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Così vive uno schiavo in Pakistan nel 2014. Storia del cristiano Hanif, divenuto proprietà di un musulmano per 390 euro

dicembre 10, 2014 Leone Grotti

Ha passato 16 dei suoi 28 anni in una fabbrica di mattoni. «Se cerchi di scappare ti picchiano, ti vendono a qualche altro padrone o ti bruciano vivo nei forni»

Hanif Masih è un cristiano pakistano di 28 anni, 16 dei quali passati in schiavitù in una fabbrica di mattoni. Secondo il Global Slavery Index ci sono ancora 35,8 milioni di schiavi nel mondo. Hanif è uno di loro e la sua libertà è stata comprata un anno fa da una Ong cristiana per 50 mila rupie, pari a 390 euro. Uomo libero da un anno, Hanif, padre di due figli, ha raccontato la sua storia a Der Spiegel.

IL PADRONE MUSULMANO. Nadeem Arun Khan è il potente musulmano che possedeva Hanif e la sua famiglia, così come possiede la fabbrica di mattoni dove i cristiani dovevano lavorare nel villaggio di Kasur, 50 chilometri a sud di Lahore, capitale del Punjab. Per Khan parlare di schiavitù è improprio: «Non è così. Loro hanno contratto un debito con me e lavorano per estinguerlo. Tutti qui possono ripagare i loro debiti in pochi mesi. Basta che non siano troppo pigri». La realtà è ben diversa dalla teoria appena annunciata.

DEBITI ETERNI. In Pakistan ci sono due milioni di persone che lavorano in condizioni di schiavitù legalizzata, come un tempo Hanif. Il procedimento è sempre lo stesso: una famiglia contrae un debito con un ricco possidente o imprenditore, questo fa lavorare i debitori nella sua fabbrica o nel suo campo fino a quando il debito non è estinto. Ma la paga è così bassa che il debito non si estingue mai e capita spesso che passi di generazione in generazione. Come nel caso di Hanif.

PER 222 EURO. Tutto è cominciato quando il cristiano era ancora un ragazzino e aveva appena 12 anni. I suoi genitori chiesero in prestito al proprietario della fabbrica di mattoni 35 mila rupie, circa 222 euro, per costruirsi una casa e comprare un piccolo appezzamento di terra da coltivare. «Ai miei genitori fu chiesto in cambio dal proprietario di lavorare nella fabbrica di mattoni. Accettarono, cos’altro potevano fare? Pensavano che avrebbero ripagato il debito in uno o due anni», racconta Hanif.

DALLE TRE DI MATTINA. Così Hanif, insieme ai genitori e ai quattro fratelli, è stato alloggiato in una stanza minuscola che potevano lasciare solo con il permesso del padrone. Lavoravano sei giorni alla settimana, con due mesi di vacanza durante la stagione delle piogge, quando è impossibile cuocere i mattoni. I giorni in cui non lavoravano non venivano pagati. La giornata cominciava alle tre di mattina: le donne e i bambini impastavano argilla, terra, sale e acqua che versavano poi negli stampi per i mattoni. Dopo 24 ore, gli uomini li portavano al forno per cuocerli. Dopo un giorno erano pronti e venivano trasportati nel magazzino.

«PANE E LENTICCHIE». Gli schiavi vengono pagati a mattone: «Se lavorano anche i bambini, una persona può guadagnare in media tremila rupie a settimana (20 euro) – spiega il cristiano liberato – ma dipende da quanti mattoni produci. Mille rupie sono destinate ogni mese all’estinzione del debito, circa ottomila restano alla famiglia. Questo basta per avere pane e lenticchie per la famiglia». Verdura se ne vedeva poca, la carne due volte al mese, per le feste. A questo ritmo i genitori di Hanif avrebbero dovuto ripagare il debito in tre anni. Ma questo non è successo.

NUOVI DEBITI. «Se qualcuno si ammala e ha bisogno del dottore, ci si indebita ancora», continua Hanif. «Se sei malato, poi, non lavori e non vieni pagato». Il padrone della fabbrica, inoltre, segnava interessi maggiori di quelli dovuti. Per tutti questi motivi il debito, invece che diminuire, continuava a crescere. Hanif non è mai andato a scuola e quando a 22 anni ha conosciuto una ragazza, Rebekka, e si è sposato, ha dovuto chiedere un ulteriore prestito di 20 mila rupie (186 euro). Quando è nato il primo figlio, Rebekka ha avuto complicazioni e ha dovuto partorire in ospedale con un parto cesareo. Tutto è andato bene ma Hanif ha dovuto indebitarsi per altre 30 mila rupie (242 euro).

«BRUCIATI VIVI». Shehzad e Shama Bibi, la coppia cristiana bruciata viva nel forno di una fabbrica di mattoni per false accuse di blasfemia, erano due schiavi proprio come Hanif. Come loro, anche lui non ha mai pensato di scappare: «Dovevo ripagare i miei debiti! E poi non sarebbe servito a niente. Hanno i loro uomini: ci avrebbero trovati, riportati indietro e picchiati. Gli stupri sono all’ordine del giorno. Come punizione puoi essere venduto a un altro proprietario, magari in una regione lontana, e morire senza aver mai più rivisto casa tua. Alcuni, infine, vengono anche bruciati vivi nei forni, così da non lasciare tracce». Rivolgersi alla legge è del tutto inutile: i proprietari delle fabbriche sono ricchi e contro di loro la giustizia pakistana non può niente.

IL LIBERATORE. Hanif Masih oggi è libero grazie a Shahzad Kamran, fondatore della Ong Vast Vision, che si occupa di liberare quanta più gente possibile dalla schiavitù. Ovviamente non può comprare la libertà di tutti e deve fare delle scelte: «Aiutiamo solo chi ha buone prospettive di sopravvivere da solo. Prediligiamo le famiglie e solo quelle che vogliono mandare i figli a scuola e hanno un posto dove vivere. Altrimenti farebbero subito altri debiti e si ricomincerebbe da capo. La scelta ovviamente non è facile ma noi non possiamo liberare tutti».

«CI BASTA POCO». A un anno dalla liberazione, Hanif abita in una stanza di nove metri quadrati costruita di fianco alla casa dei genitori. Si guadagna da vivere vendendo the e yoghurt nel suo villaggio di Fatepur e raccogliendo patate. Non ha quasi niente ma non si lamenta: «La libertà di fare ciò che si vuole è inestimabile. Noi non abbiamo bisogno di molto per essere felici. Spero solo che nessuno in famiglia si ammali, perché non abbiamo soldi per il dottore e non possiamo indebitarci ancora».

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27 Commenti

  1. wFocault scrive:

    Sì. La schiavitù è un crimine orrendo. In Pakistan la praticano i soliti mafiosi prepotenti e rozzi, certi di farla franca visto che lo Stato è mantenuto instabile e ostaggio dei fondamentalisti a causa della protezione degli occidentali che si premurano di fare a pezzi i partecipanti a matrimoni e funerali con i droni .

