coltivazioni al mese. Un numero cresciuto progressivamente del 39 per cento in soli 5 anni. Nel 2008, infatti, la media mensile di confische si fermava a quota 252. Solo nell’agosto scorso, a Londra sono state sequestrate dalle forze dell’ordine 2.700 piantine di cannabis in 39 abitazioni, per un valore totale di circa tre milioni di euro.

IL MALE MINORE? Oggi chi coltiva un numero di piantine di cannabis superiore a quello consentito non incorre più in sanzioni penali ma in ammende pecuniarie o al massimo in un risarcimento con lavori socialmente utili. La norma era stata approvata con l’obiettivo di ridurre l’illegalità e con l’intento di concentrare le forze risparmiate dal contrasto al consumo di cannabis per combattere la violenza minorile. Peccato che le conseguenze della liberalizzazione ora le stiano pagando soprattutto i più giovani, visto che il numero di ricoveri di minorenni per abuso di marijuana è cresciuto del 50 per cento in 3 anni.

cannabis-independentIL MEA CULPA LIBERAL. A spaventare le autorità inglesi è soprattutto la crescente diffusione tra i giovani di un tipo di marijuana, chiamata Skunk, coltivabile in casa e dagli effetti particolarmente dannosi. Già nel 2012 la British Lung Fundation aveva lanciato un allarme tramite un rapporto, il più completo mai pubblicato sulla cannabis, composto da oltre 80 studi che certificavano la bassa percezione tra la popolazione inglese dei danni provocati dalla droga “leggera”.
Una sola canna al giorno, ad esempio, aumenta le probabilità di sviluppare il cancro ai polmoni quanto il fumo giornaliero di 20 sigarette. Per quanto riguarda i danni psicologici, già nel 2007 uno studio anticipato su Lancet rivelava che nel 2006 ben 22 mila persone si erano dovute sottoporre a terapie «per disintossicarsi»: il 50 per cento di questi era minorenne. In quell’occasione il quotidiano Independent chiese scusa pubblicamente per aver sponsorizzato la campagna a favore della legalizzazione della marijuana dieci anni prima.

PRAGMATISMO ANGLOSASSONE. Sempre in quegli anni Robin Murray, professore del London Institute Psychiatry, rivelò che ben 25 mila su 250 mila pazienti schizofrenici della Gran Bretagna non si sarebbero mai ammalati se non avessero fumato marijuana. Il fatto poi che in soli 10 anni le persone in cura per abuso di cannabis fossero passate da 1.600 a 22 mila aveva fatto dire, sempre all’Indipendent, che «se solo dieci anni fa avessimo saputo quel che avviene oggi non avremmo di certo promosso» la parziale legalizzazione. Nonostante questi dati, l’anno scorso l’Institute for social and economic research ha chiesto la totale legalizzazione e conseguente tassazione della marijuana per ricavare 250 milioni di euro e ridurre il deficit di bilancio anglosassone. Un finto affare.

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