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Dalle coppie ai poligoni di fatto

agosto 11, 2012 Rodolfo Casadei

Si danno un tono da rivoluzionari e per questo piacciono alla stampa che piace. Hanno ideologi, siti e lobby di riferimento. Sono i fan delle unioni a geometria variabile. E sfrutteranno le vittorie degli attivisti gay per reclamare i loro “diritti”.

Pubblichiamo l’articolo uscito sul numero 32-33/2012 di Tempi.

Magistrale la stoccata con cui il Servizio per la famiglia dell’arcidiocesi di Milano ha infilzato il Registro delle unioni civili che il sindaco Pisapia e la sua maggioranza stavano per regalare a Milano: la proposta di delibera, ha spiegato il responsabile Alfonso Colzani, parlava di unioni fra persone e non di coppie, quindi apriva la porta al riconoscimento delle famiglie poligamiche. Arcigay e presidente della Commissione affari istituzionali del Comune hanno balbettato che la critica era sbagliata perché c’è una legge nazionale che proibisce la poligamia. Ma chi avrebbe potuto impedire a un immigrato che ha contratto matrimoni poligamici nel suo paese di origine di registrare a Milano il suo presepe familiare come unione civile da «promuovere e tutelare» (così recita la delibera) allo stesso titolo delle altre unioni? Anzi, il registro milanese sarebbe stato esattamente l’escamotage che gli avrebbe permesso di aggirare la legge italiana che riconosce solo la sua prima moglie, e di ottenere tutele e provvidenze per tutto il gruppo. Il Consiglio comunale, nella seduta del 27 luglio scorso, ha dovuto infine riconoscere la fondatezza dei rilievi, e modificare il testo. Ma ad essere legittimata dall’amministrazione milanese non sarebbe stata solo la poligamia d’importazione. Per scoprirlo bastava collegarsi, il lunedì della settimana precendente il voto, al sito poliamore.tumblr.com. Il primo messaggio della giornata recitava: «È di nuovo lunedì. Sarà colpa degli anarco-insurrezionalisti. O delle unioni civili che incitano alla poligamia gay. Stiamo diventando in quanto poli il nuovo male assoluto?». Poco sotto, la notizia ripresa da Repubblica della posizione assunta dalla Chiesa milanese contro il registro di Pisapia, ma solo nella parte dell’articolo in cui viene denunciato il rischio poligamia. Non certo per caso. “Poli”, infatti, sta per poliamorosi, cioè adepti del poliamore. Cioè persone che vivono un’intimità sessuale durevole di gruppo. Quelli italiani hanno un sito internet ufficiale (Poliamore.org) e una pagina di Facebook (Poliamore Italia). Non vanno confusi con gli scambisti, né identificati con le più banali e datate “coppie aperte”. Le relazioni poliamorose sono strutturate e si prolungano nel tempo.

Cinque cuori e una capanna
Quando nel luglio 2009 Newsweek dedicò un lungo e celebrato articolo al fenomeno, descrisse una combinazione di cinque persone, tre uomini e due donne, che si era formata nell’arco di dodici anni: dopo due anni di convivenza, Terisa e Scott avevano lasciato entrare nella loro vita Larry, che da quel momento aveva condiviso con Scott le grazie di Terisa; la quale poi aveva deciso di trasformare il triangolo in un quadrilatero aggiungendo Matt, un uomo sposato; la cui moglie Vera non si era persa d’animo e aveva intrecciato una relazione con Larry (che nel frattempo aveva legalmente sposato Terisa); i momenti di noia del geometrico connubio erano vivacizzati da rapporti con partner occasionali intrattenuti da tutti e cinque i componenti del pentagono, sempre dichiarati apertamente e approvati dai rispettivi coniugi/amanti. Non tutte le relazioni poliamorose sono così aperte: alcune praticano la polifedeltà, cioè ammettono i rapporti sessuali solo all’interno del gruppo. E non tutte sono eterosessuali, anzi: le relazioni poliamorose sono molto diffuse nel mondo gay e dei bisessuali. Un articolo intitolato “Una relazione stabile a tre? Ecco come può funzionare” su onlinegay.it racconta: «Franco DiLuzio e Mark Lander si sono conosciuti mentre lavoravano al G-Lounge, un locale nel quartiere Chelsea di New York. Dopo cinque anni di relazione si sono sposati. Le cose, però, sono cambiate molto prima di quanto ci si potesse aspettare. Appena due mesi dopo le nozze, infatti, tramite un sito di incontri online Franco conosce Vinny Vega, un fotografo di moda 24enne, e quello che era cominciato come un diversivo si è trasformato presto in qualcosa di serio. Tra Vinny, Franco (45 anni) e Mark (41) adesso c’è quella che si definisce una relazione poliamorosa chiusa».