    Ma esiste un altro paese, quello che maggiormente “protegge” il Pakistan, che è più evoluto visto che ha una lunga storia di sfruttamento legale ed industriale della schiavitù.

    Dal sito disinformazione-it

    Le prigioni USA fabbriche di schiavi

    27 Novembre 2008

    Per gentile concessione di RICK STANLEY

    La storia ci insegna che la schiavitù è stata abolita negli Stati Uniti dopo la Guerra Civile. La storia ci ha insegnato qualcosa di sbagliato. La schiavitù non è mai stata abolita negli Stati Uniti. Andiamo avanti, leggiamo la Costituzione. Il tredicesimo emendamento recita cosí: “Né la schiavitù né il servizio non volontario – eccetto che come punizione per un crimine per cui la parte sarà stata riconosciuta colpevole nelle forme dovute – potranno esistere negli Stati Uniti”.
    Ciò significa che se sei stato condannato per un crimine, ti è legalmente permesso di essere uno schiavo.
    Il complesso industriale carcerario è un grosso affare in questo paese, e il governo e le società di capitali americane stanno raccogliendone i frutti. Non solo le società private stanno gestendo le prigioni, ma stanno anche utilizzando i prigionieri come manovali senza pagare loro uno stipendio, una pratica conosciuta come schiavitù.
    Il maggiore gestore privato di carceri si chiama Correction Corporations of America; gestisce oltre 30 prigioni in tutto il paese (un numero che presto si raddoppierà quando ogni prigione di stato del Tennessee diventerà privata).

    Le obbligazioni carcerarie costituiscono un proficuo introito per gli investitori capitalisti. Le seguenti sono solo alcune delle società che usano il lavoro degli schiavi: IBM, Motorola, Compaq, Texas Instruments, Honeywell, Microsoft, Boeing, Revlon, Chevron, TWA, Victoria’s Secret, Eddie Bauer, K-mart, J.C. Penny, e McDonald’s. I prodotti acquistati dal governo americano vengono comprati dalla UNICOR, che è il nome commerciale delle Federal Prisons Industries. Sí, i prigionieri costruiscono addirittura i banchi per i membri del Congresso.
    UNICOR si vanta sfoggiando sul suo sito web di essere “il primo fornitore del governo.” Questo non significa propriamente rendere sicure le strade; significa soldi e disponibilità infinita di lavoro a buon mercato.
    Le agenzie correttive dello stato stanno facendo pubblicità dei loro prigionieri alle società di capitali: “I tuoi dipendenti cambiano in continuazione? Ti preoccupano i contributi per gli impiegati? Non sei soddisfatto dei tuoi fornitori stranieri o offshore? Sei vittima della concorrenza oltremare? Hai problemi a motivare la tua forza lavoro? Stai pensando di espandere il tuo spazio? Allora la Washington State Department of Corrections Private Sector Partnerships fa al caso tuo.” Quando Reagan diventò presidente, c’erano 400.000 prigionieri negli Stati Uniti. Oggi il numero supera i 2 milioni. Prima di cominciare a pensare a queste persone “violente”, ecco alcuni fatti: nelle prigioni federali solo il 2,4 percento dei prigionieri è in carcere per crimini violenti.

    La California ci ha messo 150 anni per costruire 10 prigioni di stato. Ma lo stato ha costruito 21 prigioni solo negli ultimi 10 anni (nello stesso lasso di tempo é stata costruita solamente un’ università statale) e questa tendenza non si sta fermando.
    Con l’ entrata in vigore della three strikes law*, lo stato ha stimato che dovrà costruire altre 20 carceri nei prossimi 10 anni. Dov’è il razzismo? In California il settanta per cento di coloro che sono stati condannati in base alla three strikes law sono persone di colore. E a livello nazionale il 39 percento degli uomini afroamericani fra i 20 e i 30 anni è in carcere, in libertà vigilata o condizionata. I bianchi costituiscono l’ 82 percento della popolazione del paese, eppure il 72 percento delle persone in carcere è di colore. Quello che dobbiamo fare è svegliarci e renderci conto che non ci sono 2 milioni di persone in prigione per “rendere il paese sicuro”. Sono lí per prestare un servizio – il loro lavoro. Chiamiamoli col loro nome: schiavi.

    * la “three strikes law”, cioè la legge “tre volte e sei eliminato” – termine preso in prestito dal baseball – prevede pene fino all’ergastolo, senza possibilità di libertà condizionata, per chi si macchia di almeno tre reati, anche minori (ndt)

    • Raider scrive:

      Ogni volta che si parla di Islam, il pronto soccorso islamista interviene per attaccare qualche altro: se non è paranoia questa!
      L’articolo dimostra non il semplice sfruttamento della manodopera, infantile e non, in un Paese o in un altro: e l’Islam non è, certo, secondo a nessuno: anzi! Quello di cui ci si informa è che la schiavitù in certi Paesi – silamici – ha, spesso, origine in una discriminazione religiosa che, come in questo caso, vede i cristiani in balia dei musulmani, di infedeli nelle mani dei “veri credenti.” Non il solo caso di abusi e violazioni di cui gli Stati islamici di ogni orientamento si rendono complici sulla base del fatto che accettano la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo dell’O.N.U. limitamente alle parti non in contrastro ciol Corano Questo genere di discriminazione, da quelle parti, non è una grande novità, ma il residuo di una vicenda storica secolare di predominio: espressione di una legge, non della violazione della legge, di cui il Corano offriva ottime ragioni o che non ne offriva nessuna a chi avesse voluto impedire questa forma di schiavitù su base religiosa.
      Viceversa, l’O.N.U. ha accertato che la schiavitù, in termini tali da rinverdire i fasti del passato, sopravvive pressoché esclusivamente nei Paesi islamici: che siano Paesi alleati e amici di questo o quello, nulla cale alle persone che ne sono soggette, quasi tutti cristiani, filippini o della Penisola indiana o del Corno d’Africa, che vivono nei Paesi del Golfo. Che, detto en passant, non sono per nulla, proprio per nulla nelle simpatie di chi, se ritiene strampalate le paranoie come mezzo di spiegazione di tutto e del contrario di tutto, d’altro canto, non per questo invita a guerreggiarci contro, ritenendo ogni incitamento a muovere guerra a chi sanno loro un segno distintivo del Cristaianesimo e non del jihadismo islamista verso cui i mistificatori copincollisti provano farterno affetto.
      La confusione la fa – laddove non può seminare zizzania e spargere mistificazioni di ogni sorta -, quindi e volutissimamente, chi spaccia ciò che è illegale in ogni Paese civile con ciò che è consentito o tollerato sulla base di tradizioni della cui profondità, robustezza e splendore passato questi episodi testimoniano. E invece di discutere di questo, parla di altro. Che, ci mancherebbe, costituisce materia di discussione e di dissenso. Proprio quello che i mistificatori per conto dell’Islam non ammettono: e non potendo ancora impedire e criminalizzare il dissenso su tesi campate in aria, alte quanto una casa a un Piano -. ma molto, molto alto, però – tentano di tacitarlo sviando il discorso verso altri lidi.

    • Andrea UDT scrive:

      wFocault, assomigli tanto a Leo_1,2,3,4…101 (si, si come Shiva): ti abbeveri da internet e mischi tutto per poter dire “tutti uguali” o “si, ma c’è di peggio”.

      Così ti sfugge un fatto elementare: in Pakistan c’è un SISTEMATICO sfruttamento dei minori con una autorevole giustificazione morale derivante dall’Islam che, quando si tratta di cristiani, non si cura ne di quelli che finiscono in un forno per la loro religione nè che un ragazzino di 12 anni finisca schiavo.

      Ripeto, un ragazzino di 12 anni.

      Non un criminale adulto che per i suoi crimini ripaga un “debito” lavorando. Che, per inciso, è anche meglio di marcire nell’ozio in una cella 3×2 con altri 5 disgraziati.

      Quindi lasci stare il “proteggono”: il Pakistan è una potenza nucleare e si “protegge” da sola.

      E lasci stare la solita vulgata dell’occidentale spietato: i pakistan ci mettono del loro con molto religioso zelo fondamentalista.

      Quanto ai droni: la differenza è che quei paesi sono fucine di terroristi e quando i “cattivi occidentali” intervengono cercano in tutti i modi di limitare perdite fra i civili.

      I terroristi invece, da “non occidentali”, tali perdite fra innocenti e poveri cristi cercano invece sistematicamente di massimizzarle.

      NON è tutto uguale, NON è tutto sullo stesso piano.

      Saluti, Andrea.

      • W-Focauld scrive:

        “Gli occidentali intervengono cercano in tutti i modi di limitare perdite fra i civili”

        Questo è vero : Delle tre torri buttate giù nell’auto-attentato false-flag dell’11 settembre 2001 solo due erano piene di persone.

        P.S. : riguardo al cambio di Nickname mi succedeva (e probabilmente anche ad altri fra cui penso Leo) che mi segnava sempre che l’invio di messaggi era troppo frequente, anche se li inviavo dopo 3 giorni. Probabilmente per un difetto tecnico del sito. Per quanto mi riguarda non ho problemi a segnarmi sempre con il mio Focauld e ad inviare i miei messaggi anche una volta al mese. Però mi deve essere detto esplicitamente o quanto meno capire quanti messaggi è possibile spedire ogni quanto. Nessun problema ad adeguarmi alle regole che però vorrei sapere quali sono. Fino a quel momento sono costretto ad apporre lievi modifiche al Nickname (che comunque come mi pare faccia anche Leo lasciano capire chi li spedisce) o me li blocca.
        Questa precisazione la faccio visto l’alto numero di complottisti fra i commentatori : -))

        • Raider scrive:

          Tanto per rassicurare chi non sa neppure contare e vorrebbe raccontarla agli altri male come a se stesso, i complottisti accertati e vidimati sono tre, in prima, seconda e terza battuta, ma sempre allo stesso livello di demenza. Quando, nel raccontarsela vaneggiando, viene fuori che non sanno andare oltre le paranoie e il citazionismo copincollista, ecco che devono proiettare sugli altri l’immagine spicciata di se stessi: come quando attribuiscono il riferimento a siti e persone cui si abbeverano a chi non sa chi siano né gli né le altre.
          Poi, proposito di false flag, i falsi nickname cui si è costretti dovrebbero indurre ogni persona meno prevenuta e più virtuosa, in fatto di pace da esortare al jihad cristiano contro la “triade diabolica” (dato che i tre porcellini si esprimeno come i jihadisti e fondamentalisti islamici da cui traggono ispirazione), a abbandonare disgustate Tempi.it”, visto che lo disprezzano al punto da accusarne di complottismo anche i giornalisti. Ogni persona normale, capendo che non è aria, prenderebbe il largo verso rive più degne e sponde amiche e terre di libertà come l’Iran o il il Pakistan: In cui i mistifcatori in trio potrebbero sperimentare di persona la tolleranza islamica a proposito delle leggi sulla blasfemia: e invece di sciacalleggiare come fanno qui, spiegare a quella brava e pacifica gente cosa e come giudicano Maometto: e posto, come molte cose lasciano pensare, lo giudichino come un vero profeta e anzi, il sigillo dei prifeti, potrebbero metterci una buona parola e fare abolire la legge sulla blasfemia in vigore in quelle terre fortunate: e provare a difendere il diritto di chiunque altro e ovunque a ritenere quel sedicente profeta il modello degno di mistificatori tali e quali sono i numeri uno, due e tre del complottismo di stanza qui.

      • sLeo scrive:

        @Andrea UDT :

        L’uso fondamentalistico di QUALSIASI credo etnico o religioso o politico porta SEMPRE alla disumanizzazione di ciò che è diverso da te, fosse anche un bambino. Questo è il fatto elementare che le sfugge. Per farle un esempio di atteggiamento fondamentalista le riporto pezzi di un commento apparso precedentemente :
        “i complottisti accertati e vidimati sono TRE”
        “i TRE porcellini si esprimeno come i jihadisti”
        “i mistificatori in TRIO”
        “sono i numeri UNO, DUE E TRE del complottismo di stanza qui”
        Mi riporta indietro di 40 anni quando sperimentavo sulla mia pelle l’intolleranza degli anni di piombo venendo marcato a dito ed inserito nella locale lista di proscrizione (nel mio caso dei “fascisti”, ma da tempo ho capito che sarebbe successo lo stesso se il potere avesse deciso che era meglio che a prevalere fossero i “camerati” anziché i “compagni” e sarei stato inserito nella lista di proscrizione dei “comunisti”) perché “osavo” infrangere il tabù del pensiero unico vigente nelle assemblee del mio posto di lavoro.
        Noti come il commentatore ha “contato” ed “identificato” chi gli si para davanti spersonalizzandolo e riducendolo a numero. Il numero TRE è compulsivamente ripetuto.
        Come vede un atteggiamento fondamentalista è possibile dovunque. Anche su Tempi, in Italia, tra persone civili, devote ed educate.
        E se questo fondamentalismo va, o meglio, è messo al potere (generalmente è troppo stupido, grazie a Dio, per riuscire ad andarci da solo) può in alcuni casi essere rozzo, in altri casi raffinato, al punto da convincere i suoi sudditi che se una persona è schiavizzata in galera per il resto della sua vita avendo rubato tre volte consecutive una pizza perché era senza lavoro, aveva fame ed era pure un negro, è per la sua purificazione e che non è spietatezza, ma umanitarismo, e che se riduce a brandelli i bambini ad una festa di matrimonio è un risparmio di vite umane (anche perché se crescono, come diceva una politicante israeliana, poi diventano terroristi), e che se un Mc Cain qualsiasi appoggia gli stessi terrorsti che poi combatte è perché non è tutto uguale e non è tutto sullo stesso piano : dipende infatti se gli conviene o no.