La più famosa triade a maggioranza bisessuale è quella formalizzata nel settembre 2005 in Olanda da Victor de Bruijn (46 anni all’epoca), Bianca (31) e Mirjam (35). I primi due erano sposati da due anni e mezzo quando conobbero in una chat Mirjam, a quel tempo coniugata. Otto settimane dopo quest’ultima lasciò il marito e andò a vivere con la coppia. Nel triangolo le due donne facevano sesso sia fra loro che con l’uomo. Ottenuto il divorzio, Mirjam organizzò coi due nuovi compagni una vera e propria cerimonia nuziale, con scambio di anelli e abiti bianchi. Victor dichiarò che la loro era la prima unione civile a tre della storia olandese. Non era vero, ma molta stampa abboccò e presentò come un matrimonio a tre quello che era in realtà un “samenlevingscontract”, cioè un contratto di coabitazione: la legge olandese restringe infatti le unioni civili riconosciute alle coppie, dello stesso o di opposto sesso. Tuttavia il caso del signor Victor e delle sue due “mogli” costituisce un precedente storico, perché per la prima volta i partecipanti a una relazione poliamorosa chiedevano che il loro rapporto fosse riconosciuto legalmente come unione civile o come matrimonio. Con loro cominciava la militanza per il riconoscimento dei “diritti civili” poliamorosi.

E la gauche dà man forte
Negli ultimi mesi i poliamorosi hanno reso esplicite le loro richieste in tutto il mondo. In Australia hanno tentato senza successo di fare inserire nelle proposte di legge di laburisti e Verdi per il riconoscimento dei matrimoni fra persone dello stesso sesso anche le relazioni poliamorose, ma la loro battaglia è comunque approdata sui principali giornali. In Francia da due anni ferve il dibattito su polyamour.info, il sito di riferimento dei poliamorosi d’oltralpe. C’è chi propone la creazione di PoliPacs (i Pacs sono unioni civili introdotte nella legislazione nel 1999), chi vuole il riconoscimento del matrimonio poligamico come parte della nuova legge sui matrimoni fra persone dello stesso sesso che il presidente Hollande vuole introdurre, e chi teorizza una “famiglia associativa scelta” a partire nientemeno che dalla legge sulle associazioni del 1901. C’è chi chiede che sia possibile riconoscere la genitorialità di un figlio a più di due persone, e chi propone come calcolare la pensione di reversibilità ai “coniugi” superstiti di una relazione poliamorosa sulla base del diverso numero di anni trascorsi insieme. In Canada i poliamorosi sono riusciti a farsi rappresentare legalmente in un giudizio di costituzionalità sulla legge che proibisce la poligamia. Il presidente della Corte ha sentenziato che le unioni poliamorose non ricadono sotto i rigori della legge, purché restino informali e non pretendano l’ufficialità. Ha commentato John Ince, l’avvocato che ha rappresentato i poliamorosi in giudizio: «Le leggi garantiscono privilegi a quanti sono legalmente sposati, e molti poliamorosi vorrebbero avere gli stessi diritti. Il problema è che la coabitazione poliamorosa è così nuova che non è stato ancora elaborato un modo per applicare i diritti di cui godono le coppie monogame alle coabitazioni multiple. Saranno elaborati caso per caso nel corso del tempo. Le coppie gay hanno vinto le loro battaglie in questo modo. In un arco di tempo pari a due decenni hanno intentato cause per custodie di figli, diritti pensionistici, questioni fiscali, eccetera. Solo dopo che sono stati stabiliti diritti e doveri in queste materie le coppie gay hanno infine ottenuto il privilegio di partecipare al matrimonio istituzionale monogamo».

I poliamorosi partecipano con proprie rappresentanze riconoscibili ai Gay Pride in tutto il mondo (nel giugno scorso gli italiani a quello di Roma) e normalmente sono ospitati in strutture riferibili al movimento Lgbt, ma nei paesi dove unioni o matrimoni fra persone dello stesso sesso non sono ancora riconosciute non sono molto ben visti dagli attivisti gay: si teme – non certo a torto – che le loro pretese diventino un’arma propagandistica nelle mani di chi respinge le nuove leggi “progressiste”. Stanno invece molto simpatici, almeno in Europa, all’estrema sinistra. Perché i loro esponenti più acculturati si dichiarano fieramente anticapitalisti e criticano la monogamia con toni da materialismo dialettico. È il caso di Françoise Simpère, autrice di Amare più uomini e di Guida agli amori plurali per un’ecologia amorosa. Un altro personaggio pubblico francese prima di lei, l’economista consigliere di Mitterrand Jacques Attali, cinque anni fa aveva preconizzato che il XXI secolo sarebbe stato quello «dell’amore multiplo». Ma la Simpère, autrice anche di romanzi erotici, va oltre: «Vorrei che i valori veicolati dai poliamorosi, cioè l’ascolto, lo scambio, la tolleranza, sostituissero quelli di questa società capitalista dura e possessiva», ha dichiarato in un’intervista. «Il pluriamore è libertario, anarchico e rivoluzionario. Ho incontrato qualche “poli” fra gli Indignati, e questa è la prova che siamo accomunati dalla contestazione al mondo attuale».