        • Giannino Stoppani scrive:

          “L’uso fondamentalistico di QUALSIASI credo etnico o religioso o politico porta SEMPRE alla disumanizzazione di ciò che è diverso da te, fosse anche un bambino. Questo è il fatto elementare che le sfugge”
          “Quasiasi” una beneamata S E G A.
          Non mi pare che San Francesco (che cercava il martirio nel convertire i maomettani) e Santa Teresa di Calcutta, i quali sono senza tema di smentita due fondamentalisti cristiani DOC, avessero tanto in schifo i “diversi” da loro.
          A te non sfugge un fatto elementare, a te sono sfuggite proprio le elementari.
          Vivere il Vangelo in modo fondamentalista significa anche amare e pregare per chi ti vuole sgozzare.
          Vivere il Corano in modo fondamentalista, invece, che significa?
          A proposito, scusa tanto la mia ignoranza abissale, hai forse qualche esempio musulmano che si sia speso per il prossimo e i propri nemici come quei due che ti ho rammentato?

          • E1 Leo scrive:

            @Giannino Stoppani :

            SI VERGOGNI !!!!

            Dare del fondamentalista a due santi della statura di San Francesco e Santa Teresa di Calcutta è una cosa ignobile !!!!!

            • Giannino Stoppani scrive:

              Una cosa ignobile è ignorare la lingua italiana fino al punto a cui arrivi tu.
              Ti chiamerei asino se io non avessi tanta stima per quel nobile quadrupede.
              Studia.

              • HLeo scrive:

                Chiamare due santi della Chiesa Cattolica fondamentalisti, se non lo sa, vuol dire equipararli a quei battisti che interpretando i Sacri Testi alla lettera (sempre che li avessero tradotti bene, da bravi protestanti) non accettavano che la ricerca scientifica ne mettesse in crisi la loro personalissima interpretazione.

                Perchè la loro “fede” in realtà era non fede in Cristo (che non ha paura della ricerca scientifica, quella vera naturalmente), ma fede nella loro idea di Cristo, e quindi se la realtà è diversa dalla mia idea, tanto peggio per la realtà.

                Si studi lei il radicale soggettivismo teologico protestante di fine ottocento/ inizi novecento, sempre che non preferisca continuare a ragliare.

                • Giannino Stoppani scrive:

                  Peccato che col passare dei secoli il termine “fondamentalista” abbia acquisito il significato più ampio che conosciamo oggi e che si può trovare ben spiegato in un qualunque vocabolario della lingua italiana.
                  Ci sarebbe anche abbastanza materia per biasimare il fatto increscioso che un pidocchioso pedante paranoico complottista (sino al segno di giustificare il macello di vite umane) non voglia afferrare apposta il senso iperbolico dei discorsi altrui solo per dare ridicolo sfoggio di cul-tura wikipedica, dimenticandosi che anche i suoi interlocutori hanno facile accesso al web, però vedo che ti stai impegnando a studiare ed è preferibile soprassedere: bravo, continua così.

                • ochalan scrive:

                  Sulla critica delle dottrine protestanti un cattolico non può che concordare. Ma i protestanti sono degli scismatici, non la causa di tutti i mali contemporanei. A proposito, non ti ricordano un pochino i musulmani?

                • Raider scrive:

                  In perfetta ortodossia paranoica, il mistificatore sale in pulpito per spiegare ai santi in Chi e in cosa quegli sprovveduti credevano: a un fondamentalista catto-musulmano come questo complottista, affermare che i santi erano degli illusi che credevano in qualcosa che era un loro poriezione psichica tanto che e fintanto che lui non glielo ha spiegato, sembra molto, ma molto meno grave che dire che i santi, a filo di quella logica di cui il mistificatore fa un uso così illuminante, sarebbero fondamentalisti come gli imam che nei giardini vaticani invocano il loro dio a concedere ai musulmani di debellare i politeisti come il papa e San Francesco.
                  Ora, i santi in paradiso possono stare tranquilli che qua c’è un complottista che glielo ha spiegato, finalmente, dlove sbagliavano. Al delirante mistificatore che
                  mescola, al solito, tante cose per non spiegarne nessuna (Protestantesimo di fine Ottocento, scientismo positivista e soggettivismo come quello che distingue a occhi chiusi tra fede e realtà: tutto, pur di non entrare nel merito del discorso che lui stesso ha iniziato), basta non capire
                  quello che postano gli altri;
                  non gli basta non sapere quello che ha in testa lui se non se lo fa dire da qualche altro da citare in modo selettivo e avulso da ogni contesto storico o politico;
                  e così, a conclusione di tutta la fanfaronata, vuole anche dire quello che i santi credevano o non credevano.
                  Il fondamentalismo paranoide fiunziona precisamente così.

        • Raider scrive:

          Ora, dopo avermi dato del sionista – e non è così: io difendo il diritto dello Stato di Israele a esistere come di qualunque altro Stato, senza, perciò, essere tenuto a difendere apriori la politica interna o estera di Israele;
          dopo avere fatto di me un sostenitore della “triade diabolica” – ciò che non è vero: considero i sauditi non solo i finanziatori (non sono certo gli unici regimi islamici islamici a farlo) delle moschee che spuntano ovunque nell’Ue, aprendo la strada a un’immigrazione che sta mutando le nostre società in modo irreversibile sotto il profilo politico, culturale e demografico, come è chiaro a tutti e come dimostrano proiezioni che resistono a ogni tardiva smentita cardinalizia e complottarda; immigrazione che è stata megoziata dagli arabi con le élite europeiste, come dimostrato da BatYe’or, cui si rinfaccia l’origine ebraica chiamandola col nome di nascita e senza mai discuterne le tesi e gli studi, suffragati da atti e documenti, non da citazioni e paranoie;
          dopo aver fatto di me un assertore del politicamente corretto – basta leggere quello che scrivo sul gender e sul multiculturalismo, per verificare quanto questa calunnia sia meno grave per chi la subisce, ma più che probante della malafede e della mistificazione che chi bela Slealmente anche in questo caso sia abituato a mistificare in tutto il resto;
          e non ritorno sulle offese sul piano personale rivoltemi dai tre complottisti anonimi perché la loro piccinieria mi esime dal farlo, ma non dal ricordare come anche in questo caso, pur di stare iditro alle loro paranoie ideologiche, attaccano una persona di cui non sanno nulla, ma cui non rispramiano la denigrazione sistematica con metodi che rinviano proprio al genere di pratiche per cui, in modo ipocrita e vile, piagnucolando, pietiscono commiserazione come se a aggredire fossi stato io, che sono stato fatto oggetto di attacchi concentrici in triplice filar.
          Dopodiché, se io ho risposto per le rime, è stato sempre su un piano di carattere puramente tecnico, per individuare un modo di pensare e bollare un tipo di mentalità che porta alle mistificazioni di cui sopra, che riduce gli altri alle categorie in cui si rispecchia, non per colpire sul piano personale gente di cui nulla so e meno m’importa, perché ho sempre – e non solo per quanto attiene, diciamo così, al discorso in oggetto – polemizzato sulle idee (per quanto preconcette), prendendo di mira le opinioni (quando c’erano), per le citazioni (anche quando non c’entravano nulla), ecc…
          A parte questo, il mistificatore in primis, al solito, mescola e confonde trascorsi personali di cui nulla è dato sapere, come nulla il mistificatore sa né è renuto a sapere degli altri, per appiccicargli etichette; e nulla di nulla di quello che gli altri hanno dovuto subire: per limitarci agli ultimi tempi, attacchi di hacker del politicamente e islamicamente corretto, con relativa schedatura e relative minacce al sottoscritto, reiterate in più occasioni.
          Quindi, sostiene il capo-triade, io avrei ridotto a numero e spersonalizzato chi ha fatto di me l’oggetto di attacchi personali continui, in gruppo e vili: che, pure, sarebbe stata una reazione comprensibile, più che legittima, nell’ottica paranoico-complottista, che colpevolizza il prossimo e ha la facciatosta di fare la vittima. Mentre, al contrario, io ho solo voluto spersonalizzare, come spiegavo sopra, ogni polemica, per dibattere nel merito, come ho sempre cercato di fare con tutti e non solo in speciali occasioni per chi risponde agli argomenti altrui con inviti al jihad contro Israele e appelli bellicisti apertis verbis; e come ognuno può constatare rileggendo i post, per così dire, agli atti, sono satto io a vedermi attribuire con leggerezza e con arroganza cliché che non corrispondono a quello che penso e che sono, tanto da degradare la persona a una caricatura per cui i n° 1, 2 e 3 dall’eroico furore complottista. Tanto che i tre della filiera delle citazioni senza argomentazioni si riferivano a me con perifrasi che facevano proprio quello che il mistificatore-in-capo accusa me di fare: ridurre l’altro a una nullità. tranne fare di un fondamenalista al potere e un frequentatore di siti su cui, da complottista, è informatissimo, mentre io, che intervengo solo su questo blog e non navigo in rete, ho appresso solo mercé queste animelle di che si tratta. Né penso che mai mi collegherò a questi siti come a altri di qualunqe natura.
          Peraltro, siccome sono in tre a postare interventi quasi esclusivamente monotematici e chiunque potrebbe accorgersene: ed essendosi messi in tre a attaccare me personalmente, io me ne sono accorto molto prima o meglio di altri, ecco che io li ridurrei a numero! Allora, siccome io sono uno solo, si dirà che riduco a numero anche me. E così, la logica dei fatti va, ancora una volta, in queste menti eccesle, a farsi benedire dal muftì. Compulsivi sono loro, invece di accusare di esserlo il numero tre e chi, come non è nominato, non li nomima, anche per i numerosi nickname di cui si servono, ma si è reso conto – come ai tre sarà sfuggito – che sono in tre a attaccare uno cui non riconoscono dignità di persona e anzi, ne fanno un compendio dei cliché di cui adornano le loro menti vuote.
          Quanto all’epiteto di porcellini, è un apax usato per collegarli all’animaloe impuro per eccellenza agli islamici di cui pigolano e spigolano: ho invitato i tre a fare le aporva di quello che dicono dicendo agli islamici, qui e in Pakistan o Iran, se pensano o no di mamometto che era un profeta: e a rispondergli da cristiani, si vale, per i musulmani, molto meno della carne di porco. Non era un’offesa era una sfida. Mentre liquidare BatYe’or dicendo come ebrea è un modo molto più offensivo e ipocrita per non rispondere, non essendone capaci o non ritenendo meritevole Bat Ye’or o gli interlocutori, a argomenti più volti solevati e con tutto il garbo desiderabile da persone anche più educate dei postulatoir di pace mercé guerra a Israele.
          Il resto, le solite citazioni ad usum di chi abbocca, lo sfoggio di qualunquismo buonista che vorrebbe fare dimenticare gli appelli alla guerra contro la “traide diabolica” e coloro che vi sono arruolati d’ufficio perché ai complottisti recidivi va bene così, rientra nella solita solfa. Mentre sulle cose che più volte e pazientemente sono state fatte notare nessuno dei tre del Piano Yinon ha mai fatto pervenire un solo argomento, una controdeduzione, nulla. E su BatYe’or, cui si rinfaccia l’origine ebraica, non è stato detto nula che la confutasse: mentre è sempre più chiaro – vedi il biocottaggio crescente in tutta Europa di Israele, con cui si rifiutano relazioni commerciali e culturali, gemellaggi fra città, collaborazioni scientifiche, scambi di esperienze e ricercatori a livello universitario, partecipazioni societarie – che l’anti-semitismo di oggi si chiama anti-sionismo.
          A questo punto, ogni uomo libero dovrebbe sentire il dovere e l’orgoglio di dire: io sono israeliano!
          W ISRAELE!

  2. Livio scrive:

    si può contattare questa ong per delle donazioni?

  3. Menelik scrive:

    L’articolo parla di SCHIAVITU’.
    Quello è l’argomento fino a prova contraria.
    Più precisamente, SCHIAVITU’ IN PAKISTAN, in cui GLI SCHIAVI SONO CRISTIANI incappati in un giro di debiti, e i PADRONI DI SCHIAVI SONO MUSULMANI.
    Ne possiamo dedurre tutti che, quando si cerca di sminuire e di prendere l’argomento a pretesto per scantonare e lanciare accuse su altri, tanto per cambiare, i soliti Americani, cosa possiamo dedurre?
    Che si cerca di difendere la schiavitù, di togliere responsabilità agli schiavisti, in poche parole:
    chi vuole minimizzare e rigettare accuse su altri, lo fa perché APPOGGIA LA SCHIAVITU’, E NE E’ MORALMENTE CORRESPONSABILE.
    Davanti a crimini orrendi come la schiavitù e i massacri dei daesh, una persona normale dovrebbe inalberarsi come i capelli della Gorgone Medusa, in uno slancio, un impeto di giustizia.
    E invece no.
    E’ fin troppo evidente che c’è chi è disposto ad accettare la schiavitù e i massacri, purchè siano in chiave antiamericana e antioccidentale.

    • E2Leo scrive:

      @Menelik

      “L’articolo parla di SCHIAVITU’.
      Quello è l’argomento fino a prova contraria.”