Il sentimento proletario
«La monogamia istituzionalizzata come la pratica la nostra civiltà da più di duemila anni è la chiave di volta del sistema imperialista nel quale viviamo, quello del capitalismo che è sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo», scrive un utente del sito Polyamour.info. «La monogamia istituzionalizzata rappresenta l’istituzionalizzazione di una società della proprietà privata a danno della vera solidarietà e della condivisione, a cominciare dall’aspetto proprietario dell’amore e dei sentimenti, con il quale si sancisce una restrizione in materia e in cambio si riceve il diritto di possesso sul proprio coniuge». E ancora vi meravigliate se il Registro delle unioni di Pisapia, ex di Democrazia Proletaria, ha tentato di lasciare la porta aperta a questi araldi del progresso?

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24 Commenti

  1. Robinson scrive:

    A cosa vuole mirare questo articolo, parlare di poligamia (che è una cosa) o delle coppie di fatto (che è un’altra cosa)? Se si decidesse di regolamentare le coppie di fatto (e non dovrebbe essere il comune ma il parlamento a dare un indirizzo unitario) basterebbe fissare dei paletti per evitare promiscuità, poligamie (vedi anche sollecitazioni che potrebbero venire da altre culture). Ma ho l’impressione che partendo da rischi di poligamia si voglia mirare ad altro come le coppie omosessuali.

  2. Rodolfo Casadei scrive:

    Devo ammettere che mi terrorizzano.

  3. Mappo scrive:

    Fra qualche decennio i poligoni di fatto saranno, purtroppo realtà. Come al solito prevale l’idea del “a me cosa me ne importa, io non lo farei mai, ma se a qualcuno serve, tanto a me non mi danneggia….” così sono passati l’aborto e il divorzio. Io non abortirei mai, ma non posso impedirlo a chi lo vuol fare, io non divorzierei mai, ma non posso impedirlo a chi lo vuol fare e così via. L’eutanasia, il riconoscimento delle coppie di fatto (anche omosessuali) sono sulla stessa strada. Archiviato questo si procederà alla campagna per le adozioni agli omosessuali e poi finalmente si arriverà ai poligoni di fatto.
    Un piccolo ricordo della mia infanzia: all’epoca del dibattito sul referendum sul divorzio guardai per caso una tribuna politica dove Enrico Berlinguer segretario del PCI si confrontava con un esponente del comitato contro il divorzio. Quest’ultimo accusò Berlinguer che dopo il divorzio la sinistra si sarebbe fatta promotrice di una legge per la liberalizzazione dell’aborto al che Berlinguer divento paonazzo (anche se la tv era in bianco e nero lo si vide diventare tutto rosso). Rovesciò sull’avversario un sacco di contumelie dicendo che mai i lavoratori e tutti gli elettori del PCI avrebbero permesso una legge a favore dell’aborto che restava un omicidio e che non si permettesse mai più di dire simili indecenze. Se tanto mi da tanto mi chiedo quanto ci vorrà perché la sinistra in nome di questa bufala dei diritti civili proponga una legge che permetta il matrimonio fra esseri umani ed animali o qualsiasi altra idiozia venga partorita dalla società civile e va da sé progressista e sinceramente democratica.

  4. davidestella scrive:

    La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni e Mappo centra la questione. Con l’esempio della falsa rassicurazione di Berlinguer Mappo stana l’obiettivo delle ‘battaglie per i diritti civili': distruggere la famiglia come cellula naturale della comunità dietro false buone intenzioni.
    Il divorzio ha aperto la breccia raccontando maltrattamenti, l’aborto (frullare un bambino vivo) ha proseguito con la violenza sulle donne, l’eutanasia con la dignita della vita, l’eugenetica (ampiamente applicata con tecniche di terrorismo psicologico da molti ginecologi) consiglia di fare esami prenatali i cui esiti servono solo ad argomentare l’eliminazione di bambini forse non perfetti.
    Ora il poliamore apre al riconoscimento delle ammucchiate, discriminando i troppi zoofili che amano sopra ogni cosa il proprio animale: perché non si può sposare un gatto o un uomo e un boa femmina? E i canarini che male hanno fatto? Perché negare al boa la patria potestà?
    Vista la deriva di Green Hill – quanto ambiguo amore nei baci ai beagle! – non può che essere questa la strada dei confusi amici di Sodoma e Gomorra. Solo che sappiamo che fine hanno fatto.

    • karlocl scrive:

      è sicuro signor Stella che che la pagina biblica di sosoma e gomorra si riferisca lla seuslaità e all’omosessualità? provi a guardare in giro qualche libro di esegesi “cattolica” e si accorgerà che il peccato biblico in qurella pagina…è quelllo della mancata accoglienza e che non son presenti riferimenti al sesso

  5. ACHILLE LISSONI scrive:

    Dopo aver letto quanto sopra mi pongo una domanda esistenziale.

    Ma come cavolo fate a votare per Berlusconi che quanto ad esempio di famiglia, di fedeltà, di serietà civile ed etica, è un trattato di pornograia applicata ?

    Eppure, votando Formigoni (altro bell’esempio di povertà e castità), votate anche per Berlusconi.

    Come dire: pecunia non olet !!!

    Povero Don Giussani !!!

    Se avesse previsto il mostro che avrebbe creato si sarebbe legato una pietra al collo e gettato nel Lambro.

    • Poppi Pippo scrive:

      Achille ma i buoni propositi valgono solo per la campagna elettorale, per le elezioni vige quello che diceva Macchialelli: “ogni mezzo è lecito per raggiungere il fine”.

      Per quanto riguarda Gussani sapeva benissimo cosa stava mettendo in piedi, tante che fu proprio lui a far sorgere la CdO, il cuore economico e intrallazzatore di CL.

      • Mappo scrive:

        E ora che anche l’oracolo Pippo Pippa (nomen omen) ha defecato, pardon parlato, possiamo andare a pranzo più sereni.

        • Poppi Pippo scrive:

          Mappo non ti smentisci mai, i tuoi commenti evidenziano meglio di ogni parola il tuo livello come persona, ops pardom volevo dire bimbominkia…

          • gmtubini scrive:

            E comunque, caro Pippo (o Poppi) Niccolò Machiavelli (e non “Macchialelli”) non s’è mai sognato di scrivere quella frase che tu vuoi far passare per una sua citazione, mettendola addirittura tra virgolette.
            Sarà meglio che tu di applichi con più dedizione allo studio invece che a scrivere solenni bischerate.

            • Poppi Pippo scrive:

              “Coloro che vincono, in qualunque modo vincono, mai non ne riportono vergogna.”

              indovina questa chi la detta ??

              • gmtubini scrive:

                Vedo che stai seguendo il mio consiglio di studiare di più, bravo, continua così.
                Già che ci sei, vedi di colmare anche le tue lacune grammaticali.

    • gmtubini scrive:

      Tanto per cominciare, caro Achille, è più che evidente che tu non abbia neanche la minima idea di cosa sia una “domanda esistenziale”, inoltre come ci ricorda ragliandone a sproposito il tuo compare qua sotto, l’Italia è il Paese di Machiavelli e non quello di Calvino, dunque ciò che conta nella politica non è la moralità nella vita personale dei politici, ma gli intendimenti che essi perseguono. In due parole, caro Achille, se ti venisse un cancro, tu ti cureresti dal medico puttaniere ma capace o quello “integerrimo” ma schiappa?

      • Poppi Pippo scrive:

        guarda che anche se la metti così non è che ne uscite messi meglio perchè pure gli intendimenti a voi mancano… a parta rubare e salvare il popo del berlusca…

  6. Carlo Molinaro scrive:

    Rispetto tutte le idee, ma certo che mi sembrate assurdi voi del mono-amore. Forse un giorno capirò come sia possibile conciliare l’amare qualcuno con il mutilare la sua vita, il volergli bene con il chiudergli l’orizzonte, il donare con il togliere, l’essere affascinato con il coprire, cancellare, privatizzare, l’essere sedotto con il porre condizioni e restrizioni. E come sia possibile lasciare qualcuno che si ama (che si dice di amare) per fattori esterni all’amore stesso, tipo che lui/lei vuole o non vuole figli, lui/lei vuole o non vuole coabitare, lui/lei ha o non ha altri amori… Se ami uno che non vuole figli e tu sì, amalo e fai figli con altri; se ami qualcuno che non vuole coabitare, amalo e coabita con altri. Ma già, dimenticavo, nell’amore esclusivo questo non è possibile. È un amore senza fluidità, è un chiudere porte. A nessuna donna mai ho chiesto di stare “solo” con me: mi pare talmente impossibile limitare una persona (anche in tutti gli altri campi della vita). Ma, insomma, ognuno è come è.

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