      Giustissimo ! Aspettiamo da lei un approfondimento del tema come già fatto dal buon Focauld :-)

      • Giannino Stoppani scrive:

        Da te invece non c’è da aspettarsi nulla di buono, salvo la solita compiaciuta leccatina delle terga altrui.

        • Raider scrive:

          Ho inviato due post ieri sera, leggo quelli spediti da altri pressappoco alla stessa ora, spero si leggano anche i miei, grazie.

          • Giannino Stoppani scrive:

            Raider, abbi pazienza, dai problemi che anch’io incontro nell’inviare commenti mi par di aver capito che sito ha subito un po’ di manutenzione.
            Per quel poco che mi intendo di questa roba in genere si va per approssimazioni successive tenendo nel debito conto della seguenti leggi di Murphy che cito a braccio: “se qualcosa può andar male, lo farà” e, soprattutto, “i cretini sono assai più ingegnosi delle precauzioni che prendiamo per impedir loro di nuocere”.
            Cerchiamo, almeno noi frequentatori abituali a titolo gratuito (eh, eh, eh!), di non fornire spago alle paranoie, che qui ce n’è d’avanzo…

  4. Raider scrive:

    Stoppani, il mistificatore, come vede, le fa dire cose che lei non ha mni sostenuto: lei dice che, con gli stessi criteri in auge fra quelli che mistificano al punto dal darsi del buono l’un l’altro mentre invitano a combattere la “triade diabolica” (proprio come fanno i jihadisti che sarebbero al soldo della “triade diabolica”!), allora, sarebbe un fondamentalista e crociato della peggior specie anche San Francesco, che non attraversò mari e monti per “dialogare” del più e del meno con i nemici dei cristiani, ma, facendo opera missionaria, annunciando Cristo agli infedeli, intimò al-Kamil a convertirsi;
    gli disse che i cristiani che gli avevano mosso guerra facevano bene, perché il Gran Soldano opprimeva il suo stesso popolo, ancora massicciamente cristiano;
    e quando vide che al-Kamil non accolse il suo invito, gli rivolse una serie di espressioni per nulla encomiastiche o amichevoli, che ci sono rimaste in una lettera e nella testimonianza di frate Illuminato, che accompagnò San Francesco nel campo musulmano.
    Lo stesso per quanto riguarda Madre Teresa di Calcutta : che non avrebbe mai ceduto di un millimetro sulla dottrina, inflessibile in questa quanto lo era nell’esercizio della carità, per dire – a richiesta di musulmani meno prudenti di quelli che vanno a pregare Allah nei giardini vaticani di concedere ai musulmani di trionfare sugli infedeli – che Maometto era un profeta e tanto meno, il sigillo dei profeti. Questo lo possono sostenere i catto-islamisti, cui i loro amici islamici, per non metterli in difficoltà, non chiederanno – almeno, fin quando non gli fara comodo saperlo – se per costoro Maometto è un profeta di Dio o no.
    E siccome nessuno porrà lo stesso dilemma a questa brava gente che esorta al jihad contro Israele, U.S.A. ecc..; gente brava a dire di vergognarsi ai cristiani che gli fanno notare come, a seguirne la logica strampalata, anche San Francesco non era né santo né cristiano; e infine, per questi motivi, si ritiene buona e un modello di cristiane virtù: ecco, perciò, che questa gente con un debole per Piani e dietrologie complottiste non chiederà mai ai loro “fratelli in Abramo” di abolire la legge sulla blasfemia, di garantire la libertà di ritenere Maometto tutto fuorché un profeta, di difendere il diritto di ogni uomo a convertirsi, dalla “religione naturale dell’umanità”, a qualunque altro credo o a nessuno.

  5. Raider scrive:

    Menelik, sfugge totalmente al mistificastore in aspettativa sia quello che scrive il suo sodale nell’opera di mistificazione, che non c’entra nulla con l’articolo e come sempre,
    svia il discorso su cose che non hanno nulla a che fare con la specificità della schiavitù nei Paesi islamici, con una lunga tradizione di schiavitù dei non musulmani; inaftti, lo schiavo che si convertiva all’Islam doveva essere liberato;
    sia quello che in proposito rispondeva lei, Menelik, che ha commesso il toro inammissibile e imperdonabile di non essersi lasciato convincere dalle tecniche diversive messe in atto con tanto zelo dal mistificatore di complemento.
    Quindi, non ci faccia caso. Li lasci cuocere nel loro brodo, questi suoi compagni di bevute che si scolano complotti e trame di goni genere e si ubriacano di odio bellicista antisionista, la nuova versione dell’antisemitismo islamicamente rinverdito.

  6. Fgocauld scrive:

    @HLeo :

    Abbiamo scoperto che San Francesco e Madre Teresa di Calcutta erano due fondamentalisti : sì però fondamentalisti cristiani, quindi va tutto bene ! Anche perchè in fondo il termine fondamentalismo è nato in ambito cristiano. Non cattolico, ma cristiano, precisiamo per essere al passo con i tempi. Per chi non lo sapesse se vai all’estero e dici che sei “christian” ti prendono per protestante. Devi dire che sei “Roman Catholic”. E’ un po’ come quando vai in America Latina e susciti malumore quando dici America invece di USA. Come diceva un vescovo messicano sentito con le mie orecchie “Questi [gli USA] ci hanno rubato anche il nome”.

    Credo che tu abbia perso tempo ad abboccare caro HLeo (anch’io, lo ammetto qualche volta). Anche perchè il discorso del soggettivismo teologico protestante è strettamente legato (come gli altri due fondamentalismi islamista e talmudista) allo schiavismo.

    Nel 1988 la Pontificia Commissione “lustitia et pax” d Vaticano pubblicava un documento intitolato “La Chiesa di fronte al razzismo per una scelta più fraterna”. Si affermava come il Cristianesimo avesse distrutto la schiavitù dal di dentro, e cioè a partire dall’esperienza di appartenenza a Cristo. Tuttavia col venir meno della coscienza di appartenere a Cristo, della memoria del suo Avvenimento, la schiavitù subì un notevole incremento, infatti gli interessi degli Stati nazionali vennero messi al di sopra dei diritti delle persone e delle società.

    Venne rilanciato allora con forza un sistema economico basato sulla schiavitù con la nascita del capitalismo di matrice protestante e in concreto calvinista. Questo momento coincide e si sviluppa a partire dalle grandi scoperte geografiche. Si è spesso parlato della tratta degli schiavi atlantica iniziata dai portoghesi, dimenticando alcuni connotati e fatti storici.

    La tratta atlantica è rilanciata da questi cristiani “smemorati” che si chiamavano cattolici, ma quando essa diventerà il traffico economico più proficuo sarà gestita fino alla fine soprattutto dai protestanti calvinisti e dal loro capitalismo.

    Non si può leggere la storia dello schiavismo nordamericano a prescindere dal contesto religioso calvinista e fondamentalista che si era venuto a creare in questi paesi in seguito alla volontaria immigrazione di calvinisti separatisti (dissenters) prima e di puritani poi, perseguitati dalla Chiesa anglicana nella prima metà del ‘600. Nel Nuovo Continente le differenze religiose tra i diversi gruppi vennero meno e le sette si riunirono, in un primo momento, nei “congregazionalisti”. Poi i principi protestanti del libero esame e della autonomia più totale della coscienza di ciascuno ricondussero alla separazione tanto che l’America protestante e calvinista divenne e lo è tuttora la patria di innumerevoli sette fondamentaliste e paracristiane. In questo contesto religioso, alla pratica della tratta e della schiavitù dei negri e al maltrattamento e sterminio degli indiani, introdotto quasi subito, segue immediatamente la teoria che cerca di dame un fondamento teologico.

    Già nel 1650 la schiavitù era stata pienamente introdotta e verso la fine del secolo era già stata saldamente stabilita come parte del sistema sociale legalmente costituito e approvato.

    Sembra che in queste colonie la tratta degli schiavi negri africani iniziò verso il 1637 con l’approvazione delle chiese protestanti locali.

    Nel 1641 venne emanato un codice di leggi le “Body of Liberties” per regolare i rapporti fra i bianchi e i negri. Il codice proibiva di porre in schiavitù gli abitanti attuali della colonia (bianchi o neri), permetteva invece di fare schiavi i prigionieri di guerra giusta e gli stranieri arrivati nelle colonie per vendersi (sic!) o per essere venduti sui mercati, cioè i negri. Iniziò così la schiavitù legale degli indios fatti prigionieri e dei negri venduti sui mercati.

    Tale legislazione schiavista nasceva da una società praticamente “teocratica”, dove autorità civile e religiosa coincidevano, sull’esempio stabilito a Ginevra dallo stesso Calvino; per questo un protestante schiavista era in pieno accordo con la sua fede religiosa nella pratica della schiavitù.

    Un po’ alla volta la pratica degli schiavi, a causa dell’economia basata sull’agricoltura delle colonie, specialmente al Sud, diventò uno dei commerci più proficui e segno della benedizione divina. Molti mercanti del Nord (gli yankees) si dedicarono alla tratta con quel fervore mercantile che caratterizza gli inizi e la tradizione calvinista olandese e inglese, per fornire la “merce” necessaria agli agricoltori del Sud.

    A partire dal ‘600 la tratta e l’asentamiento degli schiavi nelle Americhe sarà praticamente controllato dal mondo mercantile “calvinista” nelle sue versioni sia americane che europee (Olanda, Inghilterra, Francia) e legato al nuovo capitalismo, fino a quando il monopolio passerà in modo indiscusso all’Inghilterra col trattato di Ultrecht del 1713.

    Il profitto e la ricchezza erano tali che l’Inghilterra, dopo la guerra di Successione spagnola, preferirà lasciare alle altre potenze altri “benefici territoriali” e prendersi le zone di controllo del commercio (Gibilterra e Malta) e il monopolio assoluto dell'”oro nero” d’allora. Questo portò alla nascita di un nuovo contrabbando e di una nuova “mafia” del mercato degli schiavi, come attestano le fonti dell’epoca.

    La teologia calvinista e le chiese protestanti calviniste, puritane e congregazionaliste, non soltanto non si opposero mai ufficialmente all’istituzione della schiavitù ma la sostennero dal punto di vista teologico e legale. La differenza con l’America latina di matrice cattolica sta precisamente qui.

    Certe zone dell’America latina, come il Brasile e i paesi che si affacciano all’Atlantico, sono stati paesi ricettori di schiavi negri, ma in scala minore rispetto ai paesi di dominazione calvinista (basti guardare l’attuale mappa latino-americana). Inoltre la tratta non entrerà nei testi costituzionali e nei codici di questi paesi cattolici.

    La religione cattolica riconosce l’esistenza del peccato ma non lo approva, al contrario lo stato calvinista riconosce e considera lecito un fatto intrinsecamente cattivo come la negazione dei diritti della persona. Per comprendere questo atteggiamento bisogna ricordare che i calvinisti, affermando il concetto di predestinazione, ne accettavano anche tutte le conseguenze; secondo tale concezione alcuni eletti, benedetti da Dio, sono soggetti di tutti i diritti divini e umani. L’amore verso il prossimo è quindi selettivo a seconda che uno abbia la predestinazione o no, come afferma William Ames, teologo calvinista del XVII secolo: “Tra gli uomini devono essere amati di più quelli che sono più vicini a Dio, e, in Dio, a noi stessi”. Ne consegue che in questa gerarchia selettiva dell’amore al prossimo “noi dobbiamo augurare la felicità ai timorati di Dio immediatamente, ma ai non timorati di Dio soltanto nella speranza e nella supposizione della loro fede e del loro pentimento”.

    Questa teologia calvinista arrivò a teorizzare perfino la bellezza della disuguaglianza come sano principio dell’ordinamento sociale, stratificato in classi differenziate. L’uguaglianza di tutti i membri di una società sarebbe così negazione di bellezza e causa di confusione e disordine, cioè di peccato: “Fu l’ordine che diede bellezza a questa meravigliosa struttura del mondo … per meglio capirlo noi dobbiamo vedere che cosa sia l’ordine. È una disposizione tale di cose uguali e disuguali tra loro che dia a ciascuna il dovuto e proprio posto … Niente si può immaginare di più lontano dalla retta ragione e dalla vera religione di pensare che per il fatto che fummo uguali alla nascita e che saremo ancora uguali alla morte, si debba pure essere così per tutta la nostra vita”.

    In questa società puritana ordinata e stratificata, il ruolo di classe superiore corrisponde agli eletti da Dio che sono i bianchi calvinisti, mentre tutti gli altri sono razze inferiori di servi. Per questo, afferma Benedict Ruth, “il razzismo è il nuovo calvinismo il quale asserisce che un gruppo di uomini porta le stigmate della superiorità e l’altro quelle dell’inferiorità”.

    Come sempre succede gli uomini di Buona Volontà non mancano mai e ci furono spesso casi di protestanti che si opponevano a questo abominio, come i quaccheri, sorti in Inghilterra verso il 1650 ad opera di George Foz e presto fuggiti anch’essi in America del Nord che un po’ alla volta diventeranno antischiavisti. I quaccheri portarono avanti la loro lotta per tutto il ‘700 ottenendo sempre maggiori consensi e ottenendo l’abolizione della schiavitù in Pennsylvania nel 1780. (Ai catto-protestanti che frequentassero questo sito un consiglio : se proprio vi attira la Riforma diventate quaccheri che almeno qualcosa di buono loro lo hanno fatto).

    A loro si uniranno i mennoniti, una setta nata in Germania nel 1536. Queste sette, duramente perseguitate dai calvinisti per le loro posizioni, organizzarono la loro prima protesta antischiavista nel 1688. Ad essi si aggiunsero i labandisti, setta protestante nata in Francia nel 1670 e che nel Nuovo Continente si trovò, di fatto, ridotta in schiavitù.

    Ma in generale i teologi e predicatori puritani che si opposero alla schiavitù furono pochi e isolati. La Chiesa anglicana ufficiale pur non sostenendo una dottrina calvinista rigida come le chiese presbiteriana e puritana, tuttavia approvò la schiavitù e diffuse una mentalità schiavista giungendo ad approvare leggi come quella promulgata nel 1692 dall’assemblea del Maryland secondo la quale una donna bianca che fosse rimasta incinta da uno schiavo, doveva essere condannata a sette anni di schiavitù e preferibilmente posta a servizio dei pastori della chiesa anglicana.

    • Giannino Stoppani scrive:

      Fondamentalista – ‹fon·da·men·ta·lì·sta› s.m. e f. (pl.m. -i)
      – Seguace del fondamentalismo protestante
      – generic. Sostenitore di una linea conservatrice e intransigente in materia religiosa o anche politica.
      ETIMO Der. di fondamentale
      Devoto Oli 2009
      Ebbene, carissimi Fgocauld e compagnucci della parrocchietta, se aveste dato una scorsa a un dizionario di italiano, come peraltro io vi avevo caldamente consigliato, non sareste caduti nell’errore, tipico degli spocchiosi, di vole attaccar briga per forza col sottoscritto usando il mezzuccio pidocchioso di fraintendere a bella posta un ragionamento la cui natura iperbolica l’avrebbe pienamente colta anche un bimbo dell’asilo.
      Sicché, pur di darmi dell’ignorantone che non sa neanche chi erano questi fondamentalisti protestanti del cappero, il tuo amichetto “come cacchio si chiama” non si è peritato di passare da bischero.
      Ora, al solo scopo per far vedere a me, a lui e a tutto l’universo mondo quanto sei ganzo, ti sei compiaciuto di postare tutto codesto emerito pippone che, ahimè, come certe brodaglie sul fuoco, si riduce a una via di mezzo tra un’arrampicata sugli specchi e il patetico tentativo di buttarla in caciara.
      Che ti devo dire… buon divertimento.

      • Samvise Gamgee scrive:

        Fondamentalisti?
        Il 30 novembre scorso ha dichiarato: “credo sinceramente che non si possa dire che tutti gli islamici sono terroristi, come non si può dire che tutti i cristiani sono fondamentalisti, perché anche noi abbiamo fondamentalisti, in tutte le religioni ci sono questi gruppetti”.
        Anzitutto papa Bergoglio sembra ignorare che – pure nell’Islam – fondamentalismo e terrorismo sono due cose diverse.
        Terroristi per esempio sono quelli di Al Qaeda o dell’Is, mentre fondamentalisti (che è una qualifica di tipo teologico) sono gran parte dei regimi che perseguitano abitualmente i cristiani, dal Pakistan, per capirci, fino all’Arabia Saudita (dove neanche si può camminare per strada con un crocifisso al collo, né si può costruire una chiesa).
        Ma la cosa più sorprendente è l’equiparazione pratica di presunti “fondamentalisti cristiani” ai terroristi islamici. Chi sono tali “fondamentalisti cristiani”? Non risulta che vi siano persone che in nome di Cristo si comportano come Al Qaeda o come l’Is. Ma nemmeno come il regime pakistano o saudita.
        Allora chi sono tali “fondamentalisti cristiani”? Forse quei quattro ragazzi che si sono fatti massacrare per non rinnegare Gesù Cristo? O persone come Asia Bibi e gli altri perseguitati che per la fede subiscono di tutto?
        Non credo proprio che Bergoglio si riferisse a loro. Allora chi saranno? Coloro che – all’ultimo Sinodo – non hanno approvato le assurde idee del cardinal Kasper?
        Non si possono certo equiparare ai terroristi o ai “fondamentalisti islamici” coloro che dissentono da quelle trovate.
        E’ vero che quasi ogni giorno costoro vengono bersagliati da Bergoglio con epiteti come “farisei” e “dottrinali”. Ma di sicuro il papa non intende criminalizzare i dissidenti come faceva il regime argentino dei colonnelli con gli oppositori.
        I fondamentalisti cristiani sono allora quelli che prendono il Vangelo “alla lettera” e che Bergoglio ha attaccato nel discorso conclusivo del Sinodo? In questo caso il campione dei “letteralisti” è san Francesco d’Assisi che predicava proprio il Vangelo “sine glossa”.
        In pratica non si sa a chi Bergoglio si sia voluto riferire con quell’infelice paragone. Anche offensivo. Ma in Italia nessuno avanza critiche o pone domande.
        Da “Éric Zemmour e il suicidio cattolico” di Antonio Socci su “Libero” del 12 dicembre 2014

  7. Raider scrive:

    Nei Paesi sia protestanti che in quelli cattolici vi furono movimenti di quella che si potrebbe chiamare nascente opinione pubblica che rifiutavano lo schiavismo, lo contestavano, organizzavano boicottaggi e manifestazioni di protesta nei porti inglesi e americani in cui attracavano le navi negriere, gruppi religiosi che si opponevano alla schiavitù sulla base della Bibbia e del Vangelo. Come la stessa Chiesa non potè opporsi al potere di Stati che non avevano ancora separato religione e potere civile e a maggior ragione, non potè farlo dopo, così quanti si opponevano alla schiavitù non poterono fare molto per impedire la schiavitù o alleviarla nei Paesi protestanti.
    Di tutto questo non si ha traccia, invece, negli altri Paesi e culture, non solo in quelli islamici. Da nessuna parte, per quanto ne so, si ebbe un dibattito civile, nessuna polemica sui giornali e fra autori che difendevano e altri che rifiutavano la schiavitù. Nelle altre culture, la schiavitù era ammessa senza tante discussioni. L’unica remora poteva essere la religione: per es., nell’Islam, nessun islamico poteva essere ridotto alla condizione di schiavo. Ciò che non valeva per gli altri: e non è che ci fosse da dibattere, su questo. Anche perchè ai non musulmani non era garantita la pienezza dei diritti: erano dhimmi, protetti, dovevano pagare un tassa e sottostare a altre restrizioni: e spesso, queste furono terribili, come avvenne col devshirme introdotto dai Turchi, il “prelievo” di bambini e bambine sottratti alle famiglie cristiane per formare, con i bambini – debitamente educati a farne dei perfetti musulmani – i giannizzeri; e per arricchire con le ragazze gli harem. Nessuna protesta, nessun appello ai detami del Corano poteva impedire questi abusi. Anzi, fu vietata la conversione all’Islam, a un certo punto, per non rinunciare agli introiti derivanti dalla jizya, la tassa versata dai dhimmi ai musulmani.
    Ma di questo, naturalmente, nelle ricostruzioni storiche selettive non c’è traccia.

